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lavoro pubblicato giovedì 18 febbraio 2010
ultima lettura domenica 21 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

NELLE NOTTI DI LUNA PIENA

di akire. Letto 653 volte. Dallo scaffale Fantasia

Sono tornata con questo insolitamente lungo sedicesimo capitolo. Scriverlo è stato più difficile di quanto credessi ma devo dire che ne è valsa la pena, e spero che voi lettori siate d'accordo con me. Nella forma è un po' diverso dagli altri..

Non un suono. Non un rumore. Come se qualcosa avesse celato la foresta e il mondo intero sotto un manto gelido e infinto simile a una notte senza luna. Non sentiva, o non riusciva a sentire nulla nel suo lento e costante avanzare.

Ogni cosa era oscurata da loro.

Camminava da..da quanto? Ore? Settimane? O forse una vita intera. Beh, non aveva importanza. L'unica cosa importante, l'unico dettaglio fondamentale era camminare. Camminare ancora e ancora fino a che non sarebbe arrivata da loro.

Sapeva dove andare. Sapeva dove cercarli. Erano lì davanti ai suoi occhi, ombre che apparivano e scomparivano nel brulicare dei vermi. Sapeva chi erano, conosceva i loro nomi, e i nomi delle vittime che avevano ucciso.

E sapeva che li avrebbe distrutti.

Che tragica ironia, una povera vittima che diventa carnefice! Il veleno ora non faceva più male: scorreva via dal suo corpo, dai tagli che la sfregiavano, dalle unghie spezzate. Lasciava senza rendersene conto una scia che qualcun altro avrebbe più tardi seguito con il cuore in gola.

Andava per il suo sentiero con null'altro in mente se non la fine.

Erano pronti. Febe e Roscoe erano tornati la notte prima e avevano diligentemente fatto rapporto, menzionando anche la ‘strana ragazza'. Il loro capo non vi aveva dato peso, e così neanche loro.

"Stanotte" annunciò solennemente "ci riprendiamo quel che è nostro".

A queste parole tutti avevano esultato. La caccia era finita. Ora veniva la cattura, e la strage. Quella notte tutti avevano la loro parte di leoni.

In quel momento una delle vampire lasciata da sentinella venne verso di loro correndo come una furia, fermandosi al cospetto del capo. "Mio signore" disse con un cenno di inchino "qualcuno viene verso di noi. Qualcuno di pericoloso..".

"Chi? Un umano? Dobbiamo forse anticipare il nostro pasto?".

"No, mio signore; è un essere che reca in sé il nostro odore, il nostro veleno..sembrerebbe uno di noi, ma non è un nostro simile".

"Cosa? E allora chi o cosa è?". Non ebbe mai una risposta; ma riuscì a vederla.

Era arrivata, finalmente. Ora li vedeva in carne e ossa; le ombre erano svanite, così come quei vermi immondi. Era rimasta una sola cosa da fare.

Uscì fuori dalla selva e avanzò a passo sicuro verso di loro.

Non riusciva a capire. Cosa era quell'essere? Non era umana, e neanche un vampiro. La studiò attentamente: era una ragazza, una giovane donna piena di graffi, e strane macchie che la sfregiavano dappertutto. Anche a quella distanza notò che da esse colava il veleno. Ma era il suo viso a confonderlo.

Come gli occhi. Le iridi erano, o dovevano essere azzurre; erano iniettati di sangue e si stavano tingendo di uno strano color viola, sempre di più. I capelli si gonfiava no e svolazzavano come una criniera di leone attorno alla testa, anche se non tirava un alito di vento. La bocca serrata, tenuta in una linea rigida che non lasciava presagire nulla. E sommata a tutto ciò, l'espressione selvaggia e brutale la faceva somigliare a una di loro, come se il destino avesse scelto per lei una vita al confine tra due mondi.

"E' lei!" sussurrò Febe stupefatta. "Il fenomeno!".

Si girò verso di lei. "Spiegati" ordinò secco.

Roscoe recuperò in parte la calma. "Mio signore, è la ragazza che abbiamo attaccato..quella che dava rifugio a Sebastian. Io sono sicuro di averla morsa ma..".

"E allora spiegami perché è ancora viva!" sibilò furioso.

La cosa continuava ad avanzare. Non c'era tempo per discutere, ora. Febe e un vampiro maschio, a un ordine preciso del loro capo, si disposero ai lati del branco e con sincronismo perfetto la attaccarono rapidi e ringhianti.

Norrie tese le braccia, e le allargò a semicerchio in direzione dei due. Immediatamente quelli furono sbalzati ai margini della radura, alle due estremità. Artigliò per un attimo le dita delle mani, poi le spalancò: i loro compagni videro esplodere il braccio a una, e la gamba a un altro.

L'intera foresta prima tanto silenziosa si riempì delle loro urla di dolore. Questo si che li terrà occupati, pensò una voce nella sua mente. Non poteva rendersi conto di essere lei quella voce. Non poteva pensare.

Altri del branco provarono ad attaccarla ma invano: senza neanche muoversi respingeva i loro attacchi spingendo i suoi poteri. Sapeva farlo da sempre, anche se non ci provava mai; poteva far esplodere le cose e le persone, e così fece. Poteva chiamare a sé gli elementi, e i tuoni i fulmini risuonavano e illuminavano il cielo in tutta la loro bellezza; cadevano e si mescolavano alle urla e alle suppliche dei sofferenti e dei vinti.

Roscoe era ancora illeso. Chiuse gli occhi e in un attimo si ritrovarono faccia a faccia. Lo studiò: sul suo viso si alternavano terrore, incredulità e rabbia. La furia nera di un idiota sicuro di sé davanti a qualcosa di più grande di lui. E sotto questa spinta omicida partì in quarta deciso a massacrarla.

In vita sua Roscoe non aveva mai avuto grandi preoccupazioni; a essere onesti non aveva mai avuto grandi pensieri. Le sue stolide convinzioni avevano radice nella sua illimitata sicurezza e fiducia in sé stesso dovuta alla sua forza e stazza fuori dal comune. Nel mondo dove era cresciuto non aveva bisogno d'altro, né chiedeva altro. Aveva capitolato solo una volta, e aveva pagato con la morte e la rinascita nel mondo dei morti; e immortalità a parte non era cambiato di molto: continuava a fare quello che gli veniva ordinato e nulla più. Tutto ciò si poteva intuire guardandolo aggredire Norrie: aveva spiccato un balzo convinto di poterla schiacciare sotto di lui e poi torcerle il collo.

Non è così che combatte una strega: questione di secondi e Roscoe si ritrovò inginocchiato davanti a lei, intrappolato come in una morsa. Lei si avvicinò ancora di più e passò una mano sulla ferita all'avanbraccio; il segno del morso che lui le aveva inflitto con i suoi dentacci schifosi. Ah, ma l'avrebbe pagata.

Usando le unghie torse la ferita facendo uscire il sangue, poi lo costrinse ad alzare il viso. "Vorrei tanto poterti assaggiare, mia cara.." disse citando le sue parole. Serrò la presa della mano sotto il suo mento. "Non hai detto così, forse? Solo che mi hai lasciata lì agonizzante senza neanche toglierti lo sfizio. Ora però abbiamo tutto il tempo che vogliamo per goderne..apri la bocca" ordinò.

Senza più alternative lui aprì la bocca, e senza volerlo ingoiò quello strano liquido violetto; ma bastò che una goccia si posasse sulla lingua perché lui scoprisse l'amara verità. Libero dall'incantesimo cadde supino sul prato urlando e divincolandosi intanto che il sangue inghiottito lo bruciava dall'interno, sempre di più, sempre di più..

In quella fatidica notte Roscoe capì quanto l'apparenza di questo mondo può essere ingannevole; ma questo, ormai, non lo riguardava più.

Norrie rimase ancora un attimo a osservare quel corpo in putrefazione che una volta era stato un vampiro; ancora un attimo, e girandosi vide il suo ultimo e non ancora abbattuto avversario.

Il capo di quegli esseri. Il loro comandante in carica.

Non era il loro primo incontro: lei lo sapeva e a un certo livello anche lui. Nessuno dei due però stava pensando a quella notte di luna piena: si studiavano a vicenda tentando di carpire i punti deboli l'uno dall'altra. Norrie era ancora sotto l'effetto del veleno, anche se adesso riusciva a pensare e agire con lucidità. Poteva farcela, poteva uscire viva da lì.

Il capo vampiro era rivolto con la mente a tutt'altri pensieri: stava ricordando tutte le battaglie della sua lunga vita, tutte le volte che si era scontrato con i suoi simili e aveva vinto. Doveva vincere anche questa volta, se non per Sebastian almeno per sopravvivere; e si rifiutava di considerare altre possibili alternative. Quella strana creatura lo aveva messo in difficoltà fin da quando aveva interferito con i suoi piani mettendosi dalla parte del vampiro, del suo vampiro: era stato lui a trasformarlo tanto tempo prima, e questo era un altro motivo per riprenderselo. Concentrò la mente tentando di sondare quella della ragazza, e ancora una volta si scontrò con un muro: il suo dono con lei non funzionava, il che lo confondeva. Umani e vampiri senza accorgersene cadevano senza scampo nella sua rete ma lei no, lei era speciale. Fece un altro tentativo.

"Ora basta, Nicolaj".

Colto alla sprovvista richiamò a sé il suo potere. "Cosa sei tu? Come sai il mio nome?" sibilò.

"Io so un sacco di cose su di te, Nicolaj" rispose Norrie con voce tranquilla. "Tutto quello che sai tu. Conosco l'ultima persona che hai ucciso per saziarti, e tutte quelle prima; so chi sei tu, e quello che sai fare e non fare. E so che in questo momento hai paura perché non sai nulla di me". Allargò le braccia in modo da includere tutto ciò che li circondava. "Non sai come ho fatto a scannare il tuo piccolo esercito, e non sai perché i tuoi poteri non funzionano su di me; io sono solo una sconosciuta. Una sconosciuta guastafeste, perdipiù, e secoli di lotte non cancellano il fatto che posso fronteggiarti. Di questo hai paura, e lo sai? Fai benissimo ad averla, Nicolaj".

Lui seppur turbato non lo diede a vedere: compose il viso nel suo aplomb vampiresco. "Forse hai ragione. Forse ho un po' paura di te, ma non sarei arrivato dove sono se questo bastasse a sconfiggermi. Inoltre susciti in me qualcos'altro, devo dire che tu mi..ecciti, in un certo senso. Mi affascini come ogni mistero, e sicuramente mi divertirò a scoprire la tua natura facendoti a pezzi. Però su una cosa non posso darti torto: non so neanche il tuo nome e tu conosci il mio, una cosa davvero ingiusta".

Lei sollevò un sopracciglio. "Ha importanza?"

"Ne ha per me" replicò lui.

Improvvisamente il suo cuore si accartocciò su se stesso come sotto un gioco infernale. Era tanto da costringerlo a piegarsi su se stesso intanto che il mondo attorno a lui si tingeva di rosso. Norrie in un attimo si avvicinò e lo guardò freddamente dall'alto. "Mi presento" ribattè sarcastica. "Sono la stronza infame che tu non hai mai conosciuto. E questo" aggiunse indicandolo "è il mio biglietto da visita".

Se non gli fosse andata così vicino forse le cose sarebbero andate in modo diverso. Forse, o forse no. Forse era scritto nel destino di Nicolaj morire per mano di una strega di nome Norrie; quando accecato dal rosso provò ad attaccarla non pensò a questo, anzi, non pensò proprio a niente. E non pensò a niente quando lei agitando le mani lo fece esplodere in mille piccoli pezzi che divennero polvere portata via dal vento.

No, nell'ultimo secondo prima di morire il potente vampiro Nicolaj aveva seguito la sua natura di predatore; aveva passato la sua vita a pianificare, a fare strategie per arrivare al potere tanto ambito. E per una strana ironia del destino era morto agendo, e basta.

Era morto. Non c'era rimasto più nessuno; i seguaci avevano seguito il loro signore e ora appartenevano al nulla. Tutt'intorno era deserto, o quasi.

Lontano dalla battaglia Sebastian aveva visto tutto; appena scoperta la fuga di Norrie era corso sulle sue tracce che l'avevano portato lì. Aveva visto la sua Norrie uccidere tutti quegli esseri con un sol gesto della mano, e ora la vedeva fissare il vuoto come in un sogno. Uscì dal suo nascondiglio e le andò incontro incurante del pericolo che rappresentava. Le sfiorò la spalla.

Norrie non pensava molto all'amore, ultimamente: non se l'amore era una persona di nome Aretha. Una persona che aveva avuto la fortuna, o la disgrazia, di incrociare sul suo cammino; una ragazza come lei. Ora era morta, proprio come Nicolaj. E proprio come Nicolaj era stata lei ad ucciderla ma nel suo limbo Aretha era tornata in vita. Si sentì sfiorare la spalla e si girò di scatto credendo per un attimo che fosse dietro di lei. No, era Sebastian.

Le ferite si erano rimarginate e del veleno erano rimaste solo delle tracce sulla pelle. Ma come lo guardava..come se non fosse lì. Quell'espressione imbambolata lo spaventò più di tutto quello che le aveva visto fare; la prese per le spalle e la scosse con violenza provando a chiamarla.

Sentendo il suo nome tornò per un momento alla realtà. Era Sebastian, il suo demone familiare. Quello che aveva protetto, quello per cui aveva ucciso.

Quello che non sapeva ancora di amare.

Si allontanò da lui. "Va via" balbettò.

Lui fece per avvicinarsi. "Norrie, io..".

"No". La sua voce riusciva ad essere tremante e risoluta allo stesso tempo. "Vattene. Io..io sono un pericolo per te. Solo un pericolo per te.." sussurrò. Si giro e s'incamminò ripetendo quell'ultima frase come un mantra.

Lui le andò dietro pregandola di fermarsi e di starlo a sentire; si allungò per affe-rarla per un braccio ma nello stesso istante in cui le sue dita la sfiorarono, lei scomparve nel nulla.



Commenti

pubblicato il 18/02/2010 23.00.50
silvia, ha scritto: Mi devo scaricare i precedenti per esprimere opinioni, comunque scrivi molto bene
pubblicato il 18/02/2010 23.42.51
fiordiloto, ha scritto: Povero Sebastian...la sua Norrie l'ha sconvolto non poco, e lo stesso ha fatto con me, tua costante lettrice, che sono qui palpitante in attesa di un seguito, e spero di un lieto fine =) Complienti, do ragione a Silvia! Scrivi benissimo! =)

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