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lavoro pubblicato sabato 3 luglio 2010
ultima lettura lunedì 18 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Sto pensando a me

di Sergio. Letto 961 volte. Dallo scaffale Viaggi

Fa caldo oggi e ho una maglietta rossa. Sono seduto su un cartone rigido , vicino a un parco con dentro delle giostrine di quelle a molla per bambini....

Fa caldo oggi e ho una maglietta rossa.

Sono seduto su un cartone rigido , vicino a un parco con dentro delle giostrine di quelle a molla per bambini.

C'è una pecorella e un cavalluccio.

nella piazza dei ragazzi più grandi giocano a pallone, avranno tredici anni e Luglio è appena cominciato .

Roma in uno Ztl, cazzo com'è diverso da dove sto io, ruspe e lavori tutto il giorno. E sotto il sole a quest'ora si vedono solo vecchi claudicanti a gambe larghe , prostatici. Li conto a torso nudo quando sono a casa , mi metto alla finestra e conto quanti vecchi zigzaganti passano sotto il sole dell'asfalto di Roma. Ma a parte un pò di degrado siamo in discrete condizioni, direbbe un impiegato comunale. A parte il degrado.

Tiro dalla sigaretta e ho 32 anni. Sono in pausa, sto lavorando. Ho i capelli troppo lunghi , ho abbandonato da qualche parte il motorino, ho ricevuto una raccomandata che non ho ritirato ancora. Gli spostamenti senza mezzo proprio sono come l'inferno, i telefonini sembrano bare, una ragazza stanotte mi ha graffiato la schiena. Da stamattina presto eseguo ordini da bel soldatino. Ieri uno scrittore Mondadori ha vinto lo Strega. Ho postumi da sbronza quasi invisibili ma che si fanno sotto al primo rumore troppo forte, al pallone di quei ragazzi che sbatte contro la sarracinesca abbassata del mercato della mattina.

Nel 97 giravo con una Ford fiesta Rossa , inspiegabilmente targata caserta, giravo nel pomeriggo dopo le tre in interminabili code sulla tangenziale est, in code per la benzina, la città mi sembrava immensa e aliena , la radio che sparava le canzoni di quel momento. Volevo , volevo disperatamente, volevo essere, volevo avere, volevo perchè non avevo, volevo perchè mio padre diceva che mai avrei avuto. Era triste mio padre, ora è solo scomparso risucchiato dalla vita , ma ogni tanto lo vedo, con gli occhi grandi un pò dimesso, un poco grasso. Volevo essere ed avere, ma non combinavo niente, troppo giovane per delle cose, troppo vigliacco in generale, mi piace dire che è tutta colpa della mia famiglia, magari è stato il junk food, oppure gli enormi spinelli del Belga con le sue depressioni cosmiche. Ancora oggi non lo so menre mi gratto la testa.

E andavo a prendere Francesca con la mia Ford Rossa abbozzata, i Silverchairs nella mangiacassette, e lei poteva stare solo fino alle undici. E mangiavamo il gelato dalla vaschetta. E poi andavamo da me a vedere qualche film e a far l'amore. Io la stringevo e la prendevo con veemenza , non potevo aspettare, credo di aver capito col tempo che a lei piaceva così. Il mio cazzo a quel tempo era indistrubbile, prendessi una donna a secco così oggi me lo troverei scorticato al limite del sanguinamento; non allora, ero immortale.

E venivo sempre troppo presto. Non ho fatto in tempo ad imparare ad aspettare con lei. Ma lei che aveva solo sedici anni mi ha insegnato tutto, a dire ti amo mentre lo faccio, a baciare invece che stare a bocca stretta. Ad accarezzare, andare forte e poi piano. Ma non ne ha mai goduto. E' andata prima, sbattendo la portiera della Ford Rossa. Per le altre che sono venute dopo sapevo come fare però grazie a lei, mi hanno senpre insegnato le cose a sportellate. oppure le ho avute e poi gettate, sempre leggero , mai sul serio.

Anche la Ford è andata, sbattuta su un guard rail di una curva troppo a gomito.

E anche quello che ero è andato, sbandando contro la vita.

E devo andare a ritirare una raccomandata .

La lira è morta ed è nata la Gerit, la prima repubblica è morta e non è nato niente in cambio, il sole è diverso oggi, non fanno più trenta gradi di caldo secco a luglio e agosto, ma quaranta umidi da maggio a settembre. La mia giornata la passo in piedi.

La sera però ancora Farfalle, Stelle, Amò dentro al mio letto. La mia camera da scapolo ammobilita in un trilocale condominiale. E vino la sera, poker, amici che si stringono alla sera, e io che voglio essere, voglio avere , con i miei capelli impossibili e una marionettina di mio padre che mi dice che è impossibile dal di dentro. E le raccomandate, il mio motorino rotto, l'assicurazione che non so pagare, i soldi che non so fare , Roma inutile e bellissima. Roma calda e scorticata, sul tuo petto morbida, ai tuoi piedi ammazzata.

Voglio pensare che tutti i trentaduenni di oggi siano maturi , bravi e intelligenti, perchè se mi fermo a pensare alla loro leggerezza mi viene da odiarli. Firmano e non sanno nemmeno cosa stanno facendo, prendono impegni che non riescono a sostenere e poi a casa dai genitori con la busta in testa a piangere. Voglio pensare che se hai superato i trenta anche tu sei una persona con la testa sulle spalle, con il letto sfatto e il fiasco di vino, ma che sai cosa vuol dire firmare un contratto scritto. Che sai cosa vuol dire affrontare qualcosa con il petto in fuori. Fosse anche solo una promessa. Pago , pago tutto senza fiatare.

Ma a parte un pò di degrado ancora in discrete condizioni .

Lucrezia, fiamma di carta, ti amo . Anche se non sei più. Tu hai detto che potevi aspettarmi, aspettare che passasse, aspettare che le cose migliorassero, Lucrezia tu si che ne avevi di tempo e di amore per aspettare . Vieni a prendermi anche oggi , oggi che sono sradicato. E non ti chiamo perchè troppo voglio, voglio essere, voglio avere e allora ti ho salvato e domani chissà . Domani avrò fede, Ma senza Dio.



Commenti

pubblicato il 18/06/2011 17.53.00
razza, ha scritto: bravo!

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