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lavoro pubblicato sabato 3 aprile 2010
ultima lettura venerdì 15 marzo 2019

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Riflessioni di uno scrittore che non è ancora diventato uno scrittore ma per sua sfortuna scrive e non sa che farsene (3)

di Saccinto. Letto 599 volte. Dallo scaffale Umoristici

venerdì 5 dicembre 2008Riflessioni di uno scrittore che non è ancora diventato uno scrittore ma per sua sfortuna scrive e non sa che farsene Il futuro da scrittore incoerente, questa era la cosa certa di un'intera adolescenza. O il p...

venerdì 5 dicembre 2008
Riflessioni di uno scrittore che non è ancora diventato uno scrittore ma per sua sfortuna scrive e non sa che farsene

Il futuro da scrittore incoerente, questa era la cosa certa di un'intera adolescenza. O il passato da scrittore adolescente. Incoerente. Significati che si logoravano nei mesi, negli anni. Ero partito dal dirompente credere di non credere a niente e quello era stato buono per i primi due libri, ma poi?
È possibile, mi chiedevo, uno scrittore che alla fine non ha nulla proprio da dire al mondo e che può discorrere con una tastiera per ore ed ore senza in realtà sapere dove voglia arrivare con le proprie righe? Che genere di poetica può essere mai questa?
Boh, mi rispondevo, che cazzo ne so? Cioè, non rientrava nelle mie facoltà farmi le domande e darmi le risposte. Troppi compiti. Fatemi le domande, pensavo, e vi darò le risposte, non posso fare tutto io. Ma le domande non le faceva nessuno.
Lei che genere di autore si definisce?
Io no. Non lo so.
I suoi libri quale messaggio vogliono diffondere?
I miei libri no. Non lo so.
Lo vuole il premio Nobel per la letteratura?
I premi no, grazie. Sono molto contrario a tutto.
Mi facevo le interviste mentali e poi le cancellavo di colpo, sentendomi stupido.
Ma, scusi, perché scrive?
Ah, basta, che cazzo! Però, in qualità di pensatore molto educato, mi veniva da rispondere lo stesso.
- Perché scrivo? Certe volte credo che sia solamente un vuoto narcisismo, il tentativo di creare una specie di mondo protetto tra te e te in cui puoi vendicarti di tutte le strane cose che subisci nella vita ed a cui non sai opporti. Sono un deficiente costellato di deficienze che crede di poter deficientemente sopperire alle proprie deficienze di uomo con le proprie deficienze di scrittore – e nel video dell'intervista mi accendevo una sigaretta.
Prendevo a camminare più veloce, cercando di seminare i miei avvilenti pensieri.
- Abbiamo saputo che in questa fase del suo percorso artistico si occuperà di correggere il suo secondo testo, Schizzando nel vento?
Niente. Le stupide domande erano tremende, ma non c'era modo di liberarsene. Neanche dare stupide risposte aveva avuto effetto.
Ma voi queste informazioni dove le prendete?
Ritornavo al secondo testo. Lo leggevo. Pensavo: è una buona storia. È scritta bene. Deve valere qualcosa. Ma davvero mi saltavano i nervi ogni volta che ne leggessi parte, nel vano tentativo di correggerne qualcosa. Mi chiedevo spesso come avevo potuto anche solo vagamente pensare, solo due secondi prima, che è una buona storia, è scritta bene, deve valere qualcosa.
- Se uno lo scrittore non lo vuole fare, è deciso: non lo farà. Ma se non sa fare altro?
- Bella domanda. Vado a pensarci. Che ne direbbe di cancellare anche questa intervista e ripassare tra una decina d'anni?



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