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lavoro pubblicato sabato 20 febbraio 2010
ultima lettura domenica 10 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

NELLE NOTTI DI LUNA PIENA

di akire. Letto 748 volte. Dallo scaffale Fantasia

Questo diciasette è un capitolo dove ogni cosa sembra avere una sua spiegazione, ma la storia non finisce qui..

La pioggia cadeva in mille piccole gocce producendo un rumore ovattato e quasi confortante. Sebastian osservava le nuvole gonfie in cielo pensando solo marginalmente che da tre giorni non faceva altro che piovere.

Tre giorni. Il tempo passato dalla battaglia decisiva.

Per tutto quel tempo non aveva pensato neanche una volta al suo futuro, o a cosa potesse significare la morte di Nicolaj e gli altri: non doveva più nascondersi né vivere in fuga. Era finalmente libero ma non riusciva a essere felice, non se lei non era lì con lui.

Norrie, dove sei? si chiedeva afflitto guardando il mondo di fuori. Non ebbe risposta se non la pioggia battente.

Si scostò dalla finestra del salotto e tornò a sedersi sulla poltrona da cui si era alzato poco prima. Rachele era seduta davanti a lui e lo osservava in silenzio. Avevano parlato, si, come se non si vedessero da anni; e c'era ancora tanto da dire ma nessuno dei due voleva infrangere quel momento di tregua.

Sebastian decise di prendere l'iniziativa. "Allora.." iniziò rivolto a Rachele "voi siete..".

"..streghe" concluse lei.

"E questo significa che potete fare cose come dire..magiche? Si, come incantesimi o altro?" chiese esitante.

"Si" rispose Rachele. "O come quello che hai visto".

"Quello che ho visto" ripeté lui sottovoce. Alzò gli occhi. "Ma io ho visto Norrie fare una strage! Una carneficina e..".

"Mi rendo conto, Sebastian".

"No, non puoi!". S'alzò in piedi e iniziò a passeggiare nervoso per la stanza. "Tu non c'eri e non sai quello che ha fatto, e non sai che era..sconvolta, o persa. Persa dentro se stessa" concluse in un soffio.

Rachele si alzò a sua volta. "Ora calmati. Mi sembri un leone in gabbia, e non so in che misura posso riuscire a farti rilassare. Ascolta, io so come sono andate le cose. Norrie sotto l'effetto del veleno ha ucciso i tuoi simili, ha avvelenato quell'essere che l'aveva morsa..".

"Tu come fai a saperlo?" chiese Sebastian in un attimo.

Rachele alzò un sopracciglio.

"Ah già, i tuoi poteri". Si risedette improvvisamente stanco. "Dovrà passare un po' di tempo perché mi abitui all'idea. Sai, non riesco a vedervi se non come esseri umani.." disse.

"Questo lo vedo però..prova da ora. Prova a guardarmi e a dirmi cosa sono veramente".

"Cioè, che tu sei una..uhm, una strega?" disse esitante.

"Proprio. E che anche Norrie lo è" disse per sollecitarlo.

Sebastian non rispose. Si girò verso la finestra e lì rimase; vedeva il riflesso di Rachele che lo contemplava dall'altra parte della stanza ma non si mosse.

"Hai detto che era sconvolta e anche..persa dentro se stessa, quando ha ucciso Nicolaj. Non hai idea di quanto tu abbia ragione. Di quanto sia infelice ora e quando vi siete conosciuti".

"Cosa significa?" mormorò lui.

Rachele staccò gli occhi da lui guardando con occhio vacuo la libreria nel parlare. "E' una storia vecchia come il mondo, una storia che per noi non ha mai fine.. E si ripresenta per ognuna di noi spezzandoci il cuore con ciclica crudeltà. Così è stato per me e così è stato per Francine. Una storia che per Norrie si chiama Aretha".

Aretha.

Aretha non era morta. Non era mai morta perché non poteva morire; perché era viva lì accanto a lei. Era il passato che tornava come unico presente possibile, i ricordi come unica realtà.

E la realtà era nata il primo giorno di lezioni all'accademia delle belle arti. Aveva lasciato la sua casa per studiare e perfezionarsi nell'arte del disegno e della pittura; non sapeva che si sarebbe imbattuta in quella seducente pantera. Erano diventate amiche scoprendo una nell'altra le stesse vocazioni e, più tardi, anche la stessa natura di strega.

Aretha era una strega: veniva da una famiglia di stregoni di Haiti che praticavano la magia nera. Andavano incontro a un destino di morte, questo lei lo sapeva bene: streghe e stregoni dediti a quel tipo di magia muoiono, inevitabilmente, perché la loro stessa magia si ritorce contro di loro. Lei era scappata via per non fare la loro stessa fine e aveva scoperto in Norrie ciò che voleva diventare.

Divennero inseparabili, come latte e caffè: si divertivano a chiamarsi in questo e altri modi giocando con la pelle d'alabastro di una e la carnagione di mogano dell'altra dovuta alle loro origini. Si divertivano insieme, libere dalla finzione in cui erano costrette nel mondo degli umani. E col tempo la loro amicizia divenne qualcos'altro.

Aretha sapeva da sempre che gli uomini come sesso non le interessavano, e che preferiva le donne. Si, insomma, quel che si dice lesbica; Norrie invece non si sentiva attratta da nessuno in particolare. Aveva avuto prima delle relazioni più o meno serie con dei ragazzi e poi, semplicemente, si era innamorata di una ragazza. La sua famiglia non le aveva insegnato a pensare per etichette, né a vergognarsi di se stessa, e senza tare nella mente e nel cuore entrambe vissero felici fin quasi alla fine della loro storia. Vestita di arancione che avevano deciso era il suo colore, Aretha si presentò un giorno a Rachele e Francine, ed entrò a far parte della loro congrega.

I momenti in cui si è felici passano sempre troppo in fretta, non si dice così? E che non c'è niente di eterno. Norrie e Aretha si amavano ma questo non bastò a impedire la catastrofe. Col tempo quest'ultima divenne distante, quasi insofferente nonostante l'amasse ancora e, senza alcun motivo apparente la lasciò. Abbandonò gli studi e anche la sua strega e sparì per un po'. Come tutti gli innamorati Norrie né soffrì e pianse desiderando con tutta se stessa che Aretha tornasse da lei; e per uno scherzo del destino Aretha ritornò ma non come si aspettava.

Entrambe sapevano delle sua famiglia: Aretha aveva spiegato tutto a Norrie e lei la incoraggiava a cercare il lato buono della sua magia. Norrie sapeva anche cosa faceva quella gente; tra le altre cose cercava streghe buone come lei per ucciderle, e prendersi così la loro magia. Ma non avrebbe mai immaginato che nel periodo di lontananza Aretha era tornata alle sue radici, e che era tornata ora con intenzioni di morte.

Quando se ne accorse era troppo tardi per tutto, tranne la soluzione estrema.

Ora era tornata lì. Il suo corpo era tra pioggia e lacrime ma con la mente viveva in quel giorno maledetto. Davanti a lei Aretha avanzava per ucciderla; l'aveva tormentata per giorni e giorni per farla impazzire, e ora avrebbe sferrato il colpo di grazia. La rivedeva lanciarle contro sfere di fuoco e rivedeva se stessa ripararsi dietro a un debole scudo protettivo. La rivedeva impugnare una spada nata dalla sua magia e tentare di trafiggerla, e se stessa scappare e ripararsi dietro al suo scudo e nient'altro. Non poteva fare altro, per rispondere ai suoi attacchi avrebbe dovuto odiarla, o non provare nulla per lei. Non ci riusciva: era assurdo ma dentro al suo cuore amava ancora la strega che la voleva morta.

Aretha aveva buttato la spada e con uno sforzo generò una sfera di fuoco enorme, tale da polverizzarla; la rivedeva sferrarle contro quell'ultimo attacco e proprio in quell'esatto istante..

Ecco.

Ecco il momento. Ecco il vuoto.

Si era mossa verso di lei con un gesto di supplica, o forse in un folle tentativo di fermarla. Ma le sue mani avevano scatenato il suo potere che, come animato da una volontà propria aveva distrutto tutto. Aretha era esplosa diventando cenere; Aretha era morta ed era stata lei a distruggerla per sempre. Alzò il viso al cielo e urlò tutto il suo dolore, e i tuoni e i fulmini le risposero urlando con lei e dentro di lei.

Nella sua mente urlava e urlava intanto che il suo corpo s'inzuppava per la pioggia incessante. Ad un tratto udì in sottofondo un suono..armonioso e delicato come uno strumento suonato da una mano esperta. Pensò di sognare nella sua realtà che era solo un incubo mentre il mondo di fuori aveva cessato di esistere.

Il suono si ripetè una volta e una volta ancora finchè Norrie lo identificò come un'aria di musica classica. Un'aria suonata da un violino.

Aprì gli occhi tornando dolorosamente nel mondo reale, il tanto che bastava per scorgere una figura appoggiata a un albero poco distante da lei. Era buio e pioveva a dirotto, se ne accorse solo in quel momento e riuscì a vedere solo che la figura aveva tra le mani un violino e lo stava suonando.

Poteva essere solo una persona. "Zia Francine!".

La figura si girò e illuminata da un fuoco innaturale le sorrise.



Commenti

pubblicato il 20/02/2010 15.49.18
fiordiloto, ha scritto: Pura poesia questo capitolo! Spero proprio che non finisca qui! =) Ancora tanto deve succedere, ancora tanto dev'essere detto! Sebastian e Norrie si ricongiungeranno, nonostante la natura di lei e nonostante Aretha?

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