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lavoro pubblicato martedì 20 aprile 2010
ultima lettura martedì 15 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'attesa

di Penelope. Letto 903 volte. Dallo scaffale Sogni

Vedo un soldato che respira a fatica. Corre disperatamente, inciampando qua e la. Zoppica e bestemmia. Una profonda ferita gli squarcia il polpaccio sinistro. ..

Vedo un soldato che respira a fatica. Corre disperatamente, inciampando qua e la. Zoppica e bestemmia. Una profonda ferita gli squarcia il polpaccio sinistro.

Vedo un soldato che ha cara la pelle e che continua a correre nonostante l’abbondante emorragia.

Lo vedo scivolare di tanto in tanto su un terreno infangato dalla pioggia. Il gelo gli intorpidisce gambe e braccia.

Il freddo gli entra lentamente nel corpo. Tortura le mani bagnate di rugiada e sudore. Sa che non ha tempo per soffrire anche se lo desidera con tutta l’anima. Forse sono giorni che lo cercano; e non si smette mai di correre quando ti cercano. Anche se sei ferito. Anche se sei già morto.

Vedo un soldato che, sfinito, lascia che una radice lo faccia cadere a terra e rotolare, fra erba e muschio, fango e sassi.

Vedo un soldato precipitare in una fossa.

La mia …

Sbatte violentemente la schiena sul terreno paludoso e il fiato gli manca per pochi secondi. Vuole urlare di dolore. Vuole gridare per tutta la vita. Ma non riesce ad emettere alcun suono. Il sangue gli cola sul mento e si morde le labbra pur di non farsi scoprire. Poi raccoglie l’ultima, estrema, forza nelle braccia, per trascinarsi contro la parete umida di quella piccola, fredda, ma provvidenziale fossa, e appoggiare la schiena. Sputa silenziosamente al vento l’ennesima imprecazione, rovesciando la testa all’indietro.

E adesso piange. Ancora. E ancora.

Non avrà più di vent’anni.

Foglie morte stridono fra loro e urlano come corvi roteando nel vento. E lui si copre le orecchie.

E io sento il suo cuore.

Battere …

Battere ...

Quale meraviglia.

E il suono del sangue che gli pulsa nelle tempie e nella giugulare mostruosamente ingrossata.

E il suo respiro diventare terribilmente assordante. E le loro voci farsi sempre più nitide e vicine. Lo cercano. Urlano come bestie, e le loro grida sono interrotte solo dall’abbaiare di cani.

Vomita quasi sulle mie scarpe per il terrore e il suo volto e’ paonazzo. Infila una mano nella tasca della giacca e ne estrae una rivoltella con un solo, ultimo, proiettile nel tamburo.

Si… secondo me non ha più di vent’anni.

“Mio Dio” Dice. “Mio Dio”. Avvicina la rivoltella alla testa. Sta per premere il grilletto, quando finalmente si accorge di non essere solo. Davanti a lui vede un uomo. Magro, sporco, grigio come la polvere che ha sulle labbra. E’ morto da poco, gli sembra. Lo deduce dal sangue ancora fresco che gli incornicia il viso. Gli occhi sono sgranati, le mani, senza vita, si aggrappano ancora al fucile che gli penzola dal collo e proprio in mezzo alla fronte e’ ben visibile il buco di un colpo da sparo.

“Stessa idea amico...” dice il soldato vivo rivolgendosi all’altro. “Ma tu hai avuto più coraggio.”. Si avvicina a lui, gli appoggia le dita sugli occhi e gli chiude le palpebre.

Mi commuove il suo gesto. Io al suo posto non ci avrei pensato.

Depone per terra la rivoltella e fruga avidamente nelle tasche dell’uomo di fronte a lui, fino a che non trova un mozzicone di sigaretta con una scatola di fiammiferi. “Ti dispiace se fumo?”. Se l’accende, aspira profondamente. Sa che e’ l’ultima. Beato lui che ha avuto il tempo di fumarsela.

“E poi nelle nostre condizioni ce lo possiamo permettere.”. Sorride all’esanime corpo del compagno di guerra, poi diventa serio, forse un po’ malinconico. “Dimmi, amico... i tuoi lo sanno che sei morto qui? In questo buco di fango e merda …. I miei non lo sapranno mai, forse sono già morti...o forse no . Quei “criminali” fecero irruzione in casa nostra. Picchiarono mio padre. E poi mia madre. Li strattonarono fuori di casa e li buttarono in mezzo alla neve, come fossero immondizia. Uno di loro prese mio padre per i capelli e lo costrinse ad inginocchiarsi mentre, con una pistola puntata verso di lui, strepitava isterico parole in una lingua sconosciuta. Mia madre piangeva. Piangeva e pregava. Mi dissero che continuò a pregare con tutto il fiato che aveva in gola. Pregava e li malediceva.

Si …

Pregava e li malediceva.

Li buttarono entrambi in mezzo a una folla di persone. Amici. Parenti. Fratelli. Non puoi nemmeno immaginare il dolore che provai quando, tornando a casa, capii che una parte della mia vita era morta con loro. Con tutti loro.

Le persone che erano riuscite a nascondersi, in quell’ occasione, mi raccontarono. E credimi, amico...erano ben poche. Ho sentito il mio cuore fermarsi. Non ricordo più per quanto tempo. E ora eccomi qua. Accanto a te...” Aspira ancora, più profondamente di prima. “E la tua donna sa che sei qui? Chissà, magari si trova insieme alla mia in qualche rifugio sotterraneo...ignara del fatto che non tornerai più. E anche la mia, prima o poi se ne renderà conto. Ma come farò io senza di lei? Come riuscirò a trovare il coraggio di condannarmi da solo a non vederla più?”

Fa una breve pausa...la cenere cade sulle sue dita sporche.

“Devi vederla amico. Lei e’ più bella di qualsiasi altra cosa al mondo. Mi aspetta, ma io prego che non lo faccia per sempre.

Avrei voluto avere un figlio con lei. Avrei voluto che imparasse a credere in ciò che io credo, nella libertà, nella giustizia, nell’onore. Magari sarebbe stato orgoglioso di me, magari sarei stato il suo esempio. E avrei potuto dirgli: guarda tua madre, guardala bene, perchè se in vita tua troverai un essere così perfetto come lei, sappi che avrai trovato la tua anima gemella.

E invece dovrò essere io da lassù l’angelo di quella perfezione? Dovrò essere io il suo scudo indistruttibile, le sue ali di coraggio? Vorrei vederla un’ultima volta, solo una, per dirle di non avere mai paura, di non piangere più di nascosto, al buio, perchè io sarò sempre con lei…con lo spirito e con tutto ciò che mi resta di questo cuore. E tu sei già in quell’altro mondo? Cosa succede dopo? Ci sono campi verdi e spiagge luminose? O c’è l’oceano? Non ho mai visto l’oceano, ma mi piacerebbe poterlo vedere una volta, solo una. E noi che cosa siamo lì? Dopo tutto questo sangue dove ci mandano? Magari me lo danno un pacchetto di sigarette quando arrivo. Le danno ovunque le sigarette … pure in prigione. Padre nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome … e non ci indurre in tentazione … ma liberaci dal male … Liberaci dal male … Liberaci dal male …

Ma io ancora non ti sento, amico … Aspettami un poco. Mi parlerai di te.”

Lo aspetterò.

Avvicina nuovamente la sigaretta alle labbra, ma si accorge che ormai e’ finita. Si e’ spenta tra le sue dita. Il vento ne ha portato via le ceneri.

Vedo un soldato che sa di poter essere libero.

I suoi polmoni si riempiono di gelo e nebbia e, vincendo il dolore, scrive con le dita sulla terra: Libero.

Ora, sembra che mi stia guardando.

Mi dice “Ritornerò …”

Le forze gli vengono lentamente a meno, si adagia accanto al suo ultimo compagno di vita e di morte. Apre la bocca e ci infila la canna della pistola. Poi lo sparo. E poi il silenzio. E il suo sguardo vuoto, tra le fronde degli alberi d’ inverno. Se avessi avuto ancora qualche lacrima l’avrei versata per lui, perché in effetti a me è dispiaciuto che non ci fosse stato nessuno, neanche uno straccio di cadavere, accanto a me, quando sono morto. Avrei pianto, per la sua storia. E avrei pianto per la mia, mai raccontata.

“Cosa significa Libero?”

“Libero è il mio nome …”.

Ci guardiamo intensamente negli occhi.

Mi chiede. “Quanto tempo credi che dovremmo stare qui?”

“Tutto il tempo che vuoi, ragazzo.”

Sembra sconcertato. “Ma tu da quanto tempo sei qui?”

“Tre giorni”

“E perché sei rimasto qui?”

“Aspetto la resurrezione dei morti”

“Deve essere deprimente …”

Ci guardiamo di nuovo.

E scoppiamo a ridere.

In effetti, e’ la cosa più drammatica e più buffa che mi sia capitata negli ultimi cinque anni.



Commenti

pubblicato il 21/04/2010 17.01.29
elisa55, ha scritto: Molto interessante e ben scritto
pubblicato il 21/04/2010 17.40.51
Penelope, ha scritto: grazie..
pubblicato il 07/07/2010 16.59.02
LunaPiena, ha scritto: Violenza... commiserazione... consapevolezza. La guerra non porta mai a niente di buono. I soldati invece, quei soldati che combattono per "il paese", quando il paese non gli dà niente in cambio. I soldati sono eroi mortali.

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