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lavoro pubblicato sabato 26 giugno 2010
ultima lettura martedì 16 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Cielo da gallina

di AntheaDiSiver. Letto 1024 volte. Dallo scaffale Fantasia

  Non si sa per certo che anno fosse, ma ricordando le imbrunite, sgretolate e raggrinzite foglie che penzolavano e cadevano al leggero soffio di vento dagli alberi, si potrebbe pensare che fosse autunno, forse settembre oppure ottobre di tanto e...

<img src="http://ilresperodellira.files.wordpress.com/2010/03/pict15701.jpg?w=300&h=224" border="0" alt="" width="300" height="224" />

Non si sa per certo che anno fosse, ma ricordando le imbrunite, sgretolate e raggrinzite foglie che penzolavano e cadevano al leggero soffio di vento dagli alberi, si potrebbe pensare che fosse autunno, forse settembre oppure ottobre di tanto e tanto tempo fa.
Questa storia potrebbe essere vera, oppure inventata, o ancora vera all'inizio e cambiata di anno in anno dalla gente.

Io l'ho sentita da una queste vecchiette che parlano sedute in una panchina nel giardino.

Incomincia così, con i raggi del sole, in un cielo quasi sereno, che arrivavano ad illuminare le enormi lastre di una piazza di un paese di cui non ricordo il nome, anzi forse lo ricordo: si chiamava Columbrus e penso che venga dal nome Colomba perché quel paesetto era così pieno di questi pennuti che non attraversavi vicolo senza ritrovarti fra la loro sporcizia...ma questo adesso non c'entra niente e ritornando alla storia dicevo... era una fresca, non fredda, mattina d'autunno.

In una piazza calpestata da persone che girellavano li intorno quel giorno vi era il mercato, come tutti i sabati.

Ad un banco c'era un vecchietto tutto solo che vendeva galline, pulcini ed uova.

Dopo un po' di tempo passò un altro vecchietto che sembrava conoscere quello che stava al banco. Lo salutò:

-" Buongiorno, signor Pulcioni. Avrebbe da darmi un cesto di uova?

-"Certo signor Centrini, ma che ne direbbe di una gallina che farà tutte le uova che le servono?".

-" No, no la ringrazio, ma non ho il posto per un animale e poi a mia moglie servono oggi le uova per fare la torta. Domani abbiamo ospiti".

-"Sono contento per lei, ma che ne direbbe di questa gallina?". Prese da sotto il banco una gabbietta con dentro una vecchia gallina spennacchiata.

L'altro fece una smorfia, poi rifiutò ancora:

-"Ma è una vecchia gallina! Non la voglio".

-"Le vendo il cesto di uova e la gallina".

-"No, dovrei pagare il doppio".

-"Le vendo a metà prezzo".

-"Le ho detto che non la voglio la gallina".

-"A un soldo".

-"Assolutamente no".

-"Gliela regalo".

-"Non la voglio proprio la gallina, ma perché devo comprarla per forza?".

-"Perché fra qualche ora devo partire per andare a vendere in un altro paese e questa gallina è soltanto un impiccio. Da noia alle altre e fa soltanto un uovo alla settimana".

-"Aspetti un momento. Guardi il cielo, non c'è neppure una nuvola, è azzurro come l'acqua dell'oceano e quando è così si chiama "cielo da gallina". Se entro quindici minuti è ancora di questo colore compro la gallina e le uova, ma se passa una nuvola compro solo le uova".

-"Va bene".

I due si misero a naso per aria ad osservare il cielo. La gente che passava li vicino si fermava a guardarli. Poi alzava lo sguardo per cercare di capire cosa stavano guardando e infine se ne andava con uno sguardo perplesso.

Dopo poco più di cinque minuti il signor Centrini alzò il braccio e puntò l'indice della mano destra verso il cielo, poi esclamò:

-"Ecco una nuvola. Adesso non è più un cielo da gallina, ma da uova, quindi comprerò il cesto di uova e la gallina se la tiene lei".

Il signor Pulcioni, questo punto si rassegnò e vendette al signor Centrini solo il cesto d'uova.

Quando il sole si spostò sulla posizione del mezzogiorno Pulcioni smontò il banco e, passata una stradicella che portava fuori dal paese, caricò tutta la sua roba in un carro tirato da due muli.

Poi prese una stradicciola ruvida di ghiaia per andare a vendere in un altro posto.

Per arrivare al paesino dove era diretto impiegava di solito più di due ore perché, visto che non c'era una strada che portasse direttamente lì, passava per le montagne. Quel paesino si trovava proprio in mezzo ai monti e a guardarlo dall'alto sembrava che tutte quelle casette fossero incastrate lì in mezzo, una dopo l'altra fra i campi. In mezzo passavano le acque di un fiume che nasceva in un punto di una montagna dove si trovava in quel momento Pulcioni. Fra poco sarebbe arrivato ed infatti dopo poco più di dieci minuti si ritrovò davanti ad un cartello che ben conosceva e con incise le lettere del paese di Pietriccio.

Stette per fermarsi dove di solito montava il banco per vendere, ma notò che il cielo stava per riempirsi di nuvole, poi annusò l'aria e sentì un leggero odore di pioggia. Fra poco avrebbe sicuramente iniziato a piovere e infatti cadde una piccola goccia sulla sua fronte e subito dopo quelle gocce si moltiplicarono fino a bagnare tutt'intorno.

A quel punto, con il suo carro e i muli, andò a cercare un posto dove ripararsi. Ormai tutto bagnato si fermò davanti ad una casa per chiedere se potevano ospitarlo almeno per un po', e scese dal carro. In quel momento fu distratto dalla forte luce di un lampo e visto che dopo il lampo viene il tuono sobbalzò quando un enorme botto si espanse per l'aria. Ma non fu l'unico a spaventarsi. I due muli, sentendo quel fortissimo rumore s'impaurirono così tanto da fuggire portandosi dietro il carro con i pulcini, le uova e le galline . Sembravano diretti nel bosco.

A quel punto il signor Pulcioni fu preso dal panico e senza pensare li inseguì.

Non ci volle molto perché perdesse le loro tracce, ma non si scoraggiò e seguì le impronte che avevano lasciato sulla terra bagnata.

Dopo un pò le gocce di pioggia diminuirono e diventarono sempre più leggere fino a trasformarsi in grossi fiocchi di neve.

Pulcioni sempre più stanco e infreddolito, visto che era ormai tutto fradicio, si sedette su un tronco tagliato.

Ad un certo punto notò qualcosa coperto dalla neve. Si alzò e andò a vedere cos'era. Allungò una mano e lo pulì. Era una gabbietta con dentro qualche cosa che si muoveva. Era la sua vecchia gallina. La fece uscire tutta tremolante e appena fuori , con un salto, sprofondò nella neve. Pulcioni la tirò fuori e quest'ultima sbatacchiando le ali per asciugarsi, con un salto, si posò sulla sua spalla.

Pulcioni disse qualcosa un po' stordito:

-"E tu? Sei caduta dal carro?".

La gallina fece un verso come per rispondere, poi ripresero a camminare anche se la neve aveva ormai coperto le tracce del carro e le impronte dei muli.

Pulcioni incominciò a tossire, forse gli era venuta la febbre e non si sentita molto bene.

Dopo un po' lungo la strada incontrò una piccola bambina vestita di bianco che gli chiese:

-" Ha qualche cosa da mangiare, signore?"

-"Qualche cosa da mangiare? Non ho qualche cosa neanche per me". Rispose Pulcioni.

La gallina posata sulla sua spalla, fece rotolare un uovo. Pulcioni lo prese al volo e disse:

-"Guarda qua ha fatto un uovo, è il secondo in una settimana, molto strano. Prendilo pure, basta che fai un buco e bevi in dentro. E' una vecchia gallina, ma le sue uova sono molto più buone di quelle di tante altre. Prendi pure anche questa gallina ti farà compagnia".

La bambina lo ringraziò e tirò fuori da una sacca una grande coperta bianca e la porse a Pulcioni.

-"Tenga questa è una grande e calda coperta bianca". Disse.

Pulcioni la ringraziò e riprese a camminare. Poi si girò per chiedere dove erano i suoi genitori, ma non la vide più, era sparita.

Coperto dalla testa fino ai piedi dalla coperta bianca s'incamminò di nuovo, anche se non sapeva dove andare.

Vide svolazzare qualcosa per aria, sembrava una farfalla, ma quando fu più vicino vide che era un bianco pezzo di carta. Lo afferrò e lesse:

-"Un cielo da gallina esiste soltanto nei sogni, perché un cielo non è mai senza nuvole. Ma continuiamo a sognare e non liberiamoci dei sogni".

Pulcioni si chiese cosa significasse, ma non trovò risposta.

Dopo un po' trovò una vecchia capanna abbandonata. Entrò dentro, per ripararsi e chiuse la porta, poi tremolante dal freddo si accasciò per terra e incominciò a tossire. La sua fronte scottava da quanto era calda. Aveva una grande fame, ma anche se avesse avuto davanti un'enorme scodella di minestra bollente non avrebbe avuto la forza per mangiarla.

Ad un tratto sentì picchiare qualcosa alla porta e vide saltellare la sua vecchia gallina spennacchiata. Non sapeva bene se quello che stava vedendo se lo stesse immaginando per via della febbre, oppure no, ma quella gallina si sedette su un mucchio di erba secca, che era rimasta dentro la capanna, e dopo un po' si rialzò e fece rotolare un uovo vicino a Pulcioni.

Questo con un filo di voce disse:

-" Il terzo in una settimana".

La gallina, a questo punto incominciò a becchettare l'uovo, fino a fare una piccola crepa come se volesse che l'altro lo mangiasse. Pulcioni allora, con quella poca forza che gli era rimasta, lo prese in mano e gli sembrò di vedere scritto qualcosa nel guscio. Gli parve di avere letto le parola" cielo da uova".

Preso l'uovo in mano sorseggiò il dentro e dopo la gola smise di bruciargli e si sentì stranamente meglio. La gallina lo guardò, fece un verso e si posò vicino a lui. Ci vollero circa due ore prima che Pulcioni si riprendesse completamente.

Quando uscì dalla capanna, fu abbagliato dalla luce del sole in un cielo senza l'impronta di nuvole, poi sentì dei versi conosciuti e vide dietro la capanna il suo carro con i due muli, i pulcini e le galline.

A quel punto prese la sua vecchia gallina della quale non voleva più liberarsi e salì nel carro per far ritorno a casa. Durante il percorso ripensò alla frase scritta in quel pezzo di carta bianca e forse capì cosa volesse dire.

_"Come un cielo senza nuvole, non esiste una vita perfetta senza che non ci sia il bisogno di qualcuno che ti aiuti. Per questo non bisogna liberarci degli amici animali o persone che siano".

Pulcioni voleva liberarsi della sua vecchia gallina, che gli aveva regalato suo fratello sette o otto anni fa prima che andasse a vivere molto lontano da lui e suo fratello era molto affezionato a quell'animale.

Non so cosa sia successo dopo tutto questo, forse non è successo niente perché è una storia troppo strana per essere vera, ma se è accaduto veramente penso che Pulcioni non si sia mai dimenticato di quel giorno e di come quella vecchia gallina, di cui voleva liberarsi, gli fosse così affezionata da aiutarlo nel momento in cui ne aveva bisogno.



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