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lavoro pubblicato giovedì 10 giugno 2010
ultima lettura lunedì 18 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

INVINCIBILI STREGHE

di akire. Letto 829 volte. Dallo scaffale Fantasia

Purtroppo tutte le cose hanno una fine, soprattutto quelle in grado di toglierti il fiato. E la loro mancanza è un vuoto simile a una voragin...

Purtroppo tutte le cose hanno una fine, soprattutto quelle in grado di toglierti il fiato. E la loro mancanza è un vuoto simile a una voragine. Lo sperimentò Sara svegliandosi il giorno dopo Yule, e il suo salto nel vuoto. Rimase stesa nel letto e gettò un'occhiata languida alla sveglia sul comodino, praticamente ora di pranzo. Non era una novità che facesse quell'ora a furia di dormire, era un vizio che sua madre aveva rinunciato a correggere da tempo. Le piaceva alzarsi tardi ma mai così intontita..e con la netta sensazione che qualcosa di fondamentale, qualcosa di bellissimo e prezioso le fosse stato strappato via. Ciondolò per casa ricordando i fatti del giorno prima, la festa erica e le sue sorprese..volare nella notte.

Delicato e bellissimo.

Si era consultata con Erica e aveva scoperto che anche lei versava nelle stesse condizioni. "E' solo..nostalgia, in un certo senso. La tua anima ha toccato un livello di beatitudine mai provato prima e ora si deve riassettare un po'. Fatti una tisana e poi torna a dormire" le consigliò.

Sara fece come detto e risalì nella sua stanza, senza tisane -in quel momento le sembrava troppo faticoso mettere in infusione una bustina, figuriamoci prepararla con le sue manine. Joanne le aveva lasciato qualcosa di pronto in frigo ma non aveva dopotutto voglia di niente. Fece lentamente le scale e si rifugiò nella sua stanza.

Si alzò un'altra volta, solo per andare in bagno. Dalla finestra guardò il cielo e notò che era pomeriggio inoltrato. Uno squillo di telefono dal piano di sotto. Scese le scale borbottando qualcosa di incomprensibile. Alzò la cornetta. Erica, naturalmente. Chi altro sapeva dello stato in cui versava e fregarsene?

Dalla voce sembrava che quel calo a picco per lei non fosse mai esistito. Era sufficiente per detestarla, per ora. "Come va? Meglio? Ora va a prepararti" ordinò.

"Prepararmi? Perchè? Che altro succede ora?" biascicò. La sua di voce invece poteva passare per una tardona dedita alle ore piccole.

"Come sarebbe a dire perchè? Stanotte si vola, ragazza mia, stanotte e tutte le altre notti con la luna piena. Ti basta?".

La strega dall'altra parte del filo riattaccò precipitosamente e salì al piano di sopra con un'energia tutta nuova. Fece una doccia veloce per togliersi di dosso i residui del sonno rimasti -posto che ce ne fossero- e schizzò nella sua stanza. La sua mente era ora impegnata nell'ardua decisione di cosa mettersi per il decollo. Si, un paio d'orecchini non guastano e no, niente elastici, voglio andare con i capelli sciolti. Scese le scale con la stessa furia di poco prima e scrisse a Joanne un messaggio incomprensibile per poi scappar via febbrile.

Si, decisamente bastava.

• • •

Per giorni non parlarono d'altro. Avevano goduto della magia della luna in tutto il suo splendore e ora che era entrata nella fase calante non restava che quello. Erica tutte queste cose le conosceva già, naturalmente, però assecondò comunque la sua migliore amica. Era felice ed Erica naturalmente era felice per lei.

La loro piccola oasi non si lasciò toccare da niente, neanche da loro. In una maniera o nell'altra Babette e le altre megere ci tenevano a ricordare la loro forza e su-periorità sul campo schiacciante, come se le due già non lo avessero visto di persona. Difficile poi dimenticarsene. Mandavano messaggi più o meno chiari, le scritte sui muri dei bagni e le ‘sorpresine' non lasciavano spazio a dubbi. E quel che è peggio, dopo qualche tempo riuscirono nelle loro intenzioni. Sara una volta si era messa a urlare aprendo il suo armadietto e trovandoci dentro una bambola con le sue fattezze impiccata con il nastro adesiva. Priva di un occhio, per giunta. Aveva iniziato a berciare come un'aquila ma nessuno la sentiva, non passò un'anima finchè non arrivò Erica che con uno schiocco di dita fece sparire tutto.

Sara guardò titubante dentro l'armadietto. Non vide nulla di anormale, non più. "L'hanno fatto anche con te?" domandò poi.

L'amica annuì. "Dodici chili di carne macinata e avariata stipati là dentro" spiegò indicando il suo armadietto. "Abbastanza da far capire che sono infuriate con noi. Ma c'è una cosa che loro non sanno".

"Cosa?".

Erica rimase in silenzio per un attimo. "Se possono arrabbiarsi loro" disse girandosi verso di lei "..allora possiamo farlo anche noi. Non ho ragione forse?".

Aveva ragione da vendere, eccome. Sara l'aveva capito..entrambe le cose. E aveva già in mente qualcosa. "Un contrattacco" mormorò.

"Un avvertimento" disse Erica con voce glaciale. I suoi occhi ora gelidi si strinsero in due fessure. "Tanto per mettere in chiaro un paio di cosucce".

"Rapido e fulmineo".

"Già. Ora andiamo".

Si incamminarono a passo spedito per il corridoio per non far tardi alla lezione. E anche se non lo sapevano, non in superficie almeno, covavano simili velenosi pensieri.



Commenti

pubblicato il 10/06/2010 13.58.36
mirketo, ha scritto: come sempre un ottimo lavoro...continua cosi!se riesci vedi nei racconti umoristici....ne ho scritto uno spero che ti piaccia!

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