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lavoro pubblicato lunedì 14 giugno 2010
ultima lettura venerdì 9 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

INVINCIBILI STREGHE

di akire. Letto 920 volte. Dallo scaffale Fantasia

Purtroppo per loro, le minacciose lingue di fuoco non furono la prima e l'ultima ritorsione: altri ‘strani fenomeni' si ripeterono in quei gio...

Purtroppo per loro, le minacciose lingue di fuoco non furono la prima e l'ultima ritorsione: altri ‘strani fenomeni' si ripeterono in quei giorni, diversi fra loro ma egualmente crudeli e soprattutto senza scomodi testimoni. Un cassetto pieno di matite che magicamente si trasformavano in serpenti velenosi, e nessuno in classe che se ne accorgesse. Un rubinetto aperto che invece di far sgorgare acqua sputava fuori veleno corrosivo, un passante che in un accesso di follia tentava di strangolarle per poi tornare in sè dimenticandosi di tutto. Quello era stato davvero spaventoso. Quando quell'uomo aveva ritrovato la ragione Erica e Sara avevano trovato una scusa (falsa) per spiegare quanto accaduto e se l'erano data a gambe.

"E' colpa mia" rantolò Erica quando arrivarono in fondo all'isolato. Appoggiò le mani alle ginocchia per riprendere fiato.

"Cosa?" rispose Sara altrettanto ansante. Le sue guance si erano fatte rosso pomodoro ma non ci fece caso. "Che stai dicendo?".

Erica si appoggiò al muretto basso. "Ho detto che è colpa mia". Strisciò fino ad accoccolarsi per terra. "Ho avuto io la brillante idea di andare a stuzzicare quelle là, e guarda che ci sta succedendo ora. Ma io non lo volevo, lo giuro. Io volevo solo essere lasciata in pace".

Sara la imitò e si ritrovarono sedute a fissare il vuoto. "No" rispose. "E' colpa nostra, semmai. Io ho fatto la mia parte, ricordi? Eppoi ci tormentavano anche prima".

"Questo non mi consola".

L'altra fece spallucce. "Troveremo una soluzione. L'hai detto anche tu quando abbiamo visto quei simboli, no? E' guerra. E se ne usciremo vittoriose allora ci lasceremo alle spalle tutto questo".

Erica mugugnò qualcosa di incomprensibile. Rimasero per un po' lì in quella posizione ognuna persa nei propri pensieri. Erica nonostante le parole dell'amica continuava con il mea culpa e ripensava a tutta la sua vita in quel posto dominato dal male. Sara, dal canto suo, ora che aveva preso coscienza dei propri poteri e su come usarli, si galvanizzava al pensiero del suo primo scontro magico. Non si era mai trovata in una situazione del genere ma non si lasciava abbattere, e si vedeva come tutti quelli che si accingevano a entrare per la prima volta nell'arena sconfiggere i suoi nemici. Non avrebbero perso, quello no. Non era una possibilità contemplata.

Era ancora in quello stato quando udirono l'allarme. Non era la sirena della polizia poco distante o uno di quegli antifurti tanto preziosi quanto paradossalmente inutili che gli umani mettevano dappertutto. No, l'allarme scattò dentro di loro, e nello stesso istante le due videro Robert trascinato via urlante.

"L'hanno preso!" esclamò Sara. Non avrebbe mai ammesso che la parte della sua mente, quella che si nascondeva, esultava alla notizia. Adesso abbiamo un vero motivo per scatenare una guerra.

Erica non disse niente. La sua mano destra sporta in avanti si chiuse dolorosamente ad artiglio, le unghie sprofondarono nella carne del palmo e da esse sgorgò un rivoletto di sangue che nessuno vide scivolare e cadere al suolo. I suoi occhi brillarono del vecchio odio misto al nuovo bruciante sentimento di furia. Non le offuscava la mente, le suggeriva anzi con freddezza e lucidità. Prese Sara per mano. "Il loro covo si trova dall'altra parte della città" disse con voce non sua. "Dobbiamo muoverci".

E prima che Sara potesse dire o fare qualcosa per replicare furono circondate da una luce bianca, accecante. Chiusero gli occhi feriti, e quando li riaprirono si ritrovarono davanti alla gigantesca villa.

• • •

Scivolò agile fuori dall'ombra come sua abitudine secolare. Aveva visto e sentito quanto basta per sentire nell'aria odore di guai. Di nuovo. Si stiracchiò indolenzito muovendo la testa di qua e di là, un po' irrigidito dopo giorni passati nell'immo bilità del folto della foresta. Si sfiorò le labbra con la mano e si accorse che erano macchiate di sangue, rappreso, probabilmente di due giorni prima. Si pulì con il dorso della mano. Era diventato distratto, di recente. Una pessima cosa per uno come lui.

Ed era tutta colpa sua. Non sapeva perchè ma da quando se l'era capitata fra i piedi Yasha si era distante, irrequieto..anche più irritante del solito. E aveva voglia di rivederla. Un'altra pessima idea, secondo lui e anche secondo la sua amica strega che era stata chiara in proposito. Il demone per quanto tale non aveva affatto il desiderio di scatenare le sue furie. Non un'altra volta.

Ora che faccio? Si sono andate a ficcare nella tana del lupo e non dovrebbe neanche importarmene. Allora perchè mi preoccupo? Non dovrebbe fregarmene altamente e invece NON CI RIESCO.

Nella sua vita aveva sempre seguito una massima che ricordava dal suo passato mortale: i pensieri sono fumo, le azioni sono la vera sostanza. Non poteva restare lì a perdere tempo, doveva agire e almeno in questo il suo io demoniaco era concorde. Prese una decisione e sfrecciò via tanto veloce da sparire, con una direzione chiara nella mente.



Commenti

pubblicato il 15/06/2010 21.57.42
LunaPiena, ha scritto: Akire scrivi di Yasha..sono così curiosaaaa! bacioni

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