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lavoro pubblicato venerdì 11 giugno 2010
ultima lettura giovedì 12 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

INVINCIBILI STREGHE

di akire. Letto 952 volte. Dallo scaffale Fantasia

La in apparenza insignificante cittadina di Blacknight, un punto sperduto nel Connecticut appariva, vista dall'alto, come un grosso ragno al centro ...

La in apparenza insignificante cittadina di Blacknight, un punto sperduto nel Connecticut appariva, vista dall'alto, come un grosso ragno al centro di un'intricata ragnatela di minuscoli sentieri che si perdevano nel folto della foresta. Non erano in molti quelli che vi ci avventuravano, erano perlopiù campeggiatori e amanti della natura, gente della grande città che approdava in paese con le loro attrezzature e presunta maestria e fiducia. I loro cadaveri mezzi divorati dagli orsi o da altri feroci predatori non avevano la stessa espressione quando venivano ritrovati. Oh, ma questo non accadeva sempre, diciamo..una volta su tre. Abbastanza comunque per non fare del turismo la fonte di sostegno della città.

Tornando a Blacknight, la sua ragnesca figura era sconosciuta alla maggiorparte degli abitanti della città, la gente semplice che discendeva dai feroci puristi di secoli prima che avevano messo al rogo le streghe, o presunte tali. Ma naturalmente c'era chi sapeva, e nessuno l'avrebbe mai sospettato, tutte queste cose: e sapeva che al centro esatto, il corpo del ragno, si collegavano in linea d'aria cinque punti, cinque posti diversi che andavano a formare quello. Il simbolo del potere, del loro potere..il pentacolo.

Guardando sulla cartina con occhi consapevoli si potevano scovare con facilità il vulcano addormentato al nord della città, abbandonato a se stesso dopo l'ultima fatale eruzione del '52; le foreste sconfinate a est, che per qualche misterioso motivo si rigeneravano a velocità doppia del normale e che resistevano alla mano dell'uomo; le miniere di rame a sudest, la vera fonte di guadagno della città nonchè l'epilogo di tutti i giovani che decidevano di restare; il grande lago a sudovest, probabilmente uno dei più pescosi di tutta la contea -e dove in origine era stata fondata la città; e per finire i giganti dell'ovest, il bosco con i sempreverdi dal tronco enorme. Sperduta in quei luoghi c'era ancora la vecchia falegnameria abbandonata a se stessa, caduta in disuso dopo che il proprietario era morto di emorragia cerebrale.

Di per sè questi luoghi contavano poco o nulla ma, come tutti quelli appartenenti all'ambiente sapevano, uniti andavano a formare un campo di magia che includeva tutta la città e dintorni, la cui forza smisurata aveva il suo centro, il suo corpo del ragno nella casa della congrega delle streghe nere. Era una dimora lussuosa, non eccessiva o pacchiana ma abbastanza elegante da far capire a che ceto appartenevano coloro che vi abitavano, o vi avevano abitato. Una villa in stile coloniale un po' distaccata dal nucleo urbano, esattamente dal capo opposto di quella zona di Blacknight dove vivono le due giovani dedite alla magia bianca, una collocazione all'apparenza casuale per far in modo che le due parti non si incontrassero (quasi) mai. Tutte le streghe, gli stregoni dell'occulto, compresa Babette e gli altri, vivevano lì.

Tutto ciò non poteva interessare a Sara e Erica, che in verità quel che più volevano era vivere la loro vita in modo tranquillo. Ma non potevano finchè si trovavano nelle (dis)grazie di Babette e soci perciò decisero, in una maniera o nell'altra, di mandare il loro messaggio: lasciateci stare, lasciateci perdere.

Scoprirono che le quattro erano guardate a vista da tutti, insegnanti compresi, e decisero di approfittarne: non fu affatto difficile far credere loro che le mele marce con cui dovevano aver a che fare vivevano al limite della legalità e che più d'una volta erano coinvolte in ‘incidenti' come le inspiegabili sparizioni che si ripetevano a ciclo continuo. Nutrivano dei forti sospetti su di loro e avevano bisogno di parlarne con qualcuno, allora chi meglio di loro, persone adulte e responsabili? Erica uscì dall'aula con un ghigno di compiacimento sul viso. Sara l'aspettava appoggiata al muro, e se ne andarono via soddisfatte intanto che la loro insegnante di scienze chiamava dal cellulare la polizia.

• • •

"Credi che abbiamo fatto bene?".

Si fermarono all'incrocio della Main Street davanti all'edicola. "Se lo credo? Ma certo che si! E se lo meritano" sbottò Erica.

"Certo..per quello che hanno fatto a noi e per tutte le cose accadute quando io ancora non abitavo qui, di cui tu sei sicuramente al corrente".

Erica annuì. "E in fondo non abbiamo fatto altro che dire la verità. Tutta quella gente..molti erano bambini, offerti in sacrificio per i loro sabba. Sicuramente verrà coinvolta la polizia ma ne usciranno illese, vedrai. In questo modo sapranno quello che noi sospettiamo sul loro conto, e non ci daranno più fastidio. Avranno troppa paura di eventuali ripercussioni".

"Da parte di chi? Nostra? Confido nelle nostre capacità ma non abbastanza da fronteggiare tutta la congrega.."

"La stessa che sta morendo. Loro non sono come noi, Sara. Il male che procurano con la loro magia gli si ritorce contro. Te la ricordi la regola?".

Se la ricordava. Tutto ciò che fai ti ritorna indietro tre volte. "D'accordo, hai ragione". Fece un cenno verso l'edicola. "Andiamo?".

Erica esibì il suo sorriso smagliante. "Ma certo, cara. Però lo sai, prima di qua..".

"..e poi di là" concluse Sara indicando con il pollice la libreria un paio di isolati più giù. "Come sempre. Ora però entriamo".

• • •

Uscì dalla centrale di polizia a passo spedito, decisa ad andarsene il prima possibile da quel postaccio. Erano venuti a disturbarli a casa e trascinata lì per quelle sparizioni; anche le altre erano state interrogate ed ora l'aspettavano a casa.

Aprì la portiera della macchina con uno scatto secco, i nervi a fior di pelle. Come si erano permessi di trattarla in quel modo, come una volgare criminale? Come avevano osato? Ma non erano loro il bersaglio delle sue furie. No, Babette ce l'aveva a morte con colui dietro a tutto questo. Un qualcuno che sapeva troppo. E anche se il commissario non si era espresso al riguardo lei si era già fatta un'idea di chi potesse essere stato.

Guidò verso casa a tavoletta, un proiettile argento sfrecciante per la foresta. So che sei stata tu, Erica. Hai sicuramente coinvolto anche la tua amichetta Sara. E' questo che volete? Si? E allora guerra sia. Se non posso avervi tanto vale schiacciar vi come insetti.

Per tutto il viaggio non staccò mai gli occhi dalla strada, né rilassò le dita contratte ad artiglio attorno al volante.



Commenti

pubblicato il 11/06/2010 10.36.24
mirketo, ha scritto: grazie per aver messo velocemente il diciasettesimo capitolo,è veramente molto carino complimenti
pubblicato il 11/06/2010 13.52.08
fiordiloto, ha scritto: ormai non c'è bisogno di dirtelo, ma aspetto ogni capitolo con ansia! Se sono lenta a commentare e solo perchè qui a Pechino gli impegni non mancano! Brava, cara Akire! A prestissimo! =)

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