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lavoro pubblicato giovedì 11 marzo 2010
ultima lettura domenica 15 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

FINE

di Nigel Mansell. Letto 609 volte. Dallo scaffale Attualita

FINE Alzò gli occhi: all'orizzonte una nube di polvere; tra non molto sarebbero stati lì. Lì intorno la sua gente. Donne celate...

FINE

Alzò gli occhi: all'orizzonte una nube di polvere; tra non molto sarebbero stati lì.

Lì intorno la sua gente. Donne celate in vestiti scuri, magliette con scritte americane di cui gli amici ignoravano il significato; bambini con fucili di legno che inscenavano l'unico mondo che avevano conosciuto. I vecchi, volti segnati dagli anni, dal sole e dal vento, osservavano già tutto conoscendo: si erano ormai arresi al tempo che si riavvolgeva su se stesso... e i capi dei villaggi non avevano progetti; gli uomini derubati non reclamavano più il proprio presente; i giovani non ricevevano sogni da crescere.

Puttane occidentali mezze nude, accompagnate da cameramen curiosi, si aggiravano tra le baracche. Cercavano l'immagine forte, le lacrime di un bambino, un cadavere crivellato dai mitragliatori, magari una storia toccante. E loro, per qualche dollaro, servivano agli stranieri ciò che si sarebbero aspettati di trovare.

Delegazioni di forestieri, di politici e ambasciatori, di colonnelli e generali: di invasori; parlavano di democrazia, di prossime elezioni e libertà, forse di un futuro di progresso e benessere; poi, negli alberghi internazionali, in vasche colme di schiuma, nel sorseggiare qualcosa di fresco, dimenticavano le promesse fatte.

Nel retro del capanno, sollevò da terra la lamiera. Spostò con calma la legna, alcuni copertoni, poi gli stracci ed alcune stuoie. Ritrovò l'esplosivo arrivato da oltre confine.

Della settantina di vergini, di Dio e del martirio gli interessava poco. Voleva solo dare un senso a tutto questo: immaginava che si sarebbero ricordati di lui; sognava che la sua foto fosse portata in trionfo il giorno del suo funerale; sperava che la sua famiglia ricevesse qualche soldo per tirare avanti.

Erano arrivati. Quando la polvere si depositò, si materializzarono tre Hummer colore della sabbia. Ritto nel centro della pista, proprio tra i due solchi tracciati dalle centinaia di gomme, si era parato davanti ai mezzi, impedendo il passaggio. Dietro i parabrezza qualcuno lo studiava, i motori erano ancora accesi. Poi scesero i soldati. Erano equipaggiati come marziani: occhiali, caschi, guanti ed antenne; fucili e stivali; figure possenti ben alimentate; sorrisi bianchi in volti scuri di terra rappresa al sudore.

- Hallo my friend? -

Gli tesero la mano. Gli mostravano il palmo, come per vincere la diffidenza di un cane minaccioso.

  • Hi -

Rispose.

Conosceva la storia: prima gli inglesi, poi i russi, gli arabi e gli americani, gli europei con i loro alleati...

Tutti ragazzi maledettamente giovani, con la medesima paura di non riportare a casa la pelle, con il terrore di morire dimenticati in quel fottuto paese; poi passata la fifa, si occupavano solo di come svuotarsi le viscere e i coglioni, in questa nazione, se tale si poteva definire, inevitabilmente condannata. Non esitavano a premere il grilletto, perchè qualcun altro sarebbe stato più veloce; finivano per non distinguere gli uomini tra le donne e i bambini, i pastori dai guerriglieri, i terroristi da chi difendeva la propria casa.

C'era il vento. Volse lo sguardo verso l'alto: il cielo era di un blu intenso, la neve bianca contornava immense montagne spoglie. Cercò il filo del comando; non lo trovò.

Decine di pallattole lo raggiunsero. Non cessarono neanche quando ormai era a terra senza vita.

II corpo continuò a sussultare sino a quando i colpi terminarono. Il sangue che ormai sgorgava copioso, si mischiò all'assetata terra del suo paese.

Fine.



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