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lavoro pubblicato sabato 8 maggio 2010
ultima lettura mercoledì 10 aprile 2019

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INVINCIBILI STREGHE

di akire. Letto 763 volte. Dallo scaffale Fantasia

La nonna era andata via.Di nuovo. Di nuovo la frustrazione fece largo dentro di sé perchè ancora una volta non era riuscita a trattene...

La nonna era andata via.

Di nuovo. Di nuovo la frustrazione fece largo dentro di sé perchè ancora una volta non era riuscita a trattenerla, a dirle quanto le voleva bene e quanto desiderasse che la prendesse per mano e la guidasse in tutto quel casino.

In quel momento Sara non ci vide più. Cadde in ginocchio sull'erba presa dallo sconforto e iniziò a gridare "nonna, perchè? Perchè sei andata via? Cos'è che ti impedisce di restare, cosa?". Le lacrime che aveva trattenuto ora scivolarono sulle sue guance, cadevano numerose senza fare rumore.

Si accorse di avere qualcosa in mano. La paletta con i cocci, ne aveva rovesciata una buona metà sul prato. Guardandoli ritornò lentamente alla realtà, si alzò da terra e buttò tutto quanto nella spazzatura. Si domandò se qualcuno avesse sentito il suo sfogo, e concluse che non le importava nulla.

Si domandò anche quanto potevano essere grandi i suoi poteri. Così tanto da poter evocare gli spiriti, ipotizzò. E se davvero poteva farlo allora sapeva chi avrebbe richiamato dall'aldilà.

Rientrata in casa si avviò in salotto dove, in una bara aperta, giaceva il cadavere della nonna. Si sedette su una sedia. Parenti e conoscenti erano ancora dispersi per casa e i pochi nella stanza chiacchieravano a bassa voce e si tenevano quasi addossati alle pareti, come se per un timore reverenziale non volessero avvicinarsi alla defunta.

Guardò la salma. Sistemata così, con il suo vestito migliore e le guance innaturalmente colorite, non sembrava proprio la stessa persona con cui aveva parlato poco prima. Ciò contribuì a farla stare un po' meglio. Questa non è la stessa persona che mi ha detto addio, pensò. Davanti a me qui non c'è nulla. E io inizio a chiedermi come sarebbe la mia vita se fossimo normali..

Passi alle sue spalle. Era Joanne che si sedette accanto a lei. "Ti stavo cercando" mormorò. Aveva di sicuro intuito il corso dei suoi pensieri.

Rimasero in silenzio. "Come mai mi cercavi?" domandò Sara dopo un po'.

"Ho parlato con Meg, poco fa. Ha delle novità che potrebbero interessarci".

Di certo non ha deciso di moderarsi a beneficio del carrello del bar, pensò Sara d'improvviso. Né ora né mai. "Di che si tratta?".

"Delle persone che conosce di recente si sono trasferite e hanno venduto la casa, che ora è vacante" disse Joanne. "Me l'ha fatta vedere, è grande e spaziosa, penso che ti possa piacere".

"E' qui in città?".

"No, tesoro mio. Si trova a Blacknight, nel Connecticat. E' un borgo non troppo piccolo dove vivevano delle streghe come voi, una volta. Un'intera congrega".

"Sento un cambiamento nell'aria".

"Soltanto se sei d'accordo anche tu, Sara. Dopotutto abbiamo sempre vissuto in questa casa, e andarcene è un grande passo".

Sara ci riflettè. Se le avesse detto si, mamma, trasferiamoci cosa si sarebbe lasciata alle spalle? Proprio nulla, concluse. Sedici anni della sua vita in quella grande città erano passati perlopiù nell'indifferenza delle persone, dovuta alla paura secondo la nonna.

Ora però era lei, ad aver paura. "Non lo so..".

Joanne fino a quel momento era rimasta in silenzio. "Ascolta, quello che sto per dirti non è per plagiarti o metterti sotto pressione, ma è bene che tu lo sappia. Per non farci scoprire io e tua nonna abbiamo preso tutti i provvedimenti del caso, ma c'è qualcuno che sospetta di noi. Non so chi sia e non so a che conseguenze andremmo incontro se per caso dovesse avere la conferma che noi siamo streghe, e non presagisco nulla di buono".

"Quindi tu dici che sarebbe meglio andarcene dove nessuno ci conosce?".

Joanne annuì.

Ecco, questa era una decisione importante e anche spiacevole. Si trovava tra il restare, con la consapevolezza di un'oscura minaccia su di loro, e l'andare e quindi affrontare l'ignoto.

Sospirò. "E va bene" disse alla fine. "Andiamo a Blacknight".

"Prendila così, la nostra famiglia ha vissuto in questa casa per generazioni. E' tempo di cambiare aria, non trovi?".

"Oh si, suppongo di si anche se..".

"Che cosa? Dimmi".

"Beh, mi chiedevo se..metti che uno spirito venga a trovare i suoi cari nella loro casa, se quelli poi se ne vanno non lo perdono per sempre?".

"La nonna ti ha fatto visita, oggi".

Sara si risparmiò l'aria di sorpresa, non era proprio il caso. "Se torna qui e non ci trova cosa succederà?".

Joanne chiuse gli occhi. Non c'era proprio un modo indolore per dire certe cose. Li riaprì. "Sara, ascoltami" attaccò in modo pacato "io non..non credo che la nonna tornerà. Lei oggi è venuta da te perchè doveva parlarti, doveva dirti delle cose importanti ma ormai il suo compito è finito. Questo non vuol dire che ti abbia dimenticata, anzi. Dovunque sia ora, ti osserverà e ti vorrà sempre bene. E tu potrai parlare con lei ogni volta che vorrai. Lo so che sembra da pazzi, ma lei ti ascolta sempre".

Sara rimase in silenzio fissando il vuoto. "Va bene" disse poi. Si alzò in piedi. "Ora andiamo".

La madre la imitò. "Davvero? Vuoi partire adesso?" le chiese ridacchiando.

"Il prima possibile" rispose Sara guardando per l'ultima volta la nonna. "E' giunta l'ora di migrar..".

Uscirono.



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