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lavoro pubblicato domenica 7 marzo 2010
ultima lettura giovedì 20 febbraio 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Narcisus

di francescoghezzi. Letto 1085 volte. Dallo scaffale Fantascienza

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Narcisus

Era piovuto, qualche giorno prima, e il caldo sole di fine aprile aveva fatto rinascere la vita, lassu' in collina. I verdi prati erano macchiati da fiori che avevano tutti i colori dell'arcobaleno , gli uccelli eseguivano il loro concerto , il cielo era di un azzurro profondo e la leggera brezza procurava piacere, scivolando sulla pelle.

Nessuno vide la riga rossastra che scendeva dal cielo con la velocita' di un fulmine, nessuno udi' il boato dell'impatto quando la macchina volante si disintegro' al suolo, esplodendo silenziosamente in una nuvola di scintille nere.

Appena prima dell'impatto la macchina partori' ed espulse una sfera grossa quanto una pallina da tennis che ricadde alquanto lontano , nei pressi di uno stagno artificiale contornato da salici e pioppi.

Subito la sfera di metallo si apri' dividendosi in due e lascio' colare un liquido denso, di colore rossastro, che filtro' tra le erbe fino ad essere assorbito dal nudo terreno.

Un cerchio perfetto,con un diametro di circa dieci metri, si illumino' di luce violacea, e in quel cerchio le erbe appassirono, seccarono e si dissolsero in pochi minuti. Usciva del vapore, dal terreno surriscaldato, creando dalla base del cerchio un cilindro sulla cui superficie apparivano immagini, formule e numeri di ogni tipo, in modo sempre piu' frenetico, fno a confondersi e amalgamarsi in un grigio uniforme che lentamente si dissolse, fino a diventare trasparente e sparire.

E Narcisus si ricreo' da solo, grazie alle proprie conoscenze tecnologiche, tra le colline fiorite di fine aprile, in tutta la sua bellezza, questa volta sul pianeta Terra.

Era nudo, alto circa due metri, lunghi capelli neri, occhi azzurri , bellissimo, con un corpo di una perfezione assoluta , con ...

Scannerizzo' il luogo in cui si trovava , lo confronto' con i propri database e sorrise. Verifico', con la punta delle dita, la presenza sul fianco sinistro,della pallina metallica all'interno del proprio corpo, la cosa per lui piu' preziosa: il backuup di se' stesso, e sorrise ancora una volta.

Ripensando a quanto era successo maledisse i Normali, eterni nemici dei Narcisisti, e capi' che la caduta della sua macchina spaziale era sicuramente dovuta a virus software che le loro altrettanto avanzate tecnologie erano riuscite ad implementare nei suoi sistemi di navigazione, per quanto superprotetti.

Ma non si preoccupo' piu di tanto. Vide che l'acqua dello stagno era limpida e fresca e decise di fare un bagno. Ne usci' strizzandosi i capelli e , risalita la riva, incrocio', a pochi metri di distanza lo sguardo incredulo di una donna.

Aveva circa trentacinque anni, capelli biondi arruffati, vestita alla contadina, e non emise un grido, ne' indietreggio' di un passo.

Narcisus la guardo', con il suo sguardo irresistibile, e le sorrise, aprendo le braccia come un invito.

Lei gli si avvinghio' baciandogli la pelle, graffiandolo, spogliandosi.

Narcisus la possedette li', sulla riva dello stagno, e lei, prima di morire, riusci' a dire solo “e' stato troppo bello, ti amo”.

Narcisus, con il suo pene, gli risucchio' l'anima e il sangue, cosi' che sull'erba non rimase che un involucro semivuoto e bianco.

“anch'io lo voglio” , disse una voce. Narcisus si giro' e vide una donna elegante che scendeva da un'automobile di lusso. Lei sali' sulla riva togliendosi la camicetta bianca e la gonna, e si adagio' accanto a cio' che era rimasto della contadina,”sei troppo bello” aggiuse, “uccidimi”.

Qualche minuto dopo il grido di piacere della signora rimbalzo' come un eco multiplo fra le colline, e prima di morire riusci' a dire “ si, si, siii! ne e' valsa la pena”.

Narcisus sorrise e si guardo' ancora una volta attorno per decidere cosa fare.

“vestiti, mi servono vestiti, adesso.” penso', e, nudo com'era, comincio' a correre attraversando le colline a velocita' incredibile, lasciando dietro di se' una scia di polvere.

Individuo' e raggiunse in pochi secondi un trattore, su di una stradina a mezza costa, guidato da un giovane di giusta corporatura. In una frazione di secondo gli si paro' davanti, il giovane reagi' tentando di frenare, ma in un attimo Narcisus blocco' il trattore , e sollevando la parte anteriore con una sola mano, lo ribalto', schiacciando e uccidendo il ragazzo.

Rimosse il trattore, spoglio' la vittima, e finalmente si vesti'. Non era propriamente elegante, ma per il momento poteva bastare.

Nel frattempo il database gli registrava nella memoria principale usi, costumi, linguaggio e morali comuni del luogo in cui si trovava, e Narcisus sapeva bene, dalle esperienze precedenti, quale fosse il valore di quelle informazioni e sapeva altrettanto bene come farne buon uso..

Si diresse verso la pianura, con il vecchio cappello che gli copriva lo sguardo, camminando lentamente su antichi viottoli di campagna. Soldi, soldi, soldi,gli suggeriva il database, in mezzo a prati fioriti ed erbe rigogliose, cipressi austeri e casolari curati dal perenne lavoro dell'uomo.

Giunto in citta', non fatico' a procurarseli, i soldi. Scannerizzo' ogni cosa fino ad individuare la scritta “bancomat”, si avvicino' al distributore automatico di banconote, appoggio' entrambi i palmi delle mani al monitor creando un alone violaceo e uscirono, a ritmo continuo, foglietti di carta colorata che con calma infilo' nelle tasche della vecchia tuta. Un gioco, per Narcisus, da millenni impegnato in una guerra software senza esclusione di colpi contro i suoi eterni nemici: i maledetti Normali.

Vestiti nuovi, vestiti eleganti, vestiti di lusso, continuava a suggerirgli il database, e Narcisus scannerizzo' ogni cosa fino ad individuare la scritta “Abbigliamento piu'”.

Era un negozio di periferia, ma visto dall'esterno, era curato ed elegante, la merce esposta era di bon gusto e le vetrine fantasiose.

Avvicinandosi, getto' il cappello in un cestino per l'immondizia, ed entro' aprendo una porta che emise un suono grazioso.

“Buona sera”, disse una signora non piu' giovane, ma ancora carina, con un volto che trasmetteva dolcezza e armonia.

Aveva dedicato la vita, e tutte le sue energie, a quel negozio. Aiutava suo padre quando era ancora bambina, si senti' orgogliosa il giorno che divenne titolare, il suo lavoro era tutto il suo mondo.

“Buonasera a lei “, rispose Narcisus, guardandola negli occhi ed usando il suo sorriso irresistibile.

Narcisus, questa volta, utilizzo' tutta la sua perfezione : i movimenti del corpo, lo sguardo, il sorriso , l'intonazione della voce, e dal suo corpo usci' un alone magnetico invisibile che si diffuse nel negozio.

Subito la signora si sedette sulla sedia dietro il banco, tremante.

“Non si sente bene, signora?” chiese gentilmente Narcisus.

“ si', no, adesso sto bene, mi scusi, un mancamento, ma adesso ...”

“Desiderava?” prosegui'.

“Abiti eleganti” disse Narcisus, appoggiando mille euro sul bancone.

Guardando a terra la signora si passo' il palmo della mano destra sulla fronte, e si rialzo' ,con sforzo, tremante, uscendo da dietro il banco.

“Signore, abbiamo abiti interi di varie firme, ora le mostro cio' che e' disponibile a magazzino” disse con voce tremolante.

Faceva fatica, per la prima volta, a servire un cliente, sentiva che le mancava la professionalita', aveva come la sensazione di essersi smarrita in un territorio per lei sconosciuto, ma quale territorio? E dov'era finita?

“Mi piace questo “ disse Narcisus.

“Lo provi, signore” rispose la donna indicandogli il camerino.

E cerco' di allontanare la sensazione che aveva provata ,cercando i suoi punti di riferimento, e cercando di ancorarsi ad essi: la figlia, il marito, la sua vita.Ma non riusci' a cancellare dalla mente quello strano senso di smarrimento.

“Signora, mi scusi” disse Narcisus dal camerino, chiuso da una tenda, come si usa nei negozi di periferia. “I pantaloni mi sembrano da adattare, puo' per favore darmi un consiglio?”

“Certo, signore, arrivo”.

La voce e il tono con cui si esprimeva Narcisus erano incantevoli, affascinanti erotici. Quando la donna tiro' la tenda non indietreggio', ne' emise un grido, e Narcisus sorrideva, completamente nudo.

Il marito, la figlia, il negozio, la vita, oggi, ieri, domani, tutto, tutto in un attimo svani' quando lei si inginocchio' di fronte a lui, opera d'arte assoluta e irripetibile. Narcisus, con il suo pene gli risucchio' dalla bocca l'anima e il sangue, e nel camerino non rimase che un involucro semivuoto e bianco. Prima di morire , lei ebbe solo il tempo di dirgli “lo rifarei ancora”, sottovoce, perche' gia' il respiro era nullo, e il volto pallido.

Narcisus usci' dal negozio, incredibilmente bello ed elegantemente vestito. Per qualche minuto si blocco' in mezzo alla via, elaborando ed estrapolando ogni dato ritenuto utile a se' stesso, e al proprio database.

Si trovava nella via principale di una cittadina di origini medioevali, stretta e lunga da non vederne quasi la fine, ai cui lati c'erano case di mattoni e sassi, e sulla via solo bar e negozi di ogni genere.

Mentre scannerizzava il territorio, non si accorse di essersi fermato al centro della via per troppo tempo, immobile e con lo sguardo fisso. Narcisus non se ne accorse, ma i due poliziotti di quartiere, si'.

“Ci scusi, Signore, si tratta di un semplice controllo, ci puo' favorire i documenti?”

Narcisus disattivo' immediatamente le operazioni dello scanner, si riattivo' in una frazione di secondo , tempo sufficiente a caricare tutti i dati per produrre una risposta plausibile. Ma non riusci' a dire nulla, giro' lo sguardo velocemente verso il suo fianco sinistro, avvertito da una vibrazione intensa. La pallina metallica che aveva sottopelle ,che racchiudeva il suo backup , lampeggiava, una volta al secondo, emettendo un lampo rossastro.

Maledisse ancora una volta i Normali , capi' cio' che stava succedendo, capi' che per la prima volta le loro tecnologie erano riuscite a violare le protezioni della cosa per lui piu' preziosa: se' stesso. E non poteva, a questo punto, fare niente per fermarli.

Si rannicchio', di fronte agli sguardi increduli dei poliziotti, a terra, in posizione fetale, con le mani sulla testa, ed esplose in silenzio, senza il minimo rumore, facendo svanire nel nulla ogni cosa attorno a se', poliziotti compresi, in un raggio di circa dieci metri.

E ancora una volta apparve il cilindro di nebbia, alto fino al cielo, entro il quale veniva ogni volta ricreato Narcisus.

Il cilindro si dissolse lentamente, ed eccolo di nuovo apparire in mezzo alla via di quel borgo medioevale, ma questa volta non era piu' nudo. O meglio, forse si', ma e' difficile stabilire se un groviglio di tubi d'oro, d'acciaio e di ferro apparentente arrugginito, una gamba umana, un occchio-telecamera rossastro e tutto il resto, debba essere “vestito” o meno.

Narcisus , come sempre, maledi' i Normali, ma in fondo, quasi si complimento' con loro. Bravi, erano riusciti ad alterare qualcosa, ma non tutto, con il suo occhio- telecamera guardo' la mostruosita' , lo scempio e l'assurdita' che un programma-virus, evidentemente mal programmato , era riuscito a fare del suo corpo e sorrise.

Nella via fuggivano le persone, i negozi abbassavano le saracinesche, molti gridavano, si sentivano sirene di ogni tipo in rapido avvicinamento. Il Narcisus-mostro si blocco', ancora una volta, al centro della via, ma solo per qualche minuto.

Il tempo sufficiente a ridurre il dispendio energetico, soprattutto dei motori di movimento, visto che non era piu' possibile fuggire, era sufficiente , per lui, sportarsi lentamente.

Aveva comunque, ora, bisogno di assorbire nuovamente energia.

Energia estratta dalla parte femminile dell'universo, che Narcisus identificava e associava alla stessa antimateria.

Ma come fare, adesso, trasformato in un mostro di tubi aggrovigliati e pezzi di carne umana, sparpagliati qua' e la' senza una logica precisa?.

Ormai , da una parte e dall'altra della via, erano giunti i poliziotti, a forte velocita', lasciando nell'aria l'odore acre delle frenate , odore di gomma bruciata, autoambulanze, vigili del fuoco, , e tutti avevano un'arma, e tutti la puntavano sul mostro-Narcisus.

Che attivo' subito la propria cupola protettiva, impenetrabile.

Da quello che potevano sembrare le sue braccia un lampo di luce giallastra creo' un oggetto che apparve agli umani come un'arma da guerra. E tutti si misero a sparare .

Polvere da sparo e proiettili di piombo, ne dedusse Narcisus.

Le pallottole rimbalzarono contro l'invisibile superficie della cupola, e qualche agente rimase ferito dai propri proiettili.

Ma quello che aveva tra (chiamiamole mani) Narcisus era si' un'arma da guerra, ma non sparava proiettili, bensi' emanava una specie di flusso erotico, che veniva intercettato e subito dalla meta' femminile dell'universo.

QUESTO RACCONTO PUO’ PROSEGUIRE SOLO CON LA COLLABORAZIONE DEI MIEI LETTORI, SE MAI QUALCUNO HA AVUTO LA PAZIENZA DI SEGUIRMI FINO A QUI. L’IDEA E’ QUELLA DI SVILUPPARE IL SEGUITO IN MODO COLLETTIVO. GRAZIE A COLORO CHE VORRANNO PARTECIPARE . CIAO.



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