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lavoro pubblicato lunedì 22 marzo 2010
ultima lettura martedì 2 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL PICCOLO CACCIATORE DI DRAGHI - I racconti del bosco di Hern.

di Promethium. Letto 1245 volte. Dallo scaffale Fantasia

Prima parte: Sulle tracce del lupo biancoseconda parte: Ritorno di un eroe.IL PICCOLO CACCIATORE DI DRAGHIDANIELEra un tardo pomeriggio come tanti, in una regione che un tempo veniva chiamata "Terra fra due Mari". Il sole ripiegò ad ov...

Prima parte: Sulle tracce del lupo bianco
seconda parte: Ritorno di un eroe.

IL PICCOLO CACCIATORE DI DRAGHI

DANIEL

Era un tardo pomeriggio come tanti, in una regione che un tempo veniva chiamata "Terra fra due Mari". Il sole ripiegò ad ovest per consentire all'ombra degli alberi di allungarsi a dismisura, ed un folto gruppo di corvi si posò sulle rovine di quello che un tempo era stato un grande tempio, lasciando presagire nulla di buono.
Poco distante un, piccolo cacciatore aveva deciso di allontanarsi dal resto della famiglia per raggiungere un luogo particolare con la speranza di catturare una pericolosissima creatura...
<< Daniel! Dove vai? >> chiese suo fratello.
<< A caccia di draghi! Tornerò prima del tramonto! >> rispose il bambino in modo rassicurante senza neanche voltarsi.
<< Stai attento piccoletto! E non ti allontanare troppo! >> ribadì il primo di rimando.
Daniel era un vivace bambino di undici primavere, ma in cuor suo si considerava già un piccolo e coraggioso cavaliere, sempre pronto a proteggere i più deboli con l'aiuto della sua invincibile spada.
In realtà, i draghi che combatteva erano piccole ed innocue lucertole e la sua arma era una spada costruita da suo nonno semplicemente unendo due fascette di legno di misure diverse. Paladini e cavalieri in brillanti armature, leggende di draghi, maghi malvagi e principesse da salvare... queste storie lo avevano da sempre affascinato.
Quel giorno il piccolo Daniel era molto contento: si stava allontanando dalla casetta dei nonni per andare a visitare un'antica tomba che si trovava in un campo poco distante. Alcuni contadini ne avevano parlato con suo nonno la sera prima; si trattava di tombe scavate nel terreno, una delle quali conteneva oggetti probabilmente appartenuti ad un antico guerriero. Per loro erano solo stupidaggini ma per Daniel era l'occasione giusta per andare a visitare il luogo dove giacevano, da moltissime primavere, i resti di un valoroso cavaliere, forse un autentico cacciatore di draghi.
Quando arrivò in quel campo abbandonato non trovò gli altari di marmo, statue, vasi e decorazioni come aveva immaginato, ma soltanto delle buche umide dalla forma rettangolare, parzialmente coperte da roccia, piante e mattoni. La sua delusione però non prese il sopravvento sulla curiosità, per lui era comunque una piccola e misteriosa avventura. E poi era il luogo ideale dove poter scovare Hidryral, il più feroce e potente fra i draghi sputa fuoco. Si diceva che era ricoperto di scaglie durissime, rese così resistenti perché cosparse da polvere di stelle cadenti, perforabili solo da armi con la punta di diamante.
Cominciò così a guardare all'interno di una tomba semi aperta. Nonostante il pericolo evidente decise di sporgersi di più, e per mantenere l'equilibrio allentò la presa sulla sua spada che scivolò subito giù nella fossa. Fu colto dal panico, ma per niente intenzionato a rinunciare alla compagna di tante fantastiche avventure, cercò di recuperare la sua arma con l'aiuto di un ramo secco.
Daniel perse l'equilibrio e dopo un piccolo volo batté la testa contro un sasso sporgente, perdendo così conoscenza. Fu ritrovato al tramonto dal fratello e da suo padre. Respirava ancora. Lo portarono subito via, lontano da quel luogo.
Solo il corpo però...
La sua mente era rimasta in quella tomba, ma qualcosa era cambiato.
Daniel impugnò la spada e con un semplice gesto uscì dalla buca senza fare il minimo sforzo. Ora intorno a lui era tutto più morbido anche l'aria sembrava soffice. Un mondo strano, apparentemente racchiuso in una cornice fatta di aria densa, tanto spessa da rendere tutte le cose all'intorno come rarefatte.
Il luogo sembrava lo stesso, ma i colori, le luci e le ombre, gli stessi alberi, tutto aveva una consistenza innaturale, tutte le cose parevano essere in continuo, impercettibile, movimento.
Ma Daniel non si meravigliò più di tanto, la sua attenzione era rivolta allo strano cambiamento che sentiva esser avvenuto in lui. Non sentiva più la stanchezza, fame e sete erano solo un ricordo. Faceva delle lunghe corse senza stancarsi, era velocissimo e si sentiva quasi invincibile. Nella sua mente di bambino non aleggiava la domanda del perché di quella alterazione nel percepire le cose. E poi tutto era così reale.
Ormai era quello il suo mondo, non restava altro che esplorarlo ed iniziare una nuova avventura cercando di scovare delle strane creature da combattere e da catturare.
Fu quella pioggia così improvvisa a consentirgli di ritrovare in parte la razionalità che sembrava aver dimenticato. All'inizio accolse quell'evento naturale con un sorriso. L'acqua non era né calda né fredda; non sembrava neanche "bagnata". Una nuova sensazione.
Dopo tutto non è uno dei tanti desideri di ogni bambino giocare e sguazzare sotto la pioggia senza bagnarsi? All'improvviso si fermò a guardare quelle gocce che cadevano dal cielo. A causa di un leggero venticello seguivano un'imprevedibile traiettoria che il bambino cercò di interrompere. Con un gesto naturale voltò il palmo della mano verso l'alto, con l'intento di raccogliere un po' di pioggia, forse per sentire quello strano effetto di riuscire ad afferrare qualcosa di bagnato consapevole che la mano sarebbe subito ritornata asciutta. Dopo un attimo di smarrimento, terrore e sconforto presero il sopravvento nella mente del bambino. Non era stato in grado di fermare la libera caduta delle gocce di pioggia, queste passavano dritte attraverso la sua mano, per poi finire il loro viaggio sul terreno. Fu in quel momento che capì di non appartenere a quella "realtà", così diversa da quella in cui aveva vissuto sino ad ora. Lasciò cadere la sua spada, a terra. A quel punto non contava più niente: il gioco era finito.
Si sentiva terribilmente solo, gli mancavano sua madre, suo padre, i suoi fratelli. Trattenere le lacrime era impossibile, del resto anche gli eroi piangono e lui non era da meno. Si rannicchiò sotto un albero e, oramai rassegnato non sapendo più che cosa fare, continuò a piangere per lungo tempo, ma in quel luogo il tempo era un concetto difficile da definire.



RICHIESTA DI AIUTO

In Pangoria, la notte volgeva quasi al termine.
Le spie del Gran consiglio di Corte e gli esploratori del re avevano segnalato dei movimenti di ribelli e mercenari ad ovest della città. Nonostante ciò, le campane delle vedette erano rimaste in silenzio. Era l'ennesima calma che non permetteva ai soldati, e neanche ai cittadini, di abbassare la guardia.
In una stanza del Palazzo di Comando, la principessa Nell era riuscita a dormire solo un po' di tempo dopo il tramonto. Inutile mettersi in piedi così presto, meglio restare a letto e continuare a riposare. Aveva il viso rivolto alla finestra ed un leggero soffio di vento le accarezzava i capelli ed il volto, donandole la piacevole sensazione di freschezza che la natura diffonde in quei momenti prima dell'alba. Tanti pensieri continuavano ad accavallarsi nella sua mente, alternando momenti piacevoli a situazioni sgradevoli e pericolose. Li percepiva così intensamente che probabilmente alla fine riuscì a prender sonno nonostante gli occhi rimanessero socchiusi.
All'improvviso notò una piccola luce che si muoveva lentamente.
<< Che strano... la fiammella si è allontanata dalla candela ed ora si sposta danzando nella stanza. >> pensò nel dormiveglia.
Poco dopo quella fiammella cessò i suoi leggiadri movimenti discontinui per dirigersi lentamente verso di lei, sempre di più. Si avvicinò a tal punto che l'istinto indusse Nell ad abbandonare quella sorta di sogno misterioso, per ritornare alla realtà. Aprendo gli occhi, si ritrovò davanti una piccola fata lucente che le sorrideva, era la sua amica Ferli. L'aveva vista per pochi attimi nella grotta di Sethium, ma sarebbe stato impossibile dimenticare quella piccola creatura dalla bellezza così straordinaria.
<< Ferli! Perché sei venuta qua? >> sussurrò la ragazza, cercando di non svegliare i suoi compagni. Non essendo capace di parlare, la fatina alata rispose avvicinando al suo naso il dito indice rivolto verso l'alto, chiedendole di tacere. Lei annuì.
Ferli osservò i compagni della sua amica che dormivano in quella stanza. Poi ritornò a volare aumentando a dismisura la lucentezza delle sue ali. Iniziò a volteggiare sul letto di Cliff, su quello di Gilbert e sui letti di tutti gli altri, sprigionando una piccola quantità della sua polvere luminosa. Il suo intento era di costringerli a dormire ancora per un po'; non voleva essere scoperta. Poco dopo ritornò davanti al viso di Nell assumendo un'espressione triste e con un gesto la invitò a seguirla.
La ragazza voleva capire per quale motivo doveva allontanarsi dal Palazzo di Comando, ma l'espressione della fata sembrava suggerire che il tempo era poco per continuare ad indugiare.
Ferli volò fuori dalla finestra dirigendosi verso la radura, dal lato della grande porta.
<< Devo fare in fretta! >> esclamò fra sé la giovane.
Indossò velocemente la sua leggera armatura ed afferrando la spada si allontanò dalla stanza senza far rumore.
<< Spiacente lady Nellarine abbiamo ordini ben precisi: la grande porta sarà aperta solo dopo l'alba. E poi è pericoloso uscire di notte nella radura. >> Disse un soldato di guardia opponendosi al suo passaggio.
<< Mia sorella ed io siamo stati autorizzati dal capitano Cliff a lasciare Pangoria. Per qualsiasi problema ne risponderò personalmente! >> ribatté Gilbert avvicinandosi ai presenti.
<< Gilbert! Ma che ci f... >> esclamò sorpresa la ragazza, ma fu subito interrotta.
<< Andiamo sorellina, dobbiamo consegnare quel messaggio quanto prima possibile altrimenti nostro padre andrà su tutte le furie! >> Continuò il ragazzo facendole l'occhiolino senza farsi vedere dalla guardia.
I due fratelli si lasciarono alle spalle la grande porta della città dirigendosi verso il bosco, seguendo in lontananza un puntino luminoso che si spostava leggiadro fra gli alberi.
<< Mi dici come sei riuscito a seguirmi? >> chiese lei un po' confusa.
<< Ormai conosco bene il trucchetto delle tue amiche luminose. Basta coprirsi bene ed evitare il contatto con quella polverina. Ma dimmi, dove siamo diretti? >> le chiese il ragazzo.
<< Non saprei! Mi ha soltanto chiesto di seguirla. Intanto cerchiamo di tenere gli occhi ben aperti e non perdiamola di vista. >> affermò Nell facendo spallucce.
Si affrettarono a seguire la fata inoltrandosi sempre di più nel bosco fino a lasciare il sentiero per risalire una collina. Stava per nascere una nuova alba, era più facile districarsi fra gli alberi con quella nuova luce ma più difficoltoso seguire Ferli.
<< L'abbiamo persa! E ci siamo persi... Adesso cosa facciamo? >> disse Gilbert costernato.
<< Non essere pessimista, è andata oltre le rocce passando da quel roveto. Lasciamo i cavalli e proseguiamo a piedi. >> cercò di rassicurarlo la sorella.
Proseguirono per una sorta di sentiero diviso in tanti piccoli passaggi che formavano un labirinto naturale. Grazie all'aiuto di Ferli riuscirono a passare quei rovi ed alti cespugli spinosi, avendo cura di segnalare il loro passaggio strisciando la spada sul terreno. Quell'accortezza poteva essere utile sia per trovare immediatamente la via del ritorno, che per consentire ai loro amici di andarli a cercare nel caso di un loro mancato rientro.
<< Ci siamo quasi, c'è un fuoco da quella parte. >> esclamò il ragazzo.
<< Lo vedo Gilbert. Ma non esiste un fuoco senza fiamme che sfavillano. Penso che quella luminosità sia ben altro che un semplice fuoco. >> E Nell aveva ragione.
Quando anche l'ultimo groviglio fu oltrepassato, i due si ritrovarono nell'angolo più incantevole del bosco di Hern, dove gli occhi potevano pregiarsi di ammirare armonia e incanto, e rimanerne semplicemente affascinati. Strani alberi e piante bellissime disposti armoniosamente, diffondevano singolari e piacevoli profumi, una sensazione di rilassamento che lasciò per un momento i due fratelli senza fiato. Colori straordinari che sfumandosi fra loro concedevano un concerto di effetti luminosi incredibili, mentre si espandevano riflessi dalle perle di rugiada posata sul muschio, sulla corteccia degli alberi e sulla nuda roccia, per illuminare magicamente ogni angolo più nascosto di quel luogo.
La luce non era quella dei primi raggi del sole, le folte chiome degli alberi che delimitavano quel piccolo paradiso, avrebbero garantito l'oscurità per ancora un po' di tempo se non fosse stato per ...
<< Farfalle lucenti. Sono tantissime! >> esclamò Gilbert.
<< Non sono farfalle, ma piccole fate dalle ali luminose... Che meraviglia. >> rispose Nell.
<< Ehm... Sì, fate. Hai notato che non volano? Restano tutte posate in ogni parte spiegando e richiudendo lentamente le ali, sembra di essere in un sogno meraviglioso. Guarda quei fiori Nell... Hanno ampi petali dai mille colori, sembrano dipinti uno per uno dalle mani di una fata! Che luogo è mai questo? Non saprei cosa fare. >> disse esitante il ragazzo.
<< Intanto mettiamo le spade nel fodero, sicuramente non serviranno a nulla qui. Ferli dovrebbe essere vicino alla cavità di quella roccia. E' l'unica che continua a volare. Vieni, avviciniamoci lentamente. >> suggerì la giovane.
Quando Ferli fu certa che i due umani erano vicini, cessò di volare posandosi in prossimità di una fessura sulla roccia. All'interno era ben visibile un nido. Pareva realizzato con pagliuzze e batuffoli di strani fiori bianchi, molto accogliente agli occhi di Nell e Gilbert. Entrambi si chinarono per osservare meglio l'interno.
<< Nel nido c'è una di loro. E' distesa ma non si muove, le sue ali sono spente ed anche il colore della sua pelle è più scuro, forse sta morendo! >> disse Gilbert parlando sottovoce.
<< Tutto il bosco sta morendo... La natura è malata! >>
Una strana ed incantevole voce di donna fu udita provenire da tutte e nessuna direzione, inducendo i due ad avvertirla come in un sogno.
<< Lei purtroppo non vivrà a lungo. Anche l'esistenza delle loro compagne e quella di tutte le creature è in pericolo! Principessa Nellarine... La tua vita è legata al bosco, anche il tuo spirito fa parte di noi. Quando tu hai chiamato che avevi poche albe di vita, la natura tutta ha risposto strappandoti da un crudele destino. Ora, un destino ancora più malvagio e spietato minaccia tutte le innocenti vite che abitano il bosco... Adesso è la natura che ti chiama. Aiutaci! >> affermò con tono supplichevole la voce.
Nell balzò in piedi volgendo lo sguardo intorno a sé, senza riuscire a scorgere nessuno.
<< Chi ha parlato? Fatti vedere! >> Guardò da ogni parte scrutando ogni angolo nei dintorni, cercando quella donna.
La sua attenzione fu attratta da uno strano albero modellato come il corpo di una fanciulla, ma le sembrava impossibile attribuire tanta perfezione alla pura casualità della natura. Si avvicinò per osservare meglio mentre Gilbert restò in silenzio vicino alla roccia.
Inspiegabilmente i rami di quell'albero furono colti da un lungo fremito che causò la caduta di alcune foglie. Nello stesso momento, probabilmente grazie ad un magico e silenzioso richiamo, molte delle piccole fate si alzarono in volo aleggiando armoniosamente lì intorno e nel medesimo istante la giovane quercia prese vita...
Una donna bellissima trasparì dal tronco, il quale ritornò alle sue originarie ed irregolari forme. Lei aveva i capelli lunghissimi dal colore bruno come i suoi grandi occhi. Indossava un vestito verde arabescato come il tronco dell'albero, ma dopo alcuni passi lei si rivelò in tutta la sua persona, e Nell la riconobbe perché l'aveva vista in sogno. Era la driade della Quercia, la ninfa che l'aveva accolta fra le sue braccia, quando venticinque primavere prima venne salvata dalle due ninfe custodi delle acque dolci. Nell si tranquillizzò e sorrise, poi osservandola meglio ravvisò qualcosa di strano in lei.
<< Sei cresciuta piccola Nellarine, e diventata una vera donna. >> le disse quell'aggraziata fanciulla.
La driade tese la mano per accarezzare i capelli della principessa, e Nell si accorse che su tutto il braccio aveva delle macchie violacee che si estendevano fino alla spalla, parzialmente coperta dal vestito.
La ragazza volse gli occhi per incrociarne lo sguardo al sol fine di chiederle come mai la bellezza del suo corpo era stata compromessa da quelle strane alterazioni della pelle, ma prima ancora di parlare si rese conto che anche tutta la parte sinistra del viso aveva avuto la stessa sorte.
<< Che ti è successo al viso? Cosa sta accadendo qui? >> chiese costernata.
La driade avvicinò la mano alla guancia come per accarezzarla, ma quel gesto serviva per coprire la parte del viso sfigurata, ed anche per nascondere un certo imbarazzo nel non poter più farsi vedere in tutta la sua incantevole bellezza, così come era stato per centinaia di primavere.
<< La buona sorte non ci sorride più. Sete di potere ed egoismo accecano alcuni di voi umani. Stanno causando violenti cambiamenti anche contro la natura stessa.
L'ora è ormai tarda e se continueranno con questo orribile intento non si potrà tornare indietro.
Sarà la fine di tutti e di tutto! >> disse tristemente.
<< Ma... Io non capisco. >> iniziò a dire Nell.
<< Il maligno si è impossessato della mente di colui che chiamavano Nouck il mago oscuro. E' intenzionato a dominare queste terre sottomettendo a sé la volontà di tutti gli uomini, degli animali e delle piante. Mentre parliamo, lui combina gli elementi proibiti della natura, ci sta riuscendo!
I suoi servi scavano nelle profondità, bruciano i minerali portati alla luce dal centro della terra. Ha avvelenato le acque dei fiumi, dei torrenti e dei laghi... E il risultato lo vedono i vostri occhi.
Le creature più deboli, come gli animali innocenti, non sono in grado di opporsi al suo volere, mutano carne, ossa e ... volontà! In poco tempo diventano suoi servi. Noi esseri di spirito invece, sappiamo resistere ma la nostra essenza muta, viene consumata lentamente, con tanta sofferenza. >> continuò a descrivere la ninfa.
<< Io dovrei contrastare Nouck? E in che modo? >> chiese sgomenta la giovane.
<< Era scritto ancor prima che tu nascessi: "Sarà la portatrice della testa di lupo ad oltrepassare le grandi colonne, per consentire la rinascita che restituirà alla natura più forza, rigoglio e vigore". >> E mentre la ninfa parlava, la giovane quercia alle sue spalle si animò e da uno dei rami magicamente germogliarono tante piccole e brillanti foglie, poi allungandosi arrivò vicino a lei.
Improvvisamente ed in modo innaturale, dalla sommità della fronda, nacque una ghianda molto strana che continuò a crescere fino a che raggiunse la dimensione di una piccola mela. La driade la raccolse e la strinse nella mano sospirando profondamente.
<< Prendila. Portala nel Regno di Gaia e sotterrala sulla collina della speranza. In quel luogo sarà irrorata dall'acqua dell'innocenza, cosicché il tuo compito avrà termine. >> spiegò a Nell.
Nellarine accettò quel frutto senza esitare, sistemandolo in un taschino al di sotto della sua armatura. << Ma è solo una ghianda. >> commentò poi.
<< Non è solo il frutto di un albero. E' il sigillo della rinascita, un elemento spirituale: custodisce il segreto della nuova fonte di vita. >> Poi la fata della quercia si voltò per ritornare da dove era venuta.
Nell cercò di fermarla, ma osservando gli arabescati rilievi di corteccia che rapidamente andavano ricoprendo il suo vestito, rinunciò all'intento poiché capì che il suo compito era finito.
<< Come posso raggiungere la collina della speranza? >> chiese ancora a voce alta per farsi udire dalla Driade.
<< Il veggente conosce molti segreti di Gaia. Parla con lui, i suoi consigli ti saranno preziosi! >> le venne risposto.
<< Lo farò. Ti assicuro che ritornerà tutto come prima! >> asserì convinta la giovane.
Poi la Ninfa sparì come se fosse stata carpita dal respiro dell'albero e nel medesimo istante il tronco riprese le forme di una fanciulla.
Alcune delle piccole fate luminose entrarono nella crepa della roccia, forse per confortare la loro sorella sofferente; le altre invece sparirono fra la folta vegetazione per ritornare ai loro rifugi.
<< Ormai il sole risplende alto nel cielo. Dobbiamo raggiungere in fretta la dimora del veggente! Ma... Gilbert! Cosa fai? >> chiese Nellarine un po' divertita nel vedere i movimenti strani che compiva il fratello.
<< Dai smettila Ferli! Così mi fai il solletico! >> Ferli aveva trovato un nuovo amico, e malgrado tutta la tristezza dovuta alle ultime vicende, lei preferì mantenere il suo solito atteggiamento allegro e socievole volteggiando intorno al viso di Gilbert.
<< Piccola amica, ora noi dobbiamo andare. Tornerò presto a trovarti. Te lo prometto! >> Il ragazzo cercò di convincere la fatina alata a ritornare insieme alle sue compagne ma Ferli, con piccoli gesti e sguardi espressivi, non fece tanta fatica a far comprendere tutto il suo disappunto e la sua delusione. Nonostante ciò, salutò i suoi nuovi amici e sparì svolazzando fra gli alberi.



I SOTTERRANEI DEGLI ALCHIMISTI

Intanto più a sud, dove la folta vegetazione del bosco lasciava il posto ad un terreno roccioso e poco accessibile, strani fumi dai cupi colori continuavano a traspirare dalle fenditure delle rocce ormai da molte albe. Provenivano da una fitta rete di caverne e sotterranei che si espandevano a più livelli, e che da molto tempo erano utilizzati come fortilizio ed anche come luogo dove i servi dell'oscuro praticavano l'alchimia. Nelle grotte più profonde, schiavi e strane bestie estraevano metalli da utilizzare per la forgiatura di armi, armature e scudi; molti di loro invece, erano impegnati nell'estrazione di minerali e sali proibiti.
Le sostanze così ottenute venivano condotte, grazie ad una rete di binari e carrucole, in alcune grotte collocate nei pressi delle prigioni, dove gli alchimisti, alla ricerca di una formula speciale, sperimentavano i loro studi direttamente sui prigionieri ignari della loro cattiva sorte. Insolitamente nella galleria principale si udirono i pesanti passi di un gruppo di uomini che si stava dirigendo verso la sala dove dimorava temporaneamente il mago Nouck. Non erano dei soldati, indossavano armature grossolane e difformi. I loro stivali che battevano sul terreno facevano fatica a creare un suono degno del ritmo di una marcia.
Era Hugh il capo dei ribelli, che con alcuni dei suoi uomini si era portato nel dominio del suo alleato senza farsi annunciare.
<< Che nessuno osi parlare quando saremo da lui! >> Minacciò con voce affannosa, dovuta alla scarsa qualità dell'aria e probabilmente anche ai residui di fumi non completamente espulsi all'esterno.
Benché lui fosse così possente, quel luogo lo rendeva spossato e stanco, ma non per questo intenzionato ad abbassare la guardia, anche perché in poco tempo furono circondati e "scortati" verso la grande sala da piccole e strane creature, che ricordavano vagamente degli insetti ma anche dei pipistrelli, in una stranissima mutazione.
Piccoli mostri poco più grandi di un coniglio, difficile stabilire se fossero esseri evocati dalle tenebre oppure il risultato degli esperimenti innaturali che da qualche tempo si susseguivano in quelle caverne.
Seguirono gli umani fino a quando anche l'ultimo di loro passò il varco che consentiva l'accesso alla sala principale.
<< Un gruppo di rozzi taglia gole ha osato insudiciare l'aria di questo luogo di culto, dedicato al profondo sapere. Conosco il motivo che ti ha portato qui... I trabucchi sono stati messi in assetto, di fronte alle mura occidentali, e tutti i tuoi uomini sono pronti in attesa del segnale d'attacco. Torna da dove sei venuto, e fai rivedere la tua lurida faccia soltanto quando Pangoria sarà caduta! >> tuonò Nouck.
Hugh cercò di mantenere la calma, con un cenno della mano ordinò ai suoi uomini di non muoversi.
Poi, in modo risoluto, si avvicinò al mago che, seduto su una poltrona fatta di pietra, non aveva ancora distolto lo sguardo da un grosso libro che reggeva fra le mani.
<< Voglio ogni potere su Pangoria e su tutta la zona settentrionale della penisola! Altrimenti non ci sarà nessun segnale d'attacco! >> Ribatté l'uomo con tono deciso per cercare di intimorire il mago. Nouck alzò lo sguardo incrociando quello del suo alleato.
I suoi occhi si illuminarono di rosso sfavillante, come le fiamme di un fuoco vivo. Balzò in piedi e con una mano afferrò Hugh per la gola, sollevandolo da terra senza fare alcuno sforzo.
<< NESSUNO! Ha mai osato minacciarmi e rimanere ancora in vita! >> Esclamò con voce innaturale, molto diversa da quella usata poco prima. Risuonava nella sala con tono così cupo, da incutere timore e trepidazione nei presenti. Probabilmente non era la voce di Nouck, ma quella dell'essere che si era impadronito del suo corpo.
<< E tu non sei da meno... >> Continuò, stringendo forte la presa fino a sentire Hugh accasciarsi privo di vita.
Lo lasciò cadere, e quel corpo esanime nel crollare a terra parve un frutto maturo quando si stacca dall'albero, mentre gli occhi del mago ritornarono scuri, così come erano stati fino a qualche tempo prima.
Per un po' ci fu solo silenzio nella sala. Silenziosità interrotta da uno strano rumore di passi: si stava avvicinando qualcuno. Un passo e poi lo strisciare di un piede sbilenco, si alternavano in modo veloce fino a che un piccolo uomo giunse nella sala.
<< Padrone! Padrone! >> Il nuovo arrivato parlava con affanno, in lui era ben evidente l'impazienza di svelare qualcosa di straordinario.
<< Ti avevo ordinato di non muoverti dalle prigioni fino a quando... Sei forse venuto a dirmi che avete trovato la giusta combinazione degli elementi? Parla mezz'orco! >> esclamò impaziente l'oscuro mago.
Drusio si avvicinò al suo padrone mantenendo lo sguardo a terra in segno di deferenza. Non apparteneva alla razza degli orchi, veniva chiamato così soltanto per il suo aspetto deforme. Nessuno sapeva con certezza le sue origini, ma si raccontava di lui che già nel grembo di sua madre, ancor prima che vedesse la luce, fu oggetto di esperimenti da parte di un giovane alchimista intenzionato ad ottenere un bambino perfetto nel fisico e nell'intelletto.
Purtroppo le conoscenze del giovane Nouck a quell'epoca erano inadeguate: quel bambino nacque storpio e menomato, ma fortunatamente quegli esperimenti non avevano intaccato la sua mente. Il mago lo tenne con sé per studiarlo al fine di perfezionare le sue formule e per non ripetere più gli stessi sbagli. Drusio divenne un servo fedelissimo ed anche Nouck finì per fidarsi di lui.
<< Padrone... Gli esploratori, i frammenti di stella, lo schiavo è divenuto grande e grosso quanto un orso! Ci siete riuscito padrone! Siiiiii ci siete riuscito! >> riferì entusiasta il servo. Nouck, notando la sua esagerata agitazione, gli sferrò uno schiaffo facendolo cadere a terra.
<< Calmati! E dimmi cosa è accaduto nelle prigioni. >> gli disse.
<< Sì. Perdonatemi padrone. Ehm... I vostri esploratori, dopo il tramonto, sono riusciti a trovare il luogo dove l'ultima stella cadente è caduta su un terreno al di là del bosco. Hanno raccolto molti dei suoi frammenti e gli alchimisti li hanno miscelati con i minerali proibiti. Hanno ottenuto una nuova formula che è stata provata facendo respirare per tutta la notte i fumi della combustione ad uno degli schiavi giunti da Brita. Lui si torceva, gridava, il suo fiato pareva un rantolo, ma poi è divenuto possente e forte più di un orso! E cosa molto importante mio padrone, è che è stata annullata completamente la sua volontà, presterà obbedienza solo al vostro volere, fino alla morte! >>
<< Molto bene. Ora tutto sarà più semplice. Abbiamo bisogno di un luogo molto alto per spargere i nuovi fumi ai quattro venti e in poco tempo tutta la penisola cadrà ai miei piedi. La torre di Pangoria potrebbe essere il posto giusto... >> proferì quasi estasiato il mago.
<< Prego padrone, venite a vedere, prego! >> il piccolo uomo fece alcuni passi invitando il suo signore a seguirlo verso la galleria, ma si fermò improvvisamente quando notò Hugh che giaceva sul pavimento.
<< Ohhh! Mi duole il cuore... >> Si inginocchiò accanto a quel corpo, assicurandosi che fosse senza vita. << Che il tuo spirito possa avere la pace che non hai potuto trovare sulla terra... >> continuò Drusio piagnucolando quasi Hugh fosse stato un suo caro amico.
A vederlo così pietoso, Nouck fece una smorfia di ripugnanza, provava solo odio nei suoi confronti quando si comportava così. << Ho un servo dall'animo buono che si commuove quando vede il cadavere di uno sconosciuto... Sei disgustoso! ALZATI VERME! >> Esclamò dopo averlo afferrato per il mantello. << E VOI? Luridi miserabili! Cosa avete deciso? Siete con me o contro di me? >> Tuonò rivolgendosi agli uomini di Hugh in modo estremamente minaccioso.
Apertamente spaventati e non avendo altra scelta, tutti annuirono senza obiezioni.
<< Allora mandate subito il segnale luminoso. Che l'assedio abbia inizio! E la torre... Ordino che resti in piedi! Per ora è questo il volere di Nouck... >> terminò dicendo.
Pochi istanti di meditazione servirono al mago per placare la sua collera: anche perché tutto procedeva secondo i suoi piani.
<< Fedele Drusio, scendiamo subito nelle prigioni. Conducimi dalla mia creatura. Era da tanto che aspettavo questo momento. >> disse poi più moderatamente rivolgendosi al suo schiavo.
Percorsero la galleria principale scendendo per due livelli con passo rapido. Vi erano poche torce ad assicurare l'illuminazione dell'immensa caverna che formava la prigione. L'aria, cattiva e carente, creava un certo disturbo alla gola, rimarcando l'invivibilità di quel luogo. Tutte le celle erano scavate nella roccia e disposte in modo da susseguirsi una di seguito all'altra. Alcune erano vuote, altre erano occupate da schiavi o cittadini fatti prigionieri.
<< Morti, padrone. Tutti morti questi schiavi. Senza la materia della stella caduta, la loro mente non accettava la nuova condizione, negavano l'ubbidienza. Più avanti! Più avanti, prego! >> continuò Drusio, sempre procedendo spedito.
Il cancello dell'ultima cella era aperto. All'interno, due alchimisti in tunica nera, s'inchinarono immediatamente al cospetto del loro padrone, poi in silenzio si allontanarono da quelle mura di ferro e roccia.
In penombra si intravide un uomo in ginocchio, assicurato alle sbarre da due pesanti catene che gli avvolgevano i polsi. Molto più alto e robusto di un normale umano, aveva la pelle color viola quasi tutta ricoperta da gocce di sudore. Respirava pesantemente e con fatica. Nouck si avvicinò per accarezzarlo sulla testa e nello stesso tempo i suoi occhi nuovamente si accesero di fuoco vivo.
<< La mia creatura... Liberatelo! >> Ordinò il mago.
Parlò ancora una volta con quella voce che non era la sua. Lo schiavo rilassò i suoi muscoli, ed anche il suo respiro allentò il ritmo, sembrava come rassicurato, quasi l'atteggiamento di un bambino vicino al proprio padre.
<< Una nuova razza di umani sta nascendo. Una nuova storia sarà scritta sui libri di tutte le contee... E un nuovo sovrano presto regnerà su tutte le terre di questo continente! HAHAHAHA! >> Quella risata fu smorzata da un gruppo di volatili neri che dopo aver percorso le gallerie entrarono nella caverna della prigione.
<< Cosa succede? I corvi delatori... Parlate presto! >> Ordinò con impazienza il mago presagendo una nuova poco gradita.
Gli uccelli si posarono sul terreno ai piedi del loro padrone, restando in silenzio. Solo Nouck era in grado di comprendere il loro linguaggio silente, e ben presto la sua soddisfazione si tramutò in rabbia.
<< Nooo! Ancora lei! Che sia dannata! >> Esclamò il mago lasciando immediatamente la cella per dirigersi ai livelli superiori delle caverne.
<< Dobbiamo fare in fretta! Radunate tutte le bestie degli inferi, richiamate le creature del bosco che sono con noi! Li voglio tutti al di fuori di quelle mura, voglio Pangoria ai miei piedi! >> ordinò a Drusio che faceva fatica a seguirlo.
<< Mio signore padrone... Cosa vi hanno confidato i corvi per scatenare in questo modo la vostra ira? >> pigolò lo schiavo.
<< Maledetta! E' lei, la portatrice della testa di lupo! Ora è diretta alla porta delle ombre, vuole entrare nel Regno di Gaia per portare a termine ciò che la testuggine ha presagito! Dobbiamo impedire che incontri il veggente, è l'unico umano in grado di indicarle la strada. UCCIDETELO! >> ordinò perentorio.
I due si allontanarono fra i meandri delle caverne e ben presto tre fidati assassini si mossero fra le ombre degli alberi del bosco, diretti alla modesta casa del veggente.



NADILA

Il ritorno della luce del sole, restituì ai due ospiti del bosco uno scenario poco piacevole e tanto triste. Molti alberi avevano parte della chioma disseccata e stranamente annerita; altri invece avevano il tronco ed i rami cosparsi di ampie macchie color della pece. Di certo era una malattia non prevista dalla natura, perciò alberi ed animali reagivano in modo imprevedibile e diverso fra le varie specie.
Così come un grande cervo, che al passaggio di Nell e Gilbert, rimase immobile, forse per chiedersi cosa mai avesse fatto di male per essere ridotto così...
<< Hai visto quel cervo? Ha le corna che sembrerebbero sfilacciate. E la sua pelliccia... la perde ad ampie chiazze. Mai vista una cosa simile! >> Osservò con stupore Gilbert.
<< Sono gli effetti dei veleni di Nouck! A quanto pare il male si sta espandendo molto più velocemente di quanto pensassi. Che pena indescrivibile! Aspetta qui, cercherò di aiutarlo. >> Così Nell tentò di avvicinarsi all'animale.
Inevitabilmente il grosso cervo chinò il capo e zoppicando si allontanò verso la folta vegetazione del bosco.
<< Lascialo andare per la sua strada. E' il principe del bosco, troppo orgoglioso per farsi aiutare da un umano. >> Continuò Gilbert invitando la sorella a proseguire il cammino lungo il sentiero.
Nell non ascoltò il suo consiglio, ma appena fece il gesto di scendere da cavallo, si udì da lontano uno strano sibilo seguito da uno scoppio nel cielo.
Poco dopo ancora altri scoppi. I due alzarono istintivamente lo sguardo senza tuttavia rimanere tanto stupiti, perché quelle piccole esplosioni le avevano già viste altre volte. Ad ogni scoppio erompevano immediatamente una serie di particelle rosse luminose che si espandevano in tutte le direzioni.
<< Guarda Gilbert! Sono fuochi colorati come quelli che usava il maestro Hiyang in occasione di feste speciali. Ma chi sarà a farli scoppiare? >> chiese la ragazza.
<< Sicuramente è un segnale! Ormai hanno acquisito una certa dimestichezza sull'uso di minerali e sali estratti dal sottosuolo. Dobbiamo fare in fretta! >> Esclamò il ragazzo che nel frattempo si era spostato per vedere meglio da dove partissero quegli scoppi.
Corsero a briglia sciolta fino a quando il sentiero che percorrevano lasciò il bosco per incrociare la strada principale che portava a Pangoria.
Poco dopo la loro attenzione fu attratta da un gruppo di Auroniti che scesi da cavallo si erano disposti in cerchio serrando qualcuno. Anche Nell e Gilbert smontarono da cavallo e si avvicinarono senza dare nell'occhio.
<< Lasciateci in pace, non è nostra intenzione farvi del male. >> Una voce determinata e tranquilla risuonò dal centro del manipolo risultando molto familiare all'orecchio di Nell.
<< Avete sentito cosa ha detto questo verme del bosco? Forse dovremmo ringraziarlo perché lui e questi altri due selvaggi ci garantiscono che non faranno alcun male ad un gruppo di venti Auroniti... >> replicò con tono scherzoso quello che pareva essere il capo del gruppo di soldati. Subito dopo sfoderò la spada in segno di sfida.
<< E' Sethium, dobbiamo fare qualcosa... FERMI LASCIATELI ANDARE, NON SONO NOSTRI NEMICI! >> esclamò Nell avanzando con passo rapido verso il gruppo.
Un Auronita sfilò il suo elmo per poi avvicinarsi con aria un po' infastidita alla ragazza. << Ma guarda chi c'è: la figlia di Cliff... Girano voci che dove ci sei tu, i guai non tardano ad arrivare. Io sono Bosvoo di Gima figlio di Moras, sono al comando di questi uomini. Eravamo di ritorno dopo una perlustrazione notturna ai confini del bosco, quando abbiamo scovato una bestia del demonio. Gli ordini sono ben precisi: eliminare tutte le creature delle tenebre che compariranno su queste terre. Ma quei tre selvaggi cercano di ostacolarci. Anche loro sono alleati di Nouck e per questo moriranno! >> Voltò le spalle ai due fratelli per ritornare verso Sethium.
<< NOOO! Non potete farlo! Vi garantisco che non sono al servizio di Nouck! >>
<< Dai garanzia? Bada bene a quello che dici! Essere figlia di Cliff, non ti eviterà di essere condannata per alto tradimento! Vi consiglio di andare per la vostra strada altrimenti farete la loro stessa fine. Siamo stanchi di assistere alla morte dei nostri fratelli ad opera di questi demoni che sbucano dal terreno. Ho visto corpi di cittadini innocenti squarciati dalle bestie oscure, soldati trafitti dalle loro zanne, bambini e neonati uccisi senza nessuna pietà. Tutto questo dovrà finire... UCCIDETELI! >> Esclamò Bosvoo indossando l'elmo e sfoderando ancora una volta la sua spada. Intanto Gilbert, che aveva preferito rimanere in silenzio, raggiunse la sorella fermandosi proprio dietro a lei. Portò le mani sulle sue spalle e dopo pochi attimi di esitazione, sospirò profondamente intimando ancora una volta a quegli uomini di desistere nel loro intento.
<< VI ORDINO DI FERMARVI! >> gridò con enfasi il ragazzo. << E spero di aver fatto la cosa giusta. >> aggiunse sottovoce rivolgendosi alla sorella.
Bosvoo si bloccò all'istante per capire quale tipo di pazzia avesse invaso la mente del giovane cavaliere.
<< Ora mi avete seccato! >> sbottò con sguardo minaccioso. Era sua intenzione dare una lezione a quei due ragazzi capricciosi.
<< FERMATEVI! VE LO ORDINO IN NOME...
...IN NOME DELLA PRINCIPESSA NELLARINE! FIGLIA DI SUA MAESTA' RE BARTOLOMEO, EREDE AL TRONO DI QUESTO REGNO! E di tutte le terre che suo padre avrà conquistato. >> Gridò Gilbert con tutte le sue forze.
Nell che ancora non aveva capito le intenzioni del fratello, si ritrovò obbligata a girarsi suo malgrado costretta dalle mani di lui.
Gilbert con un gesto veloce le spostò i capelli raccogliendoglieli su una spalla e lasciando così il collo scoperto.
<< Il sigillo reale! La prova che questa donna è la figlia del re! >> continuò con orgoglio il ragazzo. Fra i soldati si udì un mormorio di stupore e diffidenza. Anche Bosvoo restò sorpreso da quella rivelazione e dubbioso sull'autenticità di quel simbolo reale tatuato sulla pelle di Nell. Si avvicinò alla donna, sfilò il guanto dalla mano e senza chiedere nulla, strisciò il pollice sul quel disegno al fine di stabilire se il tatuaggio era stato realizzato venticinque primavere prima.
<< La principessa Nadila... Finalmente siete ritornata. >> disse confuso l'uomo senza nascondere una certa contentezza nel rivedere la figlia del re che tutti ormai credevano morta.
<< Quando ero un giovane soldato, facevo parte della guardia del palazzo reale... Vi ho vista tante volte in braccio a sua maestà la regina, eravate così piccola. Dobbiamo immediatamente darne notizia al re! >> Esclamò Bosvoo ancora titubante ma nello stesso tempo emozionato.
<< Ma chi è che vi ha salvata dalle acque di quel fiume? >> continuò ancora incredulo.
<< Lascia perdere amico mio, è una lunga storia. E poi sua maestà il re è già a conoscenza di tutta la vicenda. >> Replicò Gilbert sorridendo.
Improvvisamente il soldato s'inginocchiò abbassando il capo in segno di riverenza e rispetto.
<< Vi chiedo di perdonarmi mia signora, ma non potevo sapere. >> Tutti i soldati imitando il loro comandante si inginocchiarono abbassando lo sguardo, ed anche Sethium e i suoi compagni sentirono il dovere di farlo.
Nell era la più confusa di tutti: da quel momento la sua vita non sarebbe stata quella di una semplice cittadina. Non essendo per nulla abituata ad impartire ordini, fu colta da un attimo di smarrimento.
<< Gilbert! E ora? Che faccio? >> chiese sottovoce al fratello.
<< Semplicemente chiedi loro di rialzarsi. >> Rispose sorridendo il giovane senza farsi sentire dai soldati.
<< Ehm... Potete rialzarvi! >> Esclamò lei con decisione.
Subito dopo i suoi pensieri furono rivolti al suo amico del bosco, ora il pericolo era scongiurato.
<< Mia signora! Chiedo ancora venia. Come ufficiale Auronita al comando di questi soldati, ho l'obbligo di scortarvi immediatamente in città. State correndo un grosso pericolo rimanendo qui! >> disse Bosvoo mostrando una certa preoccupazione.
Ma Nell non lo ascoltò. Al contrario si avviò con premura verso quel selvaggio con i capelli dorati. A quel punto Bosvoo fece il gesto di sguainare la spada ed avvicinarsi per proteggerla, ma Gilbert lo fermò posandogli la mano sulla sua spalla per trattenerlo.
<< Lui le ha già salvato la vita rischiando la sua. Probabilmente farà la stessa cosa per noi e per tutti i cittadini rinchiusi fra quelle mura! Loro sono con noi, fidati. >> Consigliò il giovane.
Bosvoo annuì e con un cenno ordinò ai suoi uomini di non intervenire.
<< Sethium! Stai bene? >> Chiese Nell al suo amico, felicissima di averlo ritrovato. Si avvicinò all'uomo posando la mano sulla sua corazza, all'altezza del petto, per toccarlo e sentirlo più vicino.
<< Sì, sto bene... Anche Sethium è felice di rivedervi, principessa. >> rispose lui serenamente.
La ragazza tirò un sospiro di sollievo, poi con entusiasmo rivolse lo sguardo agli altri due compagni di Sethium, anche loro uomini molto speciali.
<< Tu sei Adebiele... e tu Fistael? >> I due diedero risposta soltanto con un sorriso, e fu inevitabile scorgere in loro un certo imbarazzo.
<< Seth, ma perché non parlano? Ho detto qualcosa di sbagliato? >> domandò la ragazza un po' stupita.
<< No mia signora. Non parlano con voi né con gli altri umani, semplicemente perché non è concesso loro di farlo. E neanche io avrei dovuto. Non chiedetemi cosa, ma dopo il nostro incontro c'è stato un cambiamento in me... Meglio non parlarne ora, abbiamo un problema importante da risolvere. >> Dicendo quelle ultime parole Sethium abbassò lo sguardo verso qualcosa o qualcuno disteso per terra a pochissima distanza da loro.
<< Oh nooo! Cosa gli è accaduto? >> chiese Nell indietreggiando un po' per istinto e un po' per paura.
Era un animale dalla testa deforme a prima vista sconosciuto, che disteso sul fianco respirava penosamente. Bosvoo ed i suoi uomini l'avevano scambiato per un piccolo essere demoniaco, ma Nell capì subito che non si trattava di una creatura proveniente dalle tenebre, perché notò che la sua pelliccia ramata si era diradata ad ampie chiazze proprio come il cervo visto poco prima. E poi, la sua collana con la medaglia a testa di lupo, non si era fatta sentire.
Sethium si avvicinò al povero animale << Colpa dell'acqua inquinata dalle polveri di colui che parla a nome del mago Nouck... Quello che ai vostri occhi può apparire come un piccolo mostro, è solo una giovane volpe. Probabilmente in poco tempo si tramuterà in una bestia del demonio, senza controllo. Forse questi soldati avrebbero fatto cosa giusta nel porre fine a questa sua sofferenza. >> Disse con un po' di tristezza.
Anche Nell si avvicinò alla bestiola, l'accarezzò meditando per poco più di un istante. Poi infilò la mano nella tasca della sua giacca, al di sotto della sua armatura.
<< Mi auguro che questo abbia un effetto benefico anche su di te! >> disse speranzosa la ragazza. Prese la grossa ghianda che le aveva donato la driade della quercia, e la posò, premendola delicatamente sulla testa dell'animale. La volpe osservava l'umana senza reagire, aveva capito che stava cercando di aiutarla e forse, quella sensazione di benessere che cominciava a provare a poco a poco, ne era la prova. Il grosso frutto emanò una leggera luminosità che persistette per pochissimo tempo per poi ritornare lentamente come prima.
Poco dopo tutti si accorsero che il piccolo animale non respirava più affannosamente, e notarono che progressivamente il suo corpo e la sua testa riprendevano le sembianze di una giovane volpe.
<< Ringrazio il Divino! Il frutto della rinascita funziona! >> Esclamò Nell trasparendo dal volto la sua felicità.
Probabilmente quel piccolo abitante del bosco avrebbe voluto fermarsi per ringraziarla, ma la sua natura selvaggia lo spinse a rimettersi in piedi e scappare via cercando di rifugiarsi fra i primi alberi del bosco.
<< Corri piccola amica! Ti prometto che farò di tutto perché il tuo bosco ritorni come prima! >> Gridò Nell seguendo con lo sguardo la volpe ormai lontana.
<< Mia signora... Qualunque cosa rappresenti quel frutto, dovrà essere portato in un posto sicuro. Ed anche Voi non potete più rimanere qui. >> Ribadì Bosvoo mostrandosi molto preoccupato.
Lei annuì e con un gesto della mano chiese ancora un po' di pazienza.
<< Sethium, chiedo a te e ai tuoi compagni di aiutarci. Ormai il male incombe al di fuori di Pangoria, siamo tutti in pericolo! Abbiamo bisogno del vostro aiuto per difendere le mura! >> Chiese al suo amico quasi implorando.
<< Le entità degli alberi e delle acque già hanno chiesto ciò, ed ancor prima fu una giovane principessa a farlo. >> rispose sorridendo Seth. << Ora potrò mantenere quella promessa mia signora! >>
Improvvisamente un boato prolungato si udì proveniente dal di là della collina e tutti i presenti volsero lo sguardo in direzione di Pangoria... Ed il loro umore cambiò all'istante.
<< ATTACCANO LE MURA! PRESTO AI CAVALLI! >> urlò Bosvoo.
Sethium montò a cavallo con Nell, mentre i suoi compagni trovarono posto in groppa ai possenti cavalli Auroniti e tutti assieme avanzarono spediti verso la città.
Poco più avanti Bosvoo, che era in testa alla colonna, alzò il braccio per ordinare a tutti di fermarsi; pronunciò un comando in codice comprensibile soltanto ai soldati. Immediatamente uno di loro si diresse verso il fianco della collina, in un posto abbastanza alto da poter capire la posizione del nemico e valutare se era più sicuro raggiungere la grande porta, oppure entrare nella città dall'ingresso secondario che volgeva ad est. Quando quasi tutta la radura fu sotto ai suoi occhi, questi capì che presto Pangoria sarebbe caduta: tre trabucchi orientati ad ovest della città, si alternavano nel lanciare massi pesantissimi contro le mura di quel versante, e queste una volta cadute, avrebbero consentito agli invasori l'accesso più celere in città. Quelle possenti armi d'assedio, sicuramente assemblate in fretta durante la notte, erano protette da un'orda di soldati ribelli, posti per far muro contro i soldati intervenuti da Pangoria col fine di distruggerle.
Troppi ribelli e troppo pochi a combatterli. Ma guardando più in fondo, verso sud-ovest, un polverone pareva preannunciare l'arrivo di qualcuno. La vedetta Auronita, decise di salire ancor di più sulla collina, sperava di non dover veder arrivare altri nemici.
E sicuramente quella volta le sue preghiere furono accolte...
<< Non è possibile! La freccia nera! SIIIII! >> In pochi attimi fu colto da un entusiasmo così incontenibile da non poter fare a meno di condividerlo con i compagni.
<< ARRIVA LA FRECCIA NERAAAAA! ARRIVANOOOOO! SIAMO SALVIIIII!!! >> gridò con tutte le sue forze senza distogliere lo sguardo dal luogo della battaglia. Udendo quelle parole, anche Bosvoo lasciò il gruppo per risalire sulla collina, e poco dopo tutti lo seguirono.
<< Gilbert! Ma cosa succede? Cos'è la freccia nera? >> chiese Nell incuriosita ed impaziente.
<< La freccia nera... Posso dirti soltanto che ha fatto tremare anche il più potente degli eserciti nemici. Capirai meglio quando la vedrai con i tuoi occhi, vieni! >> le rispose il fratello.
Nell e Sethium furono gli ultimi ad arrivare sulla collina. Il loro cavallo fece fatica a farsi strada fra gli altri destrieri del gruppo per raggiungere Gilbert.
<< Guarda oltre il sentiero che porta ad ovest... >> continuò il giovane. << Una colonna quasi interminabile di dieci fila di Auroniti a cavallo, tutti neri. Saranno migliaia! Davanti a tutti, un Auronita col vessillo Reale, precede un gruppo di Alti Ufficiali Auroniti disposti a triangolo in modo da formare la punta di una gigantesca freccia fatta di soldati Auroniti... La freccia nera! >> spiegò orgogliosamente Gilbert.
<< Hai ragione Gil! Il colore nero delle loro armature, dei loro cavalli e quella disposizione dei soldati, è stato tutto studiato per colpire il nemico ancor prima di sfoderare le spade. Funzionerà, ne sono certa! >> confermò Nell con molto entusiasmo.
<< E non è tutto! >> Continuò Gilbert con orgoglio. << Al centro, nella punta della freccia, c'è sua maestà il Re... Il tuo vero padre! Anche lui scende sul campo di battaglia quando si prevede uno scontro difficile e pericoloso. >>
<< Sono sicura che vinceremo. Dobbiamo farcela! Per la libertà, per la nostra gente... Così potrò incontrare mio padre. >> replicò la ragazza con gli occhi lucidi rivolgendosi a Bosvoo.
<< E ora? Cosa facciamo? >> chiese Gil.
<< I nostri piani non cambieranno! Passeremo per la Porta Est, una volta in città daremo notizia della Vostra vera identità al Capitano Rantes, poi sarà lui a decidere...
PRESTO NON PERDIAMO ALTRO TEMPO! ALLA PORTA EST! >> gridò con entusiasmo ai suoi uomini mentre tirava le briglie per tornare indietro. << CAVALIERI DEL RE! AVANTIIII! PER LA CORONA! >>
Tutto il gruppo rispose con un grido di incitamento e cavalcò lesto costeggiando il confine del bosco per giungere in breve tempo nei pressi della porta protetta da un piccolo ponte levatoio. Le vedette di guardia riconobbero subito il suono del corno Auronita che annunciava il loro arrivo, ma la lenta discesa del ponte di legno fu interrotta all'improvviso. I cavalli in testa al drappello si adombrarono, forse a causa di un pericolo sconosciuto, ma molto vicino a loro. Alcuni Auroniti caddero da cavallo, compreso Bosvoo.
<< LASCIATE I CAVALLI, SONO INGOVERNABILI! DIFENDETE LA PRINCIPESSA! >> Ordinò sguainando la spada e guardandosi intorno alla ricerca del nemico.
<< VOI SULLE MURA! ABBASSATE IMMEDIATAMENTE IL PONTE! E' UN ORDINE! >> gridò Bosvoo sentendosi quasi tradito.
Ma ben presto capì che quelle sentinelle non lo avrebbero ascoltato perché eseguivano degli ordini ben precisi e probabilmente anche lui avrebbe agito allo stesso modo. A quel punto l'ufficiale, mantenendo il controllo della situazione, impartì un ordine nel loro codice e con pochi passi si allontanò dal gruppo cercando di scoprire l'esatta posizione del nemico. All'improvviso, Nell e Gilbert, si sentirono afferrare per le braccia e trascinare al centro del sentiero.
<< Mettiti giù e tieni la testa verso il basso! E' la Guardia della Terra. >> esclamò Gilbert.
<< La guardia della terra? >> domandò stupita al fratello.
<< Sssssccc! Resta in silenzio! E' una tattica di difesa. Guarda!... I soldati si sono disposti in cerchio per formare con i propri scudi una barriera in grado di proteggere loro stessi, e in questo caso anche noi, dagli attacchi provenienti da qualsiasi direzione. >> proseguì Gil sottovoce mentre tutti erano in attesa di un minimo segno che confermasse la presenza di creature ostili.
<< A seconda dei casi eseguono anche la Guardia del Cielo, dove i soldati si raggruppano portando in alto gli scudi per formarne una protezione in grado di fermare le frecce provenienti dall'alto. E poi c'è la Guardia della Testuggine: gli scudi vengono disposti in modo da proteggere i soldati da attacchi provenienti da qualsiasi direzione, proprio come il guscio di una tartaruga, però si sta un po' stretti... E' stato nostro padre ad insegnarmi, ma ora meglio restare in silenzio! >> continuò il giovane mostrando quel sorriso che solitamente usava per incoraggiare la sorella nei momenti più difficili. Lei annuì.
Intanto anche i tre guerrieri celesti avevano impugnato la spada guardandosi intorno; Sethium si chinò posando un ginocchio ed una mano per terra con l'intento di scorgere una qualche traccia.
<< ARRIVANO DAL TERRENO! >> gridò. << Via da qui, presto! Cercate una roccia! >> gridò ancora Sethium salendo su un grosso masso posto sul ciglio del sentiero.
Aveva visto, o meglio sentito, giusto; anche la collana di Nell iniziò a sprigionare un leggero calore. Il terreno tremò in modo prolungato, sollevando polvere e sabbia nell'aria. A sorpresa, proprio vicino ai piedi di Bosvoo, sbucò una sorta di serpente gigante lungo più di venti uomini, e dopo qualche lesto movimento, prese padronanza dello spazio di terra vicino a lui.
Quando la nube di polvere cominciò a diradarsi, tutti i soldati videro che quel rettile spaventoso a forma di serpente, aveva catturato il loro capo attorcigliandosi intorno al suo corpo in una stretta quasi mortale. Era una creatura degli inferi: aveva un becco al posto della bocca e la testa ricoperta da un piumaggio che ricordava quello di un uccello. Più in basso, sulla parte posteriore del torso, due piccole e deformi ali stavano a testimoniare che un tempo quella razza di demoni dominava il cielo sovrastante quelle terre.
<< FERMI! >> esclamò Sethium che conosceva bene quelle creature. << Lasciatelo a me! >>
Si avvicinò con passo lento, impugnando la spada che teneva rivolta verso il basso. Giunse a pochi passi dal demone, e si fermò continuando a fissarlo negli occhi in segno di sfida. La creatura sentendosi minacciata avvicinò la testa a lui, rizzò il suo strano piumaggio ed emise un suono stridulo per incutere più timore.
Proprio in quell'istante, la lama della spada di Sethium fu avvolta da fiamme vive, sprigionate da un misterioso prodigio per volontà dell'arma stessa. Bosvoo ormai aveva rinunciato a cercare di liberarsi. Il suo viso e la sua testa rasata erano completamente ricoperti da gocce di sudore freddo.
Fissava quell'uomo misterioso armato di una spada dalla lama infuocata, chiedendosi se avere più paura di lui o di quella bestia che continuava a serrare la stretta attorno al suo corpo. Il repentino salto di Seth anticipò un colpo sfolgorante, messo in sesto dall'alto verso il basso, che trapassò in più parti il torso contorto della creatura; la testa non fece in tempo a toccare il terreno che tutti i suoi resti si tramutarono in polvere impalpabile. Poco dopo più nulla restò di lui, neanche cenere.
La concitazione delle sentinelle oltre le mura aveva interrotto la tensione che si era creata fra i soldati, e fu così che il piccolo ponte non tardò ad abbassarsi.
<< Ti ringrazio amico! E ti chiedo di perdonarmi... Prima, vicino al bosco, la mia bocca parlava per rabbia, era ben distante dalla ragione. >> si scusò Bosvoo.
<< Ho fatto ciò che era giusto. Noi tutti dobbiamo farlo! Anche se un giorno tutto ciò si rivelasse cosa sbagliata, ha poca importanza quando si agisce in buona fede. >> replicò Sethium volgendo lo sguardo verso Nell. << Principessa... ora il mio posto e quello dei miei fratelli è sotto le mura, nel campo di battaglia! Portate a termine ciò che avete iniziato, Sethium sarà sempre al vostro fianco con la mente e con il cuore! >>
Nell si avvicinò al suo amico lasciando trasparire la tristezza sul suo volto. Di certo avrebbe voluto conoscere quell'essere così straordinario in un'altra circostanza, ma ormai non vi era più tempo.
<< Verrò con te! Non sono nata per fare la principessa, io voglio combattere! >> rispose lei con decisione.
<< Mia signora... Avete una missione da compiere, la più importante di tutte. Vi assicuro che ci incontreremo un giorno, è anche desiderio di Sethium che ciò avvenga. Battiamoci affinché possa accadere in un posto come quello del nostro primo incontro e non fra fuoco, desolazione e morte. >> le rispose lui.
Nell annuì, baciò sulla guancia il suo amico e senza voltarsi saltò in groppa al suo cavallo dirigendosi verso il piccolo ponte.
<< Kidius, Daneta! Scortate la principessa fino al palazzo di comando! Io andrò a cercare Torgon, probabilmente con l'arrivo della figlia del re, cambieranno i nostri piani. Batt! Assumi il comando. Scortate Sethium e i suoi amici al campo di battaglia e fai in modo che a sua maestà giunga notizia dell'arrivo di sua figlia! >> ordinò ad alta voce il capitano.



IN VIAGGIO VERSO IL REGNO DI GAIA

E fu così che con gli ordini di Bosvoo il gruppo si divise. Nell, Gilbert ed i due Auroniti galopparono spediti fino alla grande porta dove il movimento di soldati e cittadini era molto più evidente. Un lungo corteo impediva il passaggio per raggiungere il palazzo di comando, era formato soprattutto da donne, vecchi e bambini. Tutti cittadini che abitavano nel versante ovest della città, costretti a lasciare le loro abitazioni per rifugiarsi nei sotterranei.
<< Saliamo sulle mura, voglio vedere cosa accade nella radura; le grida dei ribelli e i versi di quei mostri mi rendono irrequieta! >> disse Nell smontando dal cavallo.
<< Con una situazione così, lo siamo tutti... >> ribatté Gilbert.
In poco tempo i due fratelli si ritrovarono fra un gruppo di arcieri che erano di guardia sul torrione, anche i due Auroniti di scorta li seguirono.
<< Guarda! Gli Auroniti accerchiano i ribelli che proteggono i trabucchi! >> affermò Nell.
<< Sì mia signora. Quei ribelli non sono addestrati come noi. Non resisteranno a lungo. >> aggiunse Kidius. << La cosa che mi preoccupa sono quelle bestie mutanti lì in basso. Sono in attesa che le macchine d'assedio riescano ad aprire una breccia in quel lato delle mura. >> continuò preoccupato il giovane Auronita.
Intanto il gruppo di Auroniti guidati da Batt raggiunse il vessillo del re. Sethium ed i suoi compagni si staccarono dirigendosi verso le mura ed attaccare alle spalle l'ammasso di creature venute dalle tenebre, che col passare del tempo continuava ad aumentare di numero. Fu inevitabile per i soldati nelle vicinanze notare con stupore le lame delle spade impugnate dai tre stranieri, avvolgersi di fiamme dinanzi a loro. Ed inevitabile fu considerare folli quei tre giovani guerrieri che stavano per affrontare una moltitudine di demoni dalle sembianze animalesche, quasi privi di una degna protezione per il loro corpo. Anche il Re, inizialmente pensò che fosse un'imprudenza guidata dall'incoscienza che li fece prendere quella decisione. Ma quando li vide avanzare così determinati, annientare quei mostri a colpi di spada sferrati con estrema padronanza nei movimenti delle braccia e del corpo, districarsi con spostamenti precisi e lesti balzi colpendo anche le creature demoniache alle loro spalle senza vederle, capì che si trattava di combattenti molto speciali, anche se ne ignorava la provenienza. Il balenare quasi armonioso delle tre lame ardenti che si destreggiavano senza difficoltà fra mostri e piccoli demoni, fu notato anche dall'alto dei due torrioni posti alle estremità delle mura colpite.
<< E' Seth! Sono loro! >> Gridò Nell indicando con l'indice il punto dello scontro.
Tutti osservarono senza parlare, quasi stregati dalla maestria nella tecnica di combattimento di Sethium e dei suoi compagni. Metodi d'attacco con spada, a due mani, mai visti fino a quel momento, anche perché simile agilità e forza erano impensabili da trovare in un essere umano. Nell lasciò velocemente la torretta, dirigendosi verso la scalinata.
<< Vieni Gil! Non è il momento di restare a guardare. Cerchiamo di renderci utili. >> affermò.
Si avvicinarono all'interminabile fila di cittadini sfollati, cercando fra di loro chi potesse aver bisogno di un loro aiuto.
<< E' inevitabile leggere tristezza e paura nei loro volti. >> commentò amaramente la principessa, che decise di aiutare un'anziana donna a portare una grossa cesta di frutta e verdura. Suo fratello invece, con molta difficoltà, catturò un gattino spaventato, sfuggito dalle mani di un bambino.
<< E' terrorizzato dal rumore dei massi lanciati dai trabucchi. Tienilo in braccio e non permettergli più di scappare! >> disse Gilbert consegnando l'animale al suo padroncino. La madre che era poco distante, afferrò il figlio per i vestiti tirandolo a sé poco garbatamente, ignorando in modo evidente la presenza ed il gesto di Gilbert.
Mentre Nell continuava ad osservare il gatto ed il bambino, si sentì afferrare per un braccio da qualcuno. Voltandosi, vide che era una giovane donna vestita con una tunica bianca che la copriva del tutto, persino il capo; lasciando scoperto soltanto il suo viso particolarmente pallido; pallore sicuramente dettato anche dalla paura.
<< Presto il destino ti chiederà di fare una scelta... A nome di quel bambino, di sua madre e di tutta la nostra gente, ti prego di non decidere per la via più semplice ai tuoi occhi. Diversamente, li abbandonerai alla cattiva sorte e non potrai più tornare indietro! >> Disse quella donna con tono supplichevole.
<< Ma tu chi sei? Di quale scelta parli? >> rispose Nell ancora turbata da quel misterioso incontro. Improvvisamente l'attenzione di tutti fu attratta dalla voce di quel bambino che si stava nuovamente allontanando dal gruppo.
<< GATTO! GATTO! MIO! GATTOOOO! >> continuava a gridare il piccolo.
I massi lanciati dai trabucchi cadevano sempre più vicini, e il rumore del loro impatto contro le mura e sugli edifici, intimoriva sempre di più la povera bestiola che con pochi saltelli era riuscita a trovare rifugio sopra l'impalcatura di legno posta su un lato del monumento di pietra, vicino alla grande porta. Nell si voltò verso la donna vestita di bianco, ma si accorse che era misteriosamente svanita. Non si preoccupò più di tanto: probabilmente si era allontanata velocemente ed in modo furtivo intimorita anch'ella dal pericolo incombente. Così decise di lasciare il cesto della frutta per affrettarsi a prendere il bambino prima che questi si arrampicasse sui paletti di legno alla ricerca del suo gattino. Appena giunse ai piedi del monumento, un lungo e spaventoso sibilo, proveniente dall'alto, anticipò l'arrivo di un masso proprio in quelle vicinanze. Per istinto, tutti si fermarono guardando verso il cielo in modo da capire dove potesse avvenire l'impatto per poi scappare nella direzione opposta.
E così fu. Un grosso frammento di capitello, sicuramente sottratto dai ribelli nelle vicine rovine della vecchia Pangoria, oltrepassò di larga misura le mura, andando a colpire la parte superiore del grande monumento che inevitabilmente si lesionò in più parti. L'impalcatura cominciò a cedere e Nell provò quella strana sensazione di trovarsi in un momento della sua vita, già vissuto. I volti terrorizzati dei presenti, il monumento che stava per crollare... li aveva veduti in sogno, quando si trovava nella grotta di Sethium.
<< VIA TUTTI, VIA! ALLONTANATEVI STA CROLLANDO! NO! NOOOOO! >> gridò concitata.
Nonostante avesse afferrato il bambino, non riuscì ad allontanarsi sufficientemente per evitare di essere travolta; capì che non vi era più possibilità di fuga, con istinto materno s'inginocchiò portando il piccolo al petto, per proteggerlo. Senza perder tempo si distese sul terreno coprendo il bambino con il proprio corpo.
Con l'intento di salvare quella piccola vita, attese... che il mondo le cadesse addosso. Era consapevole dentro di sé di quello che stava per accaderle: come una donna in attesa che il boia metta in atto la sua condanna a morte nonostante l'innocenza... e quel boia di nome destino, sferrò il suo colpo, con la caduta di una quantità quasi interminabile di paletti dell'impalcatura. Ne seguì il silenzio, così come accadeva in quelle orribili esecuzioni. Il cielo si adombrò gradualmente, aiutato dall'arrivo di dense nubi che ben presto oscurarono tutte quelle terre.
<< NELL! NOOOOO! >> gridò disperatamente Gilbert: la stava per perdere una seconda volta, e forse per sempre.
<< NELL! NELL! RIESCI A SENTIRMI? >> continuava disperato. << E VOI? NON RESTATE A GUARDARE. PRESTO! AIUTATEMI A TOGLIERE QUESTI PALI! C'E' UN BAMBINO E UNA DONNA QUI SOTTO! >> gridò con veemenza rivolgendosi ad un gruppo di soldati che sostava poco distante, mentre da solo cercava di rimuovere le pertiche e paletti più vicini a lui. << NELL! RISPONDIMI PER FAVORE! >>
<< ...Sì, ti sento Gilbert. >> disse Nell con misteriosa tranquillità. << Perché ti ostini a cercarmi sotto i resti dell'impalcatura? Io sono qui! >> sostenne la ragazza avvicinandosi lentamente alle macerie. Improvvisamente si udì un singhiozzare, in parte coperto dalla concitazioni di tutti i presenti.
<< Il bambino! E' vivo, lo sento piangere! PRESTO! PRESTO! >> urlò un soldato accingendosi a scavare in un punto ben preciso fra i detriti, ed anche gli altri lo imitarono senza indugio.
Nell si avvicinò per guardare meglio sotto il cumulo di legna. Riusciva a vedere i paletti e le tavole che venivano rimossi dai soldati; vide la parte inferiore di un corpo, forse di donna; vide che indossava degli stivali e che erano come i suoi. << Oh noooo! NOOOOO! >> esclamò fra sé incredula.
Era lei... Inevitabile un'incontrollabile confusione, valicata da incertezza e tanta paura, che le invase la mente. Fece qualche passo indietro guardandosi intorno, tremava. Poi, scuotendo la testa, portò le mani al volto continuando a negare a sé stessa che il suo spirito potesse aver lasciato bruscamente il suo corpo. Non riusciva ad accettarlo. A poco a poco la vista le si offuscò, si sentì mancare il terreno da sotto i suoi piedi. Era la fine.
Mentre stava per lasciarsi andare senza tentare di opporsi a quel misterioso destino, si accorse che qualcuno aveva afferrato la sua mano, e stringendola con forza aveva iniziato a tirarla su, verso il cielo. Nel disordine irrazionale che la tormentava, lei sentiva quella mano che stringeva la sua, come qualcosa che poteva essere soltanto positiva, capì che colui che la reggeva era una persona conosciuta da tantissimo tempo. Più stringeva quella mano e più percepiva una incontenibile sensazione di benessere: si sentiva semplicemente bene come mai lo era stata. Fu avvolta da un'energia così naturalmente positiva che forse nessuno avrebbe potuto resistervi e neanche lei riuscì ad opporsi, lasciando così sulla terra tutto quello che era stato, e quello che rimaneva della sua missione.
Forse quello, fu l'ultimo colpo tirato dai trabucchi. Entrambi caddero, uno dopo l'altro, dopo che gli Auroniti avevano catturato gli ultimi ribelli rimasti in loro difesa. Nonostante questo, quelle macchine d'assedio portarono a termine il compito al quale erano state destinate: creare una breccia fra le grandi mura di Pangoria e consentire alle creature delle tenebre di entrare in città. Fu un assedio inutile, almeno per il momento. Tutte le bestie che si trovavano ai piedi della fortificazione, caddero sotto i colpi delle spade infuocate di Sethium e dei suoi compagni, e come per i loro simili abbattuti in precedenza, di loro non restò neanche polvere. Intanto nella zona rocciosa del bosco di Hern, altre orde di bestie venute dalle tenebre si stavano muovendo verso Pangoria. Innumerevoli piccoli demoni ed esseri mostruosi sconosciuti, ma anche numerosissimi animali colpiti dalla mutazione causata dai veleni di Nouck, si spostavano velocemente in gruppi disordinati, senza nessun capo a comandarli. Seguivano la volontà di una forza misteriosa alla quale nessuno di loro era in grado di opporsi: una forza cagionata dalla mente di colui che si proclamava signore del male.



IL REGNO DEGLI SPIRITI

Ai piedi del grande monumento, Gilbert ed il gruppo di soldati erano riusciti a liberare il bambino che era stato estratto dalle macerie quasi illeso.
Il corpo di Nell respirava ancora, lo adagiarono su delle assi estratte dal resto dell'impalcatura crollata, e lo condussero immediatamente verso il palazzo di comando.
<< Aspettate! >> gridò Gilbert interrompendo la corsa dei soldati che trasportavano la principessa. Casualmente il suo sguardo si era posato su qualcosa di molto importante che stava rischiando di essere dimenticata. Era quella ghianda molto speciale. Il frutto che la ninfa del bosco aveva consegnato a Nell.
<< Tieni sorellina! Con questa hai salvato quella giovane volpe. Sicuramente aiuterà anche te... lo spero tanto. >> Quindi adagiò quel frutto nella mano sinistra della ragazza, aiutandola a richiudere le dita per mantenere la presa. << PRESTO A PALAZZO! Date notizia al re che la principessa è rimasta gravemente ferita. Daneta, Kidius ho bisogno di voi: il veggente è l'unico che può tentare di salvare la nostra principessa, vi chiedo di andare nella sua dimora e condurlo qui. >> esclamò Gil.
I due annuirono e senza esitare corsero verso i loro cavalli.
Il gesto di Gilbert determinò un improvviso cambiamento nello spirito di Nell. La mano che aveva libera si ritrovò a stringere quel frutto magico e all'istante i ricordi più recenti affiorarono nella sua mente. Pensò alla sua missione, alla guerra, ai suoi veri genitori che ancora non aveva conosciuto e soprattutto alla sua famiglia. Inevitabilmente l'impulso di tornare indietro si contrappose a quella forza benefica che la conduceva verso il cielo. Provò ad aprire gli occhi nel suo inconscio. Si ritrovò avvolta da innumerevoli raggi di luce dal colore indescrivibile, che si intrecciavano fra di loro generando effetti luminosi piacevolmente straordinari. Quei raggi lucenti erano così intensi che a stento riuscì a vedere la grossa ghianda che continuava a stringere con determinazione; al contrario le fu impossibile riuscire a vedere chi cercava di allontanarla dalla terra: forse non era una entità amica, oppure semplicemente quell'essere ignorava che Nell aveva una missione importantissima da portare a termine. Lei cercò di divincolarsi lasciando la presa. Per istinto restò aggrappata solo con la punta delle dita, lasciando capire che era sua intenzione scendere giù, ritornare in Pangoria. E così fu accontentata.
La sensazione di grandissimo benessere pian piano lasciò spazio alla "normalità"; ma una volta giunta sulla terra si accorse che in quel posto, di normale vi era ben poco.
I variopinti raggi di luce che fino a poco prima avevano accarezzato la sua pelle, erano svaniti e lei si ritrovò fuori dalle mura della città, apparentemente in un campo coltivato, al confine del bosco. Era tutto così strano... La sensazione di familiarità nel vedere quel luogo, si sovrapponeva ad un senso di netta estraneità: gli alberi, le piante, il terreno stesso dove poggiava i piedi, li sentiva così innaturali. Anche l'aria era cambiata, la percepiva densa e non più indispensabile, sentiva di dover respirare soltanto perché lo aveva fatto per tutto il tempo della sua vita, fino a quel momento. Poco distante intravide qualcosa che si muoveva nell'aria, parevano ombre: erano grigie, senza una forma ben definita, ed in continuo movimento. Quando Nell capì che si stavano avvicinando lentamente quasi a circondarla, estrasse la sua spada e con aria minacciosa cominciò a girarsi intorno per evitare di essere attaccata alle spalle, e nello stesso tempo per cercare un'eventuale via di fuga. Quelle ombre si circondarono di una tenue luminosità bianca sfumata d'azzurro, come la luce della luna. Lentamente assunsero forma umana, parevano tutte donne.
<< Cosa volete da me? Chi siete? E che posto è questo? >> Esclamò con determinazione nascondendo l'inevitabile paura che la rendeva nervosa.
Tutte le ombre si fermarono, solo una avanzò portandosi davanti a lei.
<< Ma tu sei... >> guardandola in viso, Nell riconobbe dagli occhi la donna che già una volta le aveva parlato. Capì anche che non le era ostile.
Abbassò la guardia riponendo la spada nel fodero.
<< ... sei quella donna di Pangoria. La donna che parlava del mio destino, di fare una scelta! >> Aveva così tante domande da porre a quell'essere misterioso, che non sapeva da dove cominciare.
<< Principessa... La nostra fiducia è stata premiata, avete fatto la scelta con la coscienza di una vera regina, e per questo noi te ne saremo grate per sempre. Ma l'ora è tarda per continuare ad indugiare! Dovete portare a termine il vostro compito prima che il maligno prenda la città.
Lui sa della vostra missione, sta radunando un'orda di bestie provenienti da tutti gli angoli più oscuri delle tenebre per invadere queste terre. Se la città si arrenderà, qualsiasi uomo non avrà più la forza di opporsi al suo volere. >> disse quella donna con molta preoccupazione.
<< Dove si trova adesso il maligno? E il Re? Sono riusciti a contrastare i ribelli? >> chiese ansiosamente la ragazza.
<< Comprendiamo la vostra apprensione mia signora, ma non vi è tempo per delle risposte. Seguite quel sentiero, troverete il passaggio per raggiungere la collina della speranza. >> aggiunse l'altra indicando un punto verso il bosco non proprio ben definito. << Fate in fretta! Lui non sa che siete arrivata qui, nel regno di Gaia, prendendo la via più breve. Sotterrate il sigillo della rinascita, cosicché si possa respirare nuovamente aria di pace. >> Poi si allontanò da lei senza voltare le spalle, sparì con le sue compagne ritornando ombra e dissolvendosi nell'aria.
Dopo aver ascoltato quelle parole, Nell guardò nella direzione che le era stata indicata, magicamente piante ed alberi furono inghiottiti da una forza invisibile lasciando il posto ad un sentiero di terra battuta che si estendeva passando lungo un campo di ulivi per poi perdersi nel bosco. Lei raccolse tutta la volontà di cui aveva bisogno, con lo sguardo cercò qualcosa o qualcuno che potesse opporsi alla sua missione, ma ritrovandosi sola non poté far altro che cominciare il suo lungo viaggio.
<< Qui nel regno di Gaia... Eppure in quel campo ricordo di esserci già stata, anche questo uliveto sembra avere un posto nei miei ricordi. Non capisco! Ma allora in Gaia... ci sono vissuta da sempre! >> esclamò fra sé confusa.
Poco dopo i suoi pensieri furono distolti da qualcosa che muoveva l'erba secca dietro al tronco di uno degli ultimi ulivi prima del confine con il bosco. Pareva qualcosa di piccolo, così decise di non reagire subito ma continuò a camminare portando lentamente la mano all'elsa della sua spada. Subito dopo, senza sorprendersi più di tanto, notò qualcuno che con un balzo si portò al centro del sentiero, impedendole il passaggio. Pareva uno gnomo, oppure un nano delle montagne del nord o forse...
<< E' semplicemente un bambino! >> esclamò Nell sorridendo.
Un bambino che non superava le dodici primavere, ma molto determinato nell'impugnare la sua spada di legno e nell'assumere un atteggiamento ostile.
<< Io non sono un bambino! Sono un coraggioso cavaliere cacciatore di draghi! Ehm... da qui non si passa fino a quando non lo decido io. Sono molto coraggioso!
Io non ho paura. Io non ho paura... >> continuava a ripetere il bambino con insistenza.
La ragazza avvertì che la sua voce tremante copriva un senso di insicurezza e forse anche la paura che diceva di non avere. Per ovviare a ciò, decise di assecondarlo e di mostrarsi sua amica.
<< Chiedo venia mio nobile cavaliere, ma questa strana oscurità mi aveva impedito di vedere ciò che siete realmente. >> Disse Nell facendo un formale inchino. << Ditemi, cosa posso fare per avere libero il passaggio e riprendere il cammino? Io mi chiamo Nellarine, figlia di Cliff, ma mi potete chiamare Nell. Vengo da Gerian...
Qual è il vostro nome? >> aggiunse quasi divertita.
<< Mi chiamo Daniel. >> rispose il piccolo infilando goffamente la spada nella cintura. Poi, dopo aver acquisito una certa sicurezza, si avvicinò per osservarla meglio. << Nell hai detto?... Ma io ti conosco, tu sei una principessa ne sono certo! Però non ricordo dove ci siamo incontrati... >>
<< Non saprei. >> rispose stupita la sua nuova amica. << Io non ricordo nulla di te, e poi qui è tutto così strano. Da dove vieni? >> continuò dubbiosa.
<< Mio nonno abita qui vicino, ma da quando il cielo è diventato scuro, non sono più riuscito a tornare a casa. E tu? Devi andare nel bosco? E' così buio fra gli alberi, non hai paura? >>
<< Anche tu... >> sospirò Nell con un po' di malinconia. << Non so come, ma siamo capitati in un mondo che non ci appartiene. La mia gente è minacciata da un male terribile, che ha evocato tanti mostri dalle profondità della terra per impadronirsi di tutto il regno. Sono diretta alla Collina della Speranza per impedire che tutto ciò accada. Devo fare in fretta! >> gli spiegò paziente la ragazza.
<< Posso venire con te? Ti prego portami con te, non mi lasciare qui da solo! >> chiese Daniel quasi con le lacrime agli occhi.
Nell, ad ascoltare quelle ultime parole, sentì come una fitta al cuore che fece riaffiorare nella sua mente tanti tristi ricordi, ma anche una promessa fatta a se stessa: "Nessun bambino incontrato in qualsiasi circostanza, doveva essere lasciato solo". Anche al costo della sua vita.
<< Certo che verrai con me piccolo Daniel, ho bisogno di un cavaliere molto coraggioso pronto a proteggermi. >> rispose accarezzando la testa del bambino.
Lui sorrise e fece un profondo sospiro di sollievo: da quel momento qualcuno contava su di lui, e soprattutto non era più solo. Si lasciarono il campo di ulivi alle spalle, e dopo un breve tragitto in un terreno costellato di piccole rocce sporgenti, proseguirono il cammino per il sentiero che si inoltrava nel bosco.



L'OCCHIO DI AMELICE

Nel frattempo, lungo la galleria principale che consentiva l'accesso alle caverne al di sotto del bosco di Hern, un esercito di piccoli orchi, dopo esser stato equipaggiato con rudimentali armi e grezze armature, si apprestava a lasciare i sotterranei. Di lì a poco sarebbe partito per scortare l'arma speciale del signore del male: un carro corazzato, trascinato da due possenti troll, che trasportava una grande cassa di metallo. Era un contenitore molto speciale che doveva essere trasportato all'interno della città. La parte inferiore era una brace colma di tizzoni ardenti, alimentata continuamente dagli stessi orchi per mantenerne vivo il fuoco. La parte superiore, ornata con disegni in rilievo raffiguranti dei demoni in battaglia, era perfettamente chiusa poiché conteneva la miscela di elementi proibiti da spargere ai quatto venti, una volta aperta sulla torre di Pangoria.
<< Mio signore! Le bestie evocate e gli animali mutanti, sono già ad ovest della città, come avete ordinato. Il loro numero sarà più cento volte superiore a quello delle vostre creature cadute sotto le mura. Quando anche questo esercito di orchi raggiungerà quel luogo, gli uomini di Pangoria non avranno più scampo! >> osservò con orgoglio Drusio rivolgendosi al mago Nouck.
<< Molto bene servo! Ma voglio essere sicuro che tutte le mie creature giungano fuori le mura. Desidero che tutta la radura venga occupata dalle mie forze del male. Per questo... i miei occhi chiedono certezza. Seguimi! >> rispose inquieto il mago.
Stranamente, invece di portarsi verso l'esterno e raggiungere la radura nella zona occidentale di Pangoria, passarono per una serie di cunicoli che portavano nella zona più profonda delle caverne, dove giunsero in un corridoio apparentemente senza uscita.
<< Posso chiedere dove siamo diretti mio signore? >> chiese affannosamente Drusio mentre cercava di mantenere il passo veloce del suo padrone.
Il mago sorrise, sapendo di non essere visto. << Andiamo a vedere cosa accade al di fuori della città di Pangoria. Lui riesce a vedere in qualsiasi punto della terra, ed anche oltre... >>
Arrivarono in fondo all'ultimo cunicolo ed oltrepassarono quella che pareva essere una parete di pietra; in realtà era l'effetto della luce delle torce riflessa sui minerali ferrosi che sporgevano dalle pareti delle gallerie. Si ritrovarono in una stanza circolare scavata nella roccia, buia e senza altri accessi. Nouck sistemò la sua torcia su un supporto messo sulla parete; Drusio invece, continuava a guardarsi intorno cercando di capire in che modo il suo padrone sarebbe riuscito a vedere oltre il bosco.
<< Ma qui non c'è nulla mio padrone. Soltanto buio ed umidità. >> osservò il piccolo uomo voltando il palmo della mano verso l'alto con l'intento di raccogliere delle gocce d'acqua che continuavano a cadere copiose giù dal soffitto.
<< Sei il solito tardo... Illumina più su, proprio da dove cadono quelle gocce! >> ribatté il mago con tono infastidito. Quando la sua torcia illuminò quello che doveva essere il soffitto di quella specie di grotta, Drusio balzò improvvisamente indietro, allontanandosi dal centro della stanza con un certo senso di ribrezzo. Ripulì la mano ancora bagnata, sfregandola sulle sue vesti.
<< NO! Non è possibile! Allora esiste realmente! >> esclamò esterrefatto.
<< ... l'Occhio di Amelice, la Dea Piangente! Non è soltanto una leggenda come tutti credono. >> disse con fierezza il mago.
<< Sì padrone, e quelle gocce che cadono giù, non sono acqua ma lacrime di disperazione. Quello lassù dovrebbe essere l'occhio della dea Amelice... si racconta che fu lei stessa a strapparlo dal suo viso per sistemarlo in un posto segreto qui sulla terra. Bella questa fiaba, a Drusio piaceva tanto ascoltarla quando era un bambino: una giovane dea che s'innamorò perdutamente di un umano, contro il volere del resto degli dei. Suo padre, il dio Oredone, strappò lo spirito del giovane uomo dal suo corpo lasciandolo a vagare nel Regno di Gaia, per sempre. E fu così che la disperata Amelice si privò di un occhio per usarlo alla ricerca del suo amato nell'immensità del regno di Gaia. Un intento quasi impossibile anche per una dea. Ma lei rese quell'iride molto speciale, perché riusciva a guardare in qualsiasi punto di entrambi i regni: nel regno della terra e nel regno di Gaia... Padrone, allora se non è una fiaba, quell'occhio è coperto da una maledizione! La dea piangente sfrutta la curiosità degli umani che vogliono scrutare nei posti più nascosti e lontani della terra, per cercare il suo amato nel mondo parallelo degli spiriti. Allorché sarà trovato, lei strapperà lo spirito di chi guarda, per sostituirlo con quello del suo uomo. E' molto rischioso padrone, sarebbe meglio lasciare questo posto! >> Drusio parlava con voce tremante e gli occhi sbarrati, continuando a pulirsi la mano ormai asciutta.
<< Taci verme! Dalla tua bocca sono uscite solo scempiaggini! Come puoi definire maledetto qualcosa di così prodigioso? Osserva che meraviglia... >> Entrambi guardarono verso l'alto.
Ciò che si mostrava ai loro occhi era una piccola pozza dalla forma circolare schiacciata, ricolma d'acqua ma... "rivolta verso il basso". L'acqua, probabilmente a causa di una magia misteriosa, non cadeva tutta giù, ma veniva trattenuta e rilasciata gradualmente in un'interminabile successione di gocce. Il mago si posizionò proprio al di sotto del grande occhio, congiungendo le mani in modo da formare una piccola coppa e raccolse molte lacrime della dea. Poco dopo si apprestò a bere ciò che aveva raccolto, solo lui. La superficie dell'acqua contenuta nella pozza fu colta da un fremito che durò pochi attimi. Nel momento in cui ritornò piatta come prima, il suo riflesso non rilasciò l'immagine delle torce e dei due uomini che si trovavano al di sotto, bensì qualcosa di totalmente diverso. Il mago Nouck ebbe modo di vedere come le sue bestie si erano adunate nella radura, a poca distanza dalle mura che presentavano l'ampia breccia provocata dai trabucchi.
<< Eccellente... Eccellente! Le mie creature attendono gli orchi, secondo i piani. >> disse con un sorriso pieno di soddisfazione.
Decise di puntare lo sguardo verso il bosco, per assistere all'arrivo del suo esercito di orchi, ma senza dare ascolto alla volontà di Nouck, l'attenzione dell'occhio si fermò in un punto ben preciso: fra gli alberi di un uliveto al confine col bosco. Vi erano due figure umane riflesse nel piccolo specchio d'acqua, la luce trapassava i loro corpi, non erano fatti di carne: si trovavano nel regno di Gaia.
<< MALEDETTA! ANCORA LEI! Che il male possa impadronirsi della tua anima una volta per sempre! >> esclamò infuriato il mago.
I suoi occhi divennero come fiamme e la sua voce ritornò disumana: non era più Nouck a parlare. Quando Drusio assisteva a quel cambiamento, veniva colto dal terrore, tremava impaurito senza riuscire a vincere il panico che lo invadeva. Indietreggiò di qualche passo, non avrebbe mai osato chiedere cosa stesse per accadere.
<< Presto! Dobbiamo raggiungere il Regno di Gaia prima che quella dannata mandi a monte i miei piani! >> continuò il mago mentre cercava qualcosa nella tasca della sua tunica nera.
<< Ma padrone... Impiegheremo almeno due albe per raggiungere la Porta delle Ombre, e poi ci sarebbe il rischio di non poter tornare più indietro. >> replicò sommessamente Drusio.
<< Mi disturba ammettere che hai ragione, servo. Ma non ha più alcun senso restare qui, per adesso. Andrò per la via più breve! >> Dicendo ciò, prese dalla tasca una boccetta contenente del liquido color verde scuro, per poi berne tutto il contenuto. Poco dopo le sue ginocchia cominciarono a tremare, non erano più in grado di sorreggere il corpo che inevitabilmente si curvò e Nouck si ritrovò inginocchio.
<< E tu... VERRAI CON ME! >> continuò il mago quasi senza più forze. Prima che l'effetto del veleno si fosse impadronito di tutto il suo corpo, Nouck fece un gesto rapido indirizzando il suo braccio verso il servitore e all'istante fuoriuscirono dalla sua mano una serie di grossi aculei che dopo un breve volo andarono a conficcarsi sul petto di Drusio, dritti al cuore. Il dolore che il disgraziato provò fu lancinante.
Stentava a crederci... dopo tutto gli voleva bene, Nouck era l'unica persona che si era occupata di lui, da sempre. << Ma, padro...ne! >>
I loro corpi si accasciarono sul terreno, privi di vita.
Quando Drusio aprì gli occhi si accorse di essere in piedi in posizione eretta. Non aveva più il piede sbilenco che lui odiava fin da bambino, e la sua schiena la sentiva normalmente dritta come un sano giovane della sua età.
Si sentiva smarrito, incapace di muoversi e di parlare. Nonostante il sole fosse ancora alto, vi era un'oscurità tipica dell'imbrunire e un silenzio innaturale che avvolgeva tutto... era appena giunto nel Regno di Gaia. Si trovava in superficie all'esterno delle grotte, l'aveva capito notando i fumi fuoriuscire dal terreno e dalle fenditure delle rocce. Forse erano effettivamente i fumi creati dagli alchimisti nelle profondità delle gallerie, oppure erano stati creati dalla sua mente per adattarsi a quel nuovo mondo. Fra i vapori che si alternavano riuscì a scorgere qualcuno non molto distante, che lentamente si avvicinava camminando in modo strano. Non poteva essere Nouck perché la corporatura del mago era più esile. Cercando di osservarlo meglio si accorse che aveva strani zoccoli al posto dei piedi; parevano quelli di una capra, e vide che le gambe erano ricoperte da una folta peluria.
Poteva essere una delle tante creature delle tenebre, ma quando ebbe alzato lo sguardo, Drusio fu colto da un sussulto nel vedere che il busto aveva la forma umana, mentre la testa, dalle orribili fattezze, era imperata da due possenti corna. Probabilmente l'aveva pensato ogni qualvolta aveva veduto il fuoco negli occhi del suo padrone, lo stesso fuoco che vedeva negli occhi di quella creatura. Malgrado ciò non riusciva ad accettare l'idea che nelle ultime primavere aveva prestato i suoi servigi al re di tutti i demoni, che si era impossessato del corpo e della mente del suo padrone. Drusio si sentiva molto confuso, ma non ebbe il tempo di porsi altre domande, perché improvvisamente il suo essere fu avvolto da un'infinità di raggi luminosi che ruotando in tutte le direzioni gli trasmettevano un'irresistibile sensazione di benessere, quella sensazione provata lo stesso giorno anche dallo spirito della principessa Nellarine, sua nemica, ma lui questo non lo poteva sapere. Egli aveva sofferto, patito, sopportato dolori e umiliazioni per un'intera vita. Impossibile per lui opporsi a quella beatitudine mai provata prima, che annullava ogni altra volontà. Continuando a provare quella felicità infinita, decise di lasciarsi andare, trasportare su verso il cielo, e dimenticare per sempre tutto quello di negativo che di lui era stato.
Alla vista di quei fasci luminosi che lentamente levavano verso l'alto lo spirito di Drusio, il signore del male con un balzo repentino cercò di afferrarlo per impedirne l'ascesa.
<< Non puoi farlo! MALEDETTO TRADITORE! IO TI MALEDICO!>> esclamò a denti stretti, ma per lui fu troppo tardi. Ormai del suo servo restò soltanto il luccichio di quei raggi visti da lontano, su nel cielo. A quel punto Satana socchiuse gli occhi e si dissolse immediatamente nell'aria con l'intento di raggiungere quanto prima le sue prede.



IL LABIRINTO DI LUCE

Se la distanza in quel posto avesse avuto un senso, poco più avanti, Nell e Daniel stavano intraprendendo una direzione molto particolare.
<< Presto Daniel! Prendiamo quel sentiero, ci condurrà all'ingresso di una grotta che conosco. Vorrei tanto ritrovare un mio caro amico lì sotto... >> Era sicura Nell, che quel passaggio fra la fitta vegetazione del bosco, conducesse alla grotta dove aveva incontrato il defunto maestro Hiyang. Desiderava così tanto poterlo riabbracciare.
<< Ecco l'accesso al sotterraneo! >> esclamò soddisfatta la ragazza.
<< ...l'ennesima conferma che quello non è stato un semplice sogno! Daniel, ora afferra la mia mano e stringila forte, dobbiamo fare un piccolo salto, qualsiasi cosa accada non mollare mai la presa intesi? >> Il bambino annuì fiducioso, e i due si ritrovarono davanti al cespuglio di rovi che nascondeva parzialmente l'ingresso della grotta. Saltarono agilmente quell'ostacolo, senza la paura di subire alcun tipo di danno fisico, e ancora una volta Nell si ritrovò a scendere ruzzolando fra piccole pietre e foglie secche.
<< Tutto bene Daniel? >> chiese la ragazza mentre per istinto, cercava di ripulirsi l'armatura.
<< Si grazie. >> rispose lui imitandola nei gesti. << La mia spada! >> continuò quasi colto dal panico non trovando più la sua arma nella cintura. Per il piccolo Daniel era la cosa più preziosa che gli era rimasta, forse l'unico collegamento con la vita terrena.
Nell capì la sua preoccupazione, sicuramente anche lei avrebbe reagito allo stesso modo. La cercarono insieme, la piccola arma, frugando nel mucchio di terra e foglie che si trovava davanti ai loro piedi.
<< Eccola! Tieni, custodiscila con cura. La spada è una compagna molto importante: potrebbe salvare la tua vita... e anche la mia. >> consigliò amichevolmente Nell.
Daniel ringraziò guardandosi intorno. << Ma tu ci sei già stata in questo posto? >>
Lei sospirò stringendo nella mano la medaglietta del suo braccialetto.
<< Sì. Ma solo con la mente. Qui, il terreno era invaso da scarafaggi, insetti... e poi scorpioni, pipistrelli. Ma tu non aver paura. Ehm, non ti allarmare, insieme possiamo superare qualsiasi ostacolo! Noi due assieme. >> disse ancora la ragazza.
Passarono per una serie di corridoi, scarsamente illuminati da alcune torce fissate alle pareti, fino a giungere in una sala che di luce ne offriva fin troppa; vi entrarono cautamente cercando di non far rumore poiché avevano udito una voce che proveniva dall'interno. Non vi erano lampade o torce ad illuminare quel luogo, erano le pareti stesse e la pavimentazione ad emettere una misteriosa luminosità, ma era così intensa da non dar modo di percepire l'insieme.
<< Impossibile! Non c'è via di fuga! Sarò condannato a restare in questo posto per sempre! >> Borbottò qualcuno che giungeva da qualche parte in uno dei lunghissimi corridoi attigui alla sala.
Nell vide la figura di un uomo basso e non tanto giovane, che si avvicinava strisciando la mano sulla parete più esterna rispetto alla sala.
<< Maestro Hiyang! Sono io, Nellarine! >> gridò lei senza ancora riuscire a vederlo in volto, ma neanche quell'uomo riuscì a guardarla, a causa dell'eccessiva intensità della luce diffusa dalle pareti.
<< La portatrice della testa di lupo? >> chiese meravigliato lo sconosciuto. << La testuggine aveva presagito la vostra presenza nel Regno di Gaia, ma non avrei pensato di ritrovarvi qui lady Nellarine, dico bene? >>
Tutto l'entusiasmo della ragazza, per aver ritrovato il suo maestro, si trasformò in parziale delusione.
<< Tebe e Tulliano? Siete voi? C'è qualcosa di strano sul vostro volto, siete cambiati. >>
<< Mio fratello Tebe... Spero tanto che sia rimasto nella nostra dimora, e soprattutto sia ancora vivo! >> Sospirò, mostrandosi molto preoccupato l'uomo. << Io sono Tulliano e la diversità che trovate in me, è il mio vero volto, su tutto il viso. Il maligno ha inviato dei messaggeri di morte nella nostra casa: hanno colpito e sono fuggiti via senza assicurarsi di aver trafitto entrambi i nostri corpi, seppur in uno solo. E questo bambino? Come mai lo portate con voi? >> continuò senza distogliere la mano dalla parete.
<< L'ho incontrato ai confini del bosco. Era solo... ma ora non lo è più! >> rispose con orgoglio Nell posando la sua mano sulla spalla del ragazzo per avvicinarlo a sé. << Perché volevano uccidervi? >> continuò.
<< Probabilmente perché la testuggine parlava della portatrice della testa di lupo, guidata dal veggente... Ma non amareggiate i vostri pensieri, non sono qui nel Regno di Gaia, per causa vostra. Così era scritto! >> rispose sorridendo per cercare di cancellare quel velo di tristezza che vedeva sul viso dell'amica.
<< Qui nel regno di Gaia... Ma che posto è questo? Prima ho visto me stessa sotto le macerie. Dove ci troviamo adesso? >> chiese confusa.
<< Sotto le macerie avete detto? Allora non avete lasciato il vostro corpo a seguito di un colpo mortale, c'è ancora speranza che voi possiate ritornare indietro dai vostri cari. Avrete compreso che tutto ciò di noi che vediamo e percepiamo adesso, è l'essenza dei nostri spiriti: i vostri corpi giacciono da qualche parte sulla terra. >>
<< Sì Tulliano. Ne ho preso coscienza quando ho capito che la mia mente non poteva trovarsi nello stesso tempo in due luoghi differenti. Faccio gran fatica ad accettare tutto questo... >> rispose Nell osservando la sua mano senza alcun apparente motivo.
<< Capisco il vostro disagio mia signora, è comprensibile. Ma provate a pensare che il concetto del nostro essere sia basato sullo spirito, mentre il corpo consideratelo come un contenitore o "l'armatura dell'anima". >> le spiegò l'uomo.
Nell guardò Tulliano molto stupita: << Sono le stesse parole che disse il mio maestro Hiyang proprio in questo luogo... "Non si vive solo per il corpo, ma si vive con il corpo per lo spirito. La vita terrena è solo l'alba della nostra esistenza, un giorno non vi sarà più bisogno del nostro corpo quale protezione..." >> ripetè lei solcando i meandri della memoria.
<< Il maestro era molto saggio. Il nostro corpo, e quanto altro di materiale conosciamo, può esistere soltanto sulla vita terrena come diceva Hiyang, ed è il posto da dove noi siamo venuti; lo spirito invece può trovarsi sulla terra, ma anche in molti altri regni fatti di spirito stesso. >> continuò l'uomo sforzandosi nel cercare di farsi comprendere.
<< Lo spirito di Gaia? >> suggerì Nell conoscendo già la risposta.
<< Sì. Nel nostro caso è così, trattandosi della Terra. Sicuramente ci saranno tanti altri regni come quello di Gaia, così quante terre si possono trovare nel creato. >> disse ancora lui.
<< Tulliano, volete dire che la Terra è viva, e noi, in un certo senso, siamo dentro al suo spirito? >> chiese la ragazza visibilmente confusa.
<< Non saprei come spiegarlo meglio, ma è così. Non dovete pensare alla Terra Vivente, ordinaria, fatta di carne, con un cuore e che respira. Immaginate invece qualcosa in continuo movimento ed in continua evoluzione. Qualcosa che riesce a controllare la sua naturale esistenza reagendo e mutando il suo essere come risposta a ciò che accade intorno. E' come quando un uomo che sente freddo, istintivamente prende un mantello per coprirsi, per mantenere il suo equilibrio nel corpo e continuare a vivere. Se impariamo a controllare le nostre entità, possiamo passare dalla Vita Terrena allo Spirito di Gaia, oppure essere compresenti in entrambi i regni. Ehm... Mai sentito parlare di fantasmi? >> azzardò Tulliano.
<< Certo! Prima ero molto scettica sulle apparizioni spesso attribuite a persone defunte, ma adesso comprendo molte cose... >> disse Nell.
<< Sì mia signora. Scusate se vi interrompo ma la vostra gente è in grave pericolo! Sappiate che Satana ha allungato la sua ombra colpendo la terra nello spirito, e lei non è più in grado di reagire... morirà lentamente se voi non riuscirete ad impedirlo. Dobbiamo uscire da qui al più presto! >> concluse con un lungo sospiro.
Senza dire nulla, Nell voltò le spalle ai due per raggiungere l'ingresso della sala varcato poco prima da lei e dal piccolo Daniel, ma con meraviglia scoprì che tutta la superficie della parete si presentava perfettamente liscia e luminosa.
<< Ma non è possibile! Prima siamo entrati da qui. C'era una piccola porta, ne sono certa! >>
<< E' impossibile dite? >> ripeté Tulliano sorridendo. << Posto inadatto questo, per parlare di cose possibili e impossibili. State a guardare... >> Il vecchio saggio si adagiò lentamente sul pavimento, sedendosi con la schiena ritta e le gambe incrociate su sé stesse, per assumere una posizione di estrema concentrazione. Per un po' non accadde nulla e nessuno parlò.
<< Ma cosa sta facendo? >> chiese quasi annoiato il piccolo Daniel.
<< Non lo so, aspettiamo ancora un po'. >> rispose Nell con un giusto consiglio.
Lentamente Tulliano si stava spostando verso l'alto, fino ad elevarsi tanto quanto due zucche, messe una sull'altra. Restò così in quella posizione per pochi attimi. Subito dopo cadde senza avvertire dolore o disagio.
<< Avete visto? >> chiese orgoglioso di sé. << Potreste farlo anche voi due se veramente lo vorreste. >>
<< Come potremmo riuscirci? E' una magia? >> chiese lei.
<< Magia? Nooo. Provate a pensare... sulla Terra, quali sono gli eventi che tutti temono? >> chiese loro Tulliano.
Nell e Daniel incrociarono i loro sguardi pensando che la risposta più semplice sarebbe stata quella sbagliata. Preferirono non rispondere.
<< Non lo sapete? Ve lo dico io: dolore e morte! Sulla terra però. Qui saranno presto dimenticati perché nello Spirito di Gaia, quel tipo di male non potrà arrivare da nessuno, neanche dal maligno. Però ci sono molti altri modi per colpirci, ostacolarci e farci provare sofferenza. In questo posto, tutto quello che avete veduto fino ad ora, e tutto ciò che avete fatto di conseguenza, è solo il frutto del vostro attaccamento alla vita sulla Terra. Voi, camminate, respirate, vedete alberi sentieri e costruzioni, perché è quello che avete fatto per tutta la vostra esistenza. Anche questo è difficile da spiegare, ma ora vi mostrate agli altri per ciò che siete stati. Se vi impegnate, se vi sforzate, se il vostro cuore lo desidera veramente, voi potrete mostrarvi per quello che realmente vi sentite di essere! E tu piccolo Daniel, essendo legato alla Terra da così poche primavere, avresti minor difficoltà a realizzare questo. Basta che tu lo voglia! >> ribadì l'uomo.
A sentir quelle parole, il bambino cercò di assumere la stessa posizione vista poco prima, sedendosi sul pavimento con le gambe incrociate. Socchiuse gli occhi stringendo i denti in modo molto evidente, per aumentare la concentrazione, ma il risultato fu deludente.
<< Hehehe. Alzati piccolo cavaliere. Evidentemente non è proprio quello che vuoi veramente. Adesso pensiamo ad uscire di qui. >> disse ridacchiando Tulliano.
<< Ecco perché ci troviamo in questo labirinto... Non potendo farci del male, lui ha pensato di ostacolare il nostro viaggio rinchiudendoci in questo palazzo sotterraneo dalle pareti luminose. >> pensò Nell a voce alta.
<< Esattamente così mia signora. Ma un labirinto per essere tale deve avere un'uscita da qualche parte, la stavo cercando prima di incontrarvi. >> spiegò tranquillo il veggente.
<< Strisciando la mano sulle pareti alla ricerca di un passaggio segreto? >> esclamò il bambino sicuro di aver capito il fine di quel comportamento misterioso.
<< Non è proprio così Daniel. Le uscite di tutti i labirinti si trovano in uno o più punti delle pareti periferiche. Bisognerebbe cercare la parete che riteniamo più esterna, posarci la mano e farla scorrere percorrendo tutto il perimetro del labirinto: corridoi, stanze e cunicoli, senza distogliere la mano dalla parete. Teoricamente, anche dovendo fare il percorso più lungo, alla fine si raggiunge la facciata con l'uscita. Ma in questo caso, colui che ci ha rinchiusi qui non si è attenuto alle "regole", perché prima di incontrarvi ho terminato il giro completo delle pareti, ma non ho trovato nessun passaggio, neanche una porta chiusa. Ho paura che siamo rinchiusi in un luogo senza uscita. Mi dispiace... >> disse Tulliano alzando le spalle in tono quasi rassegnato.
La principessa posò la mano sulla spalla del suo amico per incoraggiarlo.
<< Dimmi saggio Tulliano, sei qui nello Spirito di Gaia da così poco tempo... come fai ad avere tante risposte e a conoscere così tanti segreti di questo luogo misterioso? >> chiese Nell per distoglierlo da sconfortanti pensieri.
Lui la guardò negli occhi, poi lentamente portò la mano sul lato del viso che sulla terra apparteneva a suo fratello Tebe. << La mia mente ha conoscenza di Gaia perché io e mio fratello siamo stati qui molto tempo fa. Furono gli spiriti del bosco ad aiutarci a ritrovare la strada perduta. >> raccontò lui.
Nell annuì senza commentare, inutile sperare nell'arrivo degli spiriti del bosco. Così cominciò ad esaminare le pareti luminose più vicine a lei, a toccarle, a cercare di capire il loro segreto. Poi, osservando gli indumenti di Daniel ancora sporchi di polvere non pensò più alla composizione e disposizione di quelle pareti, ma alla collocazione di quel labirinto.
<< Io e Daniel... siamo giunti qui venendo dall'alto. Questo posto è situato nel luogo che sulla Terra dovrebbe essere il sottosuolo. Se dobbiamo mantenere il confronto con il mondo terreno, sono sicura che al di là delle pareti esterne si trova solo roccia.
Non è lì che dobbiamo cercare. Controlliamo i corridoi e le stanze verso il centro del labirinto, forse troveremo qualcosa che ci porterà verso l'alto! >> Disse, rimuginando tra sé, Nell.
I tre furono colti da un certo entusiasmo e ben presto si ritrovarono tutti mano nella mano a girare fra corridoi e sale che parevano interminabili. Era Nell ad andare avanti. Camminava sporgendo il braccio innanzi a lei come se fosse cieca. Con il perdurare della loro permanenza in quel luogo, la luminosità emanata dalle pareti si rivelò più tenue, ma essendo illuminate tutte le facciate, non esistevano ombre singole e ben definite: diveniva molto difficile stabilire l'inizio, la fine, o anche soltanto la disposizione di un corridoio e di un qualsiasi altro ambiente formato da quelle strane pareti.
<< Un momento! Torniamo indietro. >> Tulliano e Daniel furono quasi trascinati dalla ragazza nel corridoio appena percorso, perché aveva notato qualcosa di strano.
<< Le ultime due stanze che abbiamo visto sono uguali. Uguali solo nelle dimensioni: la parete frontale di questa ha una luminosità differente, più scura. Guardate! >> esclamò la giovane.
I tre si avvicinarono lentamente verso quel lato della stanza che pareva essere diverso da tutte le altre. Nell sfoderò la spada sporgendola in avanti per evitare di toccare direttamente quella parete più scura, ma arrivata a poca distanza si accorse che la differenza di luminosità era dovuta a strane strisce luminose orizzontali, e la lama della spada vi passò attraverso.
<< Sono scale! Guardate il soffitto è aperto da quella parte! >> disse ancora.
Daniel gioì ridendo a voce alta, ed anche Tulliano fece un sospiro di sollievo. Prima che il luogo subisse altri cambiamenti, tutti salirono le scale in modo veloce e con non poche difficoltà. Si ritrovarono in una profonda galleria illuminata da perenni torce poste su alti paletti piantati sul terreno, che a percorrerla dava una sensazione confusa: più si avanzava e più le pareti si distanziavano fra loro ingrandendosi sempre di più. Di lì a poco, lo spazio libero intorno a loro divenne così ampio che non furono più in grado di vedere il soffitto e le pareti circostanti; solo grandi massi dalla forma irregolare ed ampie voragini sul terreno che rendevano difficoltoso il cammino.
<< E' questa la via giusta? >> Domandò Nell nonostante già conoscesse la risposta.
<< Non saprei con certezza. La Collina della Speranza non si trova in superficie, almeno possiamo dire di essere nel luogo giusto. >> Rispose il saggio cercando di mantenere un certo entusiasmo.



I BAMBINI DI DARLEM

In Pangoria le campane delle vedette non smettevano più di suonare. Le creature mostruose provenienti dal bosco e dal sottosuolo, con il loro aggregarsi lento e interminabile, avevano già da qualche tempo occupato tutta la radura di fronte alla breccia sulle mura. Guardandole dalla città, parevano essere di un numero infinito. Soldati e cittadini, con l'aiuto di rudimentali argani e grandi carrucole, cercavano di ostruire il passaggio con grossi massi e parti delle stesse mura. Dovevano fare in fretta.
Nel palazzo di comando, il corpo di Nell era stato adagiato su uno dei letti nella stanza adibita a dormitorio degli ufficiali. Aveva qualche ferita sulla schiena, ma la posizione da lei assunta prima che crollasse l'impalcatura, le aveva risparmiato il suo splendido viso. Al suo fianco vi erano Cliff, Gilbert, ed alcune donne che cercavano di occuparsi di lei. Sethium si sistemò vicino alla finestra per osservare Nell ma anche per controllare la situazione intorno alle mura.
Improvvisamente si udirono dei passi, qualcuno varcò la porta senza parlare. Quando Cliff ed il figlio alzarono lo sguardo, videro Kidius e Daneta che sostenevano per le braccia il veggente visibilmente provato. Aveva il torace fasciato con delle bende sporche di sangue, una metà del viso era deforme e violacea.
<< Fate sedere i saggi, presto! >> esclamò il capitano Cliff balzando in piedi. Poi si avvicinò lentamente osservando l'uomo in volto.
<< Maestri Tebe e Tulliano, vi sentite bene? Cosa vi è successo al petto? E al vostro viso? >> L'uomo respirava affannosamente, era ben evidente il dolore insopportabile che provava anche facendo i minimi movimenti.
<< I messaggeri della morte! Li chiamano "esploratori delle tenebre": si spostano nell'ombra e riescono a percorrere lunghe distanze in tempi molto brevi. Probabilmente volevano ucciderci entrambi, ma hanno colpito solo lo spirito di Tulliano. L'ultima profezia della testuggine si sta compiendo... >> rispose l'uomo. Seguì una serie di colpi di tosse che gli impedivano di respirare.
<< Cosa diceva l'ultima profezia? >> domandò Gilbert anticipando la curiosità di tutti i presenti.
<< La portatrice della testa del lupo... >> profferì osservando il corpo di Nell disteso sul letto.
<< Sarà condotta dal veggente nel regno di Gaia, e in quel luogo il male sarà rimandato nelle tenebre, così come accadde centinaia di primavere passate. Vedo che lei è ancora viva... Ci sono buone speranze che il suo spirito ritorni nel corpo a cui appartiene. >> constatò il veggente.
<< Lo spirito di mia sorella ha lasciato il suo corpo? Impossibile! E poi, se così fosse, dove si trova adesso? >> contestò il ragazzo visibilmente agitato.
<< Impossibile dici? Avete mai sentito parlare dei vagabondi delle stelle? Leggende di popoli molto lontani fra di loro che parlano allo stesso modo di uomini e donne che lasciano temporaneamente il corpo per viaggiare con lo spirito in una nuova dimensione per combattere il male. E non sono solo leggende. Ci sono molti modi per allontanarsi con lo spirito dal proprio corpo, purtroppo per la vostra cara il destino ha scelto quello fra i più pericolosi. Ora lei e Tulliano si trovano in un luogo senza materia: il regno degli spiriti, per capirci meglio. Da qui, non c'è nulla che voi possiate fare per aiutarla... Solo aspettare e pregare, se lo volete. >> disse ancora Tebe. A sentire quelle parole, Gilbert fece un gesto di rabbia, ma poi ritornò a sedere dov'era prima, accanto alla sorella.
Nei meandri delle profondità dello spirito di Gaia, Nellarine, Tulliano e il piccolo Daniel proseguivano il cammino seguendo un sentiero che pareva li conducesse sempre più in basso. Daniel che camminava stringendo la mano della sua amica, sbadatamente notò un bambino più piccolo di lui che li stava spiando. Era nascosto dietro la fenditura di una parete rocciosa. Entrambi si scambiarono un timido sorriso, poi il piccolo sparì nel buio.
<< Nell, mi è sembrato di aver visto un bambino lì dietro. >> disse sottovoce Daniel, indicando col dito la roccia. Non ebbero neanche il tempo di arrivare nel punto indicato, che altri bambini furono visti dai tre amici. Alcuni sbucarono da dietro i massi e rocce sparse ovunque in quel luogo; molti altri apparvero dall'oscurità e si avvicinarono lentamente. Parevano avere età diverse, e non vi era modo di distinguere il colore della loro pelle perché il loro corpo emetteva una fioca luce azzurra, come quella emessa dalle donne incontrate da Nell appena giunta nel Regno di Gaia. Ai loro occhi sembrarono timidi e spaventati, ma ben presto acquisirono un certo coraggio e tutti assieme si avvicinarono in cerchio, quasi a circondarli.
<< Fame! FAMEEE! Abbiamo fame! >> si sentiva gridare e implorare da più parti. Erano in tanti, tutti col volto segnato dalla sofferenza. Nell si accorse di aver paura. Erano solo bambini, ma lei aveva paura e non sapeva cosa fare. Improvvisamente qualcosa scosse il terreno sotto i loro piedi, e da una piccola crepa fuoriuscì del fumo intenso e scuro. Tutti i bambini indietreggiarono di alcuni passi, come se già sapessero che quel vapore nero rappresentava qualcosa di negativo. Anche Nell Tulliano e Daniel si allontanarono senza distoglierne lo sguardo, pareva che dal fumo prendesse forma una figura umana, o quasi...
Due possenti corna e l'aspetto mostruoso annunciarono il suo arrivo.
<< E' il maligno! >> esclamò Tulliano spingendo indietro gli altri due per allontanarli ulteriormente da lui. Nell si liberò dalla debole presa, sguainando inutilmente la sua spada per affrontarlo.
<< La principessa di un regno che domani non esisterà più... >> disse il demonio mantenendo lo sguardo verso il basso in attesa che i fumi si disperdessero. Ne seguì quello che poteva essere un lungo respiro, e poi silenzio.
<< Cosa cerchi da me? Lasciaci in pace e vattene! Non potrai farci del male qui nel Regno di Gaia. >> replicò la ragazza.
<< Vedo che il vecchio saggio ti ha istruita molto bene. Però, potrei fare in modo che sia uno dei tuoi compagni ad ostacolarti. Ad esempio evocando il mostro più potente e spaventoso che lui conosca: Hidryral, il più possente dei draghi! Vero? Piccolo Daniel? >> affermò crudele l'orrida apparizione.
Il bambino fu colto dal panico, e visibilmente impaurito cercò protezione dietro la sua amica Nell. Aveva il terrore di quella creatura fantastica, così come del buio. Di giorno, nella sua vita terrena, andava a caccia di lucertole, considerandole dei piccoli draghi, proprio per vincere quella paura.
<< Oppure... >> proseguì il maligno << Riversare su di te la vergogna e l'imbarazzo che provava il tuo amico saggio, quando mostrava il suo volto deforme... >> A quel punto Tulliano cominciò a scuotere la testa per negare quanto quell'essere malefico minacciava di fare. La sua bocca socchiusa sussurrava parole incomprensibili e pareva che la ragione lo stesse per lasciare.
<< E potrei continuare anche con te mia signora. >> Lui si avvicinò lentamente quasi sorridendo. << Sai benissimo che qui non serve, riponi quell'arma sono venuto per parlare. >>
<< E sia. Ma sappi che non scenderemo mai a patti con te! >> replicò Nell abbassando la spada senza riporla nel fodero.
<< Principessa Nellarine... >> disse il malvagio. << Tu, il tuo spirito... ha qualcosa di molto speciale. Quel giorno, con la tua rinascita, hai acquisito l'essenza del bosco, della natura. Così come accadde con i tuoi amici venuti dal cielo. Avete poteri straordinari in questo regno.
Potremmo fare grandi cose io e te, ma con quei tre mezzi uomini no... non riuscirebbero a capire. Agiscono ciecamente per il volere di colui che li sovrasta. Obbedire... non sanno fare altro!
Con te è diverso, sei signora e padrona delle tue decisioni, e del tuo destino. Noi due abbiamo molto in comune... Ogni cosa che vorrai sarà tua se accetterai di stare al mio fianco. >> azzardò sorridendo.
<< Non osare mai più paragonarmi al tuo essere malvagio e criminale! Come puoi pensare una cosa così assurda? >> rispose Nell senza la minima esitazione.
<< Malvagio dici? Criminale? >> dopo quella risposta, improvvisamente il demonio divenne irrequieto. Sospirando profondamente voleva prender tempo per pensare a come agire senza perdere il controllo.
<< CRIMINALE HAI DETTO? >> guardò intorno scrutando fra i bambini che erano rimasti in quel luogo; si avvicinò verso un gruppetto di loro e delicatamente afferrò la mano di una piccola bambina invitandola ad avvicinarsi a Nell ed ai suoi compagni.
<< Aveva non più di quattro primavere... >> continuò Satana. << Sai com'è giunta fin qui? Un gruppo di soldati comandati da un certo capitano Cliff, per stanare dei ribelli barricati in una fattoria, ha preferito distruggere tutte le case colpendole da lontano, con dei trabucchi.
Sì certo, l'hanno fatto per una giusta causa... E tu? Dove ti trovavi mentre questa bambina innocente compiva l'ultimo suo respiro sotto le macerie? Non lo ricordi?
Te lo rammento io: eri nella tua fattoria. Giocavi con tuo fratello a fare i soldatini! >> Lasciò poco garbatamente la mano della piccola e si diresse verso un altro gruppo di bambini. Il rimorso corrodeva velocemente l'animo di Nell, ora non aveva più il coraggio di guardare in faccia colui che parlava.
<< Dotrin? Dove sei piccolino? >> Tutti i bambini erano terrorizzati dalla sua presenza, ma Satana cercava di mantenere un atteggiamento gentile con loro, nonostante fosse adirato.
<< Ah! Eccoti qui. Vieni, fatti vedere dai nostri amici... >> Era un bambino di sette primavere. Più basso dei bambini della sua età, appariva esile e debilitato.
<< Il nostro Dotrin invece, ha lasciato sulla terra la sua sorellina che gli voleva tanto bene, ora lei è rimasta tutta sola; i genitori li avevano già perduti ad opera di un attacco alla loro casa da parte di quelle guardie corazzate di nero. Com'è che si chiamano? Ah si, gli "auroniti". Era la sera dell'ultimo solstizio d'estate... Dotrin ha smesso di respirare perché erano molti giorni che non toccava cibo. Troppi per un bambino così piccolo. E' spirato per la fame e per il freddo... strano a dirsi in una sera di fine primavera. E sapete dove si trovava la nostra principessa Nellarine, figlia di re Bartolomeo, che ama tanto i suoi piccoli sudditi? Era a banchettare con i suoi genitori e tanti amici! Festeggiava l'arrivo del nuovo anno mangiando il bue più grasso e bevendo il vino migliore... Come vedi, abbiamo qualcosa in comune: siamo tutti un po' criminali, mia cara. >>
Nell lasciò scivolare la spada dalla mano. In pochi attimi aveva perso tutta la stima che aveva di se stessa, lui diceva il vero. Non aveva mai provato così tanta vergogna e ora odiava e disprezzava tutto ciò che era stata lei sulla terra.
<< E' più saggio parlare con coscienza, mia signora. Aprir bocca con rabbia molte volte offusca la ragione.
Per quanto mi riguarda, questo è il mio ruolo: sono il portatore del male... Ma qualcuno deve pur esserlo!
Ed ora, se ancora ritieni di essere una giusta, restituisci loro quello che chiedono! >> Detto ciò il maligno si avvicinò ad una crepa nel terreno. Divenne fumo scuro e così com'era venuto sparì, per ritornare nel profondo delle tenebre.
Nel frattempo quei bambini si avvicinarono ai tre ritornando a chiedere di essere sfamati.
<< Che cosa volete da noi? Non abbiamo cibo da darvi! >> Esclamò Tulliano chiaramente preoccupato.
Una bambina apparentemente più grande degli altri, si fece avanti indicando con l'indice la principessa. << Lei! Sarà lei a sfamarci, vogliamo bere il suo sangue! >>
Daniel sempre più impaurito si avvicinò al saggio, c'era qualcosa che non capiva: << Perché vogliono solo il sangue di Nell? Potrebbero prendere anche il nostro. >> chiese intimorito.
<< Anche questo è opera di Satana! Cerca di confondere la principessa, e sembra che ci stia riuscendo. >> rispose Tulliano che nel frattempo aveva raccolto la spada di Nell.
<< Prendete mia signora. Avete una missione da portare a termine. Probabilmente questi bambini sono il frutto di un inganno, ma questo non lo possiamo sapere. >> Nell accettò la spada ma in cambio consegnò al saggio la grossa ghianda.
<< Proseguite voi, io non vengo! Basta con l'indifferenza. Se questi bambini hanno sofferto e se sono qui è anche per colpa mia. E' giusto che io paghi: avranno il mio sangue! >> Fece il gesto di posare la lama sulla parte interna del suo polso, ma fu immediatamente fermata da Tulliano.
<< NOOO! NON FATELO! Riflettete mia signora: che senso avrebbe cibarsi in questo posto? Se accettate di vostra volontà, nel privarvi di quella che era la vostra linfa vitale sulla Terra, sarete risucchiata nel regno degli inferi. Ed è questo che lui vuole! >>
<< Comunque sia, non troverei mai il coraggio di lasciarli un'altra volta da soli. Ma non capisci? Tulliano, quello che ha detto lui è tutto vero. Io sapevo! Sapevo degli orfani nel villaggio di Darlem! Mio padre mi ha impedito di agire, ma io non mi sono ribellata! Ho abbassato la testa e mi sono illusa che qualcun altro avrebbe fatto qualcosa al posto mio. Forse chi sapeva avrà pensato la stessa cosa, ma è stata la condanna a morte di quel piccolo, e chissà di quanti altri. Nascere ricchi o ben agiati e voltare le spalle ignorando chi ha bisogno... che giustizia è mai questa? Chi sono io per decidere della loro vita? Adesso lo sento! Sento gridare il loro silenzio e come un'eco che chiede vendetta, mi perseguiterà ovunque! >> disse Nell costernata.
Tulliano afferrò la spada dalla mano della ragazza e l'allontanò da lei cercando un po' di tempo per riflettere.
<< Pensi che il tuo sangue sazierebbe tutti questi bambini? E domani? Avrebbero ancora più fame! Dobbiamo trovare il modo per dar loro da mangiare ogni giorno, come avviene normalmente sulla terra. >> continuò il vecchio.
<< Come avviene normalmente sulla terra... >> Ripeté inconsciamente Nell.
Improvvisamente la ghianda che Tulliano stringeva nella mano s'illuminò di azzurro e così gli occhi di chi la osservava. Quella fioca luminosità diede luce anche alla mente della principessa, donandole una speranza e forse, anche una soluzione.
<< Non saprei perché, ma sono sicura di fare la cosa giusta >> disse lei.
Passando fra i bambini, cercò un punto dove il terreno era più morbido e con l'aiuto di una pietra scavò una piccola buca.
<< Tulliano mi daresti la ghianda? Ed anche la mia spada, ti assicuro che non voglio più farmi del male. >>
Il saggio acconsentì e Nell restando in ginocchio, con la lama della spada tagliò lentamente la punta di quel frutto speciale. Un piccolo frammento fu fatto cadere nella buca, e immediatamente coperto di terra, fino a farlo scomparire.
<< Solo qualche goccia! >> esclamò lei tagliando leggermente il palmo della sua mano.
<< Come avviene normalmente sulla terra... >> ripeté ancora una volta a Tulliano.
Bastarono solo alcune gocce del suo sangue, proprio nel punto dov'era stato coperto il frammento di seme, e misteriosamente quel tratto di terreno tremò per qualche istante annunciando un avvenimento prodigioso. Tutti i presenti si allontanarono per osservare a distanza, una piccola pianta che continuava a crescere a vista d'occhio. Poco dopo divenne un albero dal grande tronco e dai suoi lunghi rami spuntarono dei grossi frutti rossi. Tutti i rami ne erano così pieni ed appesantiti, che il peso eccessivo piegò le loro estremità verso il basso cosicché tutti i bambini ebbero modo di raccoglierli e mangiarli.
<< Hai l'essenza della natura... Ciò che diceva il demonio era verità! >> esclamò sorridendo il vecchio saggio.
<< Mangiate quei frutti e dei semi che ne resteranno fate crescere altri alberi... E così sia! Tulliano, è anche verità la continua volontà di Satana di ostacolarci! Meglio muoversi immediatamente, lui non tarderà a farsi rivedere! >> affermò la ragazza.
Nell prese Daniel per la mano e si allontanarono da quel triste luogo, intenzionati a raggiungete la collina della speranza nel più breve tempo possibile.



L'ESSENZA DELLA NATURA

Proseguirono a passo svelto, seguendo un lungo sentiero che si districava fra grosse crepe e spaccature, fino a giungere ad un avvallamento dove la strada pareva ostruita da terreno fangoso.
<< Non mi piace! >> disse Nell storcendo il muso. << E poi quelle piante così verdi e rigogliose in questo posto dove tutto sembra senza vita... >>
Decisero di proseguire lentamente, verificando di volta in volta con la spada i punti in cui il terreno sotto il fango si presentava più solido.
<< Guardate! Quelle piante si stanno muovendo! Raggiungiamo l'altra sponda in fretta, è una trappola! >> Esclamò Tulliano che procedeva per ultimo nella fila.
Molto rapidamente le piante si avvicinarono al gruppo, attorcigliando le loro punte intorno alle gambe di Nell. Tutti i tentativi per liberarsi tranciando quei piccoli rami flessibili furono inutili. In poco tempo la ragazza non poté più muoversi.
<< Prendila tu! E' evidente che Satana vuole me... cercherò di trattenerlo. Voi proseguite per la Collina della Speranza, non abbiamo altro tempo! >> Consegnò al saggio la magica ghianda, e prendendo Daniel per un braccio, lo invitò a seguire il suo amico.
<< Tulliano ti prego, prenditi cura del bambino e promettimi che farai di tutto per proteggerlo! >> disse ancora lei.
Il piccolo cercò di opporsi a quella decisione per lui così ingiusta, ma fu trascinato via velocemente dal saggio, perché avevano notato delle strane creature emergere dal fango.
<< PRESTATE ATTENZIONE PRINCIPESSA! >> esclamò Tulliano mentre continuava a camminare all'indietro per mantenere lo sguardo su di lei. << Sono sanguisughe giganti! Lui sta cercando ancora una volta di prendere il tuo sangue per trascinarti nel regno degli inferi. Mantieni la calma e impegnati a pensare che tutto ciò è solo opera del demonio! Guarda: ora siamo sul sentiero ma le nostre vesti non sono sporche di fango. Quelle piante, quelle creature, non appartengono al Regno di Gaia. E' un maleficio del maligno per trascinarti nell'oscurità delle tenebre! Opponiti, reagisci! Ricorda che qui non potrà farti del male contro la tua volontà! >>
Benché quelle parole fossero così incoraggianti, Nell agì come avrebbe fatto nella vita terrena: cercò di liberarsi da quelle creature colpendole con la lama della spada. Ma erano troppe per lei che era già impedita nei movimenti delle gambe. In poco tempo quei viscidi parassiti si attaccarono su gran parte del suo corpo; oltre al sangue stavano risucchiando anche ogni sua volontà.
<< Fuggite finché siete in tempo! Io... io mi sento debole, non riesc... >> farfugliò sempre più debolmente la ragazza.
<< NELL! NOOO! >>
Lì sul sentiero, il vecchio saggio faceva fatica a trattenere il piccolo Daniel che impugnando la sua spada di legno cercava di liberarsi per salvare la sua amica.
<< Piangi pure piccolo mio, e preghiamo insieme affinché l'Altissimo riesca a riprendersi l'anima della nostra principessa. >>
Nell sprofondò nel fango, e con lei anche quelle creature che avevano succhiato il suo sangue ed ogni sua speranza.
<< Vieni principessa Nellarine... Lasciati andare, vieni da me... >> La voce del maligno risuonò nella sua mente in modo ipnotico e continuo. Nonostante la consapevolezza di conoscere le intenzioni ostili di Satana, per lei era molto difficile opporsi.

Nello stesso momento Sethium, che si era intrattenuto nella stanza dove era vegliato il corpo di Nell, ebbe un sussulto ed una percezione negativa.
<< Ci sta lasciando! >> esclamò molto preoccupato. Nessuno osò chiedere spiegazioni. Lui si avvicinò inginocchiandosi davanti a lei e con le sue grandi mani avvolse quelle di Nell che già stringevano la grossa ghianda, coprendo parzialmente quel magico contatto con i suoi lunghi capelli color del grano maturo.
<< Principessa mia dolcissima... Non ti arrendere, lo spirito della natura è con te e in te. Recupera tutte le tue forze, rialzati e combatti! Pretendi con fermezza ciò che desideri perché è cosa giusta. Tu sei l'ultima speranza per un mondo migliore, le vite di tanti uomini dipendono tutte da te, non li deludere! >> Improvvisamente i capelli che accarezzavano le loro mani, si illuminarono di azzurro: la ghianda e Nell avevano ascoltato le sue parole.

<< Allontaniamoci piccolo Daniel! E' tutto inutile. Restare qui è molto pericoloso. Andiamo! >> Nonostante Tulliano cercasse di trascinare via il bambino, Daniel riusciva a divincolarsi e ritornare dove finiva il fango e cominciava il sentiero.
<< Guarda il fango... sta diventando più duro qui. >> osservò il piccolo battendoci sopra la sua spada. << E' stata Nell a farlo, ne sono sicuro! >> continuò il piccolo con un certo entusiasmo mentre si asciugava le lacrime. Lui continuò a battere la sua bacchetta di legno sul fango indurito, e gradualmente strani raggi luminosi fuoriuscirono fra le crepature appena formatesi. Dal centro della zona fangosa emerse lentamente una grossa sfera di luce circondata da vari strati di fumo bianco che giravano intorno ad essa. Si elevò verso il cielo per poi restare sospesa nell'aria. Tulliano e Daniel raggiunsero velocemente una roccia poco distante, dietro la quale si nascosero per assistere a quel misterioso prodigio. Nonostante il cielo fosse sgombro da nubi, un improvviso fulmine piombò sulla sfera luminosa dalla quale subito dopo cascò giù una sanguisuga contorta e aggrovigliata su se stessa. Altri fulmini dalle lunghe ramificazioni si scagliarono sulla sfera, tanti quante erano le sanguisughe ancora attaccate al corpo di Nell. Una ad una caddero sul terreno dove in poco tempo svanirono senza lasciare alcuna traccia. Poco dopo, luce e fumi andarono dissolvendosi e gradualmente dalla sfera luminosa apparve la principessa Nell che scese lentamente giù fino a posarsi sulla zona fangosa ormai indurita.
<< Ha imparato a volare... >> bisbigliò Daniel quasi incredulo. << NELL! SIAMO QUI! CHE BELLO RIAVERTI CON NOI! >> Pieno di entusiasmo lasciò il saggio dietro la roccia e le corse incontro. Si abbracciarono e restarono così per un po'.
<< La vostra felicità nel ritrovarci, è anche la mia. Grazie per esserci! >> Disse lei.
Senza ulteriori commenti, Nell allontanò con un gesto i suoi amici e dopo alcuni istanti di concentrazione cominciò a saltare goffamente per due, tre volte.
<< Non ci riesco! Non capisco come io sia riuscita a volare... >> disse Nell.
Daniel prese la sua mano invitandola a proseguire nel cammino.
<< Evidentemente non è proprio quello che vuoi veramente in questo momento. >> disse il piccolo cercando di imitare la voce del saggio.
<< Oppure ... >> continuò Tulliano << Il tuo spirito non è ancora pronto a governare così tanta potenza. E' evidente che hai il potere straordinario di evocare eventi della natura, ma lo fai inconsciamente. Questo è un grande dono, usalo con saggezza mettendo da parte rabbia e rancore, ricorda che hai nelle mani un bene che è di tutti. Se riuscirai a integrarti armoniosamente con lo spirito di Gaia, potrai usare questo potere anche per colpire il male sulla vita terrena. >>
Nell annuì, ma in cuor suo continuava a chiedersi: perché proprio lei?
Proseguirono per quello che da un piccolo sentiero, gradualmente, si trasformò in una grande strada che pareva esser stata segnata dal passaggio di innumerevoli cavalieri, soldati ma anche contadini e semplici cittadini, tutti diretti verso un'unica destinazione.
<< Le due grandi colonne! Finalmente! >> Esclamò Nell con molta soddisfazione. Per un attimo si fermò a guardare quell'ampia area che si presentò ai loro occhi dopo che la via da loro percorsa ebbe girato intorno ad un'altura. Innumerevoli stradine e sentieri provenienti da ogni direzione, convogliavano tutti in quella radura deserta e due gigantesche colonne in pietra, segnavano l'inizio di una strada lastricata che seguiva una direzione ben precisa, verso la sommità della collina. Anche Tulliano si fermò a guardare e per riprender fiato.
<< Non sono solo due, principessa. In tutto sono otto colonne, due per ogni direzione dei quattro venti. Tutte le vie del Regno di Gaia conducono in una delle radure antistanti le colonne, e ognuna delle quattro strade che nascono da esse, portano in cima alla collina della speranza. Oltrepassato quel bosco, mia signora, saremo giunti a destinazione. >> Il bosco indicato da Tulliano ricopriva tutta la parte bassa della collina ed era alquanto lugubre e desolato. Gli alberi estendevano verso il cielo i loro rami completamente spogli, e l'assenza di fogliame sul terreno dava la sensazione che quel bosco fosse addormentato da ormai tanto tempo.
<< Che tristezza... >> disse Nell per rompere il silenzio. << Mi auguro che quando sarà tutto finito, uccelli fiori e animali pittureranno questo luogo come un dipinto pieno di vita. >>
Più avanti, l'attenzione dei tre fu attratta da qualcosa o qualcuno che pendeva dal ramo di un albero. Pareva il corpo di un uomo legato per il collo da una corda fissata al ramo. Nell lasciò il gruppo, sulla strada, e corse verso quell'albero. Ancor prima di arrivare guardò verso l'alto e osservando quell'individuo, sorrise.
<< E' solo un fantoccio. Venite a vedere! >> Era un pupazzo con la testa di paglia, vestito con un coloratissimo abito da giullare. Tulliano poteva vederlo di spalle, ma si accorse che man a mano che si avvicinava, il fantoccio lentamente, si girava verso di lui.
<< He he he he he... >> Si udì una strana risata, sembrava provenire da tutte le direzioni e di certo non prometteva nulla di buono. Il veggente si bloccò all'istante e scosse la testa più volte, non voleva accettare ciò che stava osservando.
<< Dai Tulliano, è solo un pupazzo di paglia. >> disse Daniel per incoraggiarlo.
Ma subito dopo la corda che assicurava quel fantoccio al ramo si spezzò, ed il giullare piombò per a terra.
<< He he he he he... >> Lentamente si sollevò in piedi, e camminando con una certa difficoltà cercò di avvicinarsi al saggio e a Daniel.
<< CAVALIERI E DAME ... MESSERI E GENTIL DONNE... VI ANNUNCIO L'ARRIVO DELLO STORPIO! HAHAHAHAHA >> continuò la voce.
Nell non perse tempo, sguainò la spada e corse posizionandosi davanti ai suoi amici per proteggerli. Dalla paglia che formava le mani del fantoccio, fuoriuscirono due lunghe lame di metallo; e dalla bocca, che in realtà altro non era che pagliuzza tinta di rosso, si intravidero dei lunghi e minacciosi denti anch'essi di metallo.
<< Osservate il suo volto deforme... Deridete il nostro sbilenco, beffeggiatelo! A lui fa tanto piacere! >> insistette l'eco.
Tulliano tremava. Seguitava a scuotere la testa e a bisbigliare parole incomprensibili. In pochi istanti era ritornato bambino: stava rivivendo quei momenti per lui terribili, dove aveva subito brutte umiliazioni ed anche il lancio di pietre da parte dei compagni che lo avevano sempre deriso. Un insieme di brutte sensazioni che in quel tempo lo indussero a tentare di togliersi la vita legandosi un cappio al collo, proprio su un albero del bosco di Hern.
<< Fermo! Non muoverti! >> minacciò Nell.
Ma il giullare continuava ad avvicinarsi mostrando le lunghe lame affilate. Lei spiccò un lunghissimo salto che coprì la distanza di più di dieci uomini, per piombare con la spada proprio sulla sua testa. La lama trapassò vesti e paglia senza difficoltà, riducendo il giullare in due parti separate. Nell provò a toccarne i resti con la punta della lama, ma improvvisamente quelle due metà si trasformarono in altri due fantocci di giullari che lentamente si misero in piedi.
<< Un altro maleficio! Presto scappate verso la parte più alta della collina! Io cercherò di trattenerli! >> gridò ai suoi due compagni.
Fu Daniel a strattonare Tulliano questa volta, per costringerlo a seguirlo, il saggio pareva essere stregato da quella misteriosa risata. Continuava a tremare e non riusciva a muoversi. Gradualmente il cielo diventò ancora più scuro, tutta la zona fu coperta dalla maledizione del giullare: guardandosi intorno, Nell e Daniel, videro che da ogni albero pendeva un fantoccio, e in poco tempo ognuno di essi si liberò dalla corda per scendere giù e raggiungere Tulliano.
<< NELL! >> gridò Daniel. << TULLIANO NON VUOLE MUOVERSI! STA PIANGENDO! >> E piangeva anche lui.
La principessa faceva fatica a farsi strada fra gli innumerevoli fantocci che le andavano incontro. I giullari colpiti e tagliati dalla sua spada, continuarono a moltiplicarsi e così in pochi attimi, ne fu circondata.
<< SCAPPA DANIEL! Fuggi via, nasconditi! >> Il bambino obbedì lasciando il saggio rannicchiato sul terreno per raggiungere velocemente la strada che portava verso la sommità della collina. Nell voleva andargli incontro, sentiva che in quel momento il piccolo aveva immensamente bisogno di lei, ma capì che era quasi impossibile. Decise di affrontarli con determinazione, così come le suggeriva il suo istinto ancora troppo legato alla vita terrena. Colpi di spada assestati con precisione, salti con calci e spintoni, movimenti veloci e schivate magistrali, ma fu tutto inutile. I fantocci erano troppi ed ogni momento che passava ne arrivavano sempre di più.
<< Non può finire così! >> Esclamò fra sé.
In quel momento aveva un solo desiderio più importante di tutti: spazzare via l'orda di fantocci per proteggere il suo piccolo amico. Lo desiderò con tutte le sue forze.
<< AAAHHH! NOOO! >> Come ultimo gesto disperato, roteò a vuoto il braccio che impugnava la spada, e con esso tutto il suo corpo. Magicamente dal braccio stesso si alzò una piccola folata di vento che travolse tutti i giullari intorno a lei. Furono scagliati poco distante, ma ben presto si rialzarono e ritornarono lentamente ad attaccarla. In un primo momento Nell rimase incredula, aveva sentito dentro di sé una forza straordinaria che era riuscita a dominare orientandola con la mano. Ripose la spada nella cintura e attese con un po' di timore che i fantocci si avvicinassero. Poi ripeté parzialmente il gesto di roteare il braccio intorno al suo corpo come se stesse per lanciare qualcosa: un'altra folata di vento si levò a spirale, che travolse e scaraventò i giullari lontano da lei. << Daniel... DANIEL STO ARRIVANDO! >> Muovendosi con agilità e destrezza riuscì a sfuggire agli innumerevoli nemici che continuavano ad arrivare da ogni direzione. Il bambino era quasi circondato, ma fortunatamente non era stato ancora colpito.
<< Resta vicino a me! >> disse al piccolo posandogli la mano sulla spalla. Cercò Tulliano con lo sguardo ma si accorse che ormai era stato travolto da tantissimi fantocci.
<< Oh nooo! Prego l'Altissimo che il tuo spirito possa trovare la giusta via per la pace eterna... >> pensò fra sé. Nel frattempo tanti fasci di luce dai molteplici colori scesero lentamente su di lui. Quei raggi aumentarono d'intensità e poco dopo roteando intorno a Tulliano, sollevarono il suo essere portandolo lentamente verso il cielo.
<< NELL! ARRIVANO! >> esclamò il bambino impaurito più che mai. Lei usò la folata di vento per tenerli distanti, ma purtroppo serviva a trattenerli solo per pochissimo tempo e il loro numero aumentava sempre di più. Cercarono di fare qualche passo seguendo la strada in salita, ma fu tutto inutile. Non restò altro da fare che fermarsi e tenerli a distanza per guadagnare tempo fino a che ...



RE BARTOLOMEO

<< Principessa! >> esclamò Sethium che stringeva la mano del corpo di Nell, nella vita terrena.
<< Il suo cuore batte più forte, sento che è di nuovo in pericolo! >> Fece il gesto di mettere la mano sulla sua fronte, ma fu interrotto dal rumore della porta della stanza che fu aperta e sbattuta con vigore contro il muro da un auronita armato di spada. Subito dopo accederono altri tre auroniti, e senza dire alcuna parola controllarono che fra i tendaggi, sotto i letti e dietro i pochi mobili, che oltre ai presenti non vi fosse nessuno. Dopo che la sala fu ispezionata, i tre accennarono al soldato sulla porta che quel luogo era sicuro.
<< ARRIVA IL RE! >> gridò quest'ultimo. I presenti si alzarono in piedi, e quando sua maestà, accompagnato dai suoi ufficiali entrò nella sala, tutti s'inginocchiarono. Il re indossava ancora la nera armatura da auronita. Erano evidenti i simboli e le incisioni regali color oro, sulle lamine nere all'altezza del petto, che evidenziavano la differenza con le armature da semplice soldato auronita; ma erano anche ben evidenti gli ammaccamenti e le scalfitture sulle stesse lamine, che raccontavano delle numerose battaglie a cui egli stesso aveva partecipato e vinto.
<< Nadila... Bambina mia. >> disse con voce tremante. << Mi chiedo se un giorno saprai perdonare tuo padre... Il re a capo dell'esercito più potente di queste terre, che non è riuscito a proteggere la sua unica figlia. >> Lui si avvicinò al corpo di Nell accarezzandone la guancia. << Sei cresciuta, e sei divenuta una donna bellissima. La mia principessa! >> continuò con un sorriso malinconico.
<< Mio signore... >> disse il capitano Cliff avvicinandosi al letto.
<< No Cliff. Tu non hai colpa. Noi... Io ti ringrazio perché hai fatto di lei una donna forte, coraggiosa e giusta. Spero che la sorte tornerà a sorriderci, ne abbiamo bisogno tutti... Ma ora mettimi a conoscenza di ciò che ignoro su mia figlia, e su tutta questa vicenda. >>
Cliff respirò profondamente guadagnando qualche istante prima di parlare.
<< Vostra figlia, la principessa Nellarine o meglio, il suo spirito, sta combattendo contro colui che ha evocato le creature delle tenebre e mira alla distruzione di tutti gli uomini. Le entità del bosco le hanno affidato una missione molto importante ed ora lei è in viaggio nel regno degli spiriti per portarla a termine. Vi chiedo di prestare fiducia a quanto vi ho detto, mio signore. >> disse Cliff con ossequio.
Il re aveva tante altre cose da chiedere: in primo luogo per conoscere la sorte della principessa, ma anche il destino della sua gente e del suo regno.
<< Come potrei non crederci? I miei occhi hanno assistito a molte delle atrocità compiute da quelle bestie, e sicuramente non appartengono a questo mondo... >> Mentre parlava, si accorse che le palpebre di Nell stavano tremando in modo molto evidente.
<< I suoi occhi! Tremano! Si sta risvegliando! >>
Sethium ritornò a stringere le mani della ragazza, così come aveva fatto prima.
In quello che percepì toccando la principessa, non trovò nulla di buono.
<< No, no no! Coraggio Nell resisti! >> Improvvisamente si alzò in piedi ed osservò i presenti, senza parlare. Tutti lo guardavano in attesa forse di un suo prodigio, ma così non fu. Sethium si avvicinò a Gilbert, gli sfilò il pugnale dalla cintura e con uno spintone lo allontanò per un momento.
<< NOOO! FERMATELOOO! >> Le guardie pensarono ad un attentato al re, ma Sethium in pochi attimi sollevò una delle foglie della corazza che copriva il suo petto, e con un gesto fulmineo si trafisse all'altezza del cuore. Le sue ginocchia non furono più in grado di sorreggerlo, batterono sul pavimento, e subito dopo anche il suo corpo si accasciò.
<< NOOO! Cosa hai fatto?! >> gridò Gilbert mentre sollevava Sethium per posarlo sulle sue ginocchia.
<< E' passato nel regno degli spiriti per correre in aiuto alla principessa. >> lo tranquillizzò Tebe. << Non disperare per lui ma sii fiducioso, figliolo. Questo... non è mai stato il suo mondo, nel regno degli spiriti lui diverrà ancora più forte, saprà condurre Nellarine su quella sacra collina. >> continuò il saggio.
Il corpo di Sethium fu deposto su uno dei letti presenti nella sala e la sua spada sistemata con la lama rivolta verso i piedi, in modo che potesse essere impugnata dalle sue mani.
<< A vederli così, sembra che dormano... >> Disse Gilbert per rompere il silenzio.
Cliff si avvicinò a lui posandogli la mano sulla spalla << Torneranno >> gli disse.
Poco dopo, dal lungo corridoio, si udirono i passi di qualcuno che si stava avvicinando velocemente.
<< SUA MAESTA'! SUA MAESTA'! >> Entrò nella sala un giovane auronita che a causa della lunga corsa, respirava affannosamente e faceva fatica a parlare.
<< Mio signore! Quelle bestie hanno attaccato le mura dalla parte della breccia! Sono tantissime e continuano a giungere da ogni direzione. E poi... >> si fermò a prender fiato. << Le vedette hanno avvistato nella radura un esercito di orchi, sembra stiano scortando un carro di metallo, che trasporta un'arma potentissima che metterà in ginocchio tutti gli abitanti di Pangoria! >>
A sentir quelle parole, ci fu un mormorio fra i soldati e gli ufficiali, ma tutti rimasero in attesa degli ordini del re.
<< Come può un'arma trasportata da un solo carro essere così potente? Sicuramente è un'altra stregoneria del maligno! Non possiamo affidare le nostre vite solo alla speranza. Radunate gli uomini! Li voglio tutti a proteggere le mura! >> Diede un bacio sulla fronte di Nell e prendendo la sua mano pregò per pochi attimi.
<< Torgon! Voglio cento uomini fra i più valorosi e riposati. Passeremo fra le bestie per raggiungere ed abbattere quel carro prima che arrivi sotto le mura. >>
Anche Cliff si stava preparando per intervenire, ma il re con un gesto veloce, lo privò del suo cinturone.
<< No Cliff... Tu hai più diritto di me... Veglia su di lei, ne avrà bisogno. Voglio che ci sia suo padre ad attenderla quando tornerà fra di noi. Ti chiedo di restare qui. >> Il capitano guardò il corpo della figlia: i suoi occhi tremavano ancora.
<< Sta combattendo per la nostra gente. Lo farò anche io perché è questo ciò che lei avrebbe voluto. Combatterò affinché domani ogni bambino possa abbracciare i suoi genitori... Me l'ha insegnato lei, ma purtroppo sono riuscito ad apprenderlo solo adesso. >> Il re acconsentì, e subito dopo tutti i combattenti lasciarono la sala.



LA COLLINA DELLA SPERANZA

Quando ormai avevano perso ogni speranza, Nell e Daniel, intravidero nel cielo una freccia di luce che si avvicinava velocemente alla collina. Quella luce divenne fiamma, e sembrava diretta a scagliarsi sull'orda di giullari che ormai stavano per travolgerli. La principessa, nel vedere quella palla di fuoco abbattersi velocemente anche su di loro, non avendo il tempo di fare altro, strattonò Daniel dietro al suo corpo e istintivamente, alzò le sue braccia incrociandole all'altezza del volto, per proteggersi. Inconsciamente la sua volontà generò un altro prodigio della natura: all'improvviso affiorò dal terreno una colonna d'acqua alta più di due uomini che all'istante divenne un muro di ghiaccio. Quando la sfera di fuoco impattò col terreno, ne scaturì un vortice di fuoco che ridusse tutto lì intorno in un mare di fiamme.
Stranamente, il fuoco risparmiò soltanto il pezzo di terra calpestato da Nell e dal suo piccolo amico, ed anche quel tratto dove era sorto il muro di ghiaccio non fu toccato dalle fiamme. Tutto lì intorno invece fu bruciato in pochissimo tempo. I giullari, fatti di paglia, caddero uno dopo l'altro e dalla loro combustione non scaturì alcun fumo che ne testimoniasse la naturale bruciatura.
<< Non ti muovere Daniel! Fra poco sarà tutto finito. >> Ma osservando meglio, si accorsero che uno di quei fantocci era riuscito a rimanere in piedi e vincere il fuoco. Si stava avvicinando a loro ma...
<< E' Sethium! SEI RIUSCITO A SALVARCI! >>
Lui uscì dalle fiamme illeso e integro. Il piccolo Daniel si ritrovò davanti ad uno strano cavaliere che, nonostante tutta la sua fantasia di bambino, mai avrebbe potuto immaginare. Un autentico paladino dai lunghi capelli biondi, che impugnava una grande spada dalla lama ricoperta di fiamme. Indossava una leggera armatura tutta rivestita da luccicanti lamine dorate, forgiata per proteggere il suo corpo fino alle ginocchia; ma ciò che suscitò in lui così tanta meraviglia e anche un po' di commozione, fu il vedere due grandi ali rimaste ancora spiegate, che lentamente andavano raccogliendosi dietro la sua schiena. Ali molto speciali perché fatte con piume di luce, dove la vista poteva penetrare, mostrando agli occhi di chi le guardava uno straordinario effetto di luminosità e colori. Nell gli corse incontro e lo abbracciò stringendolo forte.
<< Seth! Finalmente. Senza il tuo aiuto per noi sarebbe stata la fine. Mi sei mancato tanto... Ma come sei riuscito ad arrivare qui nel Regno di Gaia? >>
Sethium abbassò lo sguardo e poggiandosi la mano sul petto disse: << Preferirei parlare di questo quando sarà tutto finito. >>
Lei annuì, era così contenta ed emozionata che per un po' aveva dimenticato il suo piccolo compagno di avventura, rimasto tutto il tempo a bocca aperta nell'ammirare ciò che era Sethium. << Ehm... Lui è Daniel il mio piccolo e caro amico. Daniel, Sethium ci aiuterà a farti tornare a casa... Daniel? Mi ascolti? >> Il bambino non rispondeva e non si muoveva più. Nell si avvicinò a lui e con un gesto della mano, tirò su il mento del bambino per aiutarlo a chiudere la bocca. << DANIEL SVEGLIATI! >>
<< Ma è... è... >> sussurrò il piccolo ancora incredulo.
<< Diciamo che è un angelo guerriero! >> lo anticipò Nell.
Il cavaliere celeste andò dal bambino e gli accarezzò la testa. << Salute a te piccolo Daniel! Vedo che sei armato, sento che diventerai un coraggioso cavaliere!
Ma dimmi... ti piacerebbe volare? >> chiese Sethium al piccolo.
Daniel annuì sorridendo.
<< Allora vieni! >> Gli disse.
Prese il bambino in braccio, e dopo un salto deciso, spiegò le ali e presero il volo. A gran velocità salirono nel cielo, per poi planare lentamente verso la collina. Ne seguì un volo funambolico fra le cime degli alberi; volteggi ed acrobazie intorno ai tronchi e di nuovo in alto verso il sole.
<< E' BELLISSIMOOO! >> gridò il piccolo.
<< La tua vita lo è... >> Pensò Sethium. << Farò di tutto per riportarti a casa tua, te lo prometto! >> continuò fra sé.
La principessa, osservando il muro di ghiaccio, cercava di capire l'origine dei suoi poteri, di quella strana forza che nei momenti di pericolo, sentiva quasi esplodere dentro di sé. Per un po' ignorò tutto ciò che aveva intorno, concentrandosi nel suo essere. Appena socchiuse gli occhi ebbe una strana visione: si ritrovò al di fuori delle mura di Pangoria, fra bestie terribili e soldati impauriti. Sembrava tutto reale, ma non riusciva a percepire suoni e rumori di ciò che accadeva in lontananza.
Poco più avanti, vide un soldato auronita che gravemente ferito ad una gamba, cercava di allontanarsi strisciando sul terreno. Era inseguito da un'orribile creatura intenzionata a finirlo stritolandolo fra le sue possenti mascelle. Con molta naturalezza, e senza la piena padronanza delle sue azioni, Nell raggiunse il soldato costringendo quel demone a fermarsi. Esso emise un verso stridulo e raccapricciante, ma non osò attaccare. In quel preciso istante dense nubi si raccolsero sulle loro teste, tutto il cielo si scurì e un forte vento sollevò foglie secche e rametti che si trovavano sparsi sul terreno. Lei allargò le braccia e rivolgendo i palmi verso l'alto, sprigionò una forza misteriosa dalle mani. Concentrò così tanta energia da riuscire ad evocare un fulmine che istantaneamente colpì la bestia riducendola in polvere.
<< NELL! Ho volato con Sethium, è stato bellissimo! >> esclamò Daniel distogliendola da quella strana condizione.
Lei sorrise e gli accarezzò la testa. << Seth! Poco fa ho fatto un sogno molto strano. Pangoria era stata attaccata da tantissimi demoni e animali mutanti. Io ero lì al di fuori delle mura... ho salvato la vita ad un soldato che si trovava in difficoltà evocando un fulmine contro una bestia infernale. Mi chiedo se questo sogno sia premonitore. >>
<< Mia signora... il tuo legame con lo spirito della natura è sempre più forte. Quello non era un sogno: sei giunta sulla vita terrena e hai chiesto alla natura di aiutarti a salvare quell'uomo. Puoi fare molto di più, se lo vuoi. >> le rispose Seth.
Lei per un po' restò in silenzio guardando le sue mani.
<< L'essenza della natura... E' ciò che mi ha detto Satana. Forse quando mi ha proposto di divenire sua alleata, era interessato a questi poteri. Io non capisco: ma potrò mai accettare tutto questo? >> disse Nell affranta.
Lui si avvicinò e passando la mano fra i capelli della ragazza, ne sistemò una ciocca che nascondeva parte del suo viso.
<< Sei riuscita a viaggiare dallo Spirito di Gaia alla vita terrena; hai generato nubi ed evocato un fulmine... tu non dovrai accettare tutto questo, semplicemente è già in te! Devi soltanto riuscire a tirarlo fuori perché fa ancora parte del tuo inconscio. Ora dobbiamo portare a termine la missione. Manca poco per raggiungere la sommità della collina, è al di là di quella roccia lassù. >> le disse.
I tre amici ripresero il cammino seguendo la strada lastricata. Oltrepassando la grande roccia si ritrovarono su un grande tratto di terreno pianeggiante.
<< Non c'è nulla. Erba, alberi, ramoscelli... Niente, solo terra! E questo dovrebbe essere il luogo che consentirà alla natura di rinascere? Per tutto il tempo, l'ho immaginato in tantissimi modi, ma non avrei mai pensato che fosse così desolato. >> Disse Nell guardandosi intorno.
<< Perché siamo saliti fin quassù? Cosa dobbiamo fare? >> chiese Daniel con molta impazienza.
La principessa sfoderò la sua spada e lo invitò a seguirla.
<< Vieni! Cerchiamo il posto più adatto per sotterrare un seme.
Direi... di sistemarlo proprio qui, al centro di questo spiano. >> Gli disse Nell.
Aiutandosi con la lama della spada, scavò una piccola buca; vi adagiò dolcemente la grossa ghianda e subito dopo ricoprì il tutto aiutandosi con le mani.
<< E adesso? >> chiese di nuovo il piccolo. Nell gli accarezzò teneramente la testa scompigliandogli un po' i capelli.
<< Adesso... non saprei. Quel seme mi è stato donato da una fata del bosco: mi ha chiesto di seppellirlo qui, dove sarà annaffiato dall'acqua dell'innocenza. Ancora un altro mistero. Non vedo alcuna fonte, né uno stagno e giù in pianura non ho memoria di luoghi dove poter attingere dell'acqua. Dobbiamo aspettare... probabilmente che piova. >> continuò Nell mentre cercava Sethium con lo sguardo.
Vide che era nei pressi della parete di roccia, scrutava l'orizzonte. Lo raggiunse in silenzio, e per un po' anche lei osservò in lontananza un punto non ben definito.
<< Seth... vorrei sapere cosa è accaduto in Pangoria mentre io ero qui. >> gli chiese abbracciandolo.
<< Siamo riusciti a respingere l'attacco dei ribelli, i soldati dalla nera armatura hanno fatto molti prigionieri. Ma ora un potere più malvagio ha raccolto tutti gli animali mutanti sotto le mura della città; ed anche molte creature delle tenebre hanno risposto al suo richiamo. L'hai veduto anche tu con gli occhi dello spirito. >> le rispose.
<< E Gilbert? Mio padre? Stanno bene? >> chiese lei.
<< In questo momento si stanno preparando per attaccare un carro metallico diretto in città. Trasporta un'arma distruttiva dagli effetti ancora sconosciuti. >> le disse Sethium.
<< Capisco: ognuno di noi sta compiendo la sua parte in questa brutta storia... >> affermò la ragazza pensierosa.
<< Raccontavano che era uno dei veggenti ad indicarti la strada per raggiungere questa collina, perché non è più con te? >> Chiese Sethium.
Nell per un po' guardò verso il cielo. << Era in grave pericolo. Fortunatamente i raggi luminosi lo hanno portato via, lontano dalle tenebre del maligno. Quando giunsi qui nel Regno di Gaia, anche il mio essere fu avvolto da quei raggi dai colori straordinari. Trasmettevano un benessere quasi irresistibile! Sentivo che qualcuno afferrava la mia mano, non riuscivo a vedere chi fosse. Senza alcuna costrizione mi stava accompagnando verso il cielo, ma la volontà di restare per compiere questa missione, mi ha consentito di ritornare giù. Seth, sapresti dirmi chi era quel portatore di felicità? >>
Sethium sorrise. << Lui... Lui ha illuminato il cammino della tua vita, ancor prima che il tuo piccolo spirito giungesse sulla terra per prender corpo nel grembo di tua madre. Lui... ha custodito il tuo essere cercando sempre di preservarlo da tutte le tentazioni del male. Lui ti ha retto e governato consigliandoti nelle situazioni più difficili e disperate. Perché tu sei stata affidata a lui... >>
<< Dalla Pietà Celeste... >> Lo anticipò Nell dopo aver capito di chi stavano parlando.
<< Non ci posso credere, era il mio angelo personale! I saggi lo chiamano "l'angelo custode". >>
Inevitabilmente i suoi occhi si riempirono di lacrime: ora era sicura che un essere così straordinariamente buono, giusto, generoso e misericordioso, le era stato vicino per tutta la sua vita.
<< Ma no! Non è possibile! >> Improvvisamente Seth voltò le spalle alla ragazza e fece qualche passo per allontanarsi e nascondere un certo imbarazzo.
<< Impossibile cosa? >> Gli chiese.
<< Ora capisco perché non ci fu concesso il contatto con voi umani. Tante e tante primavere sulla terra, mi hanno consentito di imparare a provare le vostre emozioni, i vostri sentimenti. >> rispose. << Esiste... una parola più tenue, affettuosa e gradevole di "gelosia"? Perché credo di provare una strana sensazione al pensiero che lui abbia passato tutto quel tempo al tuo fianco! >> continuò Seth sorridendo.
<< Ma no, non scherzare! E' una creatura celeste e pura come lo sei tu, e io sono onorata che entrambi siate entrati a far parte della mia vita! >> assicurò Nell incredula. << Adesso parlami di te... Vorrei sapere in che modo sei riuscito ad arrivare fin qui. >>
A quel punto Sethium divenne triste, abbassò lo sguardo e sospirò profondamente.
<< Vegliavo su di te, sul tuo corpo... Poi ho avvertito il male, ho sentito che il tuo spirito era in grave pericolo. Così ho rinunciato al mio corpo di uomo per viaggiare fino al Regno degli Spiriti e cercare di aiutarti. Così è stato. >> le raccontò.
<< Hai fatto morire il tuo corpo? Vuoi dire che non potrai più tornare sulla vita terrena? >> chiese lei facendosi ora ancor più attenta.
<< Quello non era il mio mondo. >> Rispose quasi per giustificarsi lui. << No Nell, non mi guardare così ... Leggo nei tuoi occhi la paura di perdermi. Io non tornerò nel Regno dei Cieli. Per troppo tempo sono rimasto a contatto con gli uomini, ed ora non mi è concesso di ritornare lassù. Il mio posto è in questa terra di mezzo, dove lo spirito degli esseri si fonde con lo spirito della natura. Sento che è questo il volere dell'Altissimo. La natura ha donato a Sethium e a Nellarine le stesse virtù: abbiamo speciali poteri sui suoi elementi. Se resto nel Regno di Gaia, sarò ancora più forte: combatterò il male e proteggerò tutti gli uomini di buona volontà. >>
A sentire quelle parole, la ragazza raggiunse velocemente il punto dove era stata interrata la ghianda, per scorgere anche il minimo cambiamento. Cercava il germoglio di una piantina, ma nulla se non terra e piccoli ciottoli.
<< Voglio restare qui con te! >> disse lei tornando da Sethium per sedersi accanto a lui.
<< Non prendere delle decisioni affrettate, ci sono ancora dei fogli bianchi da scrivere sul nostro libro del destino. >> le suggerì lui.
<< Seth, non capisco. Cosa cerchi di dirmi? >> chiese Nell sempre più confusa.
Lui guardò intorno cercando Daniel. << Proteggi il bambino, Satana sta arrivando! Cercherò di contrastarlo, per quello che posso. >>
Mentre parlavano, tutta la zona fu improvvisamente oscurata da un'ombra immensa, come fosse stata generata da una piccola nuvola interposta fra la collina e il sole. Nell e Sethium per istinto alzarono lo sguardo, anche Daniel lo fece.
Una gigantesca sagoma alata invase gradualmente gran parte del cielo. Provenendo dalla direzione del sole, era impossibile distinguerne i dettagli, ma la sua forma non lasciava dubbi, almeno per chi conosceva tutte le sue leggende.
<< IL DRAGO HIDRYRAL! >> gridò Daniel che si trovava poco distante.
L'eccesso di paura lo allontanò dalla ragione, costringendolo a restare immobile e tremante. Accadeva che molte notti si svegliasse all'improvviso ritrovandosi al buio nella piccola stanza che divideva con suo fratello. Ogni volta veniva colto dal timore che proprio quel drago gigante e invincibile, riuscisse a rapirlo per portarlo lontano dai suoi cari. Daniel in quei momenti passava tutto il tempo in silenzio, per cercare di scorgere anche il minimo segnale che ne annunciasse l'arrivo. Avendo cura di non fare rumore neanche col respiro per paura di essere scoperto, restava immobile per lunghissimo tempo fino a quando riusciva finalmente a riprender sonno.
<< DANIEL ALLONTANATI! Nasconditi dietro alla roccia, presto! >> Nell aveva capito la difficoltà che aveva il bambino nel riprendersi e fuggire. Corse velocemente verso di lui, lo prese in braccio ed assieme raggiunsero la roccia per nascondersi.
<< Resta qui e non ti muovere qualunque cosa accada! >> sussurrò Nell accarezzandogli velocemente la testa. Attese che il piccolo assentisse col capo, poi sguainò la spada e si avviò lentamente verso la creatura. Era un drago molto particolare perché generato dal maligno seguendo la fantasia di un bambino. Le squame che lo ricoprivano, avevano un effetto adamantino, come fosse completamente ricoperto da un'armatura di madre perla. Daniel l'aveva sempre immaginato così: il signore di tutti i draghi con le squame perlate, ricoperte di polvere di stelle. Le ali, erano straordinariamente grandi e il loro continuo movimento alzò una nube di polvere e terra che impediva di osservarlo meglio. Il suo atterraggio poco morbido fece tremare il terreno, e quando le ali cessarono di muoversi, lentamente la polvere si diradò.
<< Principessa Nellarine! >> disse il drago fra i tanti respiri pesanti, quasi affannosi. << Ti chiedo per l'ultima volta di unire le tue forze alle mie, ti garantisco che tutto il mondo sarà ai nostri piedi! >> chiese alla ragazza abbassando lentamente il capo per avvicinarsi a lei.
<< Se sono ancora qui, è per combattere tutti quelli come te! Io ti assicuro che il nuovo mondo sarà abitato soltanto da uomini giusti. E prima che ciò accada, tu avrai fatto ritorno nel regno delle tenebre! >> Quando udì quelle parole, Hidryral emise un aspro verso di rabbia, alzò la testa verso il cielo respirando profondamente fino al limite.
Collera ed odio, unendosi al frutto di quel respiro, fecero scaturire l'arma che aveva fatto divenire quelle creature così mitiche e leggendarie: un getto di lingue di fuoco che si estese nell'aria diretto a travolgere la principessa. Nell reagì rapidamente come aveva fatto quando Sethium giunse nel Regno di Gaia: incrociando gli avambracci all'altezza del volto generò improvvisamente un muro di ghiaccio sul quale le fiamme trovarono un duro ostacolo da soverchiare.
<< SETH! DOVE SEI? >> gridò. Ma lui non rispose.
Nell decise allora di spostarsi verso il fianco della collina allontanandosi dalla roccia, voleva distogliere l'attenzione del drago dal rifugio di Daniel. Ci riuscì, ed anche molto bene: Hidryral la raggiunse con pochi passi cercando di afferrarla. In quel mentre, la terra fu interessata da un improvviso fremito, ed una successiva scossa, sempre più intensa, provocò la caduta del drago che si piegò su di un fianco.
<< DA QUESTA PARTE! SVELTA! >> Si udì la voce di Sethium che si trovava poco distante.
Era riuscito a fermare temporaneamente quella creatura facendo tremare la terra. Ma il drago era già ritornato in piedi, dopo un momento di esitazione si apprestò a raggiungere la ragazza.
<< Cerca di trovare il modo per fermarlo! >> Disse Sethium mentre compiva dei gesti con la mano orientata verso la grande roccia. Stava nuovamente evocando il Potere della Terra: innumerevoli pietre e frammenti di roccia si sollevarono galleggiando nell'aria. Subito dopo cominciarono a girare intorno al demonio, formando una prigione circolare fatta di un flusso di pietre e piccoli massi, alimentato in modo continuo. Nell cercò di concentrare tutto il suo potere, in gran parte ancora sconosciuto, sulle mani. Ignorando cosa potesse accadere, appoggiò la punta delle dita sulla terra premendo con forza. All'istante, quella parte alta della collina fu attraversata da un vento gelido carico di vapore secco. Le sue mani generarono una coltre di ghiaccio sul terreno intorno a lei, fino ad arrivare alle possenti zampe della creatura che congelarono gradualmente impedendogli ogni spostamento. Lei ritornò in piedi e si spostò velocemente cercando sul nemico il punto più vulnerabile. Con un gesto veloce della mano, trasformò tutto il vapore del ghiaccio in nebbia, così densa che una volta convogliata fino all'altezza della testa del drago, ne offuscò la vista. Sethium sorrise: entrambi avevano raggiunto l'intesa con lo spirito della natura, e con i suoi elementi. Spiegò le ali di luce e spiccò il volo allontanandosi velocemente verso il sole; poi si lasciò cadere giù rivolgendo verso la collina la sua spada infuocata impugnata con entrambe le mani. Il violento impatto formò un piccolo e profondo cratere proprio nei pressi di Hidryral. Sethium uscì da quella cavità indenne; subito dopo quel cratere divenne un pozzo di lava proveniente dal centro della terra. Per volontà del guerriero celeste, innumerevoli sfere infuocate generate dalla lava, si sollevarono nell'aria e ruotando su se stesse rilasciavano una scia di fumo scuro.
<< ORA NELL! COLPISCILO! >> gridò Sethium. In quello stesso momento, lui impose alle pietre, ai frammenti di roccia ed alle sfere di fuoco, l'impatto contro il corpo del drago. E così fu. Nell non restò a guardare: ignorando come e dove colpire, allargò le braccia voltando il palmo delle mani verso il cielo, così come aveva fatto per salvare quel soldato sulla vita terrena. Involontariamente si elevò in alto, fino all'altezza della testa del drago. Socchiuse gli occhi e trattenne il respiro: lo spazio intorno vibrò sollecitato da un'energia misteriosa capace di dare origine a dense nubi provenienti da più direzioni. La loro immediata collisione generò una prima saetta che si abbatté sulla creatura colpendola al collo; seguirono altri fulmini dalle lunghe ramificazioni che andarono a cadere sul corpo del drago. In pochi attimi, Hidryral si sentì travolto da un'infinità di pietre e schegge di roccia; sentì l'impatto infuocato delle sfere di lava e patì le scariche snervanti della tempesta di fulmini evocata da Nell. Il drago sembrava essere in seria difficoltà. Con lenti movimenti si adagiò sul terreno, ripiegandosi su se stesso per proteggere la testa che aveva nascosto fra le zampe posteriori.
Quell'attacco continuò fino a quando tutto il corpo del demone fu ricoperto dalle pietre. Nell, priva di forze, si lasciò cadere, precipitando pesantemente a terra, Sethium corse subito da lei per aiutarla a rialzarsi.
<< Stai bene? >> le chiese.
<< Mi sento molto stanca, non riesco a camminare... >> rispose lei. Lo abbracciò per sorreggersi ma anche per sentirlo più vicino.
<< Ci siamo riusciti! L'abbiamo sconfitto! >> Lui annuì e sorrise. Restarono per un po' a guardare i fumi sprigionati dal contatto dei residui delle sfere infuocate con il ghiaccio che aveva incatenato la creatura. Poi voltarono le spalle e si spostarono dirigendosi verso la piccola fenditura nella roccia.
<< Poveri illusi... >> Quelle parole così inaspettate riecheggiarono su tutta la collina: era ancora Hidryral che cercando di liberarsi faceva vibrare i detriti che lo ricoprirono.
<< Siete degli stupidi se pensate di eliminarmi con delle semplici pietre e qualche goccia di fuoco! HAHAHAHAHA! >> Improvvisamente si levò in piedi scagliando lontano anche i massi più grandi che fino a poco prima l'avevano ricoperto.
<< NON MI SFUGGIRETE! >> Gridò facendo qualche passo per raggiungerli. Subito dopo si fermò per inspirare profondamente e sputare con rabbia un getto di lingue di fuoco che pareva non avesse fine. Nell, con le ultime sue forze, sciolse l'abbraccio con Sethium per rievocare velocemente il Potere dell'Acqua. Per buona sorte ci riuscì appena in tempo, formando una grande cupola d'acqua che istantaneamente divenne ghiaccio. Aveva creato una protezione con la parete così spessa che le fiamme generate dall'alito del drago non riuscirono a disgelarla.
<< Riprenditi ti prego! >> disse Sethium a Nell mentre la stringeva esanime fra le sue braccia. Alzando lo sguardo intravide attraverso la parete di ghiaccio che Hidryral si era avvicinato sicuramente non con buone intenzioni. La creatura infernale si voltò velocemente e con un balzo sferrò un colpo di coda che frantumò la cupola di ghiaccio, riversando tutti i frantumi sopra i corpi dei due compagni ormai privi di conoscenza. << Hahahahaha... Or ora non potrete più contrastarmi! >> Esclamò il drago mentre raccoglieva e stringeva fra le zampe i loro corpi.
<< Acqua ed Aria... >> disse guardando la principessa.
<< Fuoco e Terra... >> continuò rivolgendo lo sguardo a Sethium.
<< Con i vostri poteri elementali, sarò in grado di dominare la natura intera! E questa volta il mondo sarà mio! Hahahahaha! >> Voltò le spalle per dirigersi al centro della piana, verso la ghianda sotterrata che ancora attendeva di essere annaffiata, quando...



CACCIATORE DI DRAGHI

<< FERMO! Ti ordino di liberare i miei amici! >>
Hidryral si voltò lentamente verso colui che aveva osato profferire quelle parole. Aguzzò la vista per fissarlo meglio. << E ora? Anche le pulci parlano? Togliti dai piedi, non saprei cosa farmene di te! >>
Il piccolo Daniel era uscito allo scoperto. Aveva fatto pochi passi ed ora era lì in piedi, immobile, che con la mano vistosamente tremante, impugnava la sua spada di legno.
<< Ti ho detto di lasciarli andare! >> ribadì con voce decisa. Hidryral senza alcuna pietà, neanche davanti ad un bambino, alzò la testa verso il cielo per inspirare una notevole quantità di aria. Ma all'improvviso qualcosa cambiò nella mente del bambino. Sentì le parole che gli aveva detto il suo amico Tulliano all'inizio della loro avventura in quello strano mondo: "... Se vi impegnate, se vi sforzate, se il vostro cuore lo desidera veramente, voi potrete mostrarvi per quello che realmente vi sentite di essere. E tu piccolo Daniel, essendo legato alla terra da così poche primavere, avresti minor difficoltà a realizzare questo. Basta che tu lo voglia!" Capì che stava perdendo le uniche due persone su cui poteva contare, ma soprattutto rischiava di rinunciare per sempre a due veri amici.
Lui non si impegnò, non si sforzò e non lo desiderò... lui si sentì un vero cavaliere sprezzante del pericolo e della paura! In un istante fu avvolto da una luminosità così densa che proiettò tanti fasci di luce verso tutte le direzioni, come una stella. Il suo corpo da bambino divenne come quello di un uomo, magicamente protetto da una luccicante armatura dal colore adamantino anch'essa invincibile perché ricoperta da polvere di stelle. La sua arma, formata da due semplici bacchette di legno, si trasformò in una grande spada dalla lama forgiata col metallo più resistente, e con un diamante incastonato sulla sua punta. I raggi di luce investirono Nell e Sethium che ancora si trovavano fra gli artigli della creatura; fu luce vitale che donò loro coscienza e ragione.
Il getto di fuoco avvolse completamente il cavaliere bambino, ma la sua armatura era così forte e resistente alle fiamme che non indietreggiò di un passo.
<< NELL! SETHIUM! RESISTETE! >> Si scagliò coraggiosamente contro il drago evitando agilmente i colpi di zampa con i quali la creatura cercava di abbatterlo. Una serie di balzi, slanci e movimenti caratterizzati da un'eccezionale destrezza, gli consentirono di arrivare al di sotto delle sue zampe posteriori. Da lì attese che Hidryral cercasse di afferrarlo stringendolo fra le sue mascelle. E così fu.
<< Ed ora prova a fermare questa! >>
Quando le sue zanne arrivarono a sfiorarlo, Daniel si schermì abilmente balzando verso la zampa sinistra: era il momento giusto per colpire. Con un'agile mossa slanciò il suo corpo verso l'alto e riversando tutte le sue forze sulle braccia, trafisse il petto del drago proprio all'altezza del cuore.
<< MALEDETTO! NOOOOO! >> La lama con la punta di diamante trapassò le squame adamantine, creando un'ampia lacerazione dovuta al peso di Daniel che restò sospeso mantenendosi aggrappato all'impugnatura della sua spada. Hidryral lasciò cadere le sue prede per cercare di liberarsi da quell'arma letale. Mentre barcollava vistosamente, sferrò un improvviso colpo di zampa al suo aggressore e lo scaraventò fino alla roccia e con lui anche la sua arma. L'urto col terreno scosse la mente di Daniel, che per un po' faticò a ritrovare la sua identità, ma subito dopo ritornò con le sembianze di un bambino. A quel punto Sethium si allontanò con l'intento di raccogliere la sua spada rimasta fra i blocchi di ghiaccio frantumati. Appena ne ebbe disponibilità, spiegò le ali di luce per spiccare il volo e allontanarsi verso il cielo. Ritornò giù a grande velocità puntando la lama infuocata contro la ferita sul petto del grande drago. L'impatto consentì all'eroe celeste di conficcare la spada fino all'elsa e quando fu sicuro di questo, lasciò la presa per allontanarsi in fretta. Satana si trovò in evidente difficoltà, ma nonostante si sentisse quasi paralizzato a causa delle fiamme della spada a contatto con la sua carne, cercò disperatamente di estrarre quell'arma utilizzando le punte degli artigli. Continuò inutilmente servendosi di entrambe le zampe, fino a quando la sua attenzione fu attratta dal cielo che si stava oscurando rapidamente. Quando alzò lo sguardo vide Nell librare nell'aria. I suoi occhi erano cristallini, quasi trasparenti. Vide nubi scure avvicinarsi alla collina, e sentì raffiche di vento che annunciavano una tempesta.
La principessa Nellarine evocò un fulmine generato da una moltitudine di ramificazioni di energia provenienti da tutte le nubi che oscuravano il cielo. Lo scagliò istantaneamente sull'elsa della Spada del Giudice, che fu utilizzata come conduttore per far arrivare dritta al cuore tutta la potenza della natura. Quella volta però fu la natura stessa a giudicare e condannare colui che del male aveva fatto la sua ragione di essere, da sempre. Il suo corpo fu colto da un lungo brivido che soppresse ogni volontà. I pori si lacerarono sprigionando nell'aria l'energia negativa usata dal demonio per alimentare tutto il male che sarebbe stato riversato sugli uomini. Una misteriosa forza invisibile provenuta dal cielo, impose a Satana di ritornare nel regno delle tenebre, e così fu. Di Hidryral restò solo polvere e in seguito più nulla.
<< DANIEL! DOVE SEI? >> gridò Nell ancor prima di poter esultare per la sconfitta del suo peggior nemico.
<< NELL! SONO QUI! >> Il piccolo sbucò da dietro alla roccia e felicissimo le corse incontro per abbracciarla.
<< Sei stato molto bravo! Ti sei comportato da vero eroe! >> lo lodò la ragazza.
Lui sorrise, ma stranamente volgeva lo sguardo verso il basso.
<< State bene? >> domandò Sethium. Entrambi annuirono anche se il loro entusiasmo non era completo perché guardandosi intorno si accorsero che l'ambiente non era per nulla cambiato. I tre si avvicinarono alla grande ghianda sotterrata osservando il terreno inumidito dal ghiaccio che si era quasi del tutto sciolto.
<< Niente, neanche una piccola foglia. Dobbiamo ancora attendere. Ma per quanto tempo ancora? >> disse Nell con espressione di sconforto. << Forse non è questa l'acqua di cui abbiamo bisogno... >>
Mentre Sethium parlava, si accorsero che il bambino piangeva a singhiozzi tenendo il capo abbassato.
<< Daniel, perché piangi? >> chiese Nell. Il piccolo afferrò il braccio della sua amica stringendolo forte, poi alzò lo sguardo per cercare un po' di comprensione: << Voglio ritornare dalla mia mamma! >> esclamò sconsolato. << Mi manca tanto! Anche il mio papà, mio fratello e i miei nonni. Mi manca la mia casa... >>
Quelle parole furono accompagnate da due lacrime che dopo aver riempito i suoi piccoli e dolci occhi, traboccarono scivolando lungo le guance, per poi levarsi dalla sua pelle e cadere giù verso il punto in cui era stata sotterrata la magica ghianda. Nell e Sethium con lo sguardo seguirono la libera caduta di quelle gocce di pianto, pensando alla stessa cosa: << ...l'acqua dell'innocenza! >> Sorrisero.
Bastarono solo due goccioline, assorbite velocemente dal terreno, a risvegliare la nuova vita celata all'interno del Sigillo della Rinascita. Improvvisamente la terra tremò sotto ai loro piedi. Sethium prese Daniel in braccio e insieme a Nell raggiunsero velocemente un luogo più stabile vicino alla roccia, restando a guardare divennero testimoni di un evento straordinario: la magica evoluzione della natura in tutto il suo essere.
La sua risposta contro l'egoismo, l'indifferenza e la sete di potere dell'uomo nei confronti della natura, che in breve tempo aveva portato tanta sofferenza ai suoi simili, agli animali, alle piante e a tutto ciò che ha lo stesso suo diritto di esistere, da sempre.
In quel luogo sacro nacque una piantina. A vista d'occhio divenne un albero che continuava a crescere e ad irrobustirsi espandendo i suoi lunghissimi rami in ogni direzione verso l'orizzonte e verso il cielo. Le sue fittissime radici si allungarono fin giù alla collina portando nuova vita oltre le grandi colonne.
Piante, fiori, alberi... in pochissimo tempo quel luogo fu riempito da ogni tipo di vegetazione, un prodigio che si manifestò con un tripudio di luci e colori. Comparvero animali, uccelli e insetti... con quelle sfumature di suoni e colori, la natura compose un'incantevole melodia di vita.
<< E VITA FU! >> Esclamò Nell visibilmente commossa. << Ora basta piangere! Ce l'abbiamo fatta! E' bellissimo! >> continuò lei mentre si avvicinava alla grande quercia asciugandosi le lacrime.



L'ULTIMO SCONTRO

Qualche istante prima, sulla vita terrena, un gruppo di cavalieri auroniti con a capo sua maestà re Bartolomeo, si lasciò alle spalle le grandi mura di Pangoria per raggiungere ed abbattere il carro corazzato. Erano diretti verso la strada che dalla radura portava al bosco, dal lato dei mulini. Il morale di quei soldati e degli ufficiali non era dei migliori: erano tutti consapevoli che quella si stava rivelando una missione quasi impossibile da portare a termine e sicuramente molti di loro non avrebbero fatto più ritorno.
Durante il galoppo furono avvicinati ed attaccati da alcune bestie mutanti e da mostri infernali che avevano invaso quasi tutta la zona. Con la sconfitta del loro signore e padrone, erano divenute creature senza alcun controllo, si muovevano in massa per attaccare ogni umano che riuscivano a scorgere. L'esercito di orchi che scortava il carro corazzato, aveva percepito lo strano comportamento delle bestie, anche perché erano stati attaccati da branchi di lupi mutanti che fino a poco prima li avevano affiancati. Quando i cavalieri auroniti avvistarono il carro corazzato, tutti gli orchi si raggrupparono per contrastarli con ogni mezzo, lasciando quasi incustodita la loro arma misteriosa. La strategia di re Bartolomeo ebbe successo: sei auroniti a cavallo arrivarono dal fronte opposto, si divisero in due gruppi e puntarono verso il carro. Si avvicinarono fulminei, affiancando il loro obiettivo da entrambi i lati; con delle grosse balestre scoccarono delle frecce uncinate che erano state legate a delle robuste corde, a loro volta assicurate alla sella dei destrieri. I ferri arpionati andarono ad incastrarsi fra le ruote anteriori del carro, il quale continuava il suo viaggio nonostante l'attacco da parte degli auroniti. Tre cavalli per ogni ruota, tesero le funi tirando nel senso opposto: a causa della scarsa resistenza della struttura per il movimento del carro, completamente realizzata in legno, le due ruote si staccarono dall'asse, facendo in modo che lo stesso battesse sul terreno. I troll che trainavano il carro scapparono impauriti, e nella fuga scossero ulteriormente la cassa di metallo che inevitabilmente si capovolse liberandosi del suo coperchio. In pochissimo tempo tutta la zona fu invasa da un densissimo fumo nero che aiutato dal vento, si espanse verso ovest investendo orchi e cavalieri auroniti. I combattenti di entrambe le fazioni, lentamente furono costretti a respirare quell'aria inquinata dal maleficio di Nouck. Uno per uno si accasciarono sul terreno con sintomi di soffocamento e forte sudorazione. Quella triste sorte fu assegnata anche al re, a Cliff e Gilbert, che ora giacevano inerti su un letto di erba, foglie secche e terra, come se fossero stati dei pesciolini fuor d'acqua. Il loro pensiero era solo uno: pregare per la loro cara Nellarine affinché potesse portare a termine la missione nel più breve tempo possibile.
<< Fai presto sorellina! >> Implorò Gilbert ormai incapace di muovere anche un solo dito. Improvvisamente davanti ai suoi occhi sbucarono due fili d'erba colorati di un verde quasi luminoso che continuavano a crescere in modo innaturale.
Spuntò uno stelo fra di essi e successivamente un fiore speciale:" Aveva ampi petali dai mille colori, sembrava dipinto dalle mani di una fata".
Trovò le forze per sorridere e per accendere una luce di speranza nel suo cuore. Le scure nubi, diradandosi gradualmente, pareva liberassero tutti i raggi del sole che scesero sulla terra come a formare delle fantastiche tende di luce. Altri fiori dai mille colori nacquero intorno ai soldati che ancora giacevano immobili sul terreno. A vista d'occhio tutta la radura si colorò di nuove piante e fiori capaci di generare nuova brezza di vita. Gli animali mutanti ritornarono nelle loro sembianze naturali; i demoni e le creature delle tenebre divennero polvere e si dissolsero nell'aria.
Cliff si avvicinò a sua maestà porgendogli un braccio per invitarlo a rialzarsi.
<< E' stata Vostra figlia, ne sono certo! >> disse il capitano compiaciuto. << La nostra bambina ha preso da entrambi i suoi padri, noi tutti dobbiamo essere orgogliosi di lei. >> rispose il re.
<< LASCIALI ANDARE FIGLIOLO! >> Continuò il sovrano rivolgendosi a Gilbert che nel frattempo aveva immobilizzato alcuni orchi ancora frastornati dall'accaduto. << Non presentano più una minaccia per noi. Anche la loro vita è preziosa se vissuta in pace. Lasciateli andare, ritorneranno nelle profondità delle caverne. E' questo il volere del re! >>
Anche gli alberi del bosco guarirono da quella malattia sconosciuta, ritornando più robusti e rigogliosi che mai. Nelle sinuosità di una piccola parte del bosco di Hern, la ninfa della quercia si specchiò in un stagno per assicurarsi che Nellarine avesse portato a termine la missione: tutte le macchie che ricoprivano parte del suo viso erano sparite, così come il male che aveva dentro di lei e cercava di logorarla. Ne ebbe ulteriore conferma quando, alzando lo sguardo, vide Ferli e l'altra piccola fatina lucente che stava quasi per morire, giocare nell'acqua schizzandosi a vicenda minuscole gocce illuminate con la luce emessa dalle loro piccole ali.
<< Grazie principessa! >> disse fra sé. << Non ti dimenticheremo mai! >>


<< Piccolo Daniel! >> Sethium s'inginocchiò mettendo le mani sulle spalle del bambino. << La tua casa si trova nella zona delle vecchie mura. Vero? >> Daniel annuì, e Sethium sorrise.
<< Vieni. Fra poco giungerà un nostro amico che conosce bene quei luoghi, sarà lui a condurti dalla tua mamma e da tutti quelli che ti vogliono bene! >> Si avvicinarono alla strada lastricata che conduceva giù alle grandi colonne. Notarono che ad attenderli vi era un uomo che pareva essere avvolto da una lieve luce azzurra. Vestiva una strana armatura di cuoio, apparentemente molto più larga rispetto al suo torace, che lasciava intravedere una grossa cicatrice sulla parte destra del petto. Sembrava molto giovane per essere un combattente. Aveva dei sandali con i lacci attorcigliati che arrivavano fino al ginocchio, e una lunga spada infilata nella cintura. Una spada strana, con lama larga e doppia punta come la coda di rondine. Con un lento movimento si avvicinò al bambino e gli accarezzò la testa, senza parlare. Solo un sorriso. Daniel si voltò verso la principessa abbracciandola per l'ultima volta (forse).
<< Ti voglio bene! >> esclamò con inevitabile commozione.
<< Te ne voglio tantissimo anche io piccolo mio. Tieni... >> Nell sfilò dal polso il suo braccialetto con la piccola medaglia dalla forma a testa di lupo.
<< Così ti ricorderai di me! >> continuò a bassa voce mentre lo riponeva nella sua piccola mano. << Se vorrai continuare ad essere un vero cavaliere, difendi la giustizia e i più deboli. Non dimenticarlo! >> Finì di salutarlo così: con un bacio sulla fronte.
Anche Sethium, visibilmente commosso, lo salutò affettuosamente.
Poco dopo, quell'uomo afferrò la mano di Daniel per dargli sicurezza, mentre si avviarono dirigendosi giù per la collina. Quella stretta di mani provocò un certo scambio di energia positiva della quale ne trasse beneficio anche il corpo del bambino, sulla vita terrena. Sparì lungo la strada, e nei loro cuori, di Daniel restò solo un bellissimo ricordo.

<< E tu? >> disse Sethium. << E' arrivato il momento di tornare a casa, ti stanno aspettando... >>
<< Non torno indietro con la mia decisione! >> Rispose Nell.
<< Quale decisione? >> replicò lui.
Nell lo abbracciò. << Ho deciso che sarò al tuo fianco per combattere il male. Ho deciso che il mio posto è qui con te! >>
<< Dolcissima... Le tue parole riempiono di gioia il mio cuore. Ma tu sei una principessa, e il tuo posto è sulla terra per garantire giustizia e pace fra la tua gente. Pensa a tutti quelli che ti vogliono bene. >>
Sciolsero quell'abbraccio contro la volontà dei loro cuori.
<< E tu? Mi vuoi bene? >> disse lei, ma non ebbe alcuna risposta.
<< Già... che domanda stupida. Ti chiedo di perdonarmi. >>
Sethium prese la sua mano e l'accostò alla propria guancia per sentirla, accarezzarla. L'avvicinò al naso per coglierne il profumo ed infine posò le sue labbra sul palmo, per baciarla.
<< Sento che siamo così uguali io e te, ma anche così diversi... Ha un senso qui, sentire la morbidezza della tua pelle? Percepire lo scambio di calore col mio viso? Forse ci stiamo illudendo, non possiamo parlare di cose reali in questo posto...
L'alba, i primi raggi di sole che illuminano e riscaldano la tua pelle, la dolce brezza del vento mattutino... Fiori, campi verdi, montagne, il vero volto della natura così come hai imparato a conoscerla! E poi... i tuoi cari, le persone che ti vogliono bene, il sorriso di un bambino, sentirlo chiamare "mamma!"... Riusciresti a rinunciare a tutto questo per me? >>
Nell elencò fra sé quei beni naturali. Era molto confusa ma di una cosa era certa:
<< Rinunciare a tutto ciò? Non saprei. Però sono sicura che non potrei passare tutto il resto della mia "vita" a rimpiangere il momento in cui ti ho lasciato andare! >>
Sethium continuava a stringere la mano di Nell fra le sue. L'accostò nuovamente sul suo viso per percepire ancora di più il suo essere.
<< Rifletti prima di prendere una decisione così importante, il tuo corpo non può attendere per sempre. >>
Nell lo abbracciò ancora una volta e lo strinse a sé ancora più forte << Amore mio... >> sospirò profondamente << se è questo che vuoi, mi chiedi di morire una seconda volta! >> gli disse guardandolo negli occhi.
I loro volti si avvicinarono, le loro labbra ancora di più.
<< Voglio soltanto che tu sia felice. >> rispose lui sorridendo.
Un intensissimo bacio unì i loro spiriti. Un velo di luce scese sulla collina della Speranza ed il loro amore non ebbe mai fine.



EPILOGO

Nessuno conosce con certezza cosa abbia riservato il destino alla principessa Nellarine.
Negli archivi del palazzo reale non furono mai trovati documenti della sua incoronazione quale regina, ma neppure scritti o atti che testimoniassero il suo funerale.
Passarono centinaia di primavere fino a quando un cacciatore, vagando per il bosco di Hern, intraprese per caso "una sorta di sentiero apparentemente diviso in tanti piccoli passaggi che formavano un labirinto naturale. Quando anche l'ultimo groviglio fu oltrepassato, si ritrovò nell'angolo più incantevole del bosco di Hern, dove gli occhi potevano pregiarsi di ammirare armonia e incanto, e rimanerne semplicemente affascinati".
Nella parte centrale di quel posto magico, trovò una grande scultura in pietra, sulla quale non era possibile trovare alcun segno del tempo, come fosse stata scolpita il giorno prima.
Un ampio piedistallo inciso che riproduceva in parte l'acqua e nell'altra il fuoco, sosteneva due grandi statue che raffiguravano un uomo alato ed una giovane donna molto bella con una piccola corona che le ornava il capo.
Erano abbracciati.
Il cacciatore girò intorno a quello splendido monumento per osservarlo attentamente e per riuscire a capire che ...
<< E' dedicato ad un angelo guerriero e ad una splendida principessa! >> Esclamò fra sé chiedendosi come mai un'opera così bella e perfetta potesse trovarsi abbandonata in quel luogo.
Al di sotto delle statue notò un'antica iscrizione sicuramente dedicata alle eroiche gesta che aveva reso quei due innamorati così speciali. Forse fu scolpita da qualcuno per ringraziarli, probabilmente furono i magici abitanti del bosco a farlo.
Dopo approfonditi studi, qualcuno riuscì a dare una traduzione a quella scrittura:


L'Arcangelo Sethium

-"Io sono ...
Sono fuoco! Sono la forza, l'impeto delle fiamme e l'energia del calore.
Sono ardimento, fermezza, audacia e decisione.
Nessuno mi spaventa, sono io ad incutere timore!
Io sono terra. Sono roccia, montagne e lunghe distese pianeggianti.
Sono coraggio, materia. Mistero e conoscenza, sono natura, fertilità, sono passione."-


La Principessa Nellarine

-" Io sono...
Sono acqua! Sono il principio, chiara fonte di vita.
Sono il mare. Freschezza, limpidezza, sono trasparente splendore.
Io sono aria. Sono bellezza, luce e leggerezza.
Sono il vento. Magico respiro, sono purezza.
Sono un sogno, fantasia, rispetto e comprensione."-

-" ... insieme saremo!"-
-" Saremo giustizia, onestà e ragione.
Saremo virtù, equilibrio, saremo correttezza e protezione.
Saremo amicizia, emozione e desiderio.
Noi due saremo complicità, gioia di vita e unione."-
-"Saremo pensieri liberi ...
Io e te saremo amore."-


... << Daniel? DANIEL! Grazie al cielo hai riaperto gli occhi! >>
Sua madre l'aveva vegliato per tutto il tempo, era molto stanca ma ora anche tanto felice.
<< Daniel mi riconosci? Sono la mamma! Hai dormito per tre giorni... Sei in una stanza dell'ospedale piccolo mio! Stai bene? Se non riesci a parlare fammi un cenno solo con gli occhi. >>
Il piccolo trovò soltanto la forza di muovere le labbra per accennare un timido sorriso.
<< Mio Dio ti ringrazio! Hai ascoltato le mie preghiere. PRESTO CHIAMATE IL MEDICO! >>
Un'accurata visita confermò che Daniel stava bene, era molto stanco ma abbastanza cosciente.
<< Allora giovanotto... Non ti sei stancato di dormire così tanto? >> Il primario del reparto iniziò a fargli qualche domanda scherzosa per riuscire a capire se il bambino avesse riacquistato tutta la sua razionalità.
<< E cosa abbiamo qui sul letto? Questo libro è tuo vero? Vediamo... "I racconti del bosco di Hern" >> continuò il dottore con finto stupore.
<< Ehm.. mi scusi professore. E' il suo libro preferito. L'ho portato per leggergli delle fiabe con la speranza che si risvegliasse al più presto... >> disse la madre visibilmente imbarazzata. Il medico strizzò l'occhio per chiederle di restare al gioco, lei annuì.
<< Mhh... Interessante. E questa donna sulla copertina chi è? Impugna una spada, è una principessa-guerriera? >>
<< Sì! >> rispose Daniel << La principessa Nell! E' mia amica! >> continuò sorridendo.
Sfogliando le pagine, dalla parte inferiore del libro, venne fuori un piccolo laccio di cuoio.
<< E questo cos'è? >> Domandò fra sé a voce alta il medico. Lo tirò fuori, e portandolo all'altezza dei suoi occhi lo osservò bene.
<< Daniel lo stringeva nella mano quando l'abbiamo trovato privo di conoscenza in quella buca all'interno della zona degli scavi archeologici. L'ho portato qui pensando che fosse molto importante per lui, come quel libro. >> raccontò la madre.
<< E' un antico braccialetto... >> aggiunse il medico. << Direi che è proprio bella questa... medaglia dalla forma a testa di lupo! >>


FINE


Carmelo Trianni


Prima parte: Sulle tracce del lupo bianco
http://www.ewriters.it/leggi.asp?W=27552


seconda parte: Ritorno di un eroe.
http://www.ewriters.it/leggi.asp?W=27553

E' disponibile gratuitamente l'eBook con illustrazioni del racconto che comprende tutte le tre parti. Per info inviare un messaggio privato.


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