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lavoro pubblicato martedì 4 maggio 2010
ultima lettura domenica 17 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

LA STORIA DI FRANK

di Miguel. Letto 809 volte. Dallo scaffale Pulp

Voglio raccontarvi una storia che mi è successa molti anni fa. A quei tempi giravo con Frank. C’era ancora Star J. nei balletti del mar...

Voglio raccontarvi una storia che mi è successa molti anni fa.
A quei tempi giravo con Frank. C’era ancora Star J. nei balletti del martedì sera, e c’era ancora il mitico pub di John, prima che se lo mangiasse fuori per la roba.
A Frank ci tenevo quasi quanto alle mie palle. Abbiamo fatto parecchi colpi quella stagione, erano gli anni in cui si poteva. Avevamo già ripulito tutte le banche ad est dell’ Harvey River e quasi tutta la zona sud. Andavamo forte, cazzo.
Quella mattina dovevamo andare alla Gregor Bank. Si partiva presto. Per le 9.20 dovevamo essere in azione. L’ho chiamato verso le otto, ma il telefono era spento. A me da un gran fastidio quando i telefoni sono spenti. Certe volte le persone ti fanno incazzare anche da lontano. Così ho chiamato Jack. Delle volte la passa lì la notte. Giocano coi dadi. Il telefono squilla e dopo un po’ risponde. Jack ha la faccia di uno che ha una pallina da golf infilata su per il culo, e quando gli parlo non mi riesce di non pensarci.
Comunque Frank non era lì. E nemmeno c’era stato prima. Decisi di andare a cercarlo.
Dovevo fare il giro di un po’ di gente del quartiere popolare, per vedere se c’era il furgone parcheggiato. Se avrei trovato il furgone, sapevo a chi citofonare. Passai davanti alla casa di Riky. Riky stava fuori dalla porta con uno spray per insetti. Di nuovo in paranoia. Tutta quella coca su per il naso gli faceva vedere insetti dappertutto. Dev’essere stata una notte pesante per Riky.
Niente furgone.
Stava passando del tempo, cazzo, e Frank ancora non si faceva sentire. Mi si iniziava a stringere il culo. Di solito era sempre puntuale, quando si trattava di soldi. Non si faceva mai attendere. A Frank sono poche le cose che gli piacciono veramente: le armi, la droga e il sesso forte. E per queste cose è disposto a fare tutto il resto.
Mi stavo iniziando a incazzare. Il telefono era sempre spento e non lo trovavo da nessuna parte. Erano già le 9, e di lì a poco, se Frank non saltava fuori, si mandava a monte tutto. E’ mentre pensavo a queste cose che mi salta all’occhio il furgone. Si, stava proprio lì, parcheggiato alla cazzo, come sempre.
Porca puttana. Frank aveva deciso di passare la notte da Patty, uno dei suoi amici trans che affollano la jackson street.
Ho suonato il citofono e mi ha risposto Patty. Patty non ci assomiglia per un cazzo a una donna. Ha solo due enormi tette e un bel po’ di trucco sul viso.
Ha una voce profonda quanto il suo culo, e per un pompino vuole dieci dollari. Dieci.
Patty mi dice di salire, ed è quello che ho fatto. Ho aperto la porta e sono andato in cucina. C’era del rum sul tavolo e mi son versato un bicchiere, poi è arrivata Patty.
-Scusa il disordine, gioia, ma è stata una notte un po’ movimentata … sai, col tuo amico …
-Si, bene. Lui dov’è?
-O beh, è nel letto
-Digli di muovere il culo, che dobbiamo andare
-Si, gioia, ma c’è un problema
-Piantala di chiamarmi gioia, puttana, che problema c’è?
-Vieni un po’ a vedere..
Patty mi porta nell’altra stanza e trovo Frank sul letto. E’ legato con delle manette al bordo ed è completamente nudo.
Sembra si sia divertito stanotte, ma adesso era un pochino nervoso:
-Cazzo, cazzo!! Toglimi queste fottute manette, frocio bastardo!!
-Non posso, gioia. Ho ingoiato le chiavi
-E allora vedi di cagarle fuori, troia del cazzo!
-Non ce la faccio. E’ ancora troppo presto
Patty era piena di cocaina, mentre a Frank già le era scesa e io non sapevo proprio che cazzo fare. Poi mi è venuto in mente che nel furgone Frank ha sempre qualche attrezzo che può servire e sono andato a dare un occhio.
C’era una tenaglia, di quelle grosse, che si usano per aprire le reti. Sono tornato su con quella grossa tenaglia e ho provato ad aprirle. Ha funzionato.
Adesso Frank aveva le due manette ai polsi, ma non erano legate insieme.
E’ mentre guardavo i suoi polsi che è successo tutto.
Frank ha preso quella grossa tenaglia e ha iniziato a picchiarla in testa a Patty. Patty è caduta e Frank le tirava calci nello stomaco.
Continuava a picchiarla, prenderla a calci e darle quella grossa tenaglia sulla testa. Io non sapevo, non sapevo cosa fare. Patty urlava, piangeva e cercava di ripararsi in qualche modo, ma Frank era proprio incazzato. Dopo un po’ che la picchiava si è sentito un rumore forte, come di un vaso che si rompe. Patty non urlava più. Se ne stava immobile sul pavimento. Ho provato a chiamarla, poi mi avvicino e ho visto cazzo che aveva il cranio tutto spaccato.
-Merda Frank, ma questa troia è morta!
Frank non dice niente, se ne stava di spalle a prendere fiato e a guardarsi le mani insanguinate.
-Dai andiamo via di qua o faremo tardi
-Ma Frank, porca puttana …
-Andiamo via!
Guardavo Patty. Fissava il muro con la bocca spalancata.
Non è mai stata bella, ma adesso faceva proprio schifo.
Frank si mise addosso qualcosa, e molto velocemente ci lasciammo dietro Patty, le sue tette grosse, il suo trucco pesante e il suo cranio sfondato.
A Patty piaceva farsi sfondare il culo, ma penso che il cranio non avesse mai pensato di farselo sfondare.
In meno di un cazzo saltammo sul furgone. Decidemmo che ne avevamo abbastanza per quel giorno.
Patty la ritrovarono dopo quasi una settimana. La sua vicina ha chiamato i vigili del fuoco. Dice che sentiva puzza. Era mezza nuda riversa in una pozza di sangue e altre schifezze. C’erano anche delle chiavi affianco al suo culo.
Subito dopo trovarono me.
Frank invece non lo trovarono mai più.


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