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lavoro pubblicato domenica 23 maggio 2010
ultima lettura domenica 4 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

INVINCIBILI STREGHE

di akire. Letto 663 volte. Dallo scaffale Fantasia

Pensava fossero solo allucinazioni, create dalla sua mente scossa. Invece mentre avanzavano Sara si accorse che degli esseri in carne ed ossa l'aveva...

Pensava fossero solo allucinazioni, create dalla sua mente scossa. Invece mentre avanzavano Sara si accorse che degli esseri in carne ed ossa l'avevano circondata. Alla luce delle candele si accorse che erano quattro ragazze, e riconobbe una di loro, quella di nome Roxanne.

Le altre però non le aveva mai viste. Ecco, ora sono nei guai.

Quella in testa prese la parola. "Buongiorno, Sara" disse. Le tese una mano.

Sara la squadrò con diffidenza. "Ma dove sono finita? E chi sareste poi voi?" sbottò rialzandosi da sola e ponendosi davanti a lei. Non era molto alta ma sperava comunque di incutere un po' di timore. Il tanto sufficiente per non farsi massacrare.

Babette apprezzò il gesto. "Noi sappiamo tutto di te ma tu non sai neanche i nostri nomi" disse. "E' proprio da maleducati. Beh, immagino che tu conosca già Roxanne" indicò la tentatrice "quindi ti presento Ester, e Tabitha" aggiunse facendo un cenno alle altre due. "Io sono Babette".

Contemplò quelle facce ancora sconosciute per un momento. "Voi siete streghe, vero? Anche se non come me".

"La magia ci rende sorelle" ammise il capo con un gesto che includeva tutte le presenti, compresa Sara. "Hai ragione, io e te non ci somigliamo. Non ancora".

Sara fece un passo indietro. "Cosa vuoi da me, Babette? Perchè mi ha fatta rapire da loro?".

"Per parlarti" rispose l'altra seguendola. "Per mostrarti come stanno davvero le cose. E mi scuso per come ti ho fatta portare qui, ma era l'unico modo per toglierci dai piedi quella lì". Mosse la mano come a voler scacciare una mosca.

"Erica è una mia amica" rispose Sara inaspettatamente. "Lei mi ha spiegato chi siete voi. E anche se siete su due fronti opposti merita un po' più di considerazione".

Babette fissò Sara senza rispondere, e con uno strizzar d'occhi la mandò a sedere sul divano in un attimo. Si chinò su di lei. "Oh, senza dubbio. Ma vedi" aggiunse "lei è quello che è da troppo tempo, ed è chiusa nel suo piccolo mondo fatto di regole e principi. Ma tu, tu puoi ancora fare una scelta".

Ecco il nocciolo della questione, disse la sua vocina. Ti ha trascinata qui per farti passare dalla sua parte. Farti diventare una strega nera, ecco cosa vuole. E se non lo fai di tua volontà troverà un modo per costringerti, vedrai.

"Io..io non posso. La mia famiglia.." rispose.

"Vuoi dire tua madre troppo occupata per pensare a te, e la tua povera nonna? Sarebbe questa la tua congrega, Sara? No, sono solo delle egoiste che ti hanno lasciata in un angolo. Sola. Confusa. Spaventata da se stessa".

Sembrava davvero sincera, e sicura delle sue parole. Ma Sara avrebbe col tempo imparato che era abile nel simulare. "Ma noi" aggiunse dopo una pausa a effetto "non ti abbandoneremo mai, saremo la tua vera famiglia. Devi solo scegliere". Le porse la mano.

Anche se la vocina tacque sapeva che tutto sarebbe dipeso da quei pochi istanti: prendere la mano di Babette e lasciarsi risucchiare nel suo nero vortice, o girarsi e scappare. Ma non fece nessuna delle due cose. Rimase sospesa nell'angoscia e il vuoto finchè la porta non esplose in mille pezzi.

Se un giorno Erica fosse diventata un personaggio tanto importante da farsi intervistare, avrebbe tra le altre cose ammesso di apprezzare, nei film, le entrate e uscite ‘a effetto'. Proprio come l'incursione in quella vecchia cantina, il covo delle megere.

"BABETTE!!" urlò non appena la vide. "Lasciala andare, maledetta schifosa!!".

"Salve, Erica" rispose. "Hai bussato per caso?". Scoppiò a ridere e le altre con lei.

Erica aveva pronta sulla lingua una risposta velenosa ma Robert la batté sul tempo. "Tu" sibilò indicando Babette con voce sottile e minacciosa "considerati pure colpevole, strega. Così come la tua congrega maledetta. La pagherete, sono pronto a giurarvelo".

L'altra non fece una piega, e con un cenno disse a Tabitha di pensarci lei. La giovane si fece avanti con occhi che le brillavano per la trepidazione. Li chiuse per concentrarsi ed evocare loro. La risposta non si fece attendere, il suolo iniziò a tremare e la parete dietro i due coraggiosi si sciolse, come fosse fatta di burro, aprendo un varco da cui passarono quelle cose, quei legacci che afferrarono Erica e Robert prima che potessero fare alcunchè. Li assicurarono a delle lettighe di legno.

In tutto quel trambusto Sara sconvolta indietreggiò fino alla parete, e lì rimase. Vide le streghe farsi attorno a loro per preparare qualcosa. "Cosa state facendo?" chiese angosciata.

"Un piccolo esperimento" rispose Babette noncurante. "Ci prenderemo i loro cuori e il loro sangue per il sabba, se verranno apprezzati". Si voltò verso la sua conquista. "Oh, adesso ti fa orrore tutto questo, lo so. Lo leggo nei tuoi occhi" disse. "Ma niente paura, tutti i tuoi scrupoli morali spariranno per sempre quando diventerai una di noi. E ti piacerà assistere..". Lasciò in sospeso la frase e di nuovo le tese la mano. "Prendila" disse con fermezza.

"Sara, no! RESISTI! Non lasciarti..". Le sue labbra si serrarono in una morsa.

Cos'altro poteva fare? Guardò la mano bianca che le offriva ed ebbe un'immagine di se stessa morta, riversa su un altare gli occhi chiusi e un'enorme squarcio al posto del cuore. Poi numerosi mani la presero e la gettarono in un angolo, accanto ai cadaveri di Erica e Robert. Eccola, la sua alternativa. Chiuse gli occhi.

"Lasciala andare".

L'ordine secco e perentorio risuonò nel silenzio improvviso. Tutti si girarono nella direzione da cui era venuto e videro qualcosa emergere dall'ombra. No, neanche: si materializzava nell'ombra, come se fosse fatto di fumo. Incredula Sara vide il tizio misterioso materializzarsi davanti a loro.

"Chi sei tu? No, non m'interessa. Ti schiaccerò come un insetto" ringhiò Babette.

"Lasciala andare" ripetè Yasha. "Lei non ti appartiene".

"Non ANCORA!" replicò la strega, e gli scagliò contro un'incantesimo di lingue di fuoco che saettarono contro il demone. In breve lo circondarono ma lui non si mosse.

"Dovrai fare di più per riuscire a mettermi in difficoltà" sibilò attraverso le fiamme. In un attimo sparirono. "Ma temo che non ne sarai in grado". Dal fondo della stanza si levò uno strato di nebbia, bianca e letale, che si avvolse attorno a Babette.

Sara era stupefatta. Come poteva sapere che la magia poteva farle fare queste cose? La sua prodezza con il vaso ora le sembrava alquanto sciocca.

"Cosa mi stai facendo, demone?" ansimò la megera. "Lasciami andare!".

Yasha piegò la testa da un lato e socchiuse gli occhi per godersi lo spettacolo. Se nella realtà quotidiana poteva spacciarsi per umano a Sara in quel momento apparve tutta la sua vera natura demoniaca, come mai finora. Non se ne accorse ma il suo cuore si strinse, solo un po'.

Durò poco. Una corrente gelida investì la strega liberandola dalla nebbia letale, opera delle sue fedeli che non avevano ignorato le sue urla di protesta. Recuperate le forze spalancò le braccia creando una spirale di corrente elettrica sopra le loro teste. "Guarda, demone" grida Babette "guarda la tua fine". Il vortice si scagliò su di lui tentando di risucchiarlo.

"Oh no" sussurrò Yasha ghignando. "La tua fine". Con un sol gesto prese il controllo sul vortice e lo aizzò contro la sua creatrice, imprigionandola. Così facendo dal pavimento fuoriuscirono due enormi getti d'acqua che si riversarono sul cerchio di corrente. Somigliavano a due geyser implacabili, e così come apparsi svanirono lasciando la potente Babette riversa a terra, fulminata senza pietà. Le altre le si fecero subito attorno ma non osarono muovere nulla contro Yasha, tor-reggiante su di loro.

Con uno sforzo la strega ferita alzò il capo. "Per stavolta hai vinto tu, demone" sussurrò a fatica. "Ma ci rincontreremo, e allora non sarai così fortunato".

Battè in ritirata seguita dalle altre, svanendo nell'aria. Yasha rimase ancora un momento assaporando la vittoria, e si volse poi verso Sara. "Stai bene?" le chiese.

Sara si staccò dalla parete ancora incredula per tutto quello che aveva visto. Diede un'occhiata intorno e notò con sollievo che loro erano sparite. Stava quasi per cedere.. per consegnarsi a loro ma lui l'aveva impedito. "Io..credo di si. Ma chi sei tu?".

Yasha fece un passo indietro, lasciando che un'ombra calasse sul suo volto. "Sei così giovane.." mormorò. "Forse è meglio che non sappia".

Dal fondo si levò un mugolio. Erica. Si ricordò d'improvviso la fine orrenda cui andavano incontro lei e Robert. Come avrebbe potuto permetterlo? Fece per soccorrerli e vide che le lettighe che li imprigionavano erano sparite, lasciandoli supini per terra. Aiutò Erica a rialzarsi, consapevole del demone dietro di lei. "Devo andarmene" disse lui all'improvviso.

Sara si girò di scatto. "No! Aspetta!". Si allungò per bloccarlo dov'era, ma fece appena in tempo a sfiorargli il braccio che Yasha scomparve nel nulla.



Commenti

pubblicato il 23/05/2010 5.59.50
fiordiloto, ha scritto: Povera Sara...salvata, come si suol dire, per il rotto della cuffia! Grandissima Akire! Un racconto accattivante! Non vedo l'ora di sapere il seguito! A presto!!!! =)
pubblicato il 04/06/2010 22.57.36
mirketo, ha scritto: Sta Yasha...comunque bel racconto,mi stupisce come tu con i momenti d'azione faccia durare cosi tanto un racconto...continuo nell'idea di un racconto horror

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