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lavoro pubblicato venerdì 21 maggio 2010
ultima lettura mercoledì 23 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Sante Malintesi cap. I

di spitz. Letto 905 volte. Dallo scaffale Pulp

primo capitolo di un romanzo antico, probabilmente nato morto ..

Sante Malintesi, Cluster per gli amici, si isso’ faticosamente su un braccio solo. Butto’ un occhio alla radiosveglia che di li’ a poco avrebbe frusciato fastidiosamente tutta la sua utilita’ di transistor giapponesi e rimase un attimo sospeso tra il freddo e la voglia di alzarsi. Scatto’ nervosamente a sedere e recupero’ l’orografia del suo volto allo specchio. I capelli sparati, gli occhi gonfi, le narici dilatate su un guazzabuglio di segni rossi lasciati dal cuscino. Infilo’ la sua erezione mattutina in un paio di boxer sdruciti. Si alzo’ e pesco’ a caso sulla poltrona il resto dei vestiti fino a raggiungere una parvenza di calore. Le “duedelmattino” mormoro’ mentre si accendeva la prima sigaretta. Il primo colpo di tosse gli fece maledire il fumo. Si trascino’ grattandosi le palle fino al cesso e piscio’ copiosamente. Un minuto di getto fumante lo fece inorgoglire delle sue reni. Rinculo’ verso la cucina dove apri’ la finestra e butto’ la cicca di sotto. Plumbeo il cielo stava li’ a dimostrare che siamo nati per soffrire o che dio, comunque, ha un cazzo di senso dell’umorismo. Accese la TV e zigzago’sui canali fino a trovare MTV. “Vaffanculo, hip hop anche a quest’ora!”. Giro’ su una televendita di cassette porno e si fece il caffe’. Valuto’ di berlo direttamente dalla moca ma alla fine si risolse a pescare una tazza dal mucchio di piatti sporchi stabilmente collocati nel lavello. La sciacquo’ passabilmente e si verso’ il caffe’. Due tazze e due sigarette dopo senti’ il torpore svanire e improvvisamente si senti’ iperattivo. Torno’ nel cesso, si lavo’ faccia e denti, piazzo’ un’altra pisciata e si preparo’ ad uscire. Giubbottone militare, kefiah, berretto di lana, mezzi guanti, tutto venne indossato come un rito. Si isso’ lo zaino sulle spalle e, uno sguardo al Che che occhieggiava da un poster sulla porta usci’. Per le scale, l’usuale odore del sonno di un palazzo ormai proletario ma col sussiego delle glorie del passato. Graffiti osceni su pareti con pallidi ricordi d’intonaco, gradini sberciati dall’inedia. In strada l’aria gelida gli brucio’ volto e narici. Imbroncio’ le labbra e si accese un’altra sigaretta con volutta’ di attore consumato. Si incammino’ veloce per le strade addormentate. Nello zaino le bombolette di vernice tintinnavano ritmiche. “Cazzo fanno sti pirla del lavaggio strade?” disse tra se e se mentre dribblava il grosso camion della nettezza urbana. Imbocco’ il viale alberato come una palla da biliardo e accellero’ ulteriormente il passo. A meta’ del viale un enorme viado, a meta’ tra David Bowie e Swarzenegger, lo apostrofo’ cantilenando: “Hei bello vuoi il culo o preferisci di bocca?”. Cluster incasso’ la testa nelle spalle e abbasso’ lo sguardo mulinando velocemente sul marciapiede. “Cazzo, cazzo, cazzo”, erano mesi che si preparava una frase strafiga da dire ma poi gliene mancava il coraggio. Tutte le notti la stessa storia, il viado con le labbrone ultra-accessoriate lo prendeva per il culo e lui non sapeva come rispondere. “Fanculo domani cambio strada”. Giro’ a destra e si infilo’ in un minareto di lavori stradali, sbucando circospetto in una piazzetta deserta. Su un lato, accanto a un rudere di cabina telefonica una macchina appannata cigolava metronomica degli umori degli occupanti. Nel centro un’aiuola asfittica con una panchina semi-divelta. Sulla panchina un tossico o un barbone stravaccato su un mucchio di stracci, forse morto. In fondo alla piazzetta il muro di cinta di una vecchia fabbrica dismessa. Eccolo il muro, perfettamente illuminato dal liquidore di un lampione. Si fermo’ a fissarlo a distanza per qualche istante poi, guardandosi intorno con circospezione, taglio’ di netto l’aiuola e si diresse ai piedi del muro. Lo guardo’ ancora per un istante intanto che ne tastava la ruvida consistenza con la mano. Il fiato gli si cristallizzava in curiosi sbuffi. Mollo’ per terra lo zaino di pesante tela verde, si infilo’ le cuffie del walkman sparandosi direttamente nelle orecchie gli ultimi residui dell’ormai defunto napster. Aspetto’ che la musica si accordasse al battito del suo cuore e tiro’ fuori una bomboletta di azzurro. “Azzurro, lo sfondo questa volta mi deve venire preciso non quel color cacca di mosca dell’ultima volta”. Disegnava ampi cerchi con le braccia in mezzo alla nuvola del suo proprio fiato. “La nonna di Frederick, lo portava al ma.. are” bofochiava mordendo l’ultima sigaretta del pacchetto. Nonostante il freddo pungente, sentiva le mani vivere di vita propria. O cosi’ l’avrebbe raccontato agli amici in uno svolazzo poetico. Fini’ lo sfondo in poco piu’ di mezz’ora. Ora sul tetro muro di cinta, come un cancro irridescente, si era incuneata una nuvola due metri per due. Cluster fece un paio di passi indietro per valutarla meglio. Soppeso’ attentamente ogni spruzzo con chirurgica precisione, “come una puttava valuta il suo cliente” penso’, alla Bukowsky. Si giro’ spalle al muro a dare un occhio alla piazzetta. Il mucchietto di stracci giaceva ancora sulla panchina, la coppietta invece se ne era andata sgommando quasi subito; il freddo spegne qualsiasi ardore.

Si schiaffeggio’ le gambe per rianimarle e tiro’ fuori dallo zaino una bomboletta nera. “Adesso il ponte”. Lavoro’ di buona lena per un paio d’ore. Il ponte era decentemente abbozzato. Cluster non voleva fare le cose di fretta. Aveva scelto quel posto proprio perche’ li’ le ronde notturne non ci venivano neanche a pagamento, nessun cittadino “che paga le tasse” si sarebbe disturbato per quell’immondezzaio. Poteva quindi lavorare con calma e finire il disegno in due-tre giorni. Aveva finito le sigarette ed era tardi. Ripose tutto nello zaino e, dato un ultimo sguardo al suo lavoro se ne torno’ a casa.



Commenti

pubblicato il 22/06/2010 20.34.09
matteo, ha scritto: Mi ero ripromesso di trovare il tempo di leggerti. Purtroppo sono abbastanza incapace di comprendere la poesia...poi ho visto il genere Pulp e mi son detto: wow! Partiamo da qui! Che dire? Si fa leggere talmente bene che quando l'hai finito rimani a bocca asciutta nel sapere che non c'è altro. Leggerò anche il resto, con calma...
pubblicato il 23/06/2010 9.31.49
spitz, ha scritto: grazie Matteo...un pò di resto c'è...ma non sono ancora sicuro di pubblicarlo...proverò a convincermi...per ora grazie e...aspetto il tuo 3zo

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