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lavoro pubblicato giovedì 11 marzo 2010
ultima lettura sabato 12 gennaio 2019

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Mademoiselle Souris

di gattogigio. Letto 898 volte. Dallo scaffale Fantasia

Un raggio di sole entrava dai listelli sconnessi della persiana a casa della Nonna, come ogni mattino, nell’istante in cui atterrava sul mio viso, riusciva a svegliarmi. Mi girai e rigirai per non vederlo, coprendomi la testa con il soffice cus.....


Un raggio di sole entrava dai listelli sconnessi della persiana a casa della Nonna, come ogni mattino, nell’istante in cui atterrava sul mio viso, riusciva a svegliarmi. Mi girai e rigirai per non vederlo, coprendomi la testa con il soffice cuscino che odorava sempre di sapone per il bucato, cercando disperatamente di riprendere sonno.

Da poco lontano, il vociare dei miei fratelli ed il penetrante profumo di una colazione appena preparata, mi fecero capitolare per una sveglia carica di sprint e veloce mi alzai dal letto. Presi al volo una coperta dal mio letto e me la misi sulle spalle, incamminandomi ancora mezza traballante ed assonnata, verso la cucina dove si stavano gia’ radunando gli altri componenti della nostra numerosissima famiglia.

Papa’ era gia’ in piedi vicino alla porta, discuteva con il Nonno la quantita’ di paglia che ci sarebbe servita ancora per terminare l’inverno; la Mamma spostava quantita’ spropositate di provviste dalla dispensa verso di noi che la guardavamo con volti assonnati ed affamati in pari misura.

Jim, il piu’ piccolo dei miei fratelli, stava addentando rumorosamente del pane di segale del giorno prima, mentre Tom, il piu’ grande, lo aiutava. Nelly, la secondogenita, faceva da silenzioso aiuto alla lunga migrazione del cibo, Pam, gemella di Nik e Jack, come al solito non aiutava nessuno. Gli altri due gemelli mangiavano facendosi i dispetti e Tim e Joy stavano cercando di svegliare Luc che ancora dormiva profondamente.

Quando arrivai vicina a quella rumorosa combriccola, le voci diventarono improvvisamente piu’ forti, e vorticarono tra un orecchio e l’altro per un bel po’, prima di fermarsi definitivamente qualche istante nel mio cervello. Mi sedetti, brontolando per il caos che mi aveva tirata giu’ dal letto, mentre mia madre mi metteva davanti una fumante e profumata tazza calda. Quella mattina, fortunatamente non avevo impegni particolari. Avevo solo promesso ai miei genitori che mi sarei finalmente occupata della scorta da prendere per riempire la dispensa, quindi potevo uscire con un po’ piu’ di calma.

Finita la colazione, tornai a letto a scaldarmi ancora un po’. Malgrado fuori ci fosse gia’ un po’ di sole, era ancora freddo. Tutto quel lungo inverno era stato maledettamente freddo… per fortuna sembrava essere arrivato alla fine.

Con questi pensieri che mi frullavano in mente, decisi di alzarmi definitivamente, farmi coraggio fino alla porta di casa ed uscire. Tutta questa operazione non duro’ molto e fui fuori di casa in pochi minuti.

Appena uscita, il sole mi fece sentire un po’ del suo calore sul viso, e mi torno’ un po’ del mio solito ottimismo condito di buonumore. Mi avviai senza fretta verso il deposito delle granaglie, per prima cosa dovevo domandare al vecchio Marc se fosse ancora disponibile del grano e dei cereali. I piccoli di casa ne andavano davvero pazzi.

Arrivata all’uscio del granaio, trovai il nostro amico sorridente come al solito, mi feci dare qualcosa da portare a casa subito ed ordinai grandi quantita’ che avrebbero ritirato poi mio padre con i miei fratelli.

Marc era un tipo simpatico pensai, un po’ paffuto con modi estremamente gentili. Mi chiamava Mademoiselle… e questo mi piaceva molto. Peccato che fosse rimasto solo dopo la grande inondazione che c’era stata all’inizio dell’inverno e che gli aveva portato via tutta la famiglia ed anche la casa. Ma non volevo pensare a cose tristi, oggi ero impegnata nel raccogliere qualunque influenza positiva da quel timido raggio di sole che mi stava accompagnando.

Passai davanti al deposito rottami, dove il signor Mike, era ancora intento a separe i riciclabili dagli scarti ed era contornato dalle collinette di materiale accatastato tutto intorno. Vedendomi passare, mi fece un cenno di saluto, io risposi con un gesto e continuai per la mia strada.

Arrivata alla fontana, le signore stavano facendo gia’ il bucato: salutai la Nonna e le altre, senza fermarmi, forse per paura che avessero bisogno di aiuto…. Ero diretta allo spaccio di ortofrutta, e non potevo fermarmi proprio ora! Presi la via del parco, fresco e profumato in quella prima giornata di sole, veloce, lo attraversai senza pero’ perdermi lo spettacolo delle chiome degli alberi tra le quali potevo scorgere un azzurro cielo terso.

Appena finiti gli alberi, la famiglia Mach gestiva una rivendita di frutta e verdura, esponevano frutti di bosco e funghi appena raccolti, strane bacche marroni e noci, nocciole, patate. Ordinai il quantitativo richiesto dai miei genitori e mi misi d’accordo con il signor Mach per la consegna a casa. Avevo finito! Ero contentissima, cosi’ avrei potuto finalmente andare allo stagno per giocare con le mie amiche… mentre questo pensiero mi riempiva di gioia, mi sentii sollevare in aria…

Una bambina bionda, lunghe trecce ed occhi azzurri come il cielo, mi stava scrutando. Poi disse: “Che bel topolino che ho trovato! Ti portero’ a casa a giocare con me, prima che un gatto ti mangi! Vediamo… ti chiamero’ Mademoiselle… Ti piace?” … Mi rassegnai all’essere stata catturata… Certo, sarei riuscita a fuggire, prima o poi, da quella bimbetta, ma per ora, risposi: “Si… mi e’ sempre piaciuto essere chiamata Mademoiselle!”



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