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lavoro pubblicato venerdì 21 maggio 2010
ultima lettura mercoledì 16 settembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Yulia

di Akshar. Letto 890 volte. Dallo scaffale Generico

Quella sera Yulia prese la matita in mano e cominciò a ombreggiare il contorno dell’unico occhio che ancora aveva, quello sinistro. L’altro non c’era più, il signor Banizar, un cliente dai gusti bizzarri trovava irresist...


Quella sera Yulia prese la matita in mano e cominciò a ombreggiare il contorno dell’unico occhio che ancora aveva, quello sinistro. L’altro non c’era più, il signor Banizar, un cliente dai gusti bizzarri trovava irresistibile quella pupilla verticale incastonata in una bellissima iride verde, e con un taglierino decise di prendersi almeno uno di quei due bulbi felini che tanto lo ammaliavano. Gytra Moet, la vecchia padrona del più grande bordello intorno al porto fu ben felice di assecondare la strana voglia di Banizar, soprattutto dopo la generosissima offerta in denaro del famoso scienziato. Alla vecchia bastò tapparsi le orecchie quando dal piano di sopra sentì le urla tremende provenire dalla stanza 12, Banizar stava togliendosi il suo sfizio. Le voci in città raccontavano di come riuscì a pietrificare l’occhio di Yulia e di come lo portasse sempre in tasca come un macabro portafortuna.
Da allora Yulia si presentava al mondo con il suo occhio sinistro meravigliosamente felino e una benda nera come quella dei pirati al posto dell’altro. Forse proprio per questo suo fascino piratesco, le lunghe ciocche nere, la pelle ambrata e il corpo meraviglioso, Yulia era la punta di diamante del bordello di Gytra Moet, una chicca esotica per i clienti più esigenti. Quella sera Yulia si guardava allo specchio e con una mano tirava leggermente indietro la ciocca che gli scendeva lungo le guance. Come ogni notte da dodici anni prima di scendere nel locale e mettersi al lavoro tra i divani luridi, la saliva e il sudore di chissà chi, Yulia apriva la finestra e assaggiava un pezzo di cielo. L’unica costellazione che conosceva, quella del ragno verde, gli regalava le sue tre luminose stelle ogni sera, erano lì, a ricordargli qualcosa che ancora non capiva. Le linee dei razzi elettrici solcavano il blu profondo di tanto in tanto e a Yulia piaceva.
Quella sera Yulia sentì una musica. Veniva dalla grande sala sotto e benché fosse ancora presto per scendere la bellezza della melodia era così potente che decise di andare a vedere lo spettacolo. La sala era piena e Yulia si sedette vicino al bancone. Sul palco suonava lui, il musicista. Alto tre metri, magrissimo e sottile, era curvo sul suo illiriofono a vapore e le sue mani scorrevano sui tasti di platino disegnando le più strane melodie. A volte i suoi erano suoni lunghi e legati che aprivano nella mente deserti, oceani immensi di solitudine e spazi di una commozione infinita, altre volte gli accordi maggiori e minori si rincorrevano, si mischiavano in giri armonici sui cui crescevano frasi e riff colorati ed ecco che si era piombati in una giungla sonora con mille animali. Poi piano piano il suono si districava, si appoggiava su un battito calmo, scuro… era la fine. Il suono stava parlando con se stesso e parlava di amore, di dolore e gioia. Yulia si commosse e dal suo occhio scese una lacrima. Era da molto che non lo faceva, non piangeva più da quando Banizar gli aveva cavato l’occhio.
Quando il concerto finì l’illiriofonista si alzò e ringraziò gentilmente il pubblico, era talmente alto che dovette curvare la schiena per non sbattere la testa sul soffitto di legno. Cominciò lentamente a smontare il suo strumento, un pezzo dopo l’altro, dispose poi tutto ordinatamente nella valigia di plastica blu. Intorno tutto il locale era tornato al consueto baccano e l’aria si riempiva degli schiamazzi dei marinai e di tabacco marcio. Yulia continuava a osservare quell’uomo così tranquillo in mezzo a quella bolgia e nella sua mente risuonavano ancora le note che poco prima aveva sentito nell’aria. Lo guardò meglio nel volto e si accorse di come fosse anziano, il viso era lungo e segnato, le orecchie enormi e grinzose, due baffi bianchi gli scendevano lunghissimi dal naso per finire all’altezza del petto. Tuttavia il suo sguardo era sereno, ogni cosa in lui richiamava un senso di leggerezza, di equilibrio. Si diresse verso il bancone dei liquori e si sedette vicino a Yulia. Sospirò leggermente e ordinò un bicchiere di distillato di nuswa. Yulia si avvicinò con la sedia e rimase sorpresa che l’uomo non la degnasse nemmeno di uno sguardo.
-Dì, è difficile suonare quello?- alla fine chiese allo straniero, che posò il bicchiere e volse gli occhi verso di lei. Sebbene fosse seduto la guardava dall’alto e gli sorrise mostrandogli i denti gialli e le labbra sfibrate – Non mi ricordo sai, forse ci sono stati giorni in cui era difficile suonarlo e le mie mani non vi scorrevano così facilmente… ma è stato molto tempo fa. Ora non è né facile né difficile perché lui è diventato come i miei polmoni, il mio cuore o miei occhi. A volte sono io lo strumento ed è lui che mi prende e suona il mio corpo per tutta la notte, sono cose che possiamo capire solo noi musicisti bambina!- detto questo finì il suo bicchiere e disse al cameriere di portarne un altro. Yulia guardava ogni movimento, ascoltava ogni parola. Era affascinata da ogni cosa di quell’individuo.
-In realtà, mia cara piccola, lo strumento sai non è importante- lui continuò a parlare, con quella sua voce roca e indefinita come la sua musica- qualche milione di anni fa sono uscito di casa e ho cominciato a camminare. Ho camminato tanto e ho visto tantissime cose, uomini strani e donne bellissime, città, deserti, mari e navi con le vele gonfie verso l’orizzonte. Ma ho visto anche tanto sangue e parecchi morire, coltelli, lacrime , urla nella notte. Ho camminato ancora e ho conosciuto l’amore che mi ha abbracciato forte e poi mi ha pugnalato alle spalle… ho bevuto tanto e ballato con tutti, ho riso e pianto- si fermò e bevve un altro sorso- La mia musica è questo piccola, io racconto con quel dannato strumento quello che ho visto, spero che un po’ ti sia arrivato quando suonavo. Io racconto il mondo, te lo squaderno davanti con ogni nota che suono, se anche tu vuoi fare qualcosa, qualsiasi cosa beh, va e conosci il mondo, ora ti saluto bellezza, me ne torno a camminare- il musicista prese il suo pastrano, la valigia e uscì nella notte. -Già, il mondo- pensò Yulia – che cosa strana dopotutto-.
- Il signor Jimjar ti aspetta, vai e sbrigati- i pensieri di Yulia furono interrotti dalla vecchia Gytra Moet. Il signor Jimjar, uno dei frequentatori abituali del club, se ne stava lì in un angolo, aspettando il suo bel pezzo di carne da leccare. Era sempre nervoso e sudaticcio e il sudore lo faceva puzzare come un topo morto al sole. –Arrivo- disse Yulia- solo un minuto per rimettermi un po’ a posto il trucco-
-Fa presto- Gytra era perentoria nei suoi ordini. Yulia salì le scale e quando fu nel corridoio vide in fondo ad esso la porta di legno, l’uscita secondaria che si affacciava sulla strada dietro al bordello. Yulia uscì, scese in strada e prese il sentiero che conduceva in cima alla collina dei salici rossi. Camminò, camminò tanto attraverso i salici nel buio appena rischiarato dalla luna. Arrivò in cima e si fermò a osservare la città e il porto più sotto, con le navi che lentamente si avvicinavano. Sembrava tutto molto tranquillo, nonostante si immaginasse la furia di Gytra Moet che la cercava. Il sentiero continuava ancora verso sud e all’orizzonte si stagliava la sagoma delle montagne e si vedeva il chiarore delle altre città. Yulia respirò forte – comincio a camminare, poi si vedrà-. Chissà per quanto tempo camminò nel mondo occhio di gatto. Qualcuno dice anche un milione di anni.


Commenti

pubblicato il 21/05/2010 17.28.50
spitz, ha scritto: brava! del resto il tuo nick la dice lunga sulla capacità di resistere e la fiducia nel cambiare le carte in tavola...brava davvero
pubblicato il 21/05/2010 17.47.07
Akshar, ha scritto: Ahah grazie ma sono un ragazzo... quindi casomai bravO! ciao
pubblicato il 21/05/2010 20.18.52
akire, ha scritto: Bravo o brava, il concetto non cambia: un lavoro bellissimo..mi ha ricordato un po' "Il pianeta del tesoro" all'inizio.
pubblicato il 25/05/2010 8.58.22
fiordiloto, ha scritto: "Comincio a camminare, poi si vedrà"... Brava Yulia! Il mondo ti aspetta! E bravo Enrico! Mi hai ammaliata! Ben scritto davvero! Un caro saluto dalla tua tongxue! =)

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