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lavoro pubblicato mercoledì 14 luglio 2010
ultima lettura lunedì 2 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Le memorie del Temak dell'est

di Pazzotik22. Letto 764 volte. Dallo scaffale Fantasia

Una vecchia storia che ho scritto tempo fa, la dedico ai miei amici, ed ad una persona in particolare che per prima mi ha incoraggiato a scrivere

Tutto è cominciato nel mercato di Zorka, come al solito mi aggiravo tra le bancarelle in cerca di qualcosa di interessante quando vidi un’elfa, qualcosa di lei attirò la mia attenzione, era il ciondolo che portava al collo la cui immagine mi era familiare ma non ricordavo dove l’avessi vista, mi avvicinai alla creatura e con mia sorpresa mi accorsi che era accompagnata da una mezzelfa dai tratti selvaggi. Quando fui abbastanza vicino presi il ciondolo e corsi via per poterlo vedere meglio, non l’avessi mai fatto subito la mezzelfa si mise a rincorrermi e come se non bastasse si unirono al mio inseguimento un nano ed un umano, fui costretto a fermarmi da una qualche magia, che in seguito scoprì essere della mezzelfa, appena mi fermai l’umano ed il nano mi presero per un braccio ciascuno e mi portarono al cospetto dell’elfa, come se avessi rubato il medaglione, io avevo solo voglia di vederlo e poi lo avrei restituito. Fortunatamente l’elfa fu comprensiva con me e capì subito che le mie intenzioni non erano malvagie e ordinò ai due sconosciuti di lasciarmi andare, i due sebbene contrari mi lasciarono andare, se è sempre la prima impressione quella che conta io avrei subito odiare i due “galantuomini”, eppure mi bastò un attimo per capire che quello era l’inizio di una nuova e straordinaria avventura. Mi soffermai ad osservare meglio le quattro figure che mi osservavano: il nano dietro la folta peluria castana del viso nascondeva un’espressione che sicuramente sarebbe stata dolce in altre circostanze, vestiva con una vecchia armatura che recava le effige del suo clan di appartenenza e a tracollo teneva un’ascia dalla lama così luminosa che dovetti distogliere lo sguardo per non rimanerne accecato; poi c’era l’umano alto e robusto come una montagna portava i capelli lunghi e rossi, raccolti dietro a formare una coda, aveva un’aria da guerriero ma la sua armatura di cuoi diceva il contrario, aveva un arco dietro le spalle e la faretra attaccata sulla cintura a sinistra, mentre a destra teneva il fodero della spada; dopo di che veniva la mezzelfa, sicuramente una potente cultrice di magia, i suoi capelli erano del color della notte, mentre i suoi occhi verdi sembravano risplendere di forza e coraggio, vestiva con una veste molto semplice di color azzurro, lunga sino ai piedi, non portava altro se non un bracciale di lavorazione elfica e che probabilmente aveva poteri magici; ed infine veniva l’elfa i suoi capelli color oro sembravano riflettere di luce propria, gli occhi di un tenue azzurro sembravano scolpiti dai cristalli, la sua veste era anch’essa molto semplice se non per il fatto che portasse l’insegna e i colori di Eledel. Quei lunghi attimi di silenzio dovevano essere interrotti così tendendo la mano verso la dama lucente (l’elfa bionda) dissi “Mi presento, sono Sarghy l’inventore, e voi nobile dama di Eledel? Posso sapere il vostro nome e della vostra accompagnatrice?” la gentile elfa rispose “Certo piccolo amico io sono Atanvarnië chierica di Eledel, mentre lei è Ondonárë abile guerriera dei boschi” poi girandosi verso i due guerrieri “e voi, gentili guerrieri?”; il nano gonfiò il petto mettendo ben in evidenza le effige della sua casata disse “Io sono Gregar guerriero dell’ascia del clan Valten” ed infine l’umano aggiunse “ed io sono Valym, guerriero errante tra le terre dell’est”.

Non sapendo cosa fare mi misi a giocare con uno dei tanti oggetti che tenevo nello zaino, subito Valym lo notò, era un medaglione con un simbolo sopra, ed anche brutto!, una specie di testa di cavallo, ma lui mi disse che quello era il simbolo di un antico ordine di cavalieri scomparso nel nulla; la storia che mi raccontò fu molto interessante, peccato che il mio stomaco faceva di tutto per attirare l’attenzione, e così decidemmo di andare a parlare davanti un piatto caldo di minestra.

Le discussioni che seguirono quella sera avevano per materia l’antico ordine di cavalieri, tutti ne conoscevano l’esistenza, ma nessuno la poteva dimostrare; ora la differenza tra noi temak e le altre razze è che noi non ci soffermiamo a fantasticare su una cosa, ma inseguiamo quella cosa fino a trovarla; e fu così che mi alzai e dissi “Questo strano ordine di cavalieri mi intriga domani partirò alla sua ricerca, se volete venire avrò qualcuno con cui condividere la gloria altrimenti spero di potervi vedere in seguito” e detto questo mi girai e me ne andai.

Il mattino seguente mi diressi verso la biblioteca, un po’ scarna solo 5000 volumi, e trovai qualche informazione a riguardo di questo fantomatico ordine, pare sia esistito centinaia di anni fa, fu istituito subito dopo la grande guerra, per preservare e proteggere i tesori dell’est, ma di esso non sono rimaste tracce, invano cercatori di tesori sono salpati alla ricerca di una sua traccia.

Passai tutto il giorno a rintracciare i quattro per convincerli a seguirmi nella mia spedizione, l’elfa e la mezzelfa diedero subito il loro appoggio e così l’umano, solo il nano fu restio ad accettare, ma alla fine dovette cedere e così il mattino seguente partimmo in direzione nord-ovest dove avevo letto si trovasse un antico accampamento dell’ordine. Durante il vagabondare nella foresta imparai a conoscere meglio il quartetto, il nano ero l’ultimo del suo clan e portava con se un fardello di conoscenza non indifferente, Valym era invece un ranger, abilissimo con l’arco e con la spada girovago col nano da lunghissimo tempo, la dama dorata era anch’essa alla ricerca dell’ordine, in quanto voleva recuperare un antichissimo manufatto di cui Eledel stesso ne era l’artefice, infine la mezzelfa abile con l’arco come solo gli elfi possono essere accompagnava Atanvarnië per saldare un vecchio debito d’amicizia. Con quel gruppo così assortito la spedizione si sarebbe rivelata un successo, l’abilità del ranger e della mezzelfa ci permisero di trovare le rovine dell’accampamento senza perderci; la prima impressione fu lo stupore, non era un accampamento come gli altri era nato per essere nascosto, si sviluppava sottoterra l’unica sporgenze era una specie di torretta ricavata all’interno di un vecchio albero. La sera tutti erano eccitati dalla scoperta, convinti di essere riusciti dove molti altri avevano fallito, ma quella scoperta mi aveva lasciato l’amaro in bocca, inoltre avevo la sensazione che qualcuno o qualcosa ci stesse seguendo, ma decisi di tenere per me queste sensazioni. I giorni che seguirono furono un inferno, scoperte su scoperte cominciarono a farmi perdere interesse in quella spedizione, per questo cominciai a ridiscutere tutte quelle scoperte e cercare e collocarle in una situazione differente, più guardavo gli appunti di viaggio più mi rendevo conto che qualcosa non quadrava, tutto troppo semplice affinché migliaia di avventurieri avessero fallito le ricerche.

I miei dubbi mi tormentavano la notte, avevo un peso, come se per colpa mia stessi mettendo in pericolo i miei amici, finché un giorno trovammo l’ennesima traccia, una vecchia scuderia, Valym aprì bocca per esclamare la sua contentezza che subito la frase si trasformò in un trionfo di imprecazioni, della miglior specie, l’umano era inciampato in una zolla di terra, curioso controllai su cosa avesse inciampato, non scorderò mai quei momenti, l’orrore pure mi pervase, Valym inciampò su un cadavere che sembrava essere stato masticato pezzo pezzo dopo essere stato fatto a pezzi, quella visione mi aprì gli occhi, eravamo caduti in una trappola, storditi ancora dall’orrore non ci rendemmo conto che fummo accerchiati da un branco completo di ghoul, capitanati da un lich. Appena lo visti lo riconobbi era il potente Tyshkal, e subito tutto mi fu chiaro, sfruttando la leggenda l’imfima creatura aveva attirato a se centinaia di avventurieri per poi tenerli alla propria mercee. Ci bastò un’occhiata per capite cosa dovevamo fare, scappare non aveva senso, l’obbiettivo del lich era la dama dorata, noi eravamo solo carne per i suoi servi. Gregar imbracciò la sua ascia io presi il mio spadino, mentre Valym e la mezzelfa sfoderarono i loro archi e Atanvarnië ingaggio immediatamente un’aspra battaglia magica contro l’essere. Sapevo che se volevo continuare a vedere i sorrisi dei miei amici avrei dovuto combattere, passarono attimi carichi di tensione prima che i ghoul si preparassero all’attacco, erano venti mentre noi eravamo in quattro, il sibilo di due frecce mi destò da tutti i miei pensieri, e come il via ad una corsa si scateno il finimondo, Gregar combatté con ferocia inaudita i ghoul che non morivano sotto i colpi della sua ascia si ritrovavano con le ossa rotte per via delle gomitate e dei pugni, la coppia di arcieri teneva a debita distanza il resto dei nemici, mentre io mi facevo largo tra i mostri saltando di tronco in tronco e sferrando fendenti rivolti ai punti vitali, stremati continuammo a combatte quando un ghoul riuscì a colpire la mezzelfa, per Valym fu come ricevere il colpo, la sua trance si interruppe quando un ghoul si avvicinò al corpo della mezzelfa, il suo viso non più quello del uomo che mi aveva afferrato a Zorka, era assetato di vendetta, con una furia innaturale decapitò l’essere profanatore di corpi e si lanciò addosso a tutti i nemici che gli capitavano a tiro, ne uccise la metà ed il resto lo facemmo fuori io e Gregar, ad un tratto accompagnato dal rombo di un tuono temporalesco Valym cadde a terra, il combattimento gli aveva recato una ferita profonda che partiva dalla spalla destra sino al fianco sinistro, iniziò a piovere.

Nel frattempo l’elfa combatteva con straordinaria destrezza contro il lich, parava ogni suo fendente e dissolveva le sue magie; la foresta si fece cupa ed il solo rumore udibile era lo scroscio delle gocce che cadevano, la situazione rimase immutata finche Atanvarnië colpì in pieno petto il pericoloso lich, quel colpo avrebbe ucciso qualunque creatura, ma non fu così, per uccidere un lich bisogna prima rompere il suo filatterio, sembrava così che il fato volesse porre fine alla storia di cinque amici, ero pronto ad accettare il mio destino, ma non potevo permetter che Tyshkal torcesse un capello alla dama dorata, fu così che nell’intento di dare la possibilità di fuggire ai miei amici, solo dopo mi resi conto che non avevano modo di fuggire con due corpi inermi, mi lanciai verso il braccio teso del lich, ma non fu sufficiente, l’incantesimo del lich colpì la dama, sia immensa la sua gloria, nel cadere trascinò con se il nemico che Gregar col viso rigato dalle lacrime, fu allora che lo vidi, si mise a brillare il suo filatterio, era una grossa gemma la presi e con tutta la forza che avevo in corpo la feci sbattere con una pietra, ciò che seguì è molto confuso nei miei ricordi; un’immensa luce inondò la foresta, Atanvarnië si alzò indolenzita, ma indenne, l’incantesimo aveva colpito il medaglione che portava al collo, accanto a lei una figura imponente si ergeva, era un elfo dai nobili lineamenti che incuteva rispetto e timore con il solo sguardo, ad un suo gesto le ferite di tutti noi si rimarginarono, ma il tributo per quel gesto fu immenso, la dama dorata seguì l’elfo nel suo viaggio di ritorno, non la rividi più al suo posto rimase solo il medaglione.

Come spinti da una nuova energia decidemmo di onorare il sacrificio di Atanvarnië trovando l’antico ordine, il corpo del lich ci restituì una vecchia mappa che recava l’effige dell’antico ordine, con essa non fu difficile trovare la vera sede dell’ordine perduto. Le ricchezze insite in quel posto erano tali da permettere la costruzione di un regno.

Dopo un anno dalla scomparsa di Atanvarnië nacque il regno di Ushiman il cui trono venne assegnato a Valym che regnò per anni affiancato da sua moglie Ondonárë, Gregar rimase a corte ad istruire i piccoli principi che da lì a due anni sarebbero arrivati, mentre io annoiato dalla vita di corte sono partito tornando di tanto in tanto da quella che definisco la mia famiglia



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