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lavoro pubblicato domenica 16 maggio 2010
ultima lettura martedì 10 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

I cavalieri del Sole cap 5°

di jarl. Letto 746 volte. Dallo scaffale Fantasia

Il passaggio...Una pioggia battente accompagnava i cinque amici nel loro viaggio. Nuvole buie e tetre riversavano il loro pesante carico sui viandanti, senza tregua. I loro mantelli, ormai inzuppati, non fornivano più un riparo e appesantivano i.....

Il passaggio...

Una pioggia battente accompagnava i cinque amici nel loro viaggio. Nuvole buie e tetre riversavano il loro pesante carico sui viandanti, senza tregua. I loro mantelli, ormai inzuppati, non fornivano più un riparo e appesantivano il cammino. La fredda pioggia, superato il fradicio strato di copertura, correva sulla pelle e penetrava nelle ossa. I cavalli faticavano ad avanzare affondando fino ai garretti nel terreno sempre più fangoso. I volti dei membri della compagnia erano grigi quasi quanto il cielo. Nessuno proferiva una parola da quando la pioggia aveva cominciato a cadere la sera prima. I primi due giorni di viaggio dalla città Barash erano stati tranquilli, quasi monotoni, erano arrivati a Sunrise, la capitale dell'impero, in due giorni come programmato. Dopo aver trascorso li la notte, alla locanda del Nano Selvaggio, erano ripartiti alla volta della Roccaforte del Sole.
Dopo due giorni dalla sosta nella capitale, il terreno cominciò a salire. Le pianure di Mob stavano lasciando il posto alle montagne di Rott, alti picchi rocciosi che fungevano da ulteriore barriera contro le invasioni degli oscuri. L'unico passo che consentiva di attraversare queste insuperabili vette era difeso dalla fortezza dei Cavalieri. La pista che conduceva al passo, una lunga e ripida salita, era difficile da percorrere. Le rocce, rese scivolose dalla pioggia, si alternavano a pozzanghere e i cavalli stentavano a percorrere la strada. La tempesta non accennava a cessare e grossi fulmini si abbattevano al suolo seguiti da rombanti e assordanti tuoni. Dopo un intero giorno di cammino, Barkal fece cenno agli altri di fermarsi. Si accamparono alle pendici dei monti per far riposare i cavalli esausti. Un fulmine calò dal cielo e si abbatté su di un gruppo di alberi, ad una decina di metri da loro, incenerendoli e costringendo i cinque compagni a tapparsi le orecchie, per difenderle dall'assordante tuono che lo seguì, e a faticare molto per tranquillizzare i cavalli. Il fuoco prodotto dal lampo, consumò in pochi attimi il piccolo boschetto, rivelando una spaccatura nella montagna. Ad un più attento sguardo notarono un'apertura sulla parete rocciosa nella quale avrebbero potuto passare la notte. Darel e Crowind si offrirono per esplorarla e assicurarsi che non fosse abitata da qualche creatura poco ospitale. La grotta risultò disabitata e sicura. Le sue dimensioni erano ben camuffate dal piccolo ingresso. Un enorme cavità si apriva dopo la piccola fenditura che fungeva da entrata, la volta era alta più di sei metri e le pareti interne erano così lisce da sembrare levigate.
"Non ci sono tracce recenti." disse Crowind per rassicurare i suoi amici.
Raggrupparono alcuni arbusti per accendere un fuoco vicino all'ingresso e Gradel accese la fiamma con lo stesso incantesimo che gli valse l'ingresso alla scuola di Krotz.
Le pareti e il pavimento erano ricoperti di strane pitture incomprensibili. Gradel li osservò a lungo senza trarne informazioni utili fino a quando trovò un simbolo che riuscì a riconoscere. Chiamò gli altri e indicò loro, con un dito, un cerchio contenente una stella a cinque punte al suo interno e svariati simboli più piccoli su ognuna delle punte.
"Questo é sicuramente un pentacolo", disse chinandosi verso il disegno per osservarlo più da vicino, "é un simbolo magico. Può essere usato per diversi scopi ma non riesco a capire per cosa sia stato usato questo. Le rune che lo compongono mi sono sconosciute, non ne ho mai viste di uguali."
Si sedettero accanto al fuoco, per riscaldarsi e asciugare i vestiti, e consumarono un pasto veloce. Gradel continuò a fissare i simboli dipinti sulle mura, senza dire nulla, mentre gli altri stendevano sul terreno tutto ciò che era rimasto asciutto per prepararsi un giaciglio per la notte. Crowind si accostò alla parete dove erano sistemati i cavalli, spaventati dal rumore della tempesta, per tranquillizzarli. Scivolò sul viscido muschio, che ricopriva il pavimento della caverna, cadendo al suolo. Il suo volto, a contatto con il terreno, fu rinfrescato da una lieve brezza che proveniva dal punto in cui la parete si univa al pavimento.
Dopo essersi rialzato, dolorante alla spalla per il colpo ricevuto, guardò il punto da cui proveniva l'aria. Una fessura lunga un metro e alta un centimetro incuriosì molto l'elfo che chiamò i compagni per rendergli nota la sua strana scoperta.
Esaminarono insieme la parete che terminava con questo strano spiraglio e notarono che una sottile frattura divideva una parte di roccia dal resto del muro. Evidentemente una porta era stata ben camuffata e, se Crowind non fosse scivolato, sarebbe rimasta nascosta ancora a lungo.
"Come faremo ad aprirla? Sempre che sia una porta e non una beffa della natura!" Disse ironico Darel, osservando le piccole dimensioni di quella che ormai avevano definito una porta.
"Lasciate fare a me!" Disse Gradel tirandosi su le maniche e facendosi largo tra gli altri "Se questa é una porta, dovrei riuscire ad aprirla. Fatevi da parte."
Le sue mani disegnarono nell'aria e parole di comando sibilarono fuori dalle sue labbra. Una luce contornò la porta lungo la spaccatura che avevano scoperto e la parete cominciò a tremare mentre la roccia si spostava, avanti e poi di lato. L'attenzione di tutti era puntata su Gradel e sulla facilità con cui aveva aperto la parete di roccia e nessuno notò subito il cunicolo, buio e stretto, che partiva da dietro la porta. Gradel, imbarazzato da quegli sguardi, si affrettò a far notare agli altri che la porta aveva rivelato una cosa interessante che, forse, li avrebbe aiutati a capire il significato dei disegni e dei simboli sulle pareti.
Crowind, dopo aver raccolto un tizzone dal fuoco per usarlo come torcia, si inoltrò nel cunicolo seguito dagli altri. Ogni tanto si fermava, chinandosi per osservare il terreno, poi ripartiva e faceva alcuni passi per fermarsi di nuovo e osservare ancora. Non voleva farsi sfuggire nulla, una traccia, un segno, un odore. La sua esperienza nel seguire le tracce, sviluppata dopo anni di vita nei boschi, era in grado di fargli seguire una preda per più di un giorno per poi coglierla di sorpresa. La caccia per gli elfi non era un passatempo, cacciavano per vivere, sceglievano gli animali che non sarebbero riusciti a sopravvivere in natura e li abbattevano con colpi precisi. Le prede si accasciavano al suolo senza soffrire, in un attimo.
"A quanto pare, due giorni fa qualcuno é passato di qui." Crowind indicò dei segni sul terreno umido, coperto di muschio e fanghiglia. "Erano due, uno probabilmente indossava un armatura. Ci sono dei segni nella roccia, come di un pezzo di metallo che sfreghi sotto i piedi, probabilmente aveva gli stivali corazzati da cavaliere. L'altro indossava una tunica lunga, guardate come strisciava al suolo!"
La descrizione che Crowind aveva dato delle tracce aveva sbalordito Gradel. Come poteva sapere tutte quelle cose guardando dei segni, per lui incomprensibili, sul terreno? La sua immaginazione colmò la scena descritta da Crowind, un cavaliere e un uomo che indossava delle lunghe vesti, Probabilmente un mago, visti i simboli nell'altra camera.
Proseguirono lungo il cunicolo sempre con l'elfo in testa, fino a quando Crowind si fermò.
"Non capisco qui le tracce si fermano e continuano laggiù." disse indicando il corridoio due metri più avanti.
Dopo aver riflettuto un po', senza trovare risposta, Crowind ripartì. Quando arrivò nella zona dove non si vedevano più le tracce, il rumore di uno scatto si udì da dietro una parete. La testa di Crowind si voltò nella direzione dalla quale proveniva lo strano suono ma non ebbe il tempo di compiere tutta la rotazione. Il pavimento sotto i suoi piedi cedette di colpo e lui, senza possibilità di aggrapparsi a qualcosa. Cominciò a cadere verso il fondo della buca vedendo, avvicinarsi al suo corpo, acuminate punte d'acciaio cosparse di teschi e di ossa appartenuti agli sventurati che lo avevano preceduto. Cadeva e sarebbe rimasto impalato dalle punte se una mano non lo avesse afferrato dalla giacca sul collo. Darel lo aveva preso giusto in tempo per evitare, all'esploratore elfo, una brutta e definitiva esperienza. Con uno sforzo, accompagnato da un grugnito di sofferenza, i muscoli del grosso guerriero si gonfiarono e, dopo averlo afferrato con entrambe le mani, Darel issò Crowind verso l'alto.
"Grazie," disse Crowind andando con lo sguardo da Darel alle punte. "sono proprio un idiota, avrei dovuto capirlo che era una trappola. Niente tracce, niente muschio... Che stupido." Si rimproverò duramente.
Barkal osservando il fondo della buca notò che alcuni di quei cadaveri, morti chissà quanto tempo fa, indossavano l'armatura che era propria dei Cavalieri del Sole. Le corazze, annerite dal tempo e dal sangue che era sgorgato dal corpo dei cavalieri al momento dell'impatto con l'acuminato acciaio, risalivano come minimo a cinque anni prima, tanto visibili erano i segni del tempo sia sull'acciaio sia sulle ossa.
"Cosa diavolo sta succedendo qui?" chiese allarmato Darel "Cavalieri morti, trappole, segni magici... e chissà cos'altro troveremo andando avanti. Torniamocene a dormire e quando arriveremo alla Roccaforte manderemo dei Cavalieri a esplorare queste grotte."
"Non essere ridicolo," lo rimproverò Barkal "se c'é qualcosa o qualcuno, saremmo più in pericolo dormendo che andandogli incontro." Così dicendo fece cenno a Crowind di proseguire.
Proseguirono per una cinquantina di metri fino a quando il cunicolo terminò con una parete. Ai lati della parete, fisse sui muri, vi erano due torce accese che illuminavano lo stretto passaggio nella roccia.
"Un muro, é un vicolo cieco!" disse Darel. "Tanta fatica per nulla."
"No, ti sbagli!" Imperioso, Gradel si portò davanti agli altri e si girò verso di loro con il viso serio. "Questa é un'altra porta, chi si trova la dentro conosce la magia e il modo di aprire le porte con la mente."
Crowind osservò la parete ma su di essa non erano presenti fessure simili a quelle che aveva casualmente trovato nella grotta. "Non ci sono segni di spaccatura sulla roccia." Allungò una mano per afferrare una torcia in modo da capire, con il movimento della fiamma, se cerano spifferi d'aria.
La sua mano si posò sul manico di legno della torcia, lo afferrò e tentò di tirarlo ma nessun movimento seguì i suoi tentativi. La torcia era fissa al muro, forse trattenuta da un fermo. Provò a estrarla verticalmente... Nulla. Fece l'ultimo tentativo spingendola verso il basso. Il manico si mosse producendo uno strano suono, la torcia rimase li senza poter essere estratta ma una parete laterale del corridoio cominciò a spostarsi scorrendo. Una porta si aprì sul muro alla loro destra.
"Un passaggio segreto!" Disse Crowind "Devo averlo azionato muovendo il braccio metallico che regge quella torcia."
Si chinò, osservando il terreno, all'ingresso del nuovo passaggio nella speranza di trovare le tracce che stavano seguendo. Dopo averle riconosciute, le mostrò agli altri per indicargli che quella era la strada che avevano percorso. Proseguendo per la nuova strada, che scendeva dolcemente, arrivarono in un punto dove la caverna si allargava di nuovo raggiungendo le dimensioni della stanza dove avevano lasciato i cavalli. Il tizzone, che avevano preso dal fuoco per illuminare il cammino, cominciava ad indebolirsi e si spense prima che qualcuno potesse dire qualcosa. Dovettero camminare al buio con Crowind in testa che li guidava a voce. L'elfo, grazie alla particolare dote della sua razza di vedere al buio, li condusse dentro lo stanzone. L'infravisione di Crowind, gli permetteva di riconoscere i contorni delle cose e la loro natura. Riusciva a distinguere le forme di vita, che egli vedeva di colore rosso, dalle forme blu delle cose senza vita. La stanza dove si trovavano non era disabitata. Al centro di essa, una figura di un umanoide sedeva su quella che doveva essere una poltrona. L'elfo si affrettò, sotto voce, ad avvertire gli altri e come risposta, udì il suono delle spade che strisciavano fuori dai foderi.
La figura si mosse e si chinò in avanti per raccogliere qualcosa e disse: "Padrone sei tornato, non ti aspettavo così presto..." La sua voce gracchiante gli morì in gola quando, dopo aver acceso una lanterna che si era piegato per raccogliere, illuminò il gruppetto di persone che aveva erroneamente scambiato per qualcun atro. "Chi... siete?... Cosa fate ...?" Il piccolo umanoide, il cui aspetto era tutt'altro che piacevole, si piegò nuovamente per afferrare un piccolo spadino malridotto e arrugginito. Due occhi rossi spuntavano da quel piccolo cranio con la pelle brunastra e le lunghe orecchie a punta.
Darel si rivolse agli altri: "E' un goblin, lasciate fare a me, ho già trattato con queste viscide creature." Si portò un passo avanti agli altri e sguainò la spada.
"Piccolo sgorbio, posa quello spadino prima che qualcuno si faccia male, anzi... che ti faccia male!"
La piccola creatura lo fissò con occhi furenti, la sua piccola mano si strinse sull'elsa della spada corta. Passarono alcuni attimi prima che le parole di Darel sortissero un effetto su quel piccolo cervello.
"Andatevene, il mio padrone sarà qui tra poco e vi incenerirà!" Il goblin si alzò in piedi sul tavolo.
"Ti ho detto di mettere giù l'arma, sto perdendo la pazienza... Non vorrei doverti... Hai capito no?"
Il piccolo umanoide si guardò attorno e poi guardò di nuovo Darel. All'improvviso, mentre la sua testa passava da Darel a ciò che lo circondava, il suo labbro superiore si irrigidì e mostrò i suoi denti gialli e marci in quello che doveva essere un sorriso. Il goblin lanciò la lanterna verso il grosso guerriero che lo minacciava. Il vetro si sbriciolò a contatto con il duro pavimento e la luce lasciò il posto ad una tetra oscurità. Un grido incomprensibile provenne dalla direzione dove si trovava la piccola creatura. Crowind notò un movimento dietro il tavolo e si affrettò ad avvertire Darel. Un rumore di cozzare di acciaio, un gemito di dolore e un sibilo nell'aria furono tutto quello che seguì.
Gradel pronunciò le parole di comando di un incantesimo e una luce innaturale illuminò la caverna. Darel giaceva a terra. Una profonda ferita era stata aperta dalla lama del goblin nel suo fianco. Pochi passi più in la, il piccolo umanoide era in piedi accanto al muro, colpito a morte da una freccia che gli aveva trapassato la gola e lo aveva attaccato ad un armadio lasciandolo in posizione eretta. Gradel si voltò per evitare la raccapricciante espressione del volto del goblin e vide Crowind rimettersi l'arco a tracolla.
Elder e Barkal si precipitarono subito sul corpo inerme di Darel. Il giovane giaceva al suolo in una grossa pozza di sangue. La ferita era molto profonda. Il goblin, grazie alla sua vista notturna, si era avvicinato a Darel da un lato dopo averlo distratto con la lanterna e lo aveva infilzato con la lama arrugginita. Elder, con le lacrime agli occhi, alzò mani e viso verso l'alto e incominciò a pregare il Sole perché le desse la forza di guarire il fratello. Le sue mani cominciarono a risplendere attirando l'attenzione di Gradel e Crowind che si avvicinarono. Elder avvicinò le sue mani alla ferita del fratello. La luce divenne intensa, quasi accecante, si spostò dalle mani al fianco di Darel. La ferita cominciò a richiudersi sotto gli occhi stupiti dei due osservatori. Elder cominciò a sorridere e ringraziò il Sole. Darel aprì gli occhi e, dopo alcuni attimi, si alzò in piedi di scatto afferrando la spada.
"Dov'é quel lurido goblin? Lo voglio scannare!" ringhiò guardandosi intorno alla ricerca del piccolo umanoide. Lo vide e il suo sguardo si posò sulla freccia che lo aveva ucciso, rinfoderò la spada e si strinse nelle spalle. "Bah... Pazienza! Sarà per un'altra volta."
Gradel era rimasto a bocca aperta, anche se aveva sentito parlare dei poteri taumaturgici dei chierici, non aveva mai visto metterli in pratica. La ferita sul fianco di Darel si era completamente rimarginata e sembrava che il grosso guerriero non ne risentisse affatto. La sacerdotessa, grazie alla sua fede, aveva trasferito parte della sua essenza vitale al ferito restando poi esausta e ansimante sedutadove poco prima era steso il fratello agonizante.
La stanza dove si trovavano era arredata da un tavolo, una poltrona e l'armadio dove il goblin giaceva trattenuto dalla freccia che lo aveva ucciso. I cinque compagni non trovarono nulla di interessante e nulla che svelasse loro l'identità di chi viveva li e di cosa si occupasse. Dopo un paio d'ore di ricerche inutili, decisero di tornare dove avevano lasciato i cavalli e dedicarsi a ciò per cui erano arrivati li, il riposo.
Stabilirono dei turni di guardia per non correre rischi. Gradel si offrì di fare il primo turno e passò le sue due ore di guardia a trascrivere gli strani simboli dipinti sui muri su di un foglio di pergamena.
La notte trascorse senza problemi e senza sorprese spiacevoli. Partirono alla volta della Roccaforte del Sole alle prime luci dell'alba. Il temporale era cessato e un debole sole rischiarava la terra facendosi largo tra le pesanti nubi lasciate come ricordo della tempesta. Le cavalcature, riposate e fresche, guadagnavano terreno agilmente anche se la condizione della strada non era migliorata molto dalla sera prima. I cinque compagni, invece, faticavano molto a stare in sella. Nessuno aveva molta voglia di parlare, soprattutto Gradel, immerso in pensieri arcani. Non riusciva a distogliere i suoi pensieri dai disegni sulle pareti, continuava a guardare il foglio di pergamena sul quale aveva ricopiato i simboli cercando di capire qualcosa in più, un segno, un indizio che lo mettesse sulla buona strada per risolvere il mistero di quelle strane pitture magiche.
Dopo quattro ore di marcia, arrivarono finalmente in vista dell'altopiano sul quale sorgeva la Roccaforte.



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