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lavoro pubblicato domenica 9 maggio 2010
ultima lettura mercoledì 13 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

INVINCIBILI STREGHE

di akire. Letto 511 volte. Dallo scaffale Fantasia

Erano passate due settimane esatte da quando mamma e figlia avevano deciso di fare il Grande Passo. Ora, tutto era pronto per la partenza, i bagagli...

Erano passate due settimane esatte da quando mamma e figlia avevano deciso di fare il Grande Passo. Ora, tutto era pronto per la partenza, i bagagli e gli scatoloni accuratamente chiusi che occupavano il soggiorno facendolo diventare una stanza molto piccola.

Joanne non senza qualche difficoltà vagava per il suo regno controllando che ogni cosa fosse a posto. Aveva ripulito la casa a beneficio dei nuovi inquilini, coperto con un panno bianco tutti i mobili ingombranti, dato l'addio ai vicini, ma era convinta di essersi dimenticata di qualcosa. Nel suo girovagare finì in cucina e si ricordò di non aver pensato al mangiare: fino a Blacknight era un viaggio lungo in macchina, sarebbero arrivate sul tardi e Dea non voglia che morissero di fame solo perchè lei non aveva preparato niente.

In quel momento scese Sara, immusonita più che mai. Joanne si affacciò. "Sara, mi faresti un favore?".

"Devo proprio?".

"Si. Puoi fare un salto al supermercato? Io non posso..".

A che serve una scusa, una qualsiasi? "Va bene" sospirò.

Dieci minuti dopo uscì di casa, sempre immusonita più che mai. Attraversò la strada e si guardò intorno dando una specie di addio confuso a tutto ciò che i suoi occhi coglievano. I marciapiedi piatti e larghi, le villette a schiera, i passanti ignari e frettolosi, entro breve avrebbe cambiato panorama.

Era tanto assorta che non si accorse di aver urtato violentemente un ragazzo. Alla spalla, come in una provocazione. Si girò imbarazzata. "Ops, scusa..".

Il ragazzo si girò e Sara capì in un attimo che non era proprio benevolente. Forse non sapeva neanche cosa volesse dire, essere benevolente. Ma non fu questo a spaventarla bensì i suoi occhi: per un attimo, solo per un attimo, le erano apparsi come due enormi, minacciosi crateri. Non è un essere umano, pensò altrettanto velocemente.

In un attimo i crateri scomparvero e apparvero due normalissimi occhi neri, profondi ma pur sempre normali, che in quel momento brillavano di una luce quasi omicida. "Dì, ma sei scema? Ce l'hai gli occhi?" esclamò il loro proprietario infuriato.

"Ehi, ti ho già chiesto scusa!".

"Tu guarda, sono uscito oggi pensando di andare in giro tranquillo e invece mi ritrovo a cozzare contro questa testarossa! Mi sa che sono proprio io ad attirare deficenti come te!!".

"Amico, che problema hai? E non so se te l'hanno mai detto, ma se qui c'è un deficente quello sei tu!".

"Beh, non sono io quello che va addosso alle persone!".

Nel dir ciò la sua voce salì di tono, e si..increspò, in un certo senso. Sara pensò che si sarebbe messo a ringhiare, di lì a poco. Ciò non le impedì di ribattere con una delle sue rispostacce. "Sono venuta addosso a te, e non hai neanche accettato le mie scuse, brutta bestia che non sei altro".

Lui si fece più vicino, digrignando i denti. "Senti, ragazzina..".

"Falla finita, idiota. Io ho di meglio da fare che perder tempo con te". Detto ciò si girò e se ne andò per la sua strada.

"Ma si, vattene, stupida testarossa" borbottò quell'altro.

Che tipo odioso, pensò Sara fumando di rabbia. Non aveva bisogno di specchiarsi per sapere che le sue guance, naturalmente pallide, erano diventate tutte rosse. Fossi stata una strega un po' più esperta non avrei esitato a dargli una bella lezione.

Meglio di no, suggerì una voce dentro di lei. Meglio lasciar perdere i demoni. Fanno solo danni.

Demoni?

Ora questa da dove veniva fuori?

Era arrivata davanti al supermercato. Si specchiò nella vetrina facendo una smorfia come le capitava spesso. Si è permesso di chiamarmi testarossa, pensò ancora accalorata. Non solo è un possibile mostro anormale, ma è anche uno stupido idiota sparafrescacce.

Il vetro ben lucidato le rimandava una sagoma non troppo alta, una pelle bianca senza troppe imperfezioni e un paio di occhi verdi e indagatori. Si sfiorò i capelli che aveva lasciato crescere. Testarossa un cavolo. Non se n'è accorto l'imbecille che sono di un mogano acceso? pensò entrando nel negozio.



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