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lavoro pubblicato venerdì 28 maggio 2010
ultima lettura giovedì 17 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

INVINCIBILI STREGHE

di akire. Letto 1166 volte. Dallo scaffale Fantasia

I giorni a venire passarono scanditi da una routine rassicurante e ripetitiva. Sara e Erica, com'era prevedibile, divennero inseparabili. Trascorrev...

I giorni a venire passarono scanditi da una routine rassicurante e ripetitiva. Sara e Erica, com'era prevedibile, divennero inseparabili. Trascorrevano le giornate insieme studiando la teoria della magia senza però tralasciarne, per la gioia di Sara, la pratica. Avevano allo scopo scelto una piccola radura dietro alle loro case, lontana dalla strada e dagli sguardi indiscreti. Lì entrambe affinavano i loro poteri o meglio, le loro ‘capacità innate'.

"Noi streghe possiamo fare qualunque cosa" aveva spiegato Erica "ma ognuna di noi può fare certi incantesimi o controllare un elemento meglio delle altre. Di solito questa capacità è correlata all'indole della persona, ma non si può mai dire. Tu ad esempio tendi a manovrare gli oggetti, o a farli esplodere. Potrebbe essere questo?".

Sara ci riflettè. "Forse" disse poi. "E il tuo qual'è?".

Non aveva risposto. Come per altro la sua amica mantenne un certo riserbo che Sara non comprendeva ma che voleva rispettare, almeno per ora. La vocina le suggeriva che era dovuto a un lutto appena trascorso, e naturalmente anche di farsi gli affari suoi. E Sara per questa volta le diede retta.

Su una cosa però non aveva potuto sorvolare: come poteva una minorenne vivere sola nella grande casa di famiglia? I genitori non c'erano, di parenti e amici che potevano occuparsi di lei neanche l'ombra, di queste cose non doveva occuparsi l'assistenza sociale? Aveva con molta delicatezza sollevato l'argomento e si era sentita rispondere che quell'esempio di normalità non metteva mai piede a Black-night neanche per sbaglio, come se vivessero nel far west. E anche -e lo disse con un luccichio negli occhi che Sara non seppe definire- che quella era la sua casa, che era nata lì e non se ne sarebbe mai andata. Mai.

Non ne avevano più parlato.

In quel consolidato ritmo di vita si era inserito anche Robert, seppur saltuariamente data la missione della sua vita. La prima volta che l'aveva visto Sara l'aveva classificato come uno dei tanti imbecillotti in circolazione, ma ora era diverso. Ormai sapeva con chi aveva a che fare e portava molto più rispetto per lui, riconsiderandolo nel suo ruolo del Cacciatore. Erica dal canto suo non poteva dire di rispettarlo e basta, era troppo riduttivo. No, era innamorata di lui da sempre, da quando l'aveva visto imparare il mestiere dei suoi avi. E non l'avrebbe ammesso neanche sotto tortura. Purtroppo per lei non sapeva che il sentimento era reciproco.

Sara li aveva osservati e aveva concluso che sembravano quei personaggi dei cartoni animati, il lui e la lei della situazione che si amavano alla follia e deficienti quali erano lo capivano per ultimi. Decise di lasciarli cuocere nel loro brodo. E per quanto riguarda il resto..

Non lo aveva più rivisto, aveva detto ai suoi amici. Yasha era svanito nel nulla come il suo nome suggeriva. Ma non era propriamente esatto.

• • •

Per fortuna quel giorno non c'era scuola. Non aveva nessuna voglia di rivedere i suoi compagni di classe e di incrociare anche per sbaglio le Grandi Streghe Nere della città. Quell'unica volta era bastata per..diciamo il resto della sua vita.

Quella mattina si era svegliata per la prima volta non a casa sua, ed era uscita per camminare un po' nel bosco. "Voglio stare un po' sola" aveva spiegato.

Erica non aveva replicato.

Girovagò a vuoto per la foresta, facendo in parte attenzione a non perdersi. Rimuginava su tutto quello che era successo ma soprattutto si poneva una domanda che iniziava con perchè? Perchè mi ha salvato la vita? Se è davvero l'essere orribile che il Libro descrive allora perchè?

Un flash improvviso nella sua mente, l'espressione del suo volto nel vedere la sua avversaria sofferente e poi sconfitta. Come se si bevesse il suo dolore, vi nutrisse la sua anima. In quel momento gli era apparso il Mostro in tutto il suo splendore, più delle sue parole dure o dei suoi potenti incantesimi. Poi però era scappato via invece di restare e affrontarla. E' così che fa un demone? Non lo sapeva.

Alzò la testa e si accorse di trovarsi nel boschetto dietro al municipio dove quelle l'avevano rapita solo il giorno prima. Sbirciando nel tappeto di foglie morte e riverse al suolo poteva forse scoprire le tracce del sangue di Erica, o il suo. Non era importante. Era capitata lì per caso, si disse, ma nella sua vita era rimasto qualcosa che capitasse per caso? Probabilmente no.

Non pensarci. Ti verranno soltanto le vertigini.

Girò d'attorno a passi lenti, godendosi la pace. Niente infrangeva il muro del silenzio, niente apparte..

Cos'era? Un senso di strega la spinse a guardarsi attorno perchè qualcosa, o qualcuno di pericoloso era nelle vicinanze. E Il tempo di un battito di ciglia e lui le apparve davanti, un'ombra tra gli alberi. Fece per avvicinarsi.

Cosa fai? Vattene via, subito.

Gli andò incontro ignorando la vocina. Incontro a un potente e potenziale omicida. Doveva averne paura, doveva trovarlo ripugnante e scappare via ma non le riusciva. Voleva sapere.

Si fermò accanto a una quercia secolare, e attese. Adesso toccava a lui. Lentamente Yasha emerse dalla sua posizione strategica e le si parò davanti, un essere di carne e sangue.

Scappa via. Corri finchè sei in tempo. Non avrà pietà di te..

Rimase immobile. "Allora.." disse per spezzare il silenzio.

"..allora" disse lui rigido. Non sapeva che fare. Che cavolo di situazione dopo secoli di solitudine! "Ascolta.."

"No, ascolta tu. Mi trovo in una situazione spiacevole, con un lutto in famiglia e il sapere di essere quello che sono dopo anni di ignoranza totale. E mi tocca anche cambiare città per andare a vivere qui. Esco di casa con un minimo senso di serenità dopo settimane e incappo nell'uomo delle caverne, che non so per quale motivo inizia a urlarmi addosso. Non avevi trovato nessuno da scuoiare e mangiarti per caso? Non mi interessa".

Il demone non disse nulla.

"Tento di rimuovere questa esperienza sgradevole e quasi ci riesco, arrivo a Buco Sperduto Nella Foresta e chi incontro? Ma te, naturalmente, che appena mi vedi ti esibisci nella tua performance dell'Urlatore e lo sai? Io non ho fatto niente per meritarmi un trattamento così".

Il demone non disse nulla.

"E per chiudere in bellezza una malvagia congrega mi rapisce per tentare di arruolarmi. Io povera inesperta, i miei amici sconfitti e chi arriva? Ma il prode Yasha, ovviamente, per poi sparire nel nulla a cose fatte. Il tanto sufficiente per farmi impazzire". Concluse il suo pistolotto, riprese fiato e rimase in attesa di una sua reazione.

Il demone rimase silenzioso per un po'. "Fammi capire" disse poi "mi racconti praticamente la storia della tua vita, poi mi rinfacci che ti ho salvato la vita e pretendi qualcosa da me, è così?".

"SI!" esplose Sara.

"COSA?!" urlò lui di rimando. "Eri spacciata se non intervenivo io. COSA VUOI DA ME?!!".

"Voglio sapere PERCHE'! Voglio capire perchè un essere come te è stato capace di un gesto eroico, ecco cosa mi tormenta. Tu sei un mostro, non credere che lo sappia" aggiunse sibilando "ma ti sei comportato da eroe".

"Preferivi che non lo facessi?"

"NO!!". Altro urlo.

Rimasero in silenzio. "E' buffo.." mormorò Sara.

"Cosa?".

Lo guardò negli occhi. "Ogni volta che io e te ci scontriamo, finiamo col metterci a urlare" rispose. "Come se volessimo farci sentire anche dall'altra parte della Terra. Chissà come mai..".

"Non lo so" disse Yasha. "Forse..fa parte del mio esser demone comportarmi così. Non so perchè l'ho fatto, Sara. Perchè ti ho incontrata, perchè ti ho strappata dalle grinfie di quelle megere. Di questa storia capisco poco e nulla, e questo mi rende ancora più nervoso. Ma una cosa è sicura". Indietreggiò nella selva.

Lei lo seguì di un passo. "Cosa?" domandò ma temeva di saperlo già.

"Devi dimenticarti di me" disse Yasha. Stava svanendo, diventando una voluta di fumo. "Devi far finta che non esisto per te".

"Yasha..".

"Addio, Sara" mormorò, e sul suo viso apparve qualcosa mai visto prima, un mesto sorriso. Lo faceva sembrare più umano. Lo guardò sparire ma stavolta non fece nulla per fermarlo.

Non l'aveva più rivisto.



Commenti

pubblicato il 29/05/2010 9.50.05
Marcellot91, ha scritto: molto bello come racconto, ho scritto un nuovo racconto va a vederlo
pubblicato il 31/05/2010 21.59.10
mirketo, ha scritto: Bellissimo,complimenti,hai un immaginazione fenomenale...

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