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lavoro pubblicato sabato 12 giugno 2010
ultima lettura domenica 10 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

INVINCIBILI STREGHE

di akire. Letto 1054 volte. Dallo scaffale Fantasia

Era placidamente seduta sul una poltrona del salotto con in mano il suo ultimo acquisto, Cose preziose, preso il giorno prima. Adorava Stephen King ...

Era placidamente seduta sul una poltrona del salotto con in mano il suo ultimo acquisto, Cose preziose, preso il giorno prima. Adorava Stephen King ed essendo una lettrice veloce era già a un buon quarto della lettura. Ma non ne parlava spesso con Sara. Ogni volta che lo faceva la sua amica la guardava come se fosse un mostro.

Era immersa nelle subdole strategie di Leland Gaunt, l'affabile commesso che dietro la facciata nascondeva la sua natura di diavolo (o qualcosa di molto simile). Stava ancora leggendo quando udì un paio di piedi che scendevano le scale ma non alzò gli occhi finchè Joanne non andò in cucina.

"Sara si sta vestendo" l'avvertì a mò di saluto intanto che si versava il caffè.

Erica udì un tramestio poi la madre di Sara uscire a passo di carica e prendere la borsa per andare al lavoro. Fece per aprire la porta quando si girò verso di lei. "Erica?".

"Si?".

"State attente, sempre". Si girò e se ne andò.

• • •

La campanella dell'ultima ora suonò ed Erica e Sara si avviarono con la solita calma verso l'uscita, in mezzo al fuggi fuggi generale. Per quel giorno si erano risparmiate le solite chiacchiere, impegnata l'una a disegnare e l'altra come sempre a leggere, leggere, leggere. Al contrario di Sara a Erica piaceva quel che faceva la sua amica, i personaggi bellissimi che creava, di solito ragazze con la calzamaglia nera che volteggiavano e rubavano oggetti preziosi meglio di Arsenio Lupin, e uccidevano con la stessa eleganza. Ogni tanto interveniva per suggerire le battute dei protagonisti, o uno sfondo di scena per poi tornare al suo romanzo. Tempo ora di pranzo era arrivata a metà libro.

Perciò quella era stata una giornata silenziosa, ma non pesante o sgradevole. Tuttavia sulle scale Erica raccontò a Sara del breve dialogo avuto con la madre quella mattina; ne discussero strada facendo.

"Ma cosa vorrà dire?".

"E' probabile che Joanne sappia quello che facciamo" rispose Erica. "Però invece di una lunga ramanzina si è limitata ad avvertirci. Adorabile".

Sara stava per rispondere ma in quel momento due lunghe lingue di fuoco le circondarono intrappolandole. Nel panico si guardarono intorno in cerca d'aiuto ma si accorsero che per strada non c'era nessuno.

Come in una città fantasma, pensò Sara. Non c'è anima viva perchè non c'è più niente di vivo. Ma se non facciamo qualcosa diventeremo anche noi fantasmi..

Non sapeva perchè pensava quelle cose. Sapeva solo che voleva uscire da lì viva. Niente torce umane, grazie. "Hai una vaga idea..".

"Ma certo" rispose Erica. Era nervosa impaurita e tutto il resto, qualsiasi cosa le facesse accapponare dolorosamente la pelle. "Sara".

"C-cosa?".

"Conosci il verso del mare?" disse la sua amica e subito dopo imitò perfettamente il suono di un'onda che si infrange contro il bagnasciuga. A quel suono, come un richiamo, un'onda possente si sollevò dal nulla immergendo le fiamme, spegnendole come fossero una candela.

Le due si staccarono e guardarono per terra. C'erano delle rune, sopra, e anche se Sara ancora non conosceva bene il loro linguaggio capì che era stata scagliata loro contro una specie di maledizione.

Erica si chinò per osservarli. Ne sfiorò la punta con i polpastrelli, attenta a non toccarli troppo. "Beh, questo è un bel problema" disse con tono pratico. "E usare contro di noi il fuoco..per fortuna esistono i vecchi rimedi". Si alzò e guardò Sara. "Era un incantesimo di mia madre". Sorrise con nostalgia.

"Ma come hai fatto?" domandò lei con ammirazione. Aveva chiamato quell'onda così bene che a Sara era parso per un breve, brevissimo istante di trovarsi alla baia dove andava ogni tanto da piccola. E avrebbe potuto giurare di sentire odore di salsedine.

Erica si strinse nelle spalle. "Me lo ricordavo" ammise. "E' più che altro un trucco, in realtà. Che ci è stato utile".

"Utilissimo" concordò Sara. Tornò a guardare le rune. "E' guerra".

"Già. E anche se siamo in svantaggio..non so te ma io ho un incentivo in più".

"Si, l'odio. E ti dirò, non rientrano neanche nel mio club delle simpatie".

Guardando in fondo alla strada videro una figura che si avvicinava a tutta velocità. Era Robert che si fermò riprendendo fiato per un attimo prima di rivolgersi a loro. "Ragazze! Va tutto bene?".

Sara constatò che Erica non appena lui era apparso era entrata in modalità ragazza innamorata: testa inclinata da un lato, occhi da triglia e il sorriso dell'idiota. Era la stessa persona che poc'anzi aveva sgominato una pericolosa magia nera? "Tutto a posto, Robert" rispose tirando le labbra chiuse all'insù.

"Siete ferite? Sono ancora quelle?". Sembrava ansioso.

Senza farsi vedere Sara tirò alla sua amica un calcio al tallone, non troppo forte, il tanto necessario per risvegliarla dalla trance. Erica sussultò. "Si, ma non preoccuparti. Ce la caveremo".

Il cacciatore rimase in silenzio, come pensando. "Va bene" disse poi. "Ma qualsiasi cosa succeda potete sempre contare su di me. Ora andiamo, vi accompagno a casa".

E ignorando deliberatamente lo sguardo seccato che Sara aveva rivolto al cielo Erica afferrò la mano del suo innamorato, del suo vorrei-tanto-non-fossimo-solo-amici, e tutti e tre si avviarono per la Main Street stranamente deserta.



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