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lavoro pubblicato domenica 2 maggio 2010
ultima lettura martedì 26 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

SETTIMA OPPORTUNITA'

di richimac. Letto 962 volte. Dallo scaffale Fantascienza

La nave interplanetaria USE Magellano era ancora là, dove era atterrata duemiladuecentosei anni prima, sul bordo del cratere Williamson, sull...

La nave interplanetaria USE Magellano era ancora là, dove era atterrata duemiladuecentosei anni prima, sul bordo del cratere Williamson, sulla seconda luna di Nettuno.

Durante la fase di discesa e avvicinamento potemmo constatare, con gli optoscanner di bordo, che le sue condizioni erano ancora ottime nonostante lo spesso strato di polvere di titanio che la ricopriva camuffandone vagamente la forma a ferro di cavallo.

Lasciammo la Shinji Nomura in orbita geostazionaria sopra il Sito e ci calammo con un ascensore orbitale a poche decine di metri dall'antica astronave.

Il vento costante alzava una fitta polvere violacea che oscurava il cielo di Proteo e rendeva difficile il nostro pur breve tragitto verso il punto in cui si trovava l'ingresso della Magellano.

Dopo aver sbriciolato con un perforatore sonico la crosta che lo ricopriva, constatammo con un certo disappunto che il portello d'ingresso era già parzialmente aperto e che per diversi metri all'interno la polvere aveva incrostato tutte le pareti e il pavimento.

Dopo essere entrati chiudemmo subito l'ingresso alle nostre spalle con i comandi manuali, per non far entrare ulteriormente quella maledetta polvere che sembrava infilarsi ovunque.

L'interno era completamente buio, così rilasciammo nell'ambiente una decina di biolampade triboluminescenti, che subito si posizionarono sopra di noi a circa due metri d'altezza.

Le batterie dell'astronave dovevano aver smesso di funzionare all'incirca milleduecento anni prima, trasformando la Magellano in una tomba silente.

I tecnici si misero subito all'opera, ma ci sarebbero voluti dei giorni prima di renderla nuovamente operativa.

Mi diressi verso la sala briefing, e là , attorno al lungo tavolo centrale li vidi per la prima volta.

Quindici corpi perfettamente mummificati a causa dell'atmosfera a base di acido formaldeico del satellite.

Ve n'erano alcuni seduti, altri appoggiati al tavolo e pochi supini intorno allo stesso.

Sembrava stessero dormendo.

Solo uno era poco distante dal tavolo.

Era in posizione eretta, e aveva una mano ancora appoggiata al pannello di controllo, proprio sul pulsante di apertura del portello d'ingresso.

Doveva essersi congelato istantaneamente.

Nell'altra mano stringeva un foglio.

Usai la torcia Gauss al minimo e riuscii a staccarglielo dalle dita, nonostante avessimo il divieto assoluto di toccare qualsiasi cosa prima dell'arrivo della seconda squadra.

Sopra c'era scritto qualcosa in un antico linguaggio terrestre, un linguaggio che non veniva parlato ormai da più di millecinquecento anni, durante i quali l'umanità era arrivata ad un passo dall'estinzione.

Prima fu il Secolo Buio, poi la Guerra delle Cento Lacrime ed infine il Morbo Nero.

Molti fatti e documenti storici vennero dimenticati, persi o deliberatamente distrutti.

Altri vennero nascosti e tramandati segretamente di padre in figlio.

Ma era storia antica, adesso l'uomo aveva trovato il suo equilibrio ed il suo posto nel sistema solare.

Marte, Io ed Europa erano stati colonizzati in meno di duecento anni. Eravamo pronti per il grande passo verso i sistemi esterni.

Avvicinai il foglio di cartaplastica al visore della tuta.

Il computer tradusse lo scritto in linguaggio moderno.

Questo è il testo che v'era inciso :

"Si, sono stato io a ucciderli. Quattordici compagni di viaggio, quattordici amici.

Non hanno sofferto. Hanno inalato una miscela di aria nella quale aggiungevo lentamente, ma inesorabilmente, monossido di carbonio. Forse l'unica a capire cosa stava accadendo, è stata la dottoressa Claudine. Quando mi sono affacciato alla finestra che li separava dal corridoio centrale della Magellano mi ha visto. Era immobile. Seduta in maniera scomposta davanti al lungo tavolo in alluminio della sala Briefing. Sicuramente era priva di forze. A stento riusciva a tenere aperti gli occhi che si aprivano e si chiudevano sempre più lentamente. Mentre mi guardava le ho letto sulle labbra la parola "perché" prima che li chiudesse, per sempre.

Se sono dispiaciuto per quello che ho fatto?

Sarei bruciato per l'eternità all'inferno, piuttosto , se avessi avuto scelta.

Sono pentito per quello che ho fatto?

No. Lo rifarei mille volte.

Ma non cerco pietà ne compassione.

L'umanità penserà ad un fatale guasto nella strumentazione di bordo. L'opinione pubblica non permetterà di spendere trilioni di euro per un'altra astronave come la Magellano. Passeranno forse centinaia di anni prima che un'altra spedizione possa arrivare dove siamo arrivati noi.

Dove sono rimasto, solo, con la mia coscienza.

Lascio questo scritto per le generazioni future sperando che possano decidere....si decidere...saggiamente.

Non so se questa lettera verrà mai letta e se chi la leggerà saprà già tutta la storia, ma voglio spendere qualche parola per spiegare la Verità.

Il mio nome è Franchi Riccardo.

Sono il capitano della più avanzata astronave mai costruita dall'uomo.

Tutte le nazioni del mondo hanno contribuito alla sua costruzione, durata cinquant'anni, al costo di immani sacrifici.

Siamo partiti alla volta di Nettuno il 22 giugno del 2075, ma tutto ebbe inizio quasi cento anni prima, quando la Voyager 2 lasciò la terra da Cape Canaveral a bordo di un razzo Titan-Centaur.

Il 25 agosto del 1989 la sonda sorvolò Nettuno e scoprì sei nuovi satelliti fra i quali spiccò, per le sue strane caratteristiche da "pianeta", Proteo.

La Voyager 2 passò a soli venticinquemila km dalla superficie del satellite, prima di entrare in avaria e scomparire oltre i confini del sistema solare.

Fu allora che Il Segnale venne captato per la prima volta.

Aveva inequivocabilmente origine artificiale.

Si ripeteva come un radiofaro ogni 3,14159 secondi e rappresentava in codice binario lo schema di Bohr dell'atomo di idrogeno.

Praticamente era come se dicesse "hey...noi siamo qua, se ci sentite, venite a trovarci."

La cosa strana era che quel segnale misterioso non poteva essere captato dalla Terra.

Bisognava essere vicini a Proteo per rilevarlo.

Fu per questo che venne deciso di pianificare la Missione.

Un equipaggio umano formato da quindici fra le migliori menti del pianeta ed una astronave atomica frutto delle più avanzate tecnologie.

Tutte le altre missioni vennero messe in secondo piano.

I piani per la Luna, così come per Marte, vennero abbandonati e tutti gli sforzi si concentrarono su Proteo.

Dopo i primi decenni di studi in gran segreto, la cosa divenne di dominio pubblico, ma ci vollero comunque più di ottant'anni prima che la Magellano venisse ultimata, a causa dell'immensa spesa pubblica che il progetto comportava.

Venimmo sottoposti ai più rigorosi controlli fisici e psicologici, per quella che veniva giustamente considerata la più grande avventura dell'umanità, ma anche la più rischiosa.

Radiazioni cosmiche, assenza di gravità, decalcificazione ossea, micrometeoriti erano solo alcuni dei mortali pericoli ai quali andavamo incontro.

Ma con grande gioia e sollievo di tutti, riuscimmo a raggiungere Proteo e ad atterrare incolumi sulla sua superficie.

Il Sole era poco più di un puntino nel cielo, ma in compenso Nettuno riempiva quasi completamente l'orizzonte regalandoci uno scenario di indescrivibile bellezza.

Atterrammo a non più di due chilometri dal punto dal quale partiva il Segnale.

Tre di noi, me compreso, salirono sulla Lancia Mobile, un veicolo a 6 ruote coperto, per raggiungere il Sito.

Dopo aver passato una stretta gola raggiungemmo uno spiazzo di circa quattrocento metri quadrati, racchiuso da altissime pareti di roccia.

Nel centro, con gran stupore di tutti, c'era una casa.

O almeno sembrava una casa; del tipo che i bambini disegnano fin da piccoli.

In pratica era un cubo di circa cinque metri di lato con un tetto piramidale, sulla cui facciata compariva una porta alta non più di due metri e sulla sua destra quella che poteva sembrare una finestrella.

Arrivammo a una decina di metri di distanza, dopodiché scesi solo io dalla Lancia e mi avvicinai all'artefatto.

Le pareti erano di un grigio opaco e sembravano assorbire i tenui raggi del Sole.

La porta aveva un aspetto metallico chiaro, così come quella che a prima vista mi era sembrata una finestra, ma che in realtà si rivelò essere una placca di uno strano metallo violaceo con un foro nel mezzo.

Mi girai verso i compagni che seguivano la scena dalla Lancia, poi avvicinai lo sguardo al buco.

Un lampo di luce mi fece immediatamente ritrarre, ma la porta della strana costruzione si aprì al mio fianco.

Il cuore mi batteva nel petto, come se volesse uscirne ad ogni costo.

Ma la curiosità era più forte della paura, cosicché entrai timoroso all'interno dell'artefatto alieno.

Dopo che la porta si fu chiusa alle mie spalle, una tenue luce biancastra diffusa dal pavimento e dalle pareti illuminò la stanza in cui ero entrato.

Era un corto corridoio, all'incirca lungo quattro metri, sul cui fondo c'era una parete grigia dello stesso materiale visto all'esterno,ma al cui centro spiccava, inconfondibile, un'impronta in bassorilievo di una mano sinistra umana. Il corridoio era stretto, mi sfiorava le spalle a non più di cinque centimetri per parte, cosi come il soffitto alto all'incirca due metri e venti.

Cominciai a sudare e a iperventilare, ma subito una strana sensazione di calma e di rilassamento cominciò a diffondersi nelle mie membra, forse indotta artificialmente dai Costruttori.

Al centro del corridoio, fra la porta chiusa e la parete con l'impronta, c'era quello che a prima vista sembrava un muro di luce bluastra. Allungai il braccio destro attraverso quella strana parete, e vidi con incredibile meraviglia, ma senza timore alcuno, che al di là della luce, la mia tuta scompariva lasciando il posto al mio braccio nudo. Ritrassi lentamente l'arto ,e la mia tuta era di nuovo dove doveva essere. Ero estasiato da quello che vedevo. Trattenni il fiato e passai fiducioso, o incosciente, al di là del muro di luce. Ora ero completamente nudo. Provai a respirare, già sapendo che quei meravigliosi architetti avrebbero pensato a fornirmi della giusta atmosfera respirabile. Era come se conoscessero la razza umana, e anzi la stessero aspettando da milioni di anni. Mi avvicinai all'impronta e vi appoggiai la mano sinistra lentamente. Strane parole in un linguaggio sconosciuto e gutturale cominciarono a formarsi dentro la mia testa, ma dopo alcuni secondi il linguaggio alieno divenne comprensibile e le parole assunsero il loro apocalittico significato.

"Siete tornati infine.

Dopo quindicimila dei vostri anni.

Se siete qua è perché avete raggiunto uno stadio di evoluzione tale da permettervi nuovamente il volo spaziale.

Sappiamo bene quale è la vostra sete di conoscenza e la vostra bramosia di conquista.

In fondo, vi abbiamo creato Noi con queste caratteristiche innate nella vostra specie.

Vi moltiplicate esponenzialmente cercando confini sempre più vasti, consumando risorse planetarie in pochissimo tempo.

Siete un'arma batteriologica.

Un virus rinchiuso all'interno di confini ben stabiliti.

Ma non è ancora venuto il momento di usarvi.

I nostri nemici stanno retrocedendo all'interno del vostro Braccio della Spirale.

Quando sarà il momento vi lasceremo liberi di annientarli completamente.

Sarà un processo lungo, inevitabile e la nostra sola speranza di vittoria totale.

Ma quel momento non è ancora giunto.

Sappi che hai ora una grande responsabilità.

Qualora rilevassimo una vostra prematura uscita dal sistema nel quale siete relegati, non avremmo altra scelta che riportarvi ad uno stadio evolutivo inferiore.

Puoi bene immaginare che avremmo le capacità tecnologiche per farlo.

Ci avete già provato in passato e forse avete scoperto qualche vestigia dei vostri antenati nonostante la nostra cura nel distruggere qualsiasi manufatto.

Preferiremmo mantenervi in questo stadio evolutivo, ma non metteteci alla prova.

Non dire a nessuno quello che sai.

Ti ripeto che è già successo, molte volte.

Noi vi abbiamo creato e Noi possiamo distruggervi.

Non vi verrà concesso lasciare l'orbita di questo satellite, ma potrete comunicare con il vostro pianeta.

Quello che comunicherai deciderà le sorti della vostra specie."

Staccai violentemente la mano dal pannello come se avesse raggiunto una temperatura insopportabile.

Sapevo dentro di me che tutto quello che mi era stato riferito era la Verità.

Tremante, feci qualche passo indietro senza nemmeno rendermi conto che la tuta si rimaterializzava sul mio corpo nudo.

Toccai con le spalle la porta di ingresso che si aprì di scatto facendomi cadere per terra ancora frastornato.

Il protocollo di sicurezza prevedeva che in caso di pericolo ci ritirassimo subito all'interno della Magellano.

E così venne fatto.

Fui caricato in stato di shock sulla Lancia e rimasi sotto osservazione per diverse ore, durante le quali non feci altro che pensare alla mia famiglia.

Dove era mio figlio ora? Dove era la mia splendida moglie?

Piansi a lungo.

I miei occhi erano ancora arrossati quando chiamai l'ufficiale Bho-el-zah per riferirgli di riunire tutti nella sala Briefing.

Avevo qualcosa da comunicare, gli dissi..

Avevo preso una decisione.

Una decisione che già conoscete.

Trasmetterò un messaggio sulla Terra in modo che pensino ad un guasto mortale sulla Magellano.

Ho detto che non cerco pietà né compassione, ma forse ora, in questi ultimi istanti di vita, cerco il perdono.

Spero di avere preso la giusta decisione.

Perdonatemi."

Dopo aver letto la lettera, regolai la Torcia Gauss sulla media potenza e bruciai il messaggio.

Tornai nella sala principale insieme agli altri.

Li informai dei corpi trovati nella sala Briefing, ma non dissi niente del resto.

Se quello che c'era scritto sulla lettera era vero, le stelle erano ora a portata di mano.

Non erano stati rilevati messaggi artificiali su Proteo. Eravamo su questo satellite perché...

"Comandante" era Doormen, il secondo ufficiale "la squadra due è arrivata, aspetta sue istruzioni"

"Ditegli che preparino l'Arkam per riportare sulla Terra questo vecchio relitto e...hey Doormen, abbiamo fatto un buon lavoro."

"Si Comandante Franchi, se non fosse stato per lei, probabilmente non saremmo mai riusciti a trovarla"

La nostra Vera Missione era iniziata.



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