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lavoro pubblicato venerdì 22 gennaio 2010
ultima lettura lunedì 16 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

NELLE NOTTI DI LUNA PIENA

di akire. Letto 691 volte. Dallo scaffale Fantasia

I raggi del sole filtravano dalle tendine illuminando la cucina. La nuova cucina, che grazie alla vampiresca abilità di qualcuno era tornata ...

I raggi del sole filtravano dalle tendine illuminando la cucina. La nuova cucina, che grazie alla vampiresca abilità di qualcuno era tornata come nuova in neanche una giornata. Era passata una settimana dall'incidente, e Norrie ricordava ancora la litigata tra lei e Rachele come fosse stata il giorno prima.

"Ti rendi conto di cosa stavi per fare? Quando ho detto ‘bisogna aspettare' cosa credevi che intendessi, zuccona?".

"Senti, io voglio essere sincera con lui e non mi importa se tu sei d'accordo o no!".

"E' inutile, Norrie. Qualsiasi cosa proverai a fare io riuscirò a fermarti".

"Ah si?" era sbottata la figlia. "La prossima volta cosa farai? Farai esplodere la lavatrice?".

Rachele sospirò e si sedette. "Ammetto di non aver usato un modo molto poco..ortodosso per attirare la vostra attenzione. Però, ho ottenuto quel che volevo".

Avevano continuato a litigare e strepitare per un po', senza alcun risultato: Rachele non era riuscita a dissuadere la figlia e Norrie non era riuscita a convincere la madre. Alla fine si era chiusa in un silenzio ostinato, e nei giorni passati aveva provato a parlare con Sebastian non una ma fin troppe volte. E ogni stramaledetta volta sua madre con una scusa o l'altra riusciva a distrarlo mandando all'aria i suoi buoni propositi.

Era arrivata quasi ad odiarla, per questo.

Beh, ecco cosa ho ottenuto, pensò mestamente sul suo tè. Due potenziali assassini sono a caccia e stanno per venire qui, mia madre mi impedisce di seguire un corso logico e il mio vampiro familiare mi ritiene pazza. Ah, splendido.

Continuò a rimuginare acidamente per tutto il giorno, e anche per buona parte della serata. Tanto da stancarsi perfino di vedere la sua faccia allo specchio. Decise di uscire, di fare due passi per evitare di impazzire del tutto.

La luna era in fase calante, e si accontentò di camminare. Seguì il sentiero che portava alla sua radura strusciando i piedi. Arrivò e si sdraiò sull'erba soffice contemplando il cielo stellato e continuando a pensare. Pensava troppo, sempre. Rifletteva su tutto più del dovuto e nel far ciò si rovinava con le sue mani.

Come tra lei e Sebastian. Se doveva dirgli la verità, doveva farlo subito. Sbattergli in faccia la cosa senza stare a pensarci troppo. E invece no, si preoccupava per lui, per come l'avrebbe presa, per le parole giuste da usare..con il risultato che Rachele riusciva a fregarla, sempre.

Si tirò su a sedere e alzando la testa notò un'ombra sospetta muoversi nel verde di alcuni alberi poco lontano. Strizzò gli occhi, e l'ombra misterioso si mostrò alla luce della luna. Ah, era Cagliostro.

Tese le braccia. "Ehi, ma dov'eri finito?" chiese prendendolo in braccio.

Qualcosa non andava. Il gatto iniziò a girare in tondo, gli occhi spalancati come non mai; soffiava e muoveva la coda a scatti, le unghie sguainate che le graffiavano i jeans.

Norrie alzò subito la guardia, i sensi tesi e all'erta come la sua seconda vista. Si guardò intorno scrutando i margini del bosco che circondavano la radura. "Cosa c'è, Cagliostro?" chiese a fior di labbra. Da seduta si era nervosamente messa in piedi. "Chi hai visto?".

Come se li avesse evocati apparvero nello stesso istante davanti ai suoi occhi, prima due sagome nere e poi due esseri in carne e ossa. Si muovevano in sincronia perfetta, avanzando lentamente verso di lei. Erano loro, non c'erano dubbi. I due vampiri mandati in perlustrazione. Febe e Roscoe. E non avevano certo buone intenzioni.

Il suo primo pensiero appena li vide era quello di scappare. Non a piedi, figuriamoci. L'avrebbero ripresa in un attimo e non voleva pensare a cosa le avrebbero fatto. L'idea era di teletrasportarsi subito a casa, dissolvendosi davanti a loro: li avrebbe confusi e avrebbe guadagnato un po' di tempo.

Invece no, decise di restare e fronteggiarli. Vedere cosa volevano.

Rimase immobile lasciando che fossero loro a venirle incontro, attenta ad assicurarsi una via di fuga in caso si mettesse male. I due si fermarono a una distanza di poco superiore a quella di un dialogo tra persone. Abbastanza comunque da farsi sentire.

"Oh, ma chi c'è qui?" attaccò la vampira, quella di nome Febe. Era una di quelle persone, Norrie se ne accorse subito, che avevano una vocina piccola e stridula allo stesso tempo. "Chi ci è venuto incontro in questi posti a noi sconosciuti?".

"E' qualcuno a noi molto caro" rispose l'altro, Roscoe. La voce di quest'ultimo era più gradevole, come da tenore. Al contrario la faccia da idiota metteva quasi spavento. "Qualcuno che ci può aiutare".

Norrie prese coraggio, e chiese ad alta voce "chi siete? Cosa volete da me?".

I due si guardarono per un attimo. "Noi sappiamo tante cose.." cantilenò Febe, come una bambina. "Noi sappiamo quello che sai tu, e vogliamo quello che hai tu" disse con la sua vocetta snervante.

"Io non ho niente per voi" replicò Norrie. La sua espressione si conteneva nella sua miglior faccia da poker, o così sperava. "Niente che possa interessarvi".

"Qualcuno si". Roscoe. "Vedi, un nostro fratello ci ha lasciato. Noi l'abbiamo cercato tanto, a lungo, e alla fine lo abbiamo trovato. E sai dove? Proprio qui". Con l'indice indicò il terreno dove poggiava i piedi.

"Io non ho niente per voi" ripetè Norrie. Arretrò di qualche passo.

Loro la seguirono in un attimo. "Un fratello" riprese Roscoe "a noi molto caro. Così tanto che siamo rimasti in questo buco per giorni cercando di capire dove..."

Erano già qui, erano già qui, pensò terrorizzata. Perché non ce ne siamo accorti?

Roscoe continuava a parlare "...e alla fine lo abbiamo trovato. Non è meraviglioso? Tu insieme a tua madre l'hai accolto, il che significa che vi siete rese complici di un fuorilegge".

A sentir queste parole Norrie dimenticò la paura lasciando che una collera istantanea si impossessasse di lei: scorreva fluida e micidiale nelle sue ossa, nelle sue vene, per tutto il suo corpo.

Avanzò verso di loro e senza esitazione puntò l'indice della mano destra prima verso la bionda, poi verso Roscoe. "Voi" disse con voce gelida quanto il ghiaccio "non riuscirete mai a portarlo via".

Roscoe aggrottò le sopracciglia fingendo di assecondarla. "Davvero? E chi te lo dice?" chiese.

Norrie ritirò l'indice. "Non riuscirete mai a riportarlo indietro. Mai. Sebastian ha ormai deciso cosa vuole essere e dove vuole stare, e non serviranno a niente né le vostre minacce, né le vostre lusinghe, nulla".

Febe fece un passo in avanti, forse decidendo che era rimasta abbastanza nell'ombra. "Lui è nostro. Lo riporteremo da noi volente o nolente, e non vedo nulla che ce lo possa impedire".

"Ah, non sarà così facile. Perché queste..complici del crimine" aggiunse alzando la voce e indicandosi col dito "possono fare cose che nemmeno immaginate, e metteranno fine alla questione a costo di uccidervi tutti".

Aveva concluso in un sussurro rovente, come la sua faccia che per fortuna non poteva vedere: gli occhioni spalancati e smarriti erano spariti, ridotti a due fessure minacciose. La bocca semiaperta e digrignante si intonava alla pelle livida e alle mani tese ad artiglio, rigide lungo i fianchi.

"Ci sta minacciando!". L'irritante biondina si girò verso Roscoe fingendosi spaventata. "Oh, ci minaccia! E ora che facciamo?".

Roscoe guardò Norrie con interesse. "Che bel tipino, che sei! Che coraggio! Credo che il nostro capo ti apprezzerebbe, come vittima o carnefice, chi lo sa. Peccato che non ti scoprirà mai".

Senza smettere di sorridere si era avvicinato socchiudendo la bocca, e lei da quella distanza riusciva a vedere la tagliola che nascondeva. Non le faceva impressione. "Ora noi siamo qui e dobbiamo, come dire..marcare il territorio. Lasciare una traccia. E tu mi hai dato una splendida idea".

Scattò in avanti per afferrarla, rapido e preciso. Norrie però non era una preda facile, e buttandosi a destra riuscì a evitarlo. Roscoe riprovò il suo attacco frontale e si ritrovò a stringere l'aria, intanto che la strega schizzava da tutte le parti.

Febe decise di intervenire. Strisciò alle spalle della sua avversaria e le artigliò le spalle e il bacino, immobilizzandola. Norrie raccolse i suoi poteri per scrollarsi la biondina di dosso e spedirla dall'altra parte del campo, magari facendole esplodere un arto. Ma con sgomento si accorse che non ci riusciva.

I miei poteri non funzionano, pensò andando nel panico più completo. Roscoe si era rialzato e in un attimo le si parò davanti. Non è possibile, non è possibile, si ripetè dimenandosi come un'ossessa, ma senza alcun risultato.

"Se vuoi davvero eliminarci dovrai fare molto di più" sussurrò lui passandole un dito sotto il mento. Il fatto di non averla presa subito lo aveva fatto infuriare, e la furia lo eccitava, Norrie lo capì guardandolo negli occhi. Che cosa mi farà adesso? Mi ucciderà?

Roscoe le passò le mani tra i capelli, afferrandole la testa all'altezza delle tempie. Avvicinò il viso all'incavo del collo, aspirando il suo odore. "Delizioso.." mormorò sfregando il naso sulla clavicola. Norrie non trattenne un verso di disgusto.

Dalla sua posizione lui alzò gli occhi e la guardò nei suoi, quasi lacrimanti. "Vorrei tanto poterti assaggiare, mia cara" disse "e anche Febe, però non possiamo. Ci rifaremo la prossima volta, semmai ce ne sarà una. Ma ora basta scherzare". Snudò la tagliola e la morse sull'avanbraccio sinistro, con crudeltà.

Norrie spalancò la bocca e urlò di dolore come mai in vita sua. Continuò a urlare anche quando Febe la gettò sull'erba. Gridava all'impazzata coprendo ogni altro suono, dal buio della notte più nera in cui si trovava immersa. I due vampiri la osservavano affascinati, come se si fosse trasformata in una bestia rara.

"Senti il suo profumo" mormorò lui chiudendo gli occhi. Si chinò su di lei. "Non somiglia a niente che abbia mai incontrato in vita mia..".

"Guarda lì". Febe lo interruppe indicandogli il punto in cui l'aveva morsa. Il sangue sgorgava a fiotti allargandosi a macchia d'olio, solo che non era vermiglio, o scarlatto come l'avevano sempre visto, ma..più chiaro. Nella poca luce i due videro il prato tingersi di un insolito color viola.

"Che razza di cosa è?" sbottò Febe. Si girò verso di lui. "Vuoi vedere che siamo incappati in una specie di fenomeno da baraccone?".

"Non so che dirti" rispose Roscoe strofinandosi il mento con il dorso della mano. "Comunque sia, non arriverà a domani. Perché preoccuparci?" disse retorico.

Si allontanarono nelle tenebre lasciandola sola e agonizzante.

Lasciandola morire.



Commenti

pubblicato il 26/01/2010 21.16.58
fiordiloto, ha scritto: Anche questo capitolo è incanto e magia. Ma il finale lascia col fiato sospeso! Cosa succederà ora? Molto avvincente, complimenti! =)

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