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lavoro pubblicato lunedì 12 aprile 2010
ultima lettura domenica 17 febbraio 2019

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UOVA INFRANTE

di Eleclipse. Letto 657 volte. Dallo scaffale Fantasia

Il sole era accecante. L’uomo stava sdraiato sotto la grande quercia al margine del campo. Sentì alle sue spalle che due ragazzini si fermavano e bisbigliavano qualcosa tra di loro. Si mise ad abbaiare come se fosse un cane feroce. &l...

Il sole era accecante.
L’uomo stava sdraiato sotto la grande quercia al margine del campo.

Sentì alle sue spalle che due ragazzini si fermavano e bisbigliavano qualcosa tra di loro.
Si mise ad abbaiare come se fosse un cane feroce.
“Vecchio pazzo, hanno ragione al villaggio sei solo un vecchio pazzo.” Gridò uno dei due mentre l’altro prendeva la mira e gli lanciava un sasso colpendolo alla testa.
“Lasciatelo stare. Stupidi!” Gridò improvvisamente una voce femminile.
I ragazzi le fecero il verso e, ridendo sguaiatamente, corsero via veloci sulla strada bianca che conduceva al villaggio.

“Sta bene signore?” disse una bambinetta chinandosi sul vecchio che si teneva la testa colpita.
“Si non ti preoccupare Sara.” sorrise il vecchio uomo. “Vai pure o farai tardi, lo sai che non vogliono che ti fermi qui”.
La bambina si alzò titubante. Lo guardò un attimo poi corse via veloce verso casa.

Il vecchio si alzò in maniera straordinariamente agile, si pulì l’abito polveroso e si avvicinò a una strana rete penzolante piena di tentacoli. L’accarezzo appena e questa prese vita muovendo i lunghi tentacoli verso il vecchio, stiracchiandosi appena. Due occhi enormi apparvero nel bel mezzo della rete.
“Su, fammi passare devo andare a lavoro fra poco calerà il sole!”
La rete occhiuta si scostò e con una delle sue lunghe braccia alzò una porzione circolare di terreno come se fosse fatta di carta.

L’uomo ci sparì dentro come inghiottito.

Ora il vecchio si trovava in un edificio fatto di pietra. Era mutato, non più vecchio, lurido di terra e polvere, con i vestiti laceri, indossava una tunica nera, il volto bianco perlaceo, gli occhi leggermente incavati cerchiati. I capelli corvini che andavano in ogni direzione. Si stirò appena sbadigliando.
Ai suoi piedi, si muoveva magicamente un cesto di vimini ricolmo di uova trasparenti,. Ogni uovo al suo interno aveva qualcosa di fumoso che si muoveva e assumeva una colorazione o bianca o nera.
“Forza Salar andiamo, dobbiamo riporre i sogni al loro posto.” Il cesto di vimini seguì l’uomo lungo un corridoio che aveva due porte. Una saliva verso la luce ed era bianca, la seconda scendeva nelle ombre ed era nera.
A un cenno dell’uomo le due porte si aprirono. L’uomo prese in mano il primo uovo.
Era bianco. Sotto, inciso sul guscio, era scritto un nome
“Sei fortunato sta sera Teodoro” bisbigliò piano poi, con voce tonante: “ Teodoro Ichins, Sogno” e aprì la mano. L’uovo fluttuò attraverso il corridoio come sospinto dal vento delle parole dell’uomo ed entrò nella porta bianca, si andò a sistemare in un poggia-uovo sotto il quale c’era scritto il nome di Teodoro Ichins.

La mano affusolata dell’uomo raccolse un secondo uovo questa volta era nero.
“Oh non mi dispiace nemmeno un po’ per te caro Seamus O’Donnel” Ghignò malignamente, poi con voce di tempesta disse “Seamus O’Donnel, Incubo”. Anche quest’uovo cominciò a fluttuare lentamente sorretto da mani invisibili,dirigendosi verso la porta nera.

Continuò così per diverso tempo fino a che non prese in mano un uovo nero.
Il fumo al suo interno era così scuro e si dimenava tanto da far sembrare l’uovo fatto di pietra più che di vetro. Guardò il nome inciso sul fondo: Sara McCallaghan.
Rimase a fissarlo per qualche minuto poi, lentamente, lo lasciò scivolare per terra. L’uovo si infranse e il fumo nero ne uscì con un urlo dolente e si disperse nell’aria.
Come se nulla fosse accaduto il Signore dei Sogni, si voltò e aprì una porta alle sue spalle sulla quale c’era scritto "Sogni Liberi".
Allungò la sua mano diafana verso uno dei milioni di uova che erano nella stanza. Era totalmente trasparente, la nebbiolina dentro non aveva colore ed era immobile. Con l’unghia dell’indice sinistro scrisse sul fondo il nome di Sara. Subito la nebbia prese vita e si colorò di una moltitudine di colori.
“Sta notte sognerai ciò che più ti piace cara Sara.” disse dolcemente mentre accarezzava l’uovo.
“Sara McCallaghan, Sogno libero”. L’uovo fluttuò e si andò a mettere nello spazio che aveva lasciato vuoto dentro la stanza dei sogni liberi. Sotto c’era il cartellino con scritto il nome di Sara.
Il signore dei Sogni sorrise poi, sbadigliando, fece un movimento indolente sopra i cocci dell’uovo rotto. Questi sparirono in un baleno.
Si stiracchiò nuovamente e riprese a smistare le uova che rimanevano nel paniere.


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