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lavoro pubblicato sabato 30 gennaio 2010
ultima lettura giovedì 10 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

NELLE NOTTI DI LUNA PIENA

di akire. Letto 719 volte. Dallo scaffale Fantasia

Eccomi di nuovo con il quindicesimo capitolo. Ci ho messo un po' di poesia..e del macabro! Buona lettura!

Camminava nervoso lungo il corridoio, andando avanti e indietro. Nervoso, si, ma anche furioso: era furioso con se stesso perché non era riuscito a difenderla come voleva. Non era riuscito a proteggerla da quei maledetti. Apriva e chiudeva le mani a intervalli regolari, trattenendosi a stento dal prendere a pugni i muri e rompere tutto.

Era furioso anche con lei, naturalmente. Che diavolo ci faceva in mezzo a una radura nel bosco a quell'ora di notte, lontana da casa? Perché non era rimasta, a casa? E perché Rachele non l'aveva trattenuta?

Fa differenza? chiese una voce solitaria nella sua mente. L'avrebbero colpita comunque, anche se fosse rimasta a casa come volevi tu. Avrebbero fatto del male a lei e anche a Rachele; perché sei tu il loro bersaglio, e sei sempre tu che le hai messe in pericolo, questo lo sai. Puoi rigirartela come vuoi, ma alla fine tutto questo è solo colpa tua.

Da infuriato che era si lasciò prendere dallo sconforto più completo. Scivolò per terra, schiena al muro, seppellendo il viso tra le mani. Sembrava così umano, così fragile, come mai nella sua lunga vita immortale.

La porta in fondo al corridoio si aprì e ne uscì Rachele. Sebastian scattò in piedi e le andò incontro ansioso e angosciato. Ma rimase solo l'angoscia nel vederla scuotere la testa.

"Allora? Come sta?".

Rachele fissava il vuoto, con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime non versate. "Lei sta..io non so cosa fare, forse sta per morire e io non..io non so cosa fare".

Lui non perse tempo a chiedere spiegazioni. Spalancò la porta ed entrò nella stanza come una furia, e la vide. Era distesa sul letto, in parte coperta dal piumone. Si avvicinò lentamente e senza far rumore, per non svegliarla. L'avevano morsa sull'avanbraccio sinistro; anche in profondità. La furia tornò a impossessarsi di lui.

Dal corridoio sentì la madre piangere, e mormorare "guarda, Sebastian. Guarda cosa le succede".

Solo allora si accorse dell'effetto devastante del veleno. Dalla ferita era dilagato per tutto il corpo, mischiandosi al sangue in ogni arteria, in ogni vena. Norrie era ricoperta da macchie nere somiglianti a pustole: sulle mani, sul collo, dovunque guardasse. Attorno agli occhi si erano formate due occhiaie che contrastavano orribilmente con il biancore della pelle; e le sue unghie, erano livide.

Era furioso, disperato e ora anche sbigottito; in vita sua aveva visto umani trasformarsi in vampiri tramite il veleno, ma non era così che reagivano. Allora cosa?

Norrie aprì gli occhi, senza guardare nulla. Sebastian si chinò su di lei e notò che i capillari all'interno erano scoppiati, iniettandoli di sangue. E la luce, quella scintilla di vita che anche le bambole avevano dipinta sul volto, si era spenta del tutto lasciandoli vuoti ed estranei.

"Norrie?" chiese lui titubante. "Riesci a vedermi? Come ti senti?".

"Vermi" rispose lei. Non era la sua solito voce, no. Sembrava che gli stesse parlando dall'oltretomba. "Vedo vermi strisciare nelle tombe, profanare i sacri ossari divorati dalla loro insaziabile avidità. Ecco, prolificano nella carne, nelle ferite infette trovano giaciglio...". In un impensabile scatto di energia si tirò a sedere, gli occhi spalancati e fissi. "Li sento sulla mia pelle, li vedo..vengono verso di me perchè hanno fame. Posso sentire i loro morsi sulla mia carne putrida. Ma io respiro, IO SONO ANCORA VIVA! SONO ANCORA VIVA!!".

Sebastian la prese per le spalle e la costrinse a distendersi mentre lei urlava e urlava. Rachele entrò di corsa reggendo una ciotola in mano, il viso ancora bagnato di lacrime. Tirò fuori dalla tasca un fazzoletto, lo intinse nel liquido nella ciotola e senza tante cerimonie lo spinse contro la bocca di Norrie, quasi soffocandola. Le afferrò la nuca e la strinse finchè non smise di agitarsi, e insieme a Sebastian la adagiò sul letto.

"Cos'è?" chiese lui prendendo la ciotola e annusandone il contenuto.

"Estratto di passiflora" rispose lei laconica. Si sedette sul letto e guardò la figlia. La sua unica figlia che, lo sapeva, non sarebbe mai diventata un vampiro. "Che cosa possiamo fare?" chiese in un sussurro.

Sebastian si sedette dall'altra parte. "Io non so cosa accadrà, Rachele. So solo che tutto questo è successo per colpa mia. Non avrei mai dovuto coinvolgervi" disse risoluto. La voce solitaria era d'accordo. "Sono io che ho la colpa di tutto ma non posso fare niente per rimediare. Mi sento così..impotente".

Rachele annuì appena. Fissava il corpo devastato di Norrie stringendo gli occhi alla ricerca di qualcosa. Un particolare, un dettaglio che le sfuggiva ma che il suo istinto speciale le suggeriva. Si, ma cosa? Decise di usare i suoi poteri, e controllò l'interno del corpo di sua figlia: fegato, cuore, pancreas, non c'era un posto dove il veleno non avesse fatto danni. Si rifiutò di lasciarsi prendere dalla disperazione e scandagliò la zona sottocutanea dove quelle maledette pustole avevano messo radici. Il veleno si concentrava lì, sembrava che stesse nutrendo quelle cose infette..o forse no.

Recuperò la sua prima vista. "Sebastian!" sussurrò aggrappandosi a quel filo di speranza.

Lui si riscosse come se stesse dormendo. "Che hai in mente?" domandò notando lo scintillio negli occhi di Rachele.

"Forse non tutto è perduto. Guarda" disse indicandogli una pustola alla base del collo. "Guarda bene. Che cosa vedi?".

Lui si chinò. Quella macchia nera aveva un aspetto troppo..solido, un po' come una crosta. E si muoveva..non stava sognando: quella cosa si espandeva e rattrappiva in modo quasi impercettibile, come se fosse un cuore pulsante. Era raccapricciante, e si sentiva sempre più in colpa. A un tratto vide qualcos'altro. Ai lati di quella macchia scorreva un liquido trasparente che, ne era sicuro, stava secretando la macchia stessa. Lo saggiò con il dito. Pizzicava ma allora..il veleno! Il veleno stava uscendo dal suo corpo!

Guardò Rachele, e lei annuì. "Dammi una mano" disse.

Controllarono tutte le pustole spuntate sul corpo di Norrie, facendo attenzione a non svegliarla. Si accorsero che dappertutto queste macchie secretavano il veleno come se fosse pus, disintossicando l'organismo malato. Con molta delicatezza Sebastian controllò la ferita all'avanbraccio: ai lati del morso la carne si era gonfiata per poi probabilmente esplodere, spandendo in giro sangue e veleno. Lo fece presente a Rachele.

"Almeno non morirà.." mormorò lei presa da un nuovo sconforto di cui ignorava la causa. Alzò gli occhi su di lui. "Il suo corpo si salverà. Ma la sua mente..se la sua mente non riuscisse a guarire?".

"Non ne sono sicuro, ma credo che una volta spurgata dal veleno anche mentalmente dovrebbe..riassestarsi. Ma se rimarrà così" aggiunse prendendole una mano "mi prenderò io cura di lei. E' il modo migliore che conosco per rimediare".

Le teneva la mano tra le sue con delicatezza, carezzandone il palmo con un dito. E la guardava..non con la ripugnanza o la commiserazione riservata alle persone affette da un male incurabile; la guardava come se fosse bellissima.

Come se fosse l'unica.

Rachele si alzò e gli appoggiò una mano sulla spalla. "Devo parlarti, ma non qui. Andiamo in corridoio".

Uscirono dalla stanza in punta di piedi chiudendosi la porta alle spalle. "Non volevo svegliarla" disse lei a mo' di giustificazione. "Senti, io..".

Una volta tanto lui la interruppe. "So cosa vuoi chiedermi, Rachele. Vuoi sapere perché tengo così tanto a lei, al di là della semplice amicizia. E in cuor tuo credi di sapere la risposta. E hai ragione, sai? Non so come sia successo, non ne ho idea, ma mi sono innamorato".

Lei chiuse gli occhi, e li riaprì fissandolo nei suoi. "Allora siete nei guai".

"Nei guai? Che intendi?".

Il suo sguardo si addolcì. "Come, non l'hai ancora capito? Lei ti ama, ti ama da sempre. Ed è terrorizzata come lo sono io". Si fece più vicino. "Un giorno ti spiegheremo tutto. Lei ci ha già provato, ma io non ho voluto lasciarle fare per paura delle conseguenze. Ora però hai il diritto di sapere che..".

Uno schianto tremendo dalla camera di Norrie la interruppe. Senza perder tempo Sebastian si precipitò per il corridoio tallonato da Rachele. Spalancò la porta e quel che videro fu un letto vuoto e una finestra andata in frantumi i cui vetri in pezzi erano sparsi sul pavimento.



Commenti

pubblicato il 30/01/2010 23.22.22
fiordiloto, ha scritto: Wow! Macabro e affascinante! Cosa capiterà adesso alla povera Norrie? E poi che tenero è Sebastian! Mi piace proprio questo racconto! =)
pubblicato il 18/02/2010 8.35.53
LunaPiena, ha scritto: Akireee! devi continuare perchè sono troppo curiosaaaaa! Mi sembra di provare quella fastidiosa sensazione che hai quando stai guardando un film e sul momento più bello ti mandano la pubblicità ! ihhihih

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