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lavoro pubblicato martedì 22 giugno 2010
ultima lettura lunedì 16 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

INVINCIBILI STREGHE

di akire. Letto 921 volte. Dallo scaffale Fantasia

Su forza in piedi! In piedi, giovane pazza suicida!Un piede strisciò fuori dalla coltre buia che era il suo letto. L'altro non lo seguì...

Su forza in piedi! In piedi, giovane pazza suicida!

Un piede strisciò fuori dalla coltre buia che era il suo letto. L'altro non lo seguì. La loro proprietaria senza forse accorgersene continuò beatamente a ronfare, o almeno ci provò ignorando la vocetta malefica..ecco. Si era azzittita.

IN PIEDI!!

All'ordine perentorio sussultò spalancando gli occhi e tirandosi (quasi) seduta. Ormai sveglia, la voce si ritirò. Addio dolci sonni fatti di niente. "Non l'avevo mica chiesta, la sveglia.." sbuffò alzandosi.

"Buongiorno Sara" salutò Erica giuliva. Era appollaiata sulla poltrona accanto al comodissimo mobile sgranocchiando un biscotto e leggendo. Certo. Cosa le riusciva meglio?

Strisciò verso il bagno. Faceva spavento, come sempre di mattina. In un momento di masochistica malignità pensò che la sua migliore amica doveva considerarla routine. Non le piacevano tanto i romanzi dell'orrore?

Non sei né più né meno diversa da ogni altra ragazza di prima mattina, intervenne la voce che sperava morta, almeno per il resto della giornata. Datti una sistemata e ti accorgi di come ti passano i complessi.

"Tu sta zitta" sibilò allungando una mano verso la spazzola. Perché non aveva ancora trovato un modo per farla tacere per sempre?

Venti minuti più tardi era tornata, a suo dire, a sembrare un essere umano. Aveva optato quel giorno per jeans e camicetta, non avendo voglia di perder tempo in qualcosa di più elaborato -Erica non era stata di molto aiuto, persa nelle trame del nuovo interessantissimo thriller di Micheal Connelly. Scesero le scale per fare colazione trovando il tavolo apparecchiato e la madre assente. La solita routine. Si sedettero l'una ciondolante e l'altra con gli occhi ancora appiccicati al suo libro. Come facesse a mangiare e leggere allo stesso tempo senza sporcarsi o macchiare quelle pagine immacolate rimaneva per Sara un mistero. Accese la radio.

"Uuugh!" gemette Erica. Chiuse il giallo e lo spinse via. "La minuziosa descrizione di un cadavere ritrovato dopo due settimane, tutto..".

"Erica, ti spiace tenerti per te questi interessanti dettagli almeno per ora? Ti prego".

La sua amica alzò le mani e afferrò una fetta di pane tostato. Un'altra delle sue cose incomprensibili era il desiderio che tutti nel suo raggio d'azione sapessero sulla trama del libro del momento, e di solito nei momenti meno opportuni. Adesso era calato il silenzio ma Sara sapeva che appena avesse potuto Erica sarebbe tornata su chi aveva fatto cosa a chi. Beh, almeno non si metteva a discutere troppo se la si stoppava.

Rimasero per un po' in silenzio, rotto solo dalla radio. Era solo di recente che erano tornate a quella vecchia routine dopo giorni di saluti e formali chiacchierate, niente di più. L'orgoglio, entrambe lo sapevano, era una zavorra che può diventare terribilmente pesante ma non davano segno di volersene liberare. Poi una mattina di domenica Sara aveva visto un sassolino colpire la sua finestra. Si era affacciata e sotto aveva visto la sua migliore amica sorridente. L'aveva fatta entrare e allora erano tornate con muto assenso e chiarimento alle vecchie abitudini. Adesso però c'era qualcos'altro di importante.

"Erica?".

L'altra intanto aveva ripreso in mano il libro. "Uh?".

"Mi chiedevo..mi hai fatto capire che odi profondamente Babette e le altre, ma non ho mai capito il perché. Se ti andava di spiegarmi..". La lasciò sul vago.

Erica aveva posato il suo prezioso romanzo guardando per un attimo il vuoto. Si girò poi verso di lei. "E' storia vecchia" disse. I suoi occhi erano..così seri, come Sara poche volte aveva visto. E riflettendoci poi non si stupì di ricordare che avevano preso la stessa espressione in casa del nemico. "Però hai il diritto di saperlo, no? In fondo come me rischi di essere fatta a pezzi da quelle là.

E' storia vecchia, almeno per me. Ma è strano come ora mi sembri così attuale, e così nitida nella memoria. Credo che sarà sempre così. Comunque, risale a ben otto anni fa, quando avevo la metà degli anni che ho ora". Si pulì la bocca col tovagliolo. "Era tutto più semplice allora, ma presumo che sia così per tutti i bambini. Io e miei genitori vivevamo in quella casa che puoi vedere se ti affacci dalla finestra, ed eravamo felici. Davvero felici, io amavo mia madre e mio padre e loro amavano me e pensavo che sarebbe stato così per sempre. Ma suppongo che il ‘per sempre' sia valido solo per i morti".

Sara a quella frase rabbrividì. Con una sola domanda aveva fatto emergere un lato di Erica che non aveva di cui non sospettava l'esistenza. Non l'interruppe, voleva che continuasse.

"Poi una mattina mi persi con la mia bici. Ci ho ripensato a quel ricordo, sai? Quando eravamo davanti a quella magione. M'imbattei per caso in quel cancello e ricordo che scappai via terrorizzata perché credevo..anzi no, sapevo d'aver visto la faccia di un mostro. Eppoi quel posto mi faceva star male. Quando tornai a casa scoprii che qualcuno aveva fatto irruzione, avevano fracassato la porta e tutti i vetri delle finestre in un potente attacco di magia. I miei non c'erano. Ricordo che vagai per tutta casa cercandoli sempre più disperata finchè..". S'interruppe.

"Tu lo sapevi dei sacrifici, Sara?" chiese dopo un po'. La sua voce si era fatta dura, tagliente. "A quanto pare sono necessari per iniziare un nuovo membro in una congrega. Una sorta di speciale celebrazione. Non ricordo di preciso quando sono caduta a terra presa dagli spasmi. M'attorcigliavo al suolo e dietro le palpebre serrate vidi..la mia famiglia sgozzata dalla congrega delle streghe nere per loro. Per quegli esseri. E in quel momento preciso io ero lì davanti".

Calò su di loro un pesante necessario silenzio, scosso poi dalla Erica di oggi, in versione riveduta e corretta. "Andiamo" esclamò. "Rischiamo di far tardi". S'alzò con disinvoltura seguita a ruota da Sara in pieno tumulto interiore.

Sarebbe passato un po' prima che si facesse una ragione delle parole di Erica, ma non ne avrebbe parlato mai..non avrebbe mai sollevato con la sua amica l'argomento su quello che entrambe sapevano. Sul fatto che nella sua mente era apparso il volto di quello che li aveva rapiti. Il mandante delle streghe nere, la faccia demoniaca e contorta di Yasha.



Commenti

pubblicato il 22/06/2010 23.28.27
mirketo, ha scritto: insomma sta yasha , spero che faccia una brutta fine , tipo quella che tu vuoi far fare a lucifero xD CMQ BEL CAPITOLO
pubblicato il 22/06/2010 23.31.39
akire, ha scritto: ih ih ti ringrazio mirketo. Per ora però non ti anticipo nulla
pubblicato il 23/06/2010 0.21.48
mirketo, ha scritto: per te come me l'ha cavo coi racconti d'amore?
pubblicato il 23/06/2010 14.44.04
Kitsune, ha scritto: finalmente un tuo lavoro..è da un po di giorni non vedevo postato nulla di nuovo..mi stavo preoccupando...
pubblicato il 24/06/2010 11.39.45
gotica, ha scritto: bellissimo,brava..
pubblicato il 24/06/2010 20.49.12
fiordiloto, ha scritto: Grande Akire!!!!!! Come al solito appassionante! Scusa per la lunga assenza, ma ora che sono rientrata in patria potrò leggerti con più frequenza! Aspetto con ansia il prossimo!

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