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lavoro pubblicato mercoledì 26 maggio 2010
ultima lettura mercoledì 17 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

INVINCIBILI STREGHE

di akire. Letto 669 volte. Dallo scaffale Fantasia

Silenzio. Solo silenzio e pace tutt'intorno. Seduta alla finestra Sara respirava l'aria della notte pregustando quel momento di stasi dopo il tutto ...

Silenzio. Solo silenzio e pace tutt'intorno. Seduta alla finestra Sara respirava l'aria della notte pregustando quel momento di stasi dopo il tutto che s'era detto e fatto in quel giorno. Il suo primo giorno, e non l'avrebbe dimenticato mai più. A ripensarci era come se l'avessero stravolta, rivoltata come un calzino a mò di benvenuta in città.

"Non pensarci" le suggerì Erica dietro di lei. "Ti verranno soltanto le vertigini".

Aveva ragione, però.. "Chi era lui? Cosa era?". Si voltò per buttarsi sul letto accanto alla sua amica seduta a gambe incrociate.

"Non ne hai mai sentito parlare?".

Alzò appena la testa. "No!" esclamò, una sillaba stanca ed esasperata.

Erica ci rimuginò per un po'. "Non c'è da meravigliarsene" disse poi. "Ascoltami". Mollò il cuscino che stringeva tra le braccia.

Sembrava così seria. Si tirò su per guardarla bene negli occhi.

"Quello che devi sapere di lui, di Yasha -è così che si chiama- è che non è di questo mondo. Si, lo so, non è precursore di nulla di buono ma lasciami continuare. Non è umano, questo intendevo. E' un demone".

A quella parola Sara scattò. "Un demone! Lo sapevo, lo sapevo!".

"Si" annuì Erica. "Lo sapevi. L'avevi già incontrato, ricordi?".

Certo che lo ricordi, mormorò la vocina. Te l'avevo detto. E se non sbaglio ti avevo anche detto di tenerti alla larga da lui perchè portava solo guai. Tu l'hai fatto? Naturalmente no.

Scosse la testa. "Si..cioè no, l'avevo completamente rimosso" ammise. "Poi a mensa..".

"Eri come caduta in trance. L'hai definito ‘mostro maledetto' se non sbaglio".

"Peccato che non me lo ricordi" commentò. Si riaccovacciò sul letto. "Ma tu come fai a sapere tutte queste cose?".

"Beh, non è mica il primo mostro che incontro. Eppoi l'ho visto nel Libro".

"Cosa? Quale Libro?".

La faccia di Erica si piegò in un'espressione stranulata. L'idea che una strega, qualsiasi strega non sapesse cosa fosse il Libro era inconcepibile. "Parlo del Libro delle Ombre dove si scrivono tutte le conoscenze della congrega alla quale si appartiene. La tua famiglia dovrebbe -anzi no, deve- averne uno".

Sara era perplessa. "Non lo so, e se c'è non l'ho mai visto".

Erica sospirò. Ne aveva di cose da imparare, e davvero non la invidiava. Le venne un'idea. "Vieni" disse. "Te lo mostro".

Scesero le scale una a passi felpati, più per abitudine che per altro, l'altra con la noncuranza di sempre. Passarono per la cucina per arrivare a una specie di salottino a porte scorrevoli. Sara rimase titubante sulla porta. Il famelico istinto le parlava di una vita passata tra quelle pareti, un organismo pulsante ma ormai morto da tempo.

Erica camminò fino al centro esatto della stanza, e rimase un momento in silenzio come se pregasse. Quando rialzò gli occhi Sara si accorse che una lacrima non versata brillava nell'occhio. Si ricompose subito, e si diresse verso un armadietto a vetro situato all'angolo. Lentamente aprì le ante e lo prese, facendo segno all'amica di avvicinarsi.

"Guarda, questo è il Libro della famiglia. Qui ci sono tutte le cose che abbiamo visto e fatto, gli incantesimi e le pozioni nella nostra storia".

Lo vedeva. Le pagine sottili e un po' ingiallite erano piene di parole scritte da mani diverse, ma ugualmente eleganti. Spesso vi era accostato qualche disegno per meglio descrivere l'argomento trattato. Erica reggeva il Libro con una mano e con l'altra ne sfogliava delicatamente le pagine, finchè non si fermò. "Guarda".

Sara si chinò e sussultò. Il titolo di quel paragrafo diceva ‘DEMONI' a lettere grandi e si divideva in parti diverse. Non ci badò. Era completamente concentrata su altro.

Su Yasha.

All'argomento era dedicata una pagina intera, con tanto di disegno al lato che lo raffigurava in piedi, privo di espressione, come in una foto scattata per caso. Staccò a fatica gli occhi da lì e scorse con sgomento crescente tutto quello che c'era scritto su di lui, soprattutto le sue azioni malvagie. Si diceva che in un tempo lontano era stato umano, ma che dopo la morte in giovane età era risorto come..un mostro, la cui esistenza era ignota al mondo intero. Da qui il suo nome, Yasha, che significa spirito. Era in poche parole un demone molto potente e capace di fare incantesimi e altro, ma questo Sara lo sapeva già. Quelle che non sapeva erano tutte le sue nefandezze nel corso dei secoli, tutte le vite che aveva spezzato e tutto quello che aveva razziato, invaso, distrutto. Il Libro lo classificava come demone del caos; diceva che era praticamente imbattibile e che ce n'erano altri della sua stessa razza che vagavano per il mondo nutrendosi di..

Non potè più leggere. Chiuse gli occhi e si allontanò. Erica chiuse il Libro e lo mise a posto per poi raggiungere Sara, rifugiatasi sul divano. Le si sedette accanto. "Capisci ora?".

Sara annuì. "Ha fatto quelle cose e io me lo sono trovato davanti..gli ho anche urlato contro".

"Era di umore pestifero" commentò Erica. "Magari aveva saltato il posto".

Sara alzò la testa con una luce d'allarme negli occhi.

"Non intendevo quello!" esclamò l'altra agitando la mano come a voler scacciare l'ipotesi. "Loro si nutrono degli esseri umani e se solo avesse avuto il pur vago sentore che tu appartieni alla categoria di avrebbe sicuramente sbranata. Ma deve aver capito che sei una strega, quindi ha preferito prenderti a male parole".

Si riappoggiò allo schienale. "Quindi il nostro status ci protegge dalla loro fame?".

"Si, e non ne sono sicura ma credo che siamo loro..indigeste, per non dire velenose". Si strofinò il viso con il palmo della mano improvvisamente stanca. Era stata una giornata faticosa per tutti. "Senti, io andrei a letto" disse.

"Va bene, ora vado. Mmm, Joanne si trattiene non so dove per lavoro quindi mi toccherà stare sola, che spasso".

Erica si alzò e le si parò davanti con le mani sui fianchi come farebbe una moglie arrabbiata nelle telenovelas. "E pensi che la presente nonchè tua neoamica ti lasci stare sola in una grande casa nuova? Naaa, stanotte resti qui. Fammelo come piacere personale".

Risalirono le scale in un silenzio piacevole.



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