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lavoro pubblicato venerdì 25 giugno 2010
ultima lettura mercoledì 4 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

INVINCIBILI STREGHE

di akire. Letto 890 volte. Dallo scaffale Fantasia

Lungo la strada parlarono di cose molto più stupide, e necessarie. Ciarlarono del più e del meno godendosi quella finzione di umanit&a...

Lungo la strada parlarono di cose molto più stupide, e necessarie. Ciarlarono del più e del meno godendosi quella finzione di umanità, e non pensando al futuro imminente che tuttavia non dimenticavano mai, mai. Camminavano per Main Street finchè Erica non si fermò per entrare nella fatidica libreria ignorando deliberatamente le proteste della sua amica -stai leggendo un libro ora, a che te ne serve un altro?- che decise poi di aspettarla fuori. La giovane strega di rimando si aggirò nel suo regno proprio come una regina, elegante e aggraziata. Ma solo, la sua brusca frenata davanti a una figura familiare e il successivo acquattarsi dietro un ripiano sembrò piuttosto la disperazione del latitante. Dal suo posto di vedetta puntò gli occhi su Robert il cacciatore che proprio quel giorno aveva deciso di farsi un giro nella civiltà.

Dopo il bacio sotto casa e oh, le bruciava ancora nella memoria, Erica aveva masochisticamente deciso di non rivederlo, almeno per ora. Finchè non risolvo questa faccenda con Sara, e per lui andava bene, andava sempre bene, l'avrebbe aspettata sempre. Un'altra maniera per farla sentire un orrido essere senza cuore.

"Allora, ti sbrighi? Non mi va di saltare altri giorni di scuola".

Erica sussultò e afferrò Sara per un braccio costringendola ad abbassarsi. "Parla piano, potrebbe sentirci" sibilò. "Anzi, non parlare proprio. Pensiamo piuttosto a come uscire da qui senza farci vedere".

"Farci vedere da chi?", e senza aspettare risposta si liberò dalla presa stritolante dell'amica alzandosi in piedi. "Oh guarda! C'è Robert! Ehi Robby! Ciao!".

Robert si voltò e vide Sara che gli faceva segno con la mano. Si avvicinò colto da una nuova fievole speranza, e da una punta di perplessità appena notò la sua Erica riemergere dalla piccola libreria. Non importava. Era così bella sotto la luce delle lampade a basso voltaggio, anche con quel pulviscolo fra i capelli. "Ciao Sara, è un piacere rivederti" borbottò per poi fissarsi sulla sua amata.

Si guardavano come consapevoli ma senza dirsi nulla. Che carini che sono, non hanno paura di consumarsi gli occhi. "Si certo. Ti aspetto fuori, Erica". Se ne andò alzando gli occhi al cielo. Quasi quasi faccio un salto in edicola, pensò sull'uscio. Tanto con quei due campioni ho tutto il tempo che voglio.

Tornò dopo tempo un lasso di tempo infinito alla sua postazione davanti alla vetrina del negozio con in mano il suo nuovo acquisto. Aveva curiosato per un po' fra gli scaffali di quel locale arioso e polveroso, blandamente tenuta d'occhio dal proprietario di servizio alla cassa. Non sapeva di preciso quando il suo occhio era caduto su quel fumetto, Hell girl- la ragazza dell'inferno. Primo volume. L'aveva comprato curiosa di sapere che ci faceva una ragazza all'inferno e, in fondo, credeva forse di trovarci qualche punto in comune. Taluni pensano che il vero inferno non è un baratro di fuoco. L'eterna dannazione è qui sulla terra, nelle nostre piccole vite. Tu invece che dici?

Non aveva risposto. E ora dall'altra parte della strada vide i due piccioncini appartati in un angolo. Parlavano sottovoce e forse si sbagliava, ma non si tenevano per caso le mani nelle mani? Oh beh, facciamo progressi, pensò ma meno di mezzo minuto dopo si accorse di quali progressi si parlava. Erica fece per andarsene ma non tralasciò di salutare il suo innamorato..baciandolo sulla bocca.

Sara spalancò occhi e bocca in un'espressione inconsapevolmente comica. Vide chiaramente le braccia muscolose di Robert circondare la sua amica e le due bocche praticamente incollate l'una all'altra, a suggellare quell'amore fresco e innocente. Era forse immaginazione ma poteva sentire da lì il loro trasporto, la passione..due anime che si fondono in una. E appena Erica uscì dal negozio le saltò al collo. "Non devi dirmi nulla?" disse con fare innocente.

Erica sospirò. "Quel giorno che avevamo litigato" confessò riluttante. "Quando sono tornata a casa ho trovato lui ad aspettarmi. E ti giuro che non so il perché o il percome ma è successo, e basta".

Non lo sai? Gli sbavi dietro da tutta una vita, geniaccio!

"Io non gli sbavavo dietro" ribattè Erica piccata. "Ci piacciamo da sempre ma eravamo troppo timidi, e c'è un'enorme differenza".

"Esci dalla mia testa!" esclamò Sara. Gliene bastava una, di vocina petulante. "Ma perché non mi hai detto niente?" disse poi.

"Beh, noi non ci parlavamo" le ricordò. "Non veramente, mai. E non volevo confidarti una cosa così importante in quello stato. Ma adesso lo sai, no?".

"Non certo per ispirata fiducia" rispose l'altra. "Forse pensavi..".

Non finì la frase. Un attimo prima discutevano e un attimo dopo un brivido gelido fece loro venire la pelle d'oca, come il rantolo di un mostro appena dietro di loro, appena si fossero girate le avrebbe divorate vive.. Senza dire una parola si allontanarono correndo finchè non trovarono un rifugio dietro l'angolo di una vecchia palazzina. Magia nera. Faceva il suo ingresso e le tue gambe facevano il resto. "Le odio" borbottò Erica.

"Questa l'ho già sentita" rispose la sua amica. Si accostò al muro. "E mi fa pensare a quanto tempo abbiamo prima della Battaglia Finale".

"Non molto" convenne Erica. "Sarà epocale, vedrai. Scommetto che altre congreghe verranno qui ad assistere" disse guardandola negli occhi.

"Si, e punteranno tutte le probabilità contro di noi". Si chinò ad allacciarsi la scarpa sinistra.

"Si sbagliano" replicò l'altra. Si appoggiò al muretto. "Ma saremo noi a vincere, Sara. Di loro non rimarrà più nulla. E se così non sarà" aggiunse con una strana espressione "allora non rimarrà più nulla di me. Ma in quel caso preferisco uccidermi con le mie mani".

Sentendo quelle parole Sara si rialzò di scatto. "Ma che vai dicendo?" esclamò quasi urlando. Le prudevano le mani dalla voglia di afferrarla per il bavero e scuoterla. "Sia ben chiaro che affronteremo insieme questa guerra, e se vinceremo saremo in due e se perderemo saremo in due lo stesso! E poi" aggiunse avvicinandosi e calando di voce "finchè sarò tua amica non lascerò mai che tu faccia qualcosa di sconsiderato, mi spiego?".

Erica la guardò e ripensò a quante volte aveva desiderato qualcosa del genere. "Ti voglio bene, Sara". D'impulso l'abbracciò stritolandola un pochino.

"Si, anch'io. Però ora non tanto".

Si staccò da lei. "Perché?".

"Scusa, per quanto tempo pensavi di tenermelo nascosto? Questa è una città di provincia dove tutti sanno di tutti e non puoi uscire di casa senza imbatterti in qualcuno che conosci. No davvero, che senso ha?".

Non sai quanto hai ragione. "Beh.. sai, dopo quel bacio io e lui non ci siamo più visti, non fino a oggi. Neanche una volta, e gli ho spiegato che le cose rimanevano così finchè noi due non facevamo davvero pace".

Sara non rispose. Dalla bocca dello stomaco strisciò verso l'alto come una striscia di isteria e ilarità che velocemente arrivò fino alla bocca. Ricordava qualcosa di vagamente somigliante quand'era piccola, una volta che aveva assaggiato lo champagne ma questa era molto più intensa, bollicine su bollicine dappertutto. Dopo un po' non ce la fece più e scoppiò a ridere tanto da farsi venire le lacrime agli occhi, rise tanto da accasciarsi per terra appoggiata al muretto tenendosi la pancia. Come non faceva da quelli che le sembravano anni. Rideva e rideva e poi guardava Erica e le veniva da ridere di nuovo.

La sua amica si sedette accanto a lei. Per empatia e per l'assurdo le stava venendo la ridarella, ma tanto da riuscire ancora a spiccicare parola. "E ora cosa c'è?".

Dopo aver latrato per un po' Sara riuscì a dire "Come cosa? Sei una persona assurda!!". Si fermò per riprendere fiato. "Ti rendi conto?" aggiunse sempre ridendo "tu parli e fai come un comandante delle forze armate contro quelle megere e p-poi..". Altro scroscio di risa. Erica si chiese se non si sarebbe fermata più. "Poi ti nascondi per non farti vedere dall'amore della tua vita e usi me come..". Scoppiò a ridere, di nuovo.

Non appena Erica si rese conto di tutto non provò neanche a trattenersi: esplose in un boato di risa assordanti e baritonali delle sue. Una signora con cane al seguito si girò verso di loro con fare perplesso poi riprese la sua strada. Le due continuarono a starnazzare come due isteriche senza riuscire a fermarsi, senza un motivo apparente che non fosse guardarsi negli occhi e ricominciare da capo.

"Guarda!" esclamò Erica poi indicando l'orologio. Le lacrime scendevano copiose sul suo viso come il dolore alla milza. "Abbiamo perso una giornata di scuola!".

"E CHISSENEFREGA!!". Un nuovo boato di risate convulse esplose in quell'angolo di strada dall'aria sgualcita, fermando i passanti per poi farli tirar dritto scuotendo la testa. Risero e risero beatamente buttate lì per terra per quelle che a loro sembravano ore, riempiendo con i loro sghignazzi isterici tutta la città.



Commenti

pubblicato il 25/06/2010 23.17.51
mirketo, ha scritto: è affascinante questo capitolo,purtroppo sento che questa storia sta giungendo al termine...Comunque forte il fatto del libro : Hell Girl:La ragazza dell'inferno.Se non sbaglio c'è su Ewriters
pubblicato il 26/06/2010 8.58.03
gotica, ha scritto: scrivi davvero bene..bello questo racconto..bacio

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