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lavoro pubblicato martedì 11 maggio 2010
ultima lettura martedì 10 settembre 2019

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INVINCIBILI STREGHE

di akire. Letto 528 volte. Dallo scaffale Fantasia

L'orologio appeso in alto ticchettava trascinando la lancetta dei secondi. Lentamente, troppo lentamente. L'insegnante parlava e disegnava qualcosa ...

L'orologio appeso in alto ticchettava trascinando la lancetta dei secondi. Lentamente, troppo lentamente. L'insegnante parlava e disegnava qualcosa sulla lavagna ma Erica aveva smesso di darle retta già da tempo immemore. Guardò ancora una volta l'orologio. Le quattro meno venti. La vita è dura già a sedici anni.

Eppure a un occhio superficiale sarebbe apparsa come una ragazza in grado di nuotare nel pantano: era giovane e non era brutta, ma neanche bellissima. E aveva, come tutte quelle della sua stirpe, delle doti particolari. Come ad esempio sapere cosa stava pensando l'insegnante mentre faceva lezione a quella marmaglia o, ancora peggio, far evacuare la scuola facendo scoppiare un incendio o un piccolo terremoto.

Non l'avrebbe mai fatto, naturalmente. Glielo avevano detto più volte, noi usiamo i nostri poteri per fare del bene, e anche la magia non deve servire per soddisfare l'avidità umana. Le perle di saggezza di sua madre, prima che la lasciasse per sempre. Era stata uno spirito caritatevole, non tanto quanto la figlia in quel momento.

Sospirò. In tali ragionamenti era riuscita a far passare cinque minuti scarsi, sempre troppo poco. Avrebbe voluto come sempre una compagna di banco con cui chiacchierare, ma come sempre la sedia accanto alla sua era vuota. Prendevano le distanze da lei, facendola sentire sola, e non solo i suoi umani compagni di classe ma anche la comunità magica di Blacknight. Piccola e nascosta al resto del borgo, ma pur sempre una comunità magica. Se ne poteva vedere un'esponente seduta un paio di banchi davanti a Erica, una tentatrice di nome Roxanne. Era come tutte le altre dedita alla magia nera, e tra le due non c'era e non poteva esserci storia.

Quindi come alternativa c'era l'ostracismo sociale, o la fuga. In effetti qualsiasi altra ragazza nella sua posizione avrebbe contato i giorni che la separavano da un'improbabile nuova vita nella Grande Città. Qualsiasi altra che non fosse lei. No, Erica in quel posto c'era nata e cresciuta e non se ne sarebbe andata.

Non ora, almeno.

Il tanto agognato trillo della campanella risuonò finalmente per tutta la scuola. Anche oggi era finita. Si alzò lentamente e a occhi bassi si diresse verso l'uscita nel trambusto generale, come nell'occhio del ciclone. Raccolse i suoi libri e s'incamminò verso casa come tutti i giorni.

Aveva fatto solo qualche passo quando accadde. Un pensiero..una luce accesa nella sua mente. Chiuse gli occhi concentrandosi. Ecco, forse riusciva a vedere.. scorgere qualcosa dietro le palpebre..

Imparerai. Ti insegnerò io.

Insegnare? A chi, poi?

Forse un giorno sarò abbastanza potente..

Perchè non riusciva a vedere?

Un giorno capirai il perchè. E forse riuscirai a dirmi grazie..

Cosa stava succedendo?

Riuscirai a capire..

Riuscirai a capirmi..Sara.

Sara?

Riaprì gli occhi di scatto come se si risvegliasse da un incubo. Aveva appena avuto una sorta di complessa premonizione. Ma rivolta a chi? E riguardante cosa, il passato o il futuro, cioè qualcosa che doveva ancora succedere? Non lo sapeva.

E la cosa la turbava. Uno dei pochi vantaggi che traeva dalla sua magica natura era la consapevolezza: in un modo o nell'altro riusciva a dare una spiegazione a tutto quello che le capitava.

Ma nel giro di qualche minuto il turbamento si trasformò in qualcos'altro che invece conosceva molto bene. Fin dall'infanzia avvertiva quella sensazione che col tempo aveva identificato in una specie di..prurito, che iniziava da dietro la fronte e poi si allargava al resto del cervello. Lo considerava una derivante magica del suo primario istinto di sopravvivenza, e ogni volta lo lasciava prendere il comando del suo corpo, sapendo di non sbagliarsi. Questa volta la spinse a tornare a casa prima del solito, tanto che lungo la strada si mise a correre con un'entusiasmo mai visto prima.

Arrivò a casa in metà tempo. Adesso era convinta più che mai che qualcosa d'importante stava per accadere, qualcosa di meraviglioso che avrebbe cambiato la sua vita. Si acquattò dietro ai cespugli e attese.

La vide arrivare poco dopo, una macchina grande con a bordo due persone. Si fermò davanti alla villetta accanto alla sua, quella disabitata. Le due persone scesero e iniziarono a scaricare borse, scatole come per un trasloco.

Dei nuovi vicini. Non può essere solo questo.

Guardò meglio. Erano in due, una donna alta ed elegante e una ragazza. Si somigliavano, avevano gli stessi capelli rossi e occhi verdi, forse erano madre e figlia. In quel momento la visione ritornò, stavolta molto più nitida. Vide chiaramente la donna insegnare magia alla figlia, gli incantesimi principali e i dogmi che anche lei aveva imparato, le verità spirituali della magia bianca.

Magia bianca. Sono delle streghe proprio come me.

S'alzò e non vista rientrò in casa. Ecco cos'era l'evento Importante e Meraviglioso a cui doveva assistere. Una nuova venuta. E, forse, una nuova amica. Adesso però doveva sbrigarsi, doveva presentarsi e far capir loro chi fosse veramente.

Andò nella sua stanza canticchiando come non faceva da settimane.



Commenti

pubblicato il 11/05/2010 7.14.47
fiordiloto, ha scritto: Chissà quale destino attende Sara e le nuove arrivate! =) Non vedo l'ora di scoprire gli sviluppi! Grande Akire! Al prossimo e sicuramente entusiasmante capitolo di questa saga! Un caro saluto! =)

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