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lavoro pubblicato martedì 13 aprile 2010
ultima lettura lunedì 21 settembre 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Legàmi (dodicesima parte)

di Ciro Ascione. Letto 979 volte. Dallo scaffale Gialli

Davide si presentò in commissariato verso le diciannove. Non molto alto, fisico asciutto, visibilmente scosso, preoccupato. Il piantone lo accompagnò da Tenaglia, il quale, vedendolo, nella sua testa elencò numerosi santi seguit...

Davide si presentò in commissariato verso le diciannove. Non molto alto, fisico asciutto, visibilmente scosso, preoccupato. Il piantone lo accompagnò da Tenaglia, il quale, vedendolo, nella sua testa elencò numerosi santi seguiti da svariati e coloriti aggettivi in quanto aveva prenotato la cena in un ristorante che pur non essendo caro serviva piatti di ottima qualità. Quando fu arrivato a San Silvestro salutò il tanto aspettato quanto inopportuno Davide.

“Buonasera”
“Buonasera sono Davide Del Prete”
“Dica signor Del Prete, cosa la spinge in questo commissariato?”
“Ho visto il servizio al telegiornale. Sono in pericolo”
“Perchè?”
“Hanno ucciso due persone che conosco, Marcello Bongiovanni e Giorgio Malavolta e temo che la stessa sorte tocchi anche a me”
“Perchè?”

Al secondo perchè Del Prete fece una smorfia mal celata. Ma come poteva essere diventato ispettore quest'uomo che ripeteva le cose come un bambino?
L'ispettore se ne accorse e se ne compiacque e ripetè:

“Perchè?”
“Perchè in passato le persone che ho nominato ed io abbiamo commesso un atto di cui tutt'ora mi vergogno e che ha condizionato molto le nostre vite, ma eravamo giovani, avevamo bevuto, assunto delle cose che ci aveva dato un amico di Marcello per festeggiare I nostri diciotto anni compiuti da poco ci sentivamo I padroni del mondo....”

Del Prete iniziò a raccontare...

“Era il venti maggio del 1983, mi ricordo bene la data sia perchè il giorno diciotto avevo festeggiato i miei 18 anni facendo una festa in un locale vicino Piazzale Loreto con i miei compagni di classe, sia perchè quello che abbiamo fatto non si può dimenticare. Alla festa che le dicevo era venuta anche una mia compagna che si chiamava Lisa Lamberti. Mentre ero a bere qualcosa con Giorgio e Marcello è passata a salutarci, o meglio a salutare Marcello il quale dopo averla vista ci disse che era un bel bocconcino e che avremmo dovuto frequentarla di più, anche e sopratutto fuori dalla scuola. Il giorno dopo noi dicemmo a Lisa che aveva fatto colpo su Marcello e le che non capiva più nulla dalla gioia ci disse che un paio di giorni dopo potevamo andare a casa sua a studiare, che non c'erano i suoi e che quindi nessuno ci avrebbe disturbato, e che poteva, anzi doveva, venire anche Marcello. Due giorni dopo ovviamente ci siamo andati... solo che prima di passare da lei siamo andati da un amico di Marcello il quale ci ha dato delle pillole che ci avrebbero fatto divertire di più... bhè noi l'abbiamo presa subito mentre a Lisa gliela abbiamo messa nel bicchiere di aranciata che ha bevuto dopo aver mangiato la torta, perchè lei era una buona e non avrebbe mai preso nulla del genere. Quando siamo arrivati lì da lei c'era il suo fratellino, Armando che aveva 8 anni all'epoca ma se ne stava buono buono in camera a giocare con il commodore 64 di sua sorella mentre noi eravamo in soggiorno a fare finta di studiare. Tutto andava bene, continuavamo a ridere e scherzare ma ad un tratto Marcello è diventato scuro in volto, si è alzato ed è andato a chiudere a chiave la porta del ragazzino che giocava dicendoci che era solo uno scherzo. Poi si è avvicinato a Lisa ed a provato a baciarla. Lei si è ritratta, e si che Marcello le piaceva, ma forse non si aspettava quel modo, così lui ci ha riprovato e lei si è ritratta di nuovo. A questo punto Marcello le ha dato uno schiaffo forte, non l'avevo mai visto così arrabbiato. Giorgio ha provato a trattenerlo ma lui ha preso il coltello con cui abbiamo tagliato la torta gli ha detto di tenerla ferma se non voleva finire aperto in due. Io, io io ero paralizzato, non riuscivo a muovermi la paura, la droga chissà. Ho assistito impotente mentre Marcello la violentava con Giorgio che la teneva. Il giorno dopo nessuno è andato a scuola, ne noi ne Lisa. Noi dopo aver litigato abbiamo deciso di non confessare ne dire nulla e se Lisa ci avrebbe accusato avremmo semplicemente negato, dicendo che si era immaginata tutto per via della droga e che … chissà. Eravamo giovani non potevamo passare la nostra vita in galera per una cazzata. Lisa invece non solo non ci denunciò ma non venne nemmeno più a scuola. Poi venimmo a sapere che insieme alla sua famiglia aveva cambiato casa, o città. Nessuno di noi sa tutt'ora che fine abbia fatto.”

L'ispettore, se avesse rappresentato la giustizia, dopo aver ascoltato il racconto, avrebbe fatto si che questa seguisse il suo corso così anche quell'ignavo di Davide Del Prete avrebbe scontato quello che aveva fatto a Lisa ma non poteva farlo. Lui rappresentava la legge che con la giustizia non sempre coincide sopratutto da quando il governo aveva approvato quel decreto sulla durata dei processi. Decreto che aveva reso il suo lavoro inutile sia per la legge che per la giustizia.


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