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lavoro pubblicato venerdì 15 gennaio 2010
ultima lettura domenica 17 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

NELLE NOTTI DI LUNA PIENA

di akire. Letto 778 volte. Dallo scaffale Fantasia

Questo è il mio dodicesimo capitolo. Per a chi piacciono i vampiri.. -ma io preferisco la protagonista.

Dalla sua posizione vide che erano in sette, e che ciondolavano per quello spiazzo da soli o in gruppetti, come se fossero in attesa di qualcuno. Qualcuno di molto importante.

Forse era la luna piena che parlava per lei, ma non le sembravano tanto pericolosi, non almeno come li aveva dipinti Sebastian. Se provassi ad attaccarli ora.. Ah, ma era da escludere, quindi si concentrò solo sulla sua nuova missione alla Mata Hari.

Dalla nebbia strisciante emerse un'ombra che avanzando si rivelò un vampiro in carne e ossa; il capo, a giudicare dalle reazioni degli altri che appena lo videro si fermarono e lo guardarono in attesa come di ordini. A guardarlo non si sarebbe detto: i lineamenti dolci del viso e la sua statura alta e longilinea probabilmente traevano in inganno chiunque relegandolo al ruolo di subalterno. Ma non i membri del clan e quella sera neanche Norrie, la cui seconda vista le diceva che quell'essere era una carogna fatta e finita.

Il capo si mise al centro e gli altri si assieparono attorno a lui. Norrie osservò con interesse che i maschi, tre in tutto, erano se non alti almeno più grossi di lui, e di sicuro più cattivi, almeno a giudicare dalle facce: eppure sembravano così deferenti nei suoi confronti, così come le ragazze presenti.

Norrie non aveva mai visto una vampira in vita sua, e rimase di sasso come lo sarebbe rimasto un mortale qualsiasi se avrebbe posato lo sguardo su di loro: erano bellissime, se non di più. Tutt'e tre, una mora e due bionde, portavano i capelli lunghi ed erano vestite e curate di certo non per una gita in campeggio; e i loro occhi..magnetici come potevano essere quelli di Sebastian, se non di più -e in quel momento non simulavano neanche un'ombra di umanità. Del resto gli esseri umani non erano invitati alla loro piccola riunione, giusto?

Guardavano il loro capo con un'espressione di rispetto e adorazione, quasi a voler entrare nelle loro grazie; e la strega intrusa era così concentrata su di loro che solo più tardi realizzò chi era il settimo membro del clan.

Non l'avrebbe più dimenticato.

All'inizio guardandolo pensò che era molto basso, che da mortale era stato affetto da una malattia, o qualcosa del genere. Ma poi vide meglio e s'accorse che era un bambino. Trasalì. Quanti anni poteva avere, o aver avuto quando lo avevano preso, e trasformato? Erano gli esseri che vedeva ora? E che razza di mostri erano per fare una cosa del genere?..

La sua mente partita in quarta si fermò e si concentrò sul capo vampiro quando questi iniziò a parlare, a voce bassa ma ferma. Norrie notò gli occhi lucidi e la pelle diafana, ma con una sfumatura di calore sulle guance, segno che si era nutrito da poco. Trattenne un verso di ripulsa e aguzzò le orecchie per non lasciarsi scappare nulla.

"Vi ho convocati qui per il motivo che già sapete, il nostro compagno perduto. Non possiamo andare avanti così per tutta l'eternità, dobbiamo trovare una soluzione, e subito. In un modo o nell'altro Sebastian deve tornare tra noi".

Uno dei vampiri maschi prese la parola. "Abbiamo già battuto tutte le possibili piste qui e in tutti i territori d'intorno, e di lui nessuna traccia. Io dico che non è qui, e che dobbiamo spostarci verso nord".

Il capo lo fissò per un attimo. "E' qui che ti sbagli, Rufio. Noi non abbiamo coperto tutte le piste, frugato in tutti i centri abitati. C'è questo paese di nome Delarville che non abbiamo controllato, ed è proprio vicino al confine con un altro Stato. Ora, forse lui non l'ha neanche visto sulla cartina ma è furbo, e anche disperato. Con tutta probabilità è lì che s'è andato a rintanare, e io non voglio escludere nulla. E' tutto chiaro?".

"Ma se lì non troviamo nessuno allora che faremo?". Stavolta era una delle vampire, la mora, che aveva preso la parola.

"Allora ce ne andremo e seguiremo il suggerimento di Rufus, ci sposteremo verso nord" rispose il capo.

"Così si sposta anche l'onda omicida" ridacchiò un altro vampiro, riferendosi ai titoli di prima pagina.

Norrie venne colta da una rabbia improvvisa. Come si permettevano quegli esseri di scherzare così con la vita altrui? E di rendere un inferno la vita di chi non era d'accordo. In quel momento avrebbe tanto voluto uscire allo scoperto e annientarli, tutti quanti.

Calmati, si disse tra sé. Controllati, se non vuoi farti scoprire. Respira, respira a fondo. La rabbia e la magia derivante avrebbero potuto indebolire il suo incantesimo di protezione e..

"Un momento. Sento qualcosa" disse il capo.

Che cosa?!!

Il capoclan si guardo intorno e poi, con sua somma incredulità, avanzò nella sua direzione. L'aveva percepita, ma com'era possibile? Si era resa invisibile con l'incantesimo più potente che conosceva, dannazione! Aveva funzionato con Rachele, e quindi come faceva quella sanguisuga a sentirla?

Il vampiro arrivò fino al cespuglio e scrutò in tutti gli angoli in cerca dell'intruso. Alla sua ricerca, e a un certo punto Norrie alzò lo sguardo e sussultò.

Le era tanto vicino che avrebbe potuto toccarlo.

"C'è qualcuno qui, ne sono sicuro" disse poi, le spalle al branco, e nel pronunciare quelle parole la guardava negli occhi, senza esserne consapevole.

"Di che parli? Non c'è nessuno qua in giro, a parte noi" disse un altro vampiro, quello di nome Rufio.

Il capo si girò verso gli altri. "E invece no, c'è qualcun altro qui. Lo sento. Sento la sua...furia".

Ecco come ha fatto, sente le mie emozioni, e sicuramente quelle del suo clan. Ecco come fa a tenerli in pugno, con il suo potere in più.

Il capo talentuoso frugò lì attorno ancora un po', i compagni dietro di lui in paziente attesa. Sembravano essere abituati, a scene come quella. Alla fine si stancò e, con immenso sollievo di Norrie, tornò dagli altri.

"Non si vede nessuno, ma questo non significa che non c'è nessuno" affermò più a se stesso che a loro. "Dobbiamo battere questa nuova pista. Febe, Roscoe". Indicò il terzo vampiro maschio, e una delle due bionde. "Voi due andrete in avanscoperta, e poi ci manderete un segnale".

I due interpellati fecero un segno d'assenso, e si lasciarono inghiottire dall'oscurità.

"Voi, invece" disse poi indicando tutti gli altri "andate a caccia. Dovete mettervi in forze, più che potete".

Anche gli altri assentirono e s'involarono nella notte. Adesso erano rimasti solo loro due. Lui non riusciva a vederla ma riusciva a sentirla, e questo era già abbastanza perché desiderasse che facesse come gli altri e se ne andasse di lì. Subito. Purtroppo per lei lui aveva fiducia nei suoi poteri -Proprio come me, si disse sarcastica- e infatti eccolo di nuovo a cercare, frugando con gli occhi dappertutto ma non trovando nulla. Non con gli occhi, almeno.

Doveva passare il resto della notte così? Norrie pensò alla situazione assurda e pericolosa in cui era capitata, e ci si era messa da sola, da brava idiota quale si sentiva in quel momento. Provò a immaginare qualcun altro nei suoi panni: non sua madre, ovviamente, e neanche Sebastian. Ma forse..forse la zia Francine poteva aver combinato qualcosa di simile a danno di qualcuno. E cosa avrebbe fatto lei?

Ci riflettè un attimo, e si rispose da sola: la cara zia non sarebbe andata nel panico, anzi. Si sarebbe divertita alle spalle di quell'essere, per poi defilarsi. Per quanto Norrie lo disprezzasse non voleva arrivare a tanto, perciò decise di usare un altro stratagemma. Distrarlo.

La luna era ancora in cielo, quindi non avrebbe dispiegato troppa energia. Osservò il cielo e ricordò che in quei giorni aveva piovuto a lungo, un temporale di quelli che piacevano a lei. Strizzò gli occhi.

In quel preciso istante un fulmine colpì un albero poco lontano, recidendo un ramo; altri fulmini iniziarono a cadere poco lontano, facendo rimbombare la vallata. Il vampiro si girò e osservò la scena, distraendosi per un attimo; Norrie ne approfittò all'istante e con la mente e il corpo volò via da quel posto, sperando che lui non l'avesse sentita.

Poco dopo aprì la porta di casa.



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