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lavoro pubblicato lunedì 12 aprile 2010
ultima lettura lunedì 2 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Un ciuffo dallo sguardo profetico

di trap56. Letto 982 volte. Dallo scaffale Sogni

L'acqua, brrr! metteva paura, guardarla così in verticale. Il fiume era gonfio, sbandava contro gli argini come un ubriaco in discesa. Di notte, per giunta.Saltare. Farla finita. Che ci voleva, una corrente così avrebbe strappato l'anima ...

L'acqua, brrr! metteva paura, guardarla così in verticale. Il fiume era gonfio, sbandava contro gli argini come un ubriaco in discesa. Di notte, per giunta.
Saltare. Farla finita. Che ci voleva, una corrente così avrebbe strappato l'anima anche a un ateo.
Geronimo Boschi lottava ancora contro l'istinto di conservazione, contro quella fifa codarda che l'aveva sempre temuto lontano dalle risse fin da bambino. Fifone e debole. In piedi sul parapetto del ponte, guardò giù un'altra volta. Inspirò. Chiuse gli occhi e...
Due mani gli afferrarono le caviglie, quasi inchiodandolo alla pietra. Una voce calda e profonda al tempo stesso gli intimò:
- Non fare lo scemo, scendi!
- Lasciami, lasciami, non hai nessun diritto di...
- Ne ho tanto quanto te di affogarti.
- Tu non sai niente di me, altrimenti mi daresti una spinta.
- E allora tu tirati via da lì, siediti e raccontami un po'. Magari finisce che ti aiuto come vuoi tu.
Lo guardò, Geronimo, sedotto dalla sua voce e invaso dalla melodia di un ricordo d'infanzia:
"... forse un angelo vestito da passante..."
Quel ‘Meraviglioso' per reazione gli fece ripartire lo sconforto; ma le ganasce dello sconosciuto (pensare che lui gli angeli se li figurava immateriali) cementarono le sue gambe alla pietra del ponte.
Stavano seduti, le spalle appoggiate al parapetto - e la lingua si sciolse, un torrente che sovrastava il rombo del fiume.
- Se davvero ci tieni tanto a concimare il cerume delle tue orecchie... Mi ha fregato il '68, a me: l'ideologia..., l'utopia..., il coraggio di essere contro..
"Voi non avete fermato il vento
gli avete fatto perdere tempo".
Mi sono laureato in medicina nel '75: minimo dei voti, massimo dell'entusiasmo.
"E quando dottore lo fui finalmente
non volli tradire il bambino per l'uomo...":
medico condotto, per deliberata scelta, nel quartiere più miserabile di Borgo Ducale. I miei pazienti (ma io non li chiamavo così, eh) erano affetti dai mali più bastardi e sordidi, tutti però con la stessa tara: "ammalato di fame incapaci a pagare."
- Sai che queste tue parole qualcosa mi ricordano...?
- Mmm, altre sciocchezze legate a quei tempi là, citazioni ormai quasi letterarie. Mi circondai di amici così solidali che presero a sassate la banca, il giorno che mi pignorarono la casa perché non potevo più pagare il mutuo. Vendetti gli strumenti del mio studio medico, l'automobile, i miei amatissimi libri. Dietro loro se ne andò mia moglie, così delusa da non degnarmi nemmeno più del suo disprezzo.
"E allora capii fui costretto a capire
che fare il dottore è soltanto un mestiere...".
Ma io non lo sapevo fare, mi ripugnava chiedere soldi alla sofferenza dei miserabili. Mi misi in strada, consigliato e aiutato da un ex paziente che viveva di traffici vari (così mi fece scrivere sulla cartella clinica): fui venditore ambulante di occhiali da vista.
- Sempre in mezzo alla gente..., all'aria aperta..., senza orari... Altra scelta ideologica?
- Sto sul baratro del suicidio e tu mi pungoli col lanciafiamme del sarcasmo... Ci crederesti? Non riuscivo a vendere: quelli che non mi fregavano finivo col regalarli a prezzo di costo. Sono un imbelle, un incapace, un inetto...
- Per carità, non sfogliare il tuo vocabolario oltre la ‘i'! Chiudi il rubinetto dell'autocommiserazione e risuscita il tuo entusiasmo. Zittisci i tuoi fantasmi e ascoltami. Non sono un angelo, io, ma ugualmente vengo da un mondo che per te non esiste: il mio pianeta si chiama Giarnin-Tuio-Ars-Elf. E' inutile ti spieghi dove si trova: è così lontano da voi che la vostra fantasia dovrebbe navigare anni luce prima di assaporare la nostra galassia.
Geronimo aveva chiuso gli occhi, eppure continuava a vedere il ciuffo sulla fronte dell'alieno, quegli occhi profondi come una profezia.
- Ero in transito nel nanoinfinito quando i miei emotico-sensori hanno captato le tue fibrillazioni autodistruttive e ho deciso di non lasciarti solo: in mezzo a tanti stronzi tu sei una ventata di lavanda. Prendi questi occhiali - gliene porse un paio molto leggeri - e versa su ogni lente una gocciolina di questo liquido. Poi, inforcali. -
Eseguì come un automa, centellinando le gocce da una minuscola pipetta. Il tempo di poggiarli sul naso e...
- Jerrý, corri! Altri due bambini saltati in aria sulle mine! Operare! Operare!
Jacques, il coordinatore di ‘Medici senza frontiere', lo sta strappando dalle grinfie del sonno: ha lavorato tutta notte, Jerrý Boschì (come lo chiamano i francesi), sperava di recuperare un po' nel pomeriggio. Ma in Afghanistan la guerra non dorme, non rispetta i cicli circadiani; il buio non le infonde il desiderio di un momentaneo letargo. Non si capisce più niente... il torto e la ragione, i buoni e i cattivi, la guerra giusta, la civiltà da esportare... sempre e solo morti, feriti macellati. Miseria. Odio. Occhi resi muti dal frastuono del terrore.
- Jerrý, da quanto sei qui? - gli chiede Monique, l'infermiera in turno pomeridiano, arrivata al campo vibrante di Provenza.
- Da... - pausa per concentrarsi su una sutura perfida - quasi sei mesi. E' dura, mica voglio fare l'eroe, ma quando uno di questi bambini ti regala un sorriso perché lo hai rimesso in piedi, anche se con una gamba in meno... raccontarlo sembra retorica, ma per me conta più di un riconoscimento ufficiale.
- E la tua famiglia?
- Sono separato. La cosa strana è che dopo la mia partenza, con mia moglie abbiamo preso a scriverci via e.mail. Strana bestia, la vita... Adesso c'è un nuovo sentimento fra di noi. Pare che lei adesso mi rispetti di più, l'ha colpita la mia scelta - io che ero visto come un inetto, uno che si lasciava vivere addosso.
L'operazione è terminata, questa volta è andata bene: i due monelli giocavano con una mina antiuomo vecchia e asmatica: più che esplodere, li ha investiti con uno scoppio di grumi di catarro cementati. Niente di serio: già sorridono al dottore e si beano per le coccole della giovane donna bionda che parla una lingua soave come una carezza.
Cadono bombe, non molto lontano; una così vicino che l'onda d'urto martella sulle tempie Jerrý come fosse una vecchia sveglia metallica di quelle che usava suo nonno, col martelletto...
Aprì gli occhi e ciuffo profetico era lì che lo osservava sorridendo:
- Hai capito come funziona?
- Forse.. Ti trovi proiettato come in un sogno, nel film che potrebbe essere il tuo futuro...
-... se decidessi di prendere in mano la tua vita e viverla con fantasia, coraggio, creatività. Questi - disse porgendoglieli - sono alcuni flaconcini di Oniridynamol. È tutto tuo, ma a un patto: non dovrai mai venderlo ma regalarlo. I destinatari del tuo dono saranno tenuti solo a regalarti un loro sogno. E dovrai sceglierli con molta cura.
- Tante grazie! E io come camperò? Il morto di fame lo so già far bene da me. -
- Ah-ha! ti dimostri subito indegno del dono che hai appena ricevuto. Guarda oltre, sii il secchio che schizza dal pozzo per salire a baciare la Luna, quella vera. E ricordati di inforcare i tuoi nuovi occhiali, ogni volta che avrai un attacco di... miopia! Adesso dormi: quando ti sveglierai io sarò solo un granello di polvere che vortica in un raggio di sole. Dentro di te. -
Ci volle un po' perché gli occhi recuperassero la messa a fuoco della quotidianità: Geronimo era confuso, ma almeno gli era passata la voglia di farsi stritolare dall'amplesso del fiume in piena. E quel ciuffetto...? solo uno spiritello nel mondo dei suoi sogni? Si trovò a canticchiare:
"Volammo davvero sopra le case,
oltre i cancelli, gli orti, le strade...
dove forse era sogno ma sonno non era..."
Non fosse stato che in mano si trovò diversi flaconcini senza scritte.
- Salve, Vincenzo Vanni Goggi! Come te la passi oggi?
- Sai, nella testa avevo un woodoo che le galline si estirpavano da sole ali e zampe e le bambole si ficcavano da sè spilloni nei rigurgiti del loro odio. Ho messo gli occhiali e son salito a fare quattro chiacchiere con il mio amico Arco di Pioggia: noi due insieme ne facciamo di tutti i colori, purché vivi, palpitanti. Meglio ancora se monelli. Io intingo i miei occhi nel suo palpitare policromo, poi getto sguardi sui paesaggi, sugli oggetti più semplici, sulle persone, sugli ambienti e li rivesto di trottole luminose, di coriandoli fosforescenti; li strappo alla follia della noia, del grigio. Da quando mi lascio guidare dai tuoi occhiali sono matto come prima, però ho reso il mondo più caldo, più magnetico e meno geometrico: il mio sguardo regala emozioni così siderali che la mia piccola scatola cranica e il mio minuscolo cuore non possono contenerle tutte. -
E c'era chi gliele pagava, quelle emozioni, anche bene. Lui aveva sempre un regalo gentile e originale per il suo benefattore.
Se ne andò canticchiando e strizzando l'occhio a una nuvoletta lilla che sculettava dietro un nuvolo-cetaceo. Lei gli ricambiò il saluto con uno schizzetto che inondò l'aria con effluvi di sottobosco e ciclamino.
Se ne andava Vincenzo Vanni Goggi sull'aria schizzata della ‘Ballata di Re Cremisi'. Era già così lontano da sbiadire il ricordo, quando, sniffando le note in fermento, a Geronimo si accostò Guglielmo Blecchi, detto il Signore delle Valvole. Da anni prendeva vecchi televisori, ci metteva mani e ferri, impiastricciava le valvole con spremute di neuroni che distillava da naso e orecchie e... il tubo catodico si trasformava in una rampa di lancio per fuochi d'artificio squinternati come arcobaleni indigesti di borlotti. Era senza lavoro, senza casa e senza un soldo. Orbo come una talpa miope, aveva bisogno di lenti spesse e costose al pari del cristallo di Boemia.
- Se c'avevo tutti quei soldi per comperarmi quei vetri lì, a quest'ora mi ero già sposato la mia Regina, la divina Musa Rosa F. Lloyd. Lei fluttua libera nell'aria, ma i cattivi Signori della ‘Paga&Ascolta' la catturano, la imprigionano e la fanno esibire solo per quelli che hanno orecchie foderate di soldoni. Io sento sulla pelle il suo desiderio lontano che proclama dolente:
"Oh, come vorrei tu fossi qui! Il matto ride, ma soffre. Tutti soffriamo perché tu non sei qui con noi!".
Ma i mastini della ‘P&A' hanno sbarrato le porte, le hanno chiuse con chiavi di Do, di Sol, di Fa e io non posso raggiungerla, non so suonare.
Geronimo l'aveva ascoltato un giorno levare alto al cielo questo lamento mentre svalvolava un vecchio Philco asmatico. L'aveva subito sentito suo: era stato il classico colpo di valvola fulminata, seguito dall'immancabile dono degli occhiali. Guglielmo ne era uscito trasformato: adesso non eseguiva più trapianti di valvole, ma recuperava nelle discariche vecchi televisori cui toglieva il tubo catodico. Al suo posto installava téle che lui stesso dipingeva: si sedeva di fronte al suo ‘cavalletto', inforcava gli occhiali e viaggiava per universi senza storia né geografia. Con una fantasia così visionaria e palpitante da lasciare sul cotone stimmate grondanti passione di vivere, nei colori e nelle forme più imprevedibili e disarmanti. Le chiamava, nella sua semplicità di uomo elementare, tele-visioni. Chi le vedeva si ritrovava con la mente sequestrata e tornava libero solo portando a casa l'opera della quale s'era fatto schiavo. E sempre c'era un regalo anche per Geronimo.
L'alba s'era appena lavata il musino con rugiada odorosa di fiori sognanti. Si stupì nel trovarsi di fronte già sveglio Leonardo Cotenni. O ancora non s'era coricato?
- Buongiorno Leo! - gli alitò nelle orecchie con un fremito d'ali d'uccello.
- Buongiorno a te, prima figlia della notte! - rispose il giovane come sempre inebriato dallo spettacolo del candido lenzuolo che, sollevandosi, lasciava nuda la Terra, velata dal suo sudore notturno. Aveva trascorso la notte a rigenerare lucciole scariche, a lenire le bruciature di falene troppo curiose, a riparare il radar a pipistrelli ubriacati dal chiasso dell'umana civiltà.
Matto? Macchè, era sanissimo Leonardo, adesso. Prima era stato molto male, anni senza capo né coda, senza lucciole da salvare né albe a sussurrargli un buongiorno. Tanto il tempo trascorso alle dipendenze della Strega Siringa, schiavo devoto con in cuore l'odio più feroce verso l'amante despota.
Si tingeva di nero soffocante il ricordo di quegli anni: s'era fatto cieco e sordo per sfuggire al dolore, suo e degli altri. Ma il cuore era una spugna, se ne impregnava, si gonfiava fino a minacciare i polmoni, gli toglieva il respiro. Solo l'amplesso con la Troia Siringa, professionista senza passione, riusciva a placarlo, a sgonfiarlo. Già pronto ad assorbire al momento del risveglio dopo la scopata.
Era diventato, Leonardo Cotenni, uno di quelli che
"ha pochi stracci dove inciampare
non gli importa d'alzarsi,
neppure quando è caduto"
Biascicava per strada, ce l'hai cinquanta centesimi? L'astio e l'indifferenza degli sguardi nemmeno gli sfioravano la pelle.
Un giorno, un tipo strano... strano perché era come tutti gli altri, ma si fermò a cercare i soldi in una tasca e intanto gli parlava. GLI PARLAVA! a LUI! Il cuore smise di ingolfarsi di dolore e stette ad ascoltarlo. Geronimo Boschi, così si chiamava quell'originale, non lo commiserò, non gli fece prediche, non gli diede indirizzi di Comunità di Accoglienza.
- Non ho molto da offrirti, ti regalo questi occhiali: mettiteli quando il nero ti gonfia gli occhi e nella notte non distingui l'ombra dell'alba che avanza.
Prenderli li prese, ma li guardò quasi con disprezzo: non ci faceva nemmeno una dose da criceto, con quelli. Eppure non li buttò. Un giorno che la vista era torbida come uno stagno mentre si lava i piedi, se li ficcò sul naso. Vide una siringa mutarsi in penna stilografica; il dolore in inchiostro
Trascorsero notti che l'alba sembrava un fotogramma inchiodato s'una corona di spine, senza mai avanzare di un millimetro. La Strega-Amante Siringa gli danzava nelle pupille seducente come il serpente di Eva. Di giorno in giorno, di notte in notte sempre più fioca, avvizzita, ripugnante.
Venne il giorno che l'aurora gli soffiò via di dosso il grigio cadaverico: emozionato come uno scolaretto al primo giorno di scuola, Leonardo impugnò la stilografica, la intinse nel cuore. E scrisse.
Scrisse il dolore - e la gioia di portarlo a spasso senza finirne schiacciati.
Scrisse del buio e della luce - perché un bacio non esiste se le labbra sono solo due.
Scrisse di
"domani luminosi
dove i muti canteranno
e taceranno i noiosi"
e del
"vento tra le foglie
che sussurra i silenzi
che la sera raccoglie".
Scrisse per insegnare ai deboli come lui
"un alfabeto che sia
differente da quello
della tua vigliaccheria".
Scrisse versi che la gente spesso non capiva ma amava, li sentiva sciogliersi nel sangue e dare calore ai cuori surgelati. Amavano i suoi versi, che lui scriveva ovunque, in qualsiasi momento, su qualsiasi supporto. E glieli pagavano, anche se lui voleva accontentarsi di un sorriso, di un bacio.
Non aveva scordato il suo benefattore, Leonardo Cotenni: lo cercò ovunque, ovunque non ci fosse frastuono, odio, stridore di ambizioni, fame di denaro e potere e successo. Lo trovò, seguendo le pulsazioni del suo cuore, l'odore della sua vita priva di essenze artificiali. Non mancò mai di ricordarsi di lui ogni volta che la sua poesia gli procurava più che vitto e alloggio.
- Ehi, grande capo indiano, svegliati! Il sole ha già lanciato i suoi tre chicchiricchì e il gallo diffonde nell'aria i suoi raggi amaranto. Il lavoro ti attende!
Geronimo Boschi stropicciò l'ultimo scampolo di sonno, dilatò le narici ad inalare l'aroma del caffè e infine si decise a riavvolgere le palpebre. Accanto a lui, splendida di fragranza mattutina, c'era Lucilla Fragomele. Sua moglie.
Si rizzò a sedere sul letto, la baciò in fronte, poi esclamò balbettando: -Ma allora... ma allora, era tutto... era tutto un sogno, era!
- Il tuo sogno siamo io e questo fragrante caffè - squittì la signora Boschi.
Non scherzare, dai! Allora non te ne sei andata da casa, non mi hai lasciato solo...?!
- Lasciarti solo?! E come faresti senza di me, ciccino mio? E NOI - sottolineato - come faremmo NOI senza di te?!
Lo disse portando la mano del marito sul pancione già lievitato come un panettone artigianale.
- Era... era tremendo: tu mi lasciavi perché ero un buono a nulla, non mi facevo pagare dai clienti, ci pignoravano la casa.
Lucilla gli prende la mano, sentendolo vibrare, se la porta alla bocca e la bacia con dolcezza.
- Vendevo occhiali ma anche lì... Allora un alieno mi regalava un liquido meraviglioso che se lo mettevi sugli occhiali vedevi come poteva essere il tuo futuro se prendevi in mano la tua vita. E io allora...
- Bella storia! La racconterai a lui -mano sul pancione - quando sarà più grande. Adesso però esci dal mondo dei sogni, che i tuoi pazienti reali fra poco cominceranno ad affollare la sala d'aspetto. Non puoi far aspettare troppo a lungo quei poveri vecchietti. E io non posso più intrattenerli con i miei giochi e le mie marionette. Dottor Boschi, i suoi ciliegi l'aspettano perché lei li faccia tornare in fiore!
Quel sogno, però, non lo lasciava in pace: gli vorticava nel cervello come un pipistrello quando si trova rinchiuso in una stanza. Voleva ricordarselo tutto, trascriverlo, parlarne a Luisella, la collega psicologa della ASL.
Arrivato allo studio, salutò l'infermiera con fare distratto e si fiondò nella sua stanza, sempre inseguito dal pipistrello rotante. Seduto alla scrivania, l'occhio gli cadde (il caso, a volte...) sugli occhialetti che usava per lavorare al computer. Se li ficcò sul naso con circospezione, dopo aver esaminato con cura le lenti da entrambi i lati. Erano solo zozze e le strofinò ben bene con la fedele pezzuola di daino.
La messa a fuoco, però, quella mattina pareva essere in ritardo all'appuntamento. Fu allora che il film partì...
- Ed ora, cari colleghi dell'Accademia di Svezia, è con sincera commozione e malcelato entusiasmo che mi accingo a conferire il Premio Nobel per la Medicina all'insigne dott. Geronimo Boschi per la sua geniale invenzione delle lenti FottilaparcaTM!
- Dottore... dottore, posso entrare...?
Il vecchietto fa capolino dalla porta, timido come solo sanno essere gli umili con pensione sociale. Geronimo lo guarda come fosse un refolo di vento; scrolla il capo, sorride e pensa:
"Bè, anche nelle predizioni a volte si verificano delle interferenze. Burlone di un... alieno. Già, nemmeno mi aveva detto il suo nome."
- Signor Modestino, che piacere! si accomodi, la prego: come va, oggi?
... mentre l'occhio inciampa sulla copertina del CD che gli tiene compagnia in quei giorni. Un ciuffo monello gli sorride profetico.
 

NOTA

Mi sarebbe parso offensivo nei confronti degli amanti di De André segnalare in nota tutte le citazioni dalle sue canzoni.



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