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lavoro pubblicato sabato 17 aprile 2010
ultima lettura mercoledì 13 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Angolo di città

di Andyan. Letto 693 volte. Dallo scaffale Viaggi

Fermata del tram numero 14. Una pensilina in alluminio strapazzata dai vandali e ridipinta astrattamente dai writers circonda una panchetta in legno anch'essa presa di mira. É sfregiata con nomi e parolacce, frasi e simboli, per alcuni dei...

Fermata del tram numero 14. Una pensilina in alluminio strapazzata dai vandali e ridipinta astrattamente dai writers circonda una panchetta in legno anch'essa presa di mira. É sfregiata con nomi e parolacce, frasi e simboli, per alcuni dei quali anni fa morirono molte persone.

Sul lato destro della pensilina, il vetro antisfondamento percorso da centinaia di venature testimonia la sua solidarietà con l'intera struttura. Un manifesto maldestramente fissato allo stesso e parzialmente strappato invita chi legge ad abbonarsi senza riserva alcuna al giornalino del quartiere.


A terra, sotto la panchetta esausta, un frammento grossolano di qualche snack farcito di cioccolato e caramello è il naturale traguardo del pellegrinaggio di migliaia di formiche che ordinatamente in una lunghissima fila lo raggiunge. Al suo fianco ma ignorato da ogni attenzione un biglietto del tram, vidimato e accartocciato in se stesso. Il marciapiede che accoglie il tutto è grigio. Macchiato qua e là da “nei” di resti di gomme da masticare anneriti dal tempo ormai neppure più appiccicosi e da muco emesso da bocche di studenti che respirano vita in cerca d'affermazione, o da quelle molli e balbuzienti di vecchi che tra una bestemmia e l'altra denigrano la gioventù di oggi.


A fianco, un palo arrugginito a chiazze infilzato nel marciapiede è il sostegno di un lampione dalla luce giallognola e barcollante che nelle fredde sere invernali illumina la desolazione di quell'angolo di periferia. A circa un metro e mezzo da terra è fissata con due fascette metalliche una tabella plastificata che informa i viaggiatori sugli orari della linea 14. Le scritte sono sbiadite ed appena visibili.


Il cielo è nuvoloso e fa da scenario perfetto a questo infausto scorcio di città. L'aria è pungente e all'interno della pensilina si respira l'odore classico degli abitacoli consumati di bus e tram metropolitani nelle ore di punta.


Per molti è una fermata come tante altre, di periferia come tante, di una città come tante. Per me è e sarà sempre il simbolo dell'essermi ritrovato. Del ritrovarmi cresciuto. In quella fermata decisi il destino della mia vita. Decisi che era ora di cominciare a vivere davvero. Trovai il coraggio di lasciare la facoltà universitaria , che mi stava uccidendo dentro, a trecento chilometri da casa, proprio seduto su quella panca in quella pensilina. Torino è una grande città. Ma i miei pensieri mi riportarono a casa. E oggi, a distanza di molti anni, in previsione di tornare a Torino con la mia famiglia per visitare il Museo Egizio cercherò quella fermata in Via Nizza dove batte ancora un pezzo di quel cuore di giovane studente con tanti progetti.



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