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lavoro pubblicato sabato 12 giugno 2010
ultima lettura lunedì 21 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Sarò regista di teatro, da grande

di magnonove. Letto 464 volte. Dallo scaffale Sogni

Certe volte chiudevo gli occhi, per pochi istanti, come per pensare meglio qualcosa. Tante figurine silenziose iniziavano spesso a muover...

Certe volte chiudevo gli occhi, per pochi istanti, come per pensare meglio qualcosa. Tante figurine silenziose iniziavano spesso a muoversi davanti a me, forse incoraggiate da quella penombra crepuscolare. Poi tutto in un attimo tornava ad essere il mondo reale di sempre, bastava un piccolo rumore, un disincanto qualsiasi, ed io bambino correvo a cercare in altri luoghi quei personaggi che affioravano così facilmente da sotto alle palpebre, come in un gioco di strano prestigio,di cui non potevo dar notizia a nessuno.

Certe mattine, nel bagno, lavavo il viso con acqua corrente, e sentivo sotto ai polpastrelli delle mie dita, quegli occhi che riuscivano a scorgere qualcosa che non sapevo neanche io cosa fosse, quello spazio scenico di legno, rialzato rispetto alla quota del pavimento di tutti, e sopra in continuo movimento quelle figurine di persone vestite ora come personaggi del circo, ora come cittadini di un’epoca antica, ora come domestici animali umanizzati, quasi come dentro ad una favola. Mi sentivo ricco di qualcosa che, ne ero sicuro, gli altri non potevano assolutamente neppure immaginarsi, ed il mio straordinario mondo interiore pareva vivere in perfetta simbiosi con la realtà di ogni giorno.

Crebbi, e la mia malattia iniziò a manifestarsi sempre più spesso, con attacchi violenti di tosse che qualche volta non lasciavano scampo, lasciandomi senza fiato per giorni ad osservare lo scuotere del capo dei tanti dottori chiamati dai miei genitori. Lottavo, non volevo rinchiudermi nella stanza dei sogni assieme alle mie figurine in movimento perenne, pur con quanto mi attraesse quel mondo, ma fu solo in un giorno qualsiasi che tutto d’improvviso parve cambiare.

Le figurine quella volta restavano ferme sopra quel tavolato, per la prima volta si erano tutte voltate a guardarmi, ed una di loro aveva preso a parlare, con voce bassa, appena percettibile: vieni da noi, aveva detto, è questo tutto ciò che ci aspettiamo da te…; ma io, pur con la grande dolcezza che mi ispiravano quelle parole, non volli ascoltare: aprii gli occhi e decisi che era ora di guarire, se non altro per imparare a destreggiarmi con loro, diventare il direttore, il regista di quelle figurine, colui che avrebbe assegnato a ciascuna di loro una parte vera nello spettacolo, e ne avrebbe diretto le scene; era questo il mio compito, adesso ne era sicuro, tutto il resto poteva attendere.

Bruno Magnolfi



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