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lavoro pubblicato giovedì 29 aprile 2010
ultima lettura martedì 19 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

INVINCIBILI STREGHE

di akire. Letto 807 volte. Dallo scaffale Fantasia

L'eco di quel tuono si allargò tutt'intorno arrivando anche alle orecchie di nonna e nipote, e in quel preciso istante accaddero tre cose: sco...

L'eco di quel tuono si allargò tutt'intorno arrivando anche alle orecchie di nonna e nipote, e in quel preciso istante accaddero tre cose: scoppiò il temporale in tutta la sua maestosità, prodigio della natura; Sara sconvolta si allontanò non accorgendosi delle sue pupille dilatate, e la madre Joanne aprì la porta ma non entrò, consapevole di cosa stava succedendo.

Sapeva anche, ma solo in parte, del tumulto interiore di Sara, simile a un ciclone gigantesco che spazzasse via tutto e lei, come Dorothy, tentasse invano di aggrapparsi a qualcosa. Una cosa qualsiasi anche solo vagamente solida. Di simile alla sua vita trascorsa che, in fondo già lo sapeva, era finita per sempre.

Ma in tutto quel marasma c'era solo una cosa tangibile, una rabbia cieca e furiosa. E quando Joanne si avvicinò per abbracciarla come un toro che vede rosso si avventò su di lei. "Tu lo sapevi vero? Lo sapevi e non mi hai detto niente!".

"Sara..".

"Come hai potuto farlo? Una cosa così importante!".

"Sara! Tua nonna!".

Entrambe si girarono e accorsero al capezzale dove la nonna stava per morire. "Sara, io e tua madre non ti abbiamo detto niente per difenderti. Ti prego, non odiarci per questo..".

"Nonna, non andartene! Nonna..".

Anche nell'ultima ora la sua nonna, la sua vecchia leonessa riuscì a regalarle un sorriso. "Ci rivedremo un giorno, bambina".

La nonna era morta. Ecco, ora disteso là sopra c'era un guscio vuoto che, Sara aveva la sensazione, di lì a poco si sarebbe tramutato in nulla.

Rimasero a capo chino, madre e figlia, per un tempo interminabile finchè Joanne con un lenzuolo ricoprì tutto. Ora c'è, ora non più, come in una magia da quattro soldi. Sua madre le si avvicinò e senza dirle niente le posò una mano sulla spalla e la guidò al piano di sotto, dove si attaccò al telefono per avvisare i parenti, organizzare il funerale, tutto.

Sara se ne rimase seduta sul divano a osservare il vuoto e a lanciare ogni tanto un'occhiata alla madre che, come sempre, aveva preso in mano la situazione. Doveva piangere? Sua nonna era spirata da poco eppure i suoi occhi erano asciutti, la sua mente sgombra. No, non sgombra, vuota.

Nel tempo sarebbe tornata con la mente ai quei momenti, cercando invano di capirci qualcosa, e l'unica immagine che sarebbe riuscita ad associarvi era come la sequenza di un film: la nonna morta sul letto, le immagini che sfumano e si illumi nano sempre più fino a sprofondare in un bianco accecante e poi bam, la telecamera inquadra la prima sequenza della veglia funebre. In mezzo non c'è nulla, né ora né mai.

Però nella landa desolata che era ora la sua mente riuscì a nascere un pensiero, piccolo e sfuggevole, che le suggerì di essere di troppo. Sara decise di dargli retta, si alzò e andò a letto.

Il giorno dopo

Un'altra bottiglia svuotata. Sara si chinò a raccoglierla e ad allinearla insieme alle altre sullo scaffale. La quarta, la quinta volendo contare anche la birra.

Joanne la puntigliosa aveva preparato tutto con cura, dalla commovente funzione cui avevano assistito poche ore prima alla veglia funebre tutt'ora in corso, e cioè torme di parenti, amici, vicini accorsi con così poco preavviso a confortare le due donne rimaste sole -e a svuotare il carrello degli alcolici, ma questo meglio tenerselo per sé.

Ma quanti erano? Sara dopo i cugini di Boston aveva perso il conto, non capacitandosi ancora di avere tutti questi parenti. Si guardò intorno. Riempivano tutto il primo piano di casa e parlavano della defunta bevendoci su. Tutti sembravano stimarla, apprezzarla o quantomeno conoscerla, come se fosse morta una colonna portante della famiglia.

Riflettendoci più tardi capì di non essere lontana dalla realtà.

Vagò alla ricerca di sua madre e la trovò in cucina, intenta a discutere con le zie. Ah si, le sue zie. Di certo sapevano della Grande Rivelazione e ora ne discutevano a quattr'occhi, ma che gentilezza da parte loro spedirla a occuparsi degli alcolici per parlare di una cosa che la riguardava più di tutte loro! Decise di rimanere fuori per sentire che dicevano ma dopo un po' cambiò idea: insomma, dal giorno prima lei e sua madre non si parlavano e il silenzio era pesante da sopportare. E poi, quella era sempre casa sua, no?

Tirò un profondo sospiro, e aprì la porta con uno scatto secco. Immediatamente le donne presenti, Joanne compresa, si azzittirono.

"Mamma, dovrei parlarti. Zie, vi dispiace uscire un momento? No, vero? Grazie..".

Le donne s'alzarono e uscirono alla spicciolata, lanciandole un'occhiata di traverso. Una volta rimaste sole Sara richiuse la porta dietro di loro, poi si girò verso Joanne.

Madre e figlia stavano una davanti all'altra come duellanti in guerra, o come due parti di un accordo di pace. Joanne aprì bocca per dire qualcosa ma Sara la precedette. "Ascolta, io..ieri ero arrabbiata con te ma oggi mi sono calmata, e ho deciso di perdonarti. Per noi e per la nonna, lei mi ha detto di non portare rancore e così sarà. Però devo saperlo, perchè mamma perchè per tutto questo tempo non mi hai detto nulla?".

"Ascolta tu, ora. Io sono tua madre ed è quindi mio dovere difenderti, anche in questo caso" le rispose dopo una piccola pausa. "Soprattutto in questo caso, e non ti chiedo di capirmi perchè so che non puoi, non ora almeno. Non fare quella faccia, è così".

"L'hai fatto per me" mormorò Sara "ma mi sembra comunque un gesto crudele".

"Un giorno capirai il perchè. E chissà" aggiunse "magari riuscirai a dirmi grazie".

Sara si sedette su una sedia, rimuginandosi su. Dopo un po' alzò la testa verso Joanne. "Mamma?"

"Dimmi".

"Tu..quando hai scoperto di essere una strega?".

A quella domanda la madre si rasserenò visibilmente. Si sedette su una sedia davanti alla sua. "Vedi" le rispose "nessuno me l'ha mai detto, nessuno mi ha presa da parte dicendomi ‘ehi, sei una strega' come purtroppo abbiamo dovuto fare con te. Ma io conoscevo da sempre la mia natura, capisci? Fin dalla nascita, e così con la consapevolezza viene la piena padronanza dei propri poteri, che io ho e che tu avrai".

Sara non disse nulla.

"Fin dalla nascita vedevo tua nonna fare cose straordinarie" continuò Joanne con lo sguardo perso nel vuoto "e dentro di me speravo, un giorno, di diventare abile quanto lei. Ma ora vedo te" disse tornando a guardarla negli occhi "e so che anche se non sono una strega eccezionale, tu lo diventerai..".

Furono interrotte da un bussare alla porta.



Commenti

pubblicato il 29/04/2010 22.51.50
akire, ha scritto: Veder pubblicati i miei scritti mi fa sempre uno strano effetto.. co-munque quando ho scritto 'un toro che vede rosso' ho usato un modo di dire, in realtà i tori sono daltonici.
pubblicato il 04/05/2010 6.12.58
fiordiloto, ha scritto: Sei incredibile! Che atmosfere riesci a creare! Non vedo loro di sapere chi bussa alla porta! Ps: ho pubblicato oggi il terzo capitolo della mia storia! Grazie per il tuo sostegno continuo! =)

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