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lavoro pubblicato sabato 22 maggio 2010
ultima lettura martedì 26 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

INVINCIBILI STREGHE

di akire. Letto 697 volte. Dallo scaffale Fantasia

Non c'era più nessuno. La campanella dell'ultima ora era ormai trillata e tutti, studenti e professori, si erano defilati per tornare a casa,...

Non c'era più nessuno. La campanella dell'ultima ora era ormai trillata e tutti, studenti e professori, si erano defilati per tornare a casa, alle loro vite.

Tutti, o quasi. Dalle finestre filtrava ancora qualche raggio del sole morente di quella giornata d'autunno. Quasi esitava, come intimidito dalle due figure che ciondolavano annoiate per quella stanza vuota.

La porta si spalancò ed entrarono due ragazze, alla cui vista le due figure smisero di andare su e giù per prestare attenzione. Una di loro andò ad accendere la luce, e si disposero a cerchio. La riunione era iniziata.

Una di loro, il capo, prese la parola. "Allora, ci siamo riunite perchè ci sono alcune novità importanti. Roxanne?".

Roxanne prese la parola. "Una nuova venuta, Babette, e anche potente. E non ne è del tutto consapevole".

"Era da sola?".

"No" sospirò l'altra. "Girava insieme ad Erica".

Babette ci riflettè. Era un'amica di quella lì, quindi anche lei una strega bianca. Però se aveva appreso da poco i suoi poteri allora doveva essere confusa..e anche persuadibile. E lei non avrebbe di certo tralasciato la possibilità di averla dalla loro parte.

"E' una strega ma pur sempre una ragazza" disse alla fine. "Tabitha, Ester? Siete d'accordo con me?".

Le altre due ragazze annuirono, cosa in cui riuscivano benissimo.

"Ma soprattutto è da poco arrivata a Blacknight" continuò il capo. "E immagino che non abbia ancora ricevuto un benvenuto come si deve". Sogghignò, segno che una decisione era stata presa.

"Si" concordò Roxanne. "Ci penserò io".

"E devi sapere che quel grandissimo..".

Avevano girato tutto il paese e ancora lo stesso ritornello. Erano uscite insieme da scuola ed Erica aveva proposto di fare un giro con la speranza di riuscire a distrarla, almeno per un po'.

Speranza inutile, ovviamente. Erano partite e Sara aveva iniziato a raccontare "dell'imbecille che aveva avuto la sfortuna di incontrare nella grande città", con il sottotitolo "tra le tante persone che ci vivono proprio contro di lui dovevo andare a sbattere". Si erano fermate per un gelato e Sara aveva deciso di fare il bis, con dovizia di particolari, nel caso il pubblico non avesse capito qualche passaggio. Avevano incrociato il gestore dell'unica edicola nei dintorni e passate davanti alla libreria nella strada principale (Erica spasimava per entrare ma con Sara presente era fuori discussione) e Sara si perdeva in furiose considerazioni sull'uomo delle caverne. Ora camminavano per il boschetto dietro il municipio e l'argomento di conversazione era sempre quello.

Ad un tratto Erica non ci vide più. "Sara BASTA! Finiscila! E' la eesima volta che mi ripeti questa storia!".

Sara si fermò. "Davvero? Scusami, ma sono così..".

"..arrabbiata, lo so. L'avevo intuito a pranzo. Sai, io non..".

Non finì mai la frase. Un rumore di passi dietro di loro e in attimo due mani fredde la afferrarono per la nuca e strattonarono.

Cosa..cosa mi sta facendo? Non capisco più nulla..

La lasciò andare. Stramazzò a terra e l'unica cosa che fece in tempo a capire prima di sprofondare nell'oblio fu la voce disperata di Sara chiederle aiuto. Poi il vuoto.

Il portone vecchio di decenni si aprì con facilità. Le due ragazze entrarono reggendo il corpo svenuto di Sara. Babette le aspettava appoggiata alla parete, dopo aver disseminato delle candele accese per la stanza.

"Bene" disse alle due appena le vide. "Appoggiatela lì". Indicò un divanetto rosso all'angolo, coperto da un lindo lenzuolo.

Intravide qualcosa al di là dell'occhio socchiuso. Aprì anche l'altro, sbattendoli. Cos'era successo? Ricordava che stava parlando con Erica, poi più niente. Si mise a sedere.

Le streghe nell'ombra avanzarono. Babette in testa, come sempre, la vide guardarsi intorno con aria smarrita e già pregustava la vittoria. Tu non lo sai ma presto diventerai una nostra sorella, pensò. Ti piacerà, vedrai.

"Buongiorno, Sara" disse.

Odore di foglie morte nelle narici. Si accorse di essere caduta supina. Cautamente allungò una mano verso la nuca dolorante. Sentì come qualcosa di bagnato.

Allora ricordò tutto. Loro che discutevano, poi l'agguato..Sara! Dove l'avevano portata? Doveva trovarla immediatamente.

Provò a mettersi in piedi ma due forti mani la trattennero al suolo. Si accorse che c'era qualcuno chino su di lei con espressione preoccupata. Sbatté gli occhi. Robert.

"Erica? Cos'è successo?". Notò il palmo di lei ricoperto di sangue e fremette di rabbia. "Chi ti ha colpita?".

Erica si sforzò di fare ordine mentale. "Non lo so, Robert, noi..chiacchieravamo, poi qualcuno mi ha colpita e sono caduta a terra. Mi hanno fatto qualcosa..".

"Aspetta, ti aiuto a rialzarti. E tu cosa ci fai qui?" fece con voce tagliente.

Colpita dal cambiamento repentino di voce seguì lo sguardo omicida d el ragazzo e si accorse che il tizio misterioso, il demone, stava appoggiato a una quercia con aria noncurante.

"Yasha.." balbettò. Robert si girò verso di lei con aria sorpresa. "Yasha, da quanto tempo sei lì?".

"Abbastanza per assistere a tutto lo spettacolo. Devo farvi i miei complimenti, avete un non istinto di sopravvivenza davvero notevole, l'ideale per mettervi nei guai. Siete davvero la mia invidia!" esclamò con scherno.

"Tu hai visto Sara mentre la rapivano e non hai fatto niente?!!".

"Erica è stata rapita?" domandò Robert allarmato.

"Cosa pretendevi, che sarei corso a salvarvi dalle brutte cattive? Ma sai chi sono io, strega?".

Erica non rispose. Si alzò in piedi riprendendo le forze e fissò quella creatura priva di sentimento senza mostrare nulla della profonda ira che nutriva nei suoi confronti. Alzò un braccio.

Robert intuendo le intenzioni di Erica la fermò afferrandola per la spalla. "Vorrei ucciderlo anch'io" le sussurrò all'orecchio "ma non c'è tempo ora. Dobbiamo trovare Sara, ricordi?".

Sara. Quel nome riuscì a distogliere Erica dalla sua rabbia. Abbassò il braccio. "Cosa facciamo?" chiese scoraggiata.

Entrambi si girarono verso il demone. Senza saperlo i loro pensieri correvano su dei binari paralleli, e concordavano di aver davanti un mostro, una creatura priva di sentimenti. E che tuttavia poteva esser loro maledettamente utile.

"Ah, e va bene" sbuffò alla fine. "Se insistete tanto, vi aiuterò".



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