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lavoro pubblicato giovedì 22 luglio 2010
ultima lettura lunedì 18 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Aral: i prescelti

di Mary. Letto 681 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo 1 Salve. Mi chiamo Elen. Ho 19 anni.  Vivo da poco in un piccolo villaggio di una terra che per voi umani  è sconosciuta. Ho scritto questa lettera perché chi la leggerà sarà colei o colui che è...

Capitolo 1

Salve. Mi chiamo Elen. Ho 19 anni. Vivo da poco in un piccolo villaggio di una terra che per voi umani è sconosciuta. Ho scritto questa lettera perché chi la leggerà sarà colei o colui che è destinato al mio stesso destino. Beh, innanzitutto cominciamo dall’inizio.
Tutto è cominciato quando ero solo una bambina di 3 anni, da quel momento in poi la mia vita è cambiata e i miei sogni non sono stati più gli stessi. Man mano che gli anni passavano cominciavo a vedere cose che io non reputo “normali” e la notte non dormivo tranquilla. I miei sogni erano turbati da qualcosa di oscuro che mi inseguiva con lo scopo di uccidermi. Ma tutto è cambiato quando una notte conobbi Ian. In pratica Ian era il mio angelo custode, si presentava in diversi aspetti, una volta un semplice ragazzo oppure un angelo o addirittura un ninja come quelli dei cartoni animati, ma alcune volte come la mia coscienza o come l’istinto. Quello di cui posso essere sicura è che è stato sempre con me. Ma un giorno qualcosa è cambiato, Ian non c’era più e io sono stata costretta a cavarmela da sola mentre i miei incubi cominciavano a diventare una sorta di profezie. L’uomo in nero cominciava a svelare il motivo della sua ossessione nei miei confronti e molti cominciavano a dirmi strane cose che riguardavano proprio me. Loro continuavano a dirmi che sono un angelo, che io sono la chiave o che posso decidere di distruggere l’universo. Molte cose cominciano a turbare anche la realtà. Strane presenze, oscure e fredde, apparivano in casa mia e io stessa cambiavo. Un giorno mi sveglio e guardando mio fratello riuscivo a vedere la sua aura e mi sono resa conto di provare ciò che le persone provano e di riuscire a sentire ciò che loro non possono sentire. Cominciai a comprendere di possedere dei poteri e di essere diversa dai miei coetanei sia per carattere sia per natura. Cominciai a sviluppare doti eccezionali, soprattutto nella potenza fisica, imparai a controllare correttamente i miei poteri e ne sviluppai altri. I miei genitori non sapevano niente di ciò che ero e preferirei tenerglielo nascosto. Ma un giorno un ladro si insinuò furtivamente in casa mia, voleva dei soldi ma i miei genitori non potevano dargli nulla, vista la nostra condizione economica, ma lui insisteva e puntava la sua pistola verso di me. Io percepivo la sua paura e la sentii pure il mio cane Charlie. Ad un tratto, Charlie si avventò contro di lui e lo morse alla gamba. Il grilletto sparò… ma non colpì me. A terra c’era mio padre, era stato ferito all’addome e stava morendo dissanguato. C’era tanto sangue per terra. Io ero disperata, non potevo perdere mio padre, non sapevo più che fare. Alla fine feci la scelta giusta. Mi avvicinai a lui, allungai il braccio e misi la mia mano sopra la sua ferita. Dalla mia mano uscì una luce tanto forte che la ferita si chiuse ed era stato come se non fosse successo niente. Il ladro, nel frattempo, era scappato e i miei genitori e mio fratello mi guardavano esterrefatti. Gli dicevo – Non abbiate paura, papà starà bene, è tutto finito. Vi posso spiegare tutto -. Mia madre mi guardava spaventata come il resto della famiglia, mi disse solamente – Ne riparliamo più tardi – aiutando mio padre a mettersi a letto per riposare. Io non dissi nulla. Passarono le ore, mia madre stava nella camera da letto con mio padre e sentivo lei che diceva a lui – Io non sto dicendo di escluderla dalla famiglia, è una cosa ereditaria solo che… solo che non capisco perché a lei, non è ancora pronta, è un peso troppo grande da portare sulle spalle –
- Lo so, tesoro – disse mio padre – Ma ne riparleremo domani quando tutti si saranno calmati -. Io feci finta di niente e andai a dormire.
Erano le 2:30 di notte, io mi ero appena svegliata da un incubo ed ero tutta sudata. Quando aprì gli occhi c’era un uomo davanti a me. Indossava un mantello nero e lungo, le sue mani erano nere, il suo viso era coperto dal mantello ma una parte di essa era visibile facendo vedere i suoi occhi neri e freddi e lo sguardo severo e impenetrabile. Riuscivo a percepire la sua forte melvagità, la sua cattiveria, e la rabbia nei miei confronti. Era terribile sentire tutte quelle emozioni. Avevo capito chi fosse, lui era “l’uomo nero”, il mostro che da quando avevo 3 anni mi perseguitava con l’obbiettivo di uccidermi. Alla fine tutto quello che avevo temuto si era avverato: era la fine. Lui si avvicinava, allungava quel braccio orribile e mi mi aveva afferrata per il collo. Io ero spaventata, e sentendo la sua mano stringere il mio collo, salì dentro di me una rabbia incontrollabile che veniva da lui. Decisa a non morire , lo scaraventai fuori dalla porta facendolo sbattere contro l’armadio di vetro del corridoio. La cosa strana era che nessuno aveva sentito niente. Mi ero liberata dalla forte presa e giacevo per terra per il dolore al collo. Lui si rialzò e d’un tratto me lo -ritrovai davanti a me con l’intenzione di soffocarmi di nuovo. Nell’attimo in cui stava allungando il braccio, qualcosa lo fermò e con forza lo scaraventò nel corridoio e lo prese per il mantello gettandolo in fondo dentro la cucina, poi venne verso di me, mi aiutò a rialzarmi e mi caricò sulle sue spalle. – Chi sei? Dove mi stai portando? – gli chiesi. – Ora non è il momento delle domande, ne riparleremo quando ti avrò portata al sicuro – mi disse. La sua voce era sicura e tranquilla. Poi aggiunse – Quando te lo dirò io, saresti capace di lanciare contro il mostro un ultrasuono? –. Io rimasi a guardarlo incerta mentre mi trasportava sulle spalle, poi risposi – Certo -. – Bene. Ascoltami, io mi sto dirigndo verso il castello dei Dain quando te lo dico io tu lanci l’untrasuono e poi io salterò molto in alto in direzione della colonna principale, tu non devi preoccuparti perché, se andrà tutto bene, quella colonna ci porterà dall’altra parte e ci salverà la vita da Kein -. – Immagino che Kein sia il nostro inseguitore, vero? -. – Si – mi rispose – Tieniti pronta -. Eravamo vicini al cancello del castello. – Ora! Lancia l’ultrasuono! – mi ordinò. Io fissai il mostro e allungai la mano nella sua direzione e da essa uscì un ultrasuono talmente potente che scaraventò Kein lontano da noi. Il ragazzo saltò talmente in alto che l’impatto con il muro della colonna era immimente, ma quando stavamo per toccarla ci ritrovammo in un altro luogo. Dietro di noi c’era il castello e davanti ai miei occhi c’era qualcosa di diverso. Era meraviglioso.


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