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lavoro pubblicato martedì 15 giugno 2010
ultima lettura martedì 22 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

INVINCIBILI STREGHE

di akire. Letto 1047 volte. Dallo scaffale Fantasia

Quand'era piccola Erica una sola volta era capitata per sua sfortuna davanti a quel cancello in ferro battuto. Era tarda primavera e nell'aria, ad a...

Quand'era piccola Erica una sola volta era capitata per sua sfortuna davanti a quel cancello in ferro battuto. Era tarda primavera e nell'aria, ad avere il naso buono, si preannunciava un'estate particolarmente afosa. Correva scivolava pedalava forsennata sulla sua bici nuova di zecca a cui sua madre aveva attaccato strisce di carta colorate sul manubrio, che ondeggiavano nella brezza. Pedalava per la Main Street allegramente incurante delle macchine che le sfrecciavano accanto, come fanno tutti i bambini, e si divertiva. O almeno si divertiva finchè avvertì nell'aria quella cosa..come un mostro dai mille tentacoli che gelido e silenzioso si posava su di lei. Non osò alzare gli occhi perchè sapeva con assoluta certezza che l'avrebbe visto, avrebbe visto quella cosa. Soltanto molto più tardi avrebbe capito che quello che aveva percepito altro non era che un blocco di magia nera ma allora non lo sapeva. Strinse con forza il manubrio della sua bici e scappò via correndo inseguita le sembrava da mille demoni e mostri. Vagò alla cieca con i nervi all'erta, uscì dal centro abitato inoltrandosi nella fitta boscaglia. Dopo poco tempo si fermò ansante e scese dalla bici posandola per terra. Il mostro era scomparso, il senso di gelo non c'era più. Tirò un sospiro di sollievo e si guardò poi intorno perplessa. Si trovava in un bosco di querce enormi a lei sconosciuto, nel suo girovagare non era mai finita lì e non vedeva nessuno nei paraggi. Non andò nel panico. Anche se relativamente giovane -otto anni- sapeva orientarsi bene e trovava sempre, in un modo o nell'altro, la strada per casa. Lo avrebbe fatto anche stavolta. Inforcò la sua bici e s'incamminò seguendo l'istinto di streghetta e dopo pochi passi si fermò. Era andata a finire proprio davanti a una casa enorme. Si tirò indietro presa di nuovo da quella sorta di malessere. Sapeva di quel posto. Non lo aveva mai visto finora ma lo conosceva per i discorsi che facevano ogni tanto mamma e papà. Era la casa delle streghe cattive e da un momento all'altro sarebbero saltate fuori per prenderla e trascinarla dentro e..

Scosse la testa. Non doveva pensare a quelle cose, doveva andarsene di lì. Subito. Afferrò la sua bici quando vide qualcosa che la raggelò. Ai margini di quel cancello enorme decorato con disegni di rose c'erano delle colonne imponenti, come guardiani. E sotto gli occhi della bambina ogni mattone di quei giganti sprigionò una voluta di fumo che si trasformò in fiamme, fiamme lunghissime che si univano in un'enorme falò bruciante che portava alla luce qualcosa..una faccia ghignante priva di occhi e qualcos'altro che non fosse la bocca enorme. Era la faccia di un demone, di uno spirito maligno. Erica non riusciva a muoversi. Era paralizzata dal terrore e soltanto quando l'essere crepitò a pochi centimetri dalla sua faccia si riscosse. Si allontanò dapprima lentamente strisciando i piedi nel sottobosco e poi urlando all'impazzata trascinandosi dietro la bici per un paio di miglia.

Adesso quel ricordo fece capolino con la sua mente. Soltanto un istante però, il tempo di un piccolo tuffo nel passato. Ora non c'era spazio per la paura. A passo deciso le due si avvicinarono al cancello. Sara appoggiò la mano su di esso poi la ritrasse. Il cancello esplose in mille pezzi e lei ed Erica percorsero risolute il viale fino alla porta d'ingresso.

"Che faccio, busso?" disse Sara sogghignante. Stava per far fare alla pesante porta di mogano la stessa fine del cancello quando Erica la fermò.

"Non sarà necessario" disse, e aveva ragione. Dopo pochi istanti la porta si spalancò aperta da una domestica col grembiule. Una domestica umana, ma sicuramente consapevole. Senza neanche darle il tempo di parlare le due la scansarono per entrare ignorando le sue proteste fioche. Rimasero al centro del vasto salone, in attesa.

In attesa di Babette, che scese platealmente le scale seguita dalle altre tre. Si fermarono davanti a loro, il capo in testa e le tre streghe disposte a ventaglio dietro di lei. Si studiarono in silenzio e Sara notò, con la coda dell'occhio, che all'apparire della padrona la domestica si era defilata.

Babette prese la parola. "Erica, Sara" attaccò nel tono affettato di una padrona di casa "che piacere vedervi, di nuovo. Posso offrirvi qualcosa?".

"Oh si" rispose Erica. "Il nostro amico Robert, il cacciatore. Subito".

L'altra arricciò le labbra mostrando un dispiacere a lei estraneo. "Temo che questo non sia possibile". Con una movenza aggraziata si sedette sul divano. "Robert è..occupato, al momento. E credo che lo rimarrà ancora per un po'. Avete fatto un viaggio a vuoto". Le altre megere sogghignarono.

Con nuovo ardore Erica in due passi si avvicinò al divano. Si chinò su Babette sorridendo placidamente, e serrando una mano sul bracciolo. "Vogliamo scommettere che troviamo il modo di trarlo d'impaccio?" sussurrò. Si girò e camminò a passi lenti per la sala. "Bella casa la tua, Babette. Complimenti". Si voltò di nuovo verso di lei. "Mi dispiacerà farne un cumulo di macerie fumanti, davvero, ma sai io ho altre priorità".

La strega s'era alzata dal suo trono e fissava Erica con occhi di brace. "Cosa hai detto?" sibilò.

"Quello che hai sentito, megera. O ci riconsegni il nostro amico di tua spontanea volontà o io e la qui presente Sara facciamo saltare in aria il tuo castello e ci riprendiamo Robert da sole. Allora?".

"Come osate" sibilò Babette. "In casa mia. Ma questa volta non la passerete liscia. Roxanne! Ester!".

All'ordine le due streghe come bravi soldatini scattarono avventandosi contro Sara ed Erica, due contro due. Sara fu scaraventata all'indietro e rovinò contro il muro rialzandosi subito dopo. Erica se la cavò un po' meglio. Roxanne tentò d'intrappolarla nell'occhio del ciclone ma invano, la giovane strega soffiando disperse tutta quell'aria micidiale e subito dopo la scagliò contro la sua creatrice. Roxanne fu scagliata contro la balaustra delle scale e lì rimase, inerme. Fuori uno. L'insignificante Ester prese allora l'iniziativa, ma appena prima di scagliare un incantesimo un grosso vaso si ruppe contro la sua nuca. Crollò a terra svenuta. Fuori due.

"Cosa vogliamo fare Babette? Fare la lotta tutto il giorno? Per me va bene, oggi mi sento così forte da poter mandare al tappeto anche te. E faresti la mia amica molto felice".

"Questo lo vedremo subito" rispose l'altra e si preparò a lottare quando Erica la interruppe. Si voltò verso Sara e l'altra seppur a malincuore fece cenno di si. Erica sorrise. "Ho qualcosa da proporti" disse.

Gli occhi di Babette si strinsero in due fessure sospettose. "Cosa?".

"Uno scontro, una battaglia finale..la tua congrega contro di noi. Ma non qui, non ora. All'ultima luna piena, la più potente. Un duello mortale nella luce della luna blu".

L'altra ci riflettè per un attimo. "La luna blu" sospirò, e sorrise. "D'accordo, ci sto. Ma sarà un duello, un vero duello..e tu sai come si concludono". Il sorriso si trasformò in un ghigno malefico. Schioccò le dita. "Vi ho ridato quello che volevate. Ora andatevene".

Le due giovani streghe uscirono dalla magione e davanti al cancello distrutto ritrovarono un abbastanza confuso Robert. Erica corse ad abbracciarlo lasciando Sara indietro; praticamente gli saltò al collo e il suo amore ricambiò, scombussolato e felice come non mai. "Ho temuto di non rivederti più" mormorò, e il suo cuore colmo d'amore si allargò tanto che temette potesse straripare, tutto quello che provava per lui..

"Oh, siete incantevoli" esclamò una voce.

Sara si girò di scatto e vide Yasha avanzare a passi lenti verso di loro. Senza neanche accorgersene sul suo viso comparve un'espressione indecifrabile di gioia e diffidenza. Erica intanto era scesa da Robert ed entrambi contemplarono il demone con odio e ferocia. Solo che la strega aveva un motivo in più per spaccare quella faccia da schiaffi in due. "E tu cosa ci fai qui?".

"E' una domanda che mi rivolgete spesso" commentò l'altro. Ora si era fatto vicino a loro. "Ero venuto a salvarvi, in realtà. Sapete, l'angoscia per le vostre sorti mi stringeva il cuore..".

"Tu non sai cos'è l'angoscia" sibilò Erica "non è sentimento per te. E probabilmente non hai neanche un cuore. Era anche per questo motivo che ti avevo detto di tenerti alla larga".

Sara era basita. "Avevi detto? Quando?".

"La tua amica non te l'ha detto?" fece il demone deliziato. Era alle porte un possi-bile caos. "La qui presente Erica può vantare una conoscenza del sottoscritto di lunga data, e approfittandone mi ha evocato dicendomi..no, ordinandomi di non avvicinarmi mai a te, Sara. Ti ha tenuta all'oscuro? Questo è molto irrispettoso".

"Come hai potuto farlo, Erica?". Sara era sgomenta.

"Come hai potuto farlo, Erica?". Robert non era da meno.

"BASTA! E' vero, ma ho agito in buona fede. Perchè si, conosco il signore qui presente da tempo, so chi è e cosa è in grado di fare. E di certo fra noi non c'è nulla che vada oltre l'odio reciproco".

"Ma sei tu che mi odi, Erica. Io non ho nulla contro di te, credimi. La vostra imminente battaglia..".

"Sta zitto, verme. E all'ultima luna piena saprò da che parte starai, anche se non devo fare uno sforzo per capirlo ora. Vattene via".

"Come desideri". Il demone iniziò a svanire nell'ombra.

"Aspetta!" gridò Sara. Allungò la mano per trattenerlo e stavolta riuscì a prenderlo per un braccio. "Non andartene..".

"Devo. Ma non preoccuparti, ritornerò da te. Niente può fermarmi veramente".

Scomparve nel nulla lasciando dietro di sè quelle parole minacciose, promettenti, e tre sparuti esseri con molte spiegazioni in sospeso.



Commenti

pubblicato il 16/06/2010 12.28.10
Kitsune, ha scritto: ehi grazie dell'appoggio..kit
pubblicato il 19/06/2010 23.05.58
mirketo, ha scritto: Ormai la storia mi appassiona sempre di più,vado a leggere subito il prossimo

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