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lavoro pubblicato sabato 10 luglio 2010
ultima lettura martedì 21 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

INVINCIBILI STREGHE

di akire. Letto 868 volte. Dallo scaffale Fantasia

Erano arrivati. Dopo tanto aspettare finalmente erano al capolinea, fine della corsa. Erano dove dovevano essere. Non era strano o buffo pensare che...

Erano arrivati. Dopo tanto aspettare finalmente erano al capolinea, fine della corsa. Erano dove dovevano essere. Non era strano o buffo pensare che senza saperlo chiudevano un cerchio, quei quattro folli imbroglioni. No, aveva il gusto del perfetto e dell'infinito, complicato come l'essenza del mondo e semplice come il gioco di un bambino.

Si ritirò nel suo angolo nell'universo accomodandosi come uno spettatore nella tribuna di uno stadio. Ora basta pensare, basta astrazioni filosofiche che lo accompagnavano dall'inizio dei tempi. Era arrivato il momento di guardare.

Si distese chiudendo gli occhi.

• • •

Come uno schieramento armato si erano incamminati per quel lungo viale sempre avvolti dall'assoluto silenzio. La luna blu splendeva sopra le loro teste e si, le sfumature di cui era avvolta si riflettevano nei suoi raggi, splendente di quella luce che rendeva tutto attorno a loro irreale, nebuloso.. come un'illusione.

Credere di vedere cose impensabili unendo percezione e aspettativa insieme, ingannare abilmente l'occhio umano questa è la forma più antica di magia..

Aveva il fascino della notte, di quella parte di mondo avvolta nelle tenebre e nel mistero. Perché anche se abitato da presenze malvagie quel pezzo di terra era ai loro occhi un vasto e lussureggiante giardino segreto ora rischiarato dalla notte, dove crescevano fiori di ogni parte del mondo in perfetta armonia nell'ancestrale insieme. Come una pianta carnivora quell'Eden li chiamava a sé promettendo loro un mondo di delizie, tentandoli dolcemente con il suo profumo portato dalla fresca brezza. La più giovane di loro, Sara, si voltò per contemplare quel paradiso e avrebbe forse mosso qualche passo nella sua direzione se Yasha non l'avesse fermata posandole una mano sulla spalla. Non si lasciava incantare lui, aveva vissuto troppo tempo per non diventare immune a quel tipo di magia e saper riconoscerla da lontano. Tirarono dritto.

Arrivarono davanti al portone in ferro battuto e fecero appena in tempo a scansarsi prima che i battenti si spalancassero aprendo la strada a un turbine di energia magica come un ciclone. Si rialzarono ed Erica constatò con una smorfia che piante e fiori che aveva investito andavano marcendo. Ma si era solo all'inizio. I quattro dell'Apocalisse si strinsero schiena contro schiena guardando in tutte le direzioni sapendo di dover rispondere all'attacco. Sara guardò Erica e annuì, si presero per mano e un attimo dopo un turbine di elettricità statica li circondò allargandosi poi in ogni angolo di quell'anfratto. Sembrava una mano enorme dalle molteplici e lunghe dita che frugassero in un cassetto alla ricerca di qualcosa, dita agili e nervose che sortirono l'effetto sperato.

Dal vuoto avanzarono delle figure avvolte dalla notte, stanate dal turbine di magia che si era affievolito. Erano in quattro, partita alla pari, e li circondarono chiudendoli nel centro di un cerchio. Una di loro si fece avanti. "Devo farvi i miei complimenti" disse. Babette. "Siete arrivati fin qui ancora tutti interi, e questo è un fatto degno di nota. E' impressionante ma i vostri sforzi finiscono qui". E lanciò il suo attacco.

Da sempre Babette Holsengen, illustre erede di una dinastia di streghe e stregoni dediti a rovinare la vita al prossimo tramite la magia nera, sapeva che un giorno avrebbe raggiunto il potere, quello vero, accrescendo le sue capacità e diventando qualcuno, una potente strega che tutti avrebbero temuto e rispettato. E anche odiato, certo. Questa convinzione l'accompagnava da quando era nata ma nonostante ciò il destino non le aveva mai dato un'opportunità per realizzare la sua bruciante ambizione, non finora. Aveva accettato la sfida di Erica sapendo di aver già vinto ma poi aveva capito: era quella la sua Grande Occasione. Ora era lì decisa come non mai a non lasciarsela sfuggire.

La cappa di fumo soffocante sprigionata dalle sue mani avvolse i quattro stordendoli. A un qualche umano spettatore sarebbe apparsa come la scena culminante di un film a effetti speciali, ma non per loro. Dalla mente di Sara si materializzò un tornado che alimentato dall'energia degli altri tre spazzò via tutto. E la battaglia cominciò.

Come in una consunta commedia delle parti i quattro si calarono nei loro ruoli nel tempo di un battito di ciglia. Le due giovani streghe ripresero la loro danza a ritmo forsennato, si muovevano a ritmo con le loro nemiche parlando due cadenze di una stessa lingua; paravano e lanciavano magie protette da Robert e Yasha, l'uno splendente nella sua armatura di forza e splendore, l'altro muovendosi furtivo nelle ombre in cui viveva da sempre. Guardavano loro le spalle e anche se non l'avrebbero mai ammesso guardandole si sentivano in parte inadeguati, un po' fuori posto in un duello fra streghe, e pensavano che erano potenti, tanto da non aver forse bisogno di loro. Si affacciava allora nelle loro menti e nei loro cuori la paura strisciante di non poter più essere un sostegno per loro.

Ma non c'era spazio per le paure, adesso. Erano ai ferri corti e facevano fuochi d'artificio per quella foresta incantata, e nessuno era ancora caduto. Anche se non c'erano state molte occasioni Sara ed Erica potevano dire di conoscere chi avevano davanti, e si concentrarono su Roxanne ed Tabitha. Le misero alle strette approfittando della loro debolezza e dopo un po' riuscirono a farle capitolare sotto lo sguardo impassibile di Babette. Yasha fece il resto intrufolandosi nelle loro menti rendendole inoffensive, mentre il valoroso cacciatore si dibatteva per parare le sporadiche sortite dell'altra misteriosa strega. Adesso erano rimaste solo lei, e il grande capo. Si fece avanti.

Quando avevano delineato la loro linea d'attacco Erica e Sara sapevano, non per esperienza diretta, che Ester si muoveva nelle retrovie perché era molto più allenata rispetto alle altre due, seconda solo a Babette. Ma nel momento in cui una corrente gelida le fece finire a gambe all'aria scaraventandole molti metri più in là capirono di non essere state realistiche. Nel momento in cui rialzarono la testa e videro tutto intorno a loro precipitare nel vuoto per poi riapparire in forme distorte e deliranti capirono che sarebbe stata una lunga, lunghissima giornata. Non che facesse loro molto piacere, ma tant'è. Si rialzarono.

Di tutto il fronte nemico erano rimaste solo due, ma non a caso facevano per cento. A un cenno Ester avanzò nella fitta boscaglia a passo lento ma deciso, come un predatore che pregusta la sua preda con le spalle al muro ma nel suo fare non c'era nulla di famelico, anzi. Anche in quel frangente conservava quell'espressione assente che le aderiva al volto come una maschera, che non lasciava cadere mai. Tirò indietro le spalle e in quel momento le due si resero conto che non avevano mai sentito una parola uscire dalle sue labbra, era sempre stata una presenza si-lenziosa sullo sfondo e questo fece loro più paura di qualsiasi altra cosa che stesse per accadere. Ma non sarebbero scappate via per quello. Si prepararono.

Ester distese le braccia in avanti come se toccasse qualcosa di invisibile davanti a sé. I suoi occhi non dicevano nulla, neanche quando la terra sotto di loro tremò aprendosi in un cratere gigantesco sotto i loro piedi. Per un pelo Sara evitò di finirci dentro rifugiandosi sotto l'albero più vicino. Chiuse gli occhi per riprendere fiato e quando lì riaprì non trovò Erica nei paraggi.

E' finita là dentro, è andata, morta, e se sei furba dattela a gambe. Non riuscirai mai nel tuo folle intento, non con Erica dispersa e gli altri due nelle retrovie perciò se ti è rimasto un minimo di istinto di conservazione fuggi finchè sei in tempo.

Uscì fuori e un'occhiata intorno le disse che era completamente sola. Dov'erano finiti tutti?

Corri come se avessi le ali ai piedi.

Avanzò di qualche passo con tutti i sensi all'erta. Due presenze invisibili la spiavano dal folto più nero e meditavano su quale tortura infliggere a quella bamboli-na prima di buttarla via. Non era adorabile con quel visino spaventato, non somigliava forse a una bambina delle fiabe che si è persa nel bosco? Chiusero gli occhi e sotto la loro volontà il giardino segreto si animò di mille volti inumani.

Sara si voltò di scatto da una parte all'altra della sua visuale tentando di capire da dove venissero quei rumori. Non appartenevano alla foresta, questo no, non poteva essere, erano come i rantoli dei dannati all'inferno e gli ululati dei demoni che esultano nella dannazione..

E' l'inferno. Qui, ora. Vattene via.

No.

Cosa vuoi, farti ammazzare? Scappa, deficiente! Prima che ti uccidano!

Tanto mi troverebbero dovunque vada. Tanto vale cadere adesso.

Si, ma..

E STA ZITTA UNA BUONA VOLTA!!

Miracolosamente la vocina s'azzittì e Sara si godette solo per un attimo il meraviglioso silenzio prima che le due megere spuntassero fuori dalla selva. Un attimo, e con perfetta tempestività una freccia avvelenata sfrecciò nel vuoto e colpì Babette a una mano inchiodandola al tronco di un albero. Con la coda dell'occhio Sara la vide strapparla via con una smorfia e tamponare il sangue ma non le badò. Era totalmente presa dall'altra che le andava incontro col suo passo lento, ma come distante mille miglia. La fissò stringendo gli occhi e una lampadina le si accese nella mente, tanto ovvia da sentirsi stupida: non c'erano demoni né inferno, erano state loro due a creare quell'illusione per farla impazzire. L'avevano presa in giro, e bastò quella constatazione a farle dimenticare ogni paura o incertezza e a farla infuriare tingendo il mondo circostante di rosso, rosso fuoco. Il braccio destro di Ester esplose schizzando tutt'intorno sangue e filamenti. Sara osservò quella scena con occhi inconsapevolmente estasiati, era così bello e se avesse potuto si sarebbe messa a ballare tingendosi ogni parte del corpo con tutto quel sangue..

Ma che vado a pensare?

Non si rispose. Ester aveva ripreso la sua avanzata con una mano sul moncherino sanguinante e sul volto quella non-espressione era scomparsa sostituita dalla sorpresa, o dalla rabbia, o da entrambe. Stava quasi per raggiungerla quando Babette con uno strillo buttò il dardo avvelenato a terra, la mano che gonfiandosi si stava facendo nera. Sara per riflesso si voltò da quella parte ed Ester ne approfittò e si avventò su di lei buttandola a terra. Era forse lenta di riflessi ma era come un animale, sentiva la debolezza anche temporanea del nemico e vi si butta-va a pesce. La tenne inchiodata al suolo e dopo poco la clavicola sinistra esplose facendola ululare dal dolore. Non strillare, invocare aiuto come un umano qualsiasi ma riversare la sua sofferenza in quel verso come di animale.. e Sara non si stupì nel concludere che aveva davanti proprio una bestia in sembianze umane. E non per questo mollò la presa che le bruciava la pelle.

Un paio di piedi si trascinarono nella loro direzione. Il suo cuore si riempì di speranza subito stroncata quando si accorse di Babette torreggiante su di lei. La mano era diventata un grottesco pezzo di carne lordante sangue e veleno ma sembrava che la cosa non la riguardasse. Il luccichio di trionfo nei suoi occhi le dava un quadro abbastanza esauriente del suo prossimo destino, e anche da quella posizione vide i suoi piedi troppo vicini alla sua testa, se avesse allungato il piede..

Ma non solo. Guardandole insieme Sara ebbe un'altra fulgida intuizione, non tanto scontata stavolta. Era come un odore.. un aroma sprigionato da una e dall'altra, un identico sentore contenuto nel sangue.

Sono sorelle! pensò febbrilmente. Ecco perché quest'animale è così potente. Poi stranamente la sua mente scivolò nell'ozioso. Però non si somigliano per niente.

Somiglianza o no, era in trappola. Erica era morta, Robert e Yasha erano dispersi, probabilmente stroncati da una qualche magica illusione che li aveva fatti precipitare nel vuoto. E ora lei stava per raggiungerli, tutti, ovunque fossero.

La Grande Babette si chinò su di lei. "Ti avevo dato un'occasione, ricordi?" sibilò con voce aspra. "Ti avevo dato la possibilità di salvarti ma tu hai fatto la tua scelta. E non posso certo dire che mi dispiace". Alzò la mano.

Un istante dopo l'aria si riempì di una presenza infinita e irreale, carica di odio e magia. Alzarono lo sguardo e la videro, scivolava con grazia verso di loro. Era riemersa da quelle che potevano essere le viscere della Terra ma non lo si intuiva dal suo abito immacolato o dalla sua persona tesa e pronta a lottare, solo il suo sguardo d'acciaio poteva confidare la verità. Si fermò sotto un abete poco distante.

Babette in lampo si rialzò decisa a farla finita una volta per tutte. Sollevò le mani al cielo ma in quel preciso istante la sua figura si oscurò, mentre quella della sua avversaria si illuminò della luce della luna piena tingendo la sua pelle dei toni più raffinati del blu. Un segno. Neanche il tempo di pensare che scaraventò la megera per quelle che sperava mille miglia più lontano. Ester lasciò la presa e le saltò addosso con furia animalesca, agitando compulsivamente l'unico braccio, per strangolarla o morderla, chissà.

Non lo scoprì mai. Due mani forte e valorose sbucarono dal nulla e afferrarono Ester scagliandola al suolo, e lì rimase. Erica non aveva bisogno di alzare lo sguardo per sapere che il suo paladino, il suo Robert scampato all'oblio l'aveva salvata ancora una volta. Scivolò fra le sue braccia e appoggiò la testa sul suo petto sentendosi a casa, al sicuro. Chiuse gli occhi e due lacrime rotolarono sulle sue guance.

Sara si rialzò massaggiandosi i polsi doloranti. Quella maledetta aveva una morsa di fuoco, le aveva lasciato in regalo due belle bruciature fumanti. Si guardò intorno e il nervosismo salì nel constatare che Yasha non era nei paraggi. Stava per chiedere a Robert spiegazioni quando vide la malvagia bestiaccia stringere le dita ad artiglio recitando qualcosa sottovoce.

Robert il cacciatore cadde con il dolore stampato sul viso e le dita delle mani e piedi che si consumavano svanendo nel nulla.

Dal folto della foresta echeggiò una risata maligna.

Ed Erica si lasciò andare.



Commenti

pubblicato il 11/07/2010 22.53.34
fiordiloto, ha scritto: Splendido! =) continua come sempre ad appassionarci, cara Akire!
pubblicato il 14/07/2010 10.39.53
Kitsune, ha scritto: Mi dispiace di non aver seguito puntualmente i tuoi scritti ma i pochi frammenti di questo racconto che ho letto li trovo veramente ben stutturati!

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