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lavoro pubblicato martedì 20 aprile 2010
ultima lettura domenica 25 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL VIAGGIO DI REIKA- ricordi ( primo capitolo)

di Eleclipse. Letto 908 volte. Dallo scaffale Generico

Se mi guardo indietro, mi rendo conto di quanto sia cambiata la mia vita nel giro di pochissimo tempo. Alle medie sognavo di diventare una grande illustratrice di libri per bambini e fare così la felicità dei piccoli lettori rendendo i...

Se mi guardo indietro, mi rendo conto di quanto sia cambiata la mia vita nel giro di pochissimo tempo. Alle medie sognavo di diventare una grande illustratrice di libri per bambini e fare così la felicità dei piccoli lettori rendendo il loro mondo colorato e allegro. Mi ripetevo che non avrei mai svenduto la mia arte per sopravvivere, che mai e poi mai avrei rinunciato a quel sogno. Ma alla seconda porta chiusa in faccia ripiegai miseramente su un impiego che mi avrebbe dato da mangiare almeno per un po'. Mi ritrovai così a fare l'aiutante di un famoso mangaka, ma, visto che la paga era piuttosto misera per i tempi d'oggi, arrotondavo disegnando le copertine di alcuni romanzi. Fu in questo modo che conobbi Shinichi.
Lui era uno scrittore affermato e di successo. Un giorno, mentre stavo consegnando al direttore della casa editrice le ultime copertine, lui entrò nella stanza. Si presentò, scusandosi per l'intrusione. Notò i disegni e gli piacquero a tal punto che volle a tutti i costi avermi come sua illustratrice personale. Per me fu un grande privilegio. I suoi libri mi stimolavano e riassumerli in una sola immagine era una sfida piacevole. Fu così che ebbe inizio la nostra storia. In un primo momento, come un normale rapporto di lavoro, poi, ci accorgemmo ben presto che stavamo bene in compagnia l'uno dell'altra e prendemmo a frequentarci anche al di fuori dell’ambiente lavorativo. Dopo sei mesi Shinichi mi chiese di andare a vivere con lui. Accettai senza pensarci troppo. Shin era una persona affascinante sia fisicamente che intellettualmente e stargli accanto era piacevole. Aveva modi pacati che mi mantenevano calma nonostante il mio spirito fosse costantemente irrequieto. Era un uomo molto affettuoso e premuroso nei miei confronti che mi faceva sentire protetta e amata e questo mi bastava.
Mi trasferii a casa sua in inverno. Abitava in un lussuoso condominio in stile occidentale, nei pressi del centro di Tokyo. L'appartamento era situato al 7 piano. Per me abituata a case di massimo due piani, era un'altezza impensabile. Ricordo che mentre i fattorini scaricavano i pacchi cominciò una fitta nevicata. Mi avvicinai alla finestra per guardare fuori e mi prese una vertigine. Mi sembrò di essere io stessa uno di quei morbidi fiocchi bianchi che scendevano leggeri dal cielo. Cominciò a girarmi un la testa e la stanza sparì. Rimanemmo solo io, il cielo e l'asfalto che a poco a poco diventava bianco. Con uno sforzo mi allontanai dalla finestra e da allora non riuscii più ad avvicinarmi ad essa.


Era ormai da diversi giorni che pioveva e, a stare chiusa in casa senza vedere nessuno, il mio umore stava peggiorando costantemente. Da quando mi ero lasciata con Shin, ed ero tornata a vivere nella vecchia casa dei miei genitori mi prendevano spesso momenti di sconforto.
Quella mattina mi svegliai particolarmente malinconica.
I Lunghi periodi piovosi mi facevano sempre l’effetto di catapultarmi nei ricordi passati.
Fu così che, dopo colazione, mi sedetti sul divano a sfogliare i miei vecchi album di fotografie.
Quando giunsi alle foto del periodo delle superiori ebbi un tuffo al cuore. Accanto a me, in quelle foto, c'erano Hachi e Nobu, i miei migliori amici. Hachi e Nobu erano fidanzati, lo rimasero per tutti gli anni della scuola, ma una volta finita, lui andò in Europa per terminare i suoi studi e farsi una carriera e il loro amore terminò. Almeno per lui.
Hachi invece rimase ancorata saldamente a quell'amore. Invano cercai di fargli dimenticare Nobu. Col tempo poi ci perdemmo di vista, anche se ci consideravamo come sorelle. Appena uscite dalle superiori cercammo di mantenere i contatti, poi, vuoi il dolore dei ricordi che legavano Hachi a me, vuoi l'incontro con altre persone e i percorsi di vita diversi, cominciammo a sentirci e vederci sempre meno fino a sparire. Mi resi conto solo in quel momento, mentre accarezzavo quelle vecchie foto, di quanto in realtà Hachi mi mancasse. Avrei voluto stringere di nuovo quella sua mano calda e sentire ancora una volta la sua risata cristallina, che riempiva il silenzio tutte le volte che veniva a trovarmi.

Chiusi l'album e il resto della giornata scorse via lentamente, senza nulla di importante da fare, fino a sera.
Mi preparai per la notte e andai a letto con un nodo alla gola. Ovviamente sognai Hachi.
L'una accanto all'altra passeggiavamo sotto i ciliegi in fiori come amavamo fare un tempo. Hachi indossava uno yukata rosa e i capelli le ricadevano sciolti sulle spalle come un lucente mare nero. Un mare liscio e calmo, in cui se qualcuno avesse messo la mano, avrebbe trovato la morbidezza della pura seta. Aveva il volto dolce e sognante dei tempi passati. gli occhi chiusi i la testa china con un sorriso lieve sulle labbra.
“Volevo tanto rivederti un'ultima volta,sai Reika?” disse piano, facendo vibrare l'aria. “Ora che ti ho vista sono felice.”
Caddi in ginocchio e scoppiai in un pianto doloroso pieno di “mi dispiace” e di “è colpa mia”.
Hachi si chinò su di me e mi accarezzò dolcemente i capelli. Il suo tocco lieve e il respiro calmo mi rilassarono. “Non è colpa di nessuno” mi rassicurò sorridendomi con affetto.
“Ora dobbiamo lasciarci Rei-chan”. Mi abbracciò forte e poi si allontanò dandomi le spalle. Io la guardai senza riuscire a muovermi, come ipnotizzata dal suo passo cadenzato.

Fu il telefono a svegliarmi. Il cuscino era bagnato di lacrime. Stetti qualche secondo imbambolata ancora tra il sogno e la realtà, poi mi affrettai a rispondere.

“Pronto?”
“Reika?” dall'altra parte, la voce profonda e inconfondibile di Nobuo.
“Senti Reika.”cominciò senza riuscire a trattenere le lacrime. “dovresti venire al commissariato. Stamattina hanno trovato Hachi morta. Ha lasciato delle cose per noi...”
“Arrivo” dissi semplicemente senza troppo stupore. Sapevo già che Hachi era morta, quel sogno non poteva significare altro. La mia dolce Hachi era venuta a salutarmi un'ultima volta.

Solo dopo, mentre mi vestivo, mi domandai cosa ci facesse Nobu in Giappone. Avevo talmente tanto pensato a noi tre che mi sembrava naturale sentire la sua voce quella mattina e non pensavo affatto che lui, in realtà, in quel momento dovesse essere in Europa.
Mi misi la giacca, presi l'ombrello e mi avviai verso il commissariato. Ci andai a piedi, sebbene fosse nel quartiere opposto al mio, perché avevo bisogno di pensare. Non sapevo come mi dovevo sentire, guardavo i miei piedi avanzare sulla strada bagnata con un dolore profondo nell'animo. Un dolore colpevole come non mai.


Commenti

pubblicato il 08/06/2010 17.55.15
akire, ha scritto: E' bello ma perchè l'hai lasciato in sospeso? Mi interessava..

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