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lavoro pubblicato mercoledì 2 giugno 2010
ultima lettura lunedì 2 settembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Un uomo unico, da ricordare

di magnonove. Letto 676 volte. Dallo scaffale Pulp

Il corpo riverso di un uomo giaceva per terra, nei pressi del fiume. Lui lo osservò a lungo. Non era sorpreso, solo voleva osservar...

Il corpo riverso di un uomo giaceva per terra, nei pressi del fiume. Lui lo osservò a lungo. Non era sorpreso, solo voleva osservare con calma tutti i dettagli prima di fare e pensare qualsiasi altra cosa. Infine lo girò su di un fianco. Non aveva mai conosciuto la faccia di quella persona, ciò nonostante provava un senso di dispiacere per quella morte, quasi un’angoscia mista ad un naturale ribrezzo. Non toccò altro, si allontanò poco dopo per andare a denunciare quello che aveva trovato.

Due ore dopo dovette tornare sul posto con due poliziotti, ma non c’era più niente nel luogo esatto dove prima giaceva quel corpo. Lui iniziò a sentirsi nervoso, assicurò le autorità di aver visto e toccato il corpo di un uomo che non aveva mai conosciuto prima, forse addirittura uno straniero, ma dalle espressioni pareva che nessuno avesse voglia di credergli. Fu portato al posto di polizia e interrogato per ore. Infine firmò una serie di dichiarazioni confuse e contraddittorie, soprattutto per l’agitazione di cui era ormai preda, e fu rilasciato.

In un attimo in paese si era sparsa la notizia di quanto accaduto, e già uscendo dal posto di polizia qualcuno al suo passaggio tendeva a scansarsi. Si disse, per tutti quei giorni seguenti, che lui non era mai stata una persona affidabile, forse sapeva molto di più di quel che aveva riferito; qualcuno affermò che forse era lui l’assassino, oppure era un complice di qualcuno che aveva ammazzato un rivale, lui in seguito aveva fatto scivolare quel corpo nel fiume per lasciarlo allontanare con la corrente, e poi per cercare di uscirne pulito aveva raccontato una storia alle guardie.

Per tutta la settimana seguente nel suo negozio di falegnameria non si presentò neanche un cane. Lui stava lì, seduto, a piallare e a sistemare qualche pezzo, e intanto la gente passava davanti per osservarlo, per cercare di capire quale poteva essere la sua prossima mossa. Per due volte i poliziotti erano andati fin lì a fargli ancora delle domande, ma niente di nuovo lui aveva aggiunto o era accaduto.

Infine una sera, chiusa la sua bottega, esausto per quella situazione che si era verificata, lui con rassegnazione e coraggio tornò con la torcia elettrica fino al luogo nei pressi del fiume dove aveva visto quel corpo, si sdraiò a terra nel punto esatto dove lo aveva trovato, e rimase ad aspettare che accadesse qualcosa. Lo trovarono ancora lì, dopo due giorni, morto per arresto cardiaco, coperto di mosche e formiche, ed allora fu detto da tutti che era stato un vero veggente, uno che aveva saputo intuire la sua morte prima che si fosse verificata. Il suo negozio di falegnameria fu innalzato a sacrario, e tutti i pezzi di legno che c’erano furono venduti come reliquie. Fu scolpita in fretta addirittura una lapide, che venne cementata sopra una grossa pietra al margine della strada proprio all’inizio del paese, in modo che tutti arrivando sapessero che in quel luogo aveva vissuto un grand’uomo, uno che aveva visto e capito qualcosa al di sopra delle sue umane possibilità: un uomo unico, come si diceva adesso da molte parti, il migliore di tutti, una persona da ricordare per sempre.

Bruno Magnolfi



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