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lavoro pubblicato giovedì 14 gennaio 2010
ultima lettura giovedì 10 gennaio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Almeno per un giorno

di mostriciattolo. Letto 999 volte. Dallo scaffale Fantasia

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<img src="http://www.comparestoreprices.co.uk/images/pa/panache-delight-thong-by-panache-atlantis.jpg" alt="" width="442" height="683" align="middle" />

Le 2 e 38 d’una qualunque domenica mattina di gennaio, così ammoniva la radiosveglia. Mauro si sollevò di malavoglia dal letto, un po’ temendo di non riprender sonno, un po’ per non passare dal tepore delle coperte al freddo dei pochi metri che lo separavano dal bagno; ma insolite esigenze fisiologiche non ammettevano indugi. Infilò a memoria gli zoccoli Scholl’s, che mai gli eran parsi così larghi… domani stringerò la fascetta, si ripromise, cercando di spostarsi senza inciampare nel buio della stanza.

Raggiunse la porta a soffietto del bagno e vi entrò con circospezione e senza accendere la luce, anche per non disturbare Mariella, che stranamente ronfava come una locomotiva a vapore: dovresti proprio ascoltare di che rumori sei capace, pensò ironicamente Mauro. Sollevò la tavoletta e s’apprestò ad un gesto naturalissimo, perché già ripetuto migliaia di volte: abbassò del tanto necessario i boxer e prima d’aggiustare il tiro incrociò per un attimo solo le mani dietro la nuca, per stiracchiarsi.

Rimase un po’ deluso da se stesso, persino un po’ preoccupato (non m’avrà mollato la prostata proprio adesso, e poi se ho sporcato per terra chi la sente domattina Mary?), quando si rese conto d’essersi un po’ bagnato le gambe; ed istintivamente diresse le mani verso le pudenda per correggere la direzione.

Rimase impietrito quando si rese conto di non trovare nulla da afferrare.

Di certo non sono ancora del tutto sveglio, si convinse. Riportò lentamente le mani in zona, e la conferma terribile arrivò in un istante: lui non c’era; e nemmeno poteva esser nascosto dietro o serrato tra le cosce, perché le aveva troppo dischiuse. Con molta circospezione lasciò allora scivolare le dita dall’ombelico verso il basso. Incontrò l’incerta resistenza del pube, che gli apparve stranamente rado e setoso, ma quando giunse dove avrebbe dovuto trovare la sua attrezzatura da riproduzione, scoprì invece il nulla assoluto.

Per qualche secondo la sua mente fu attraversata da una baraonda inarrestabile di pensieri, ed uno fra tutti gli apparve quasi grottesco: quella curiosità mai appagata sulle bambole delle sue sorelle, che erano totalmente ed inspiegabilmente piatte; e poi la convinzione di vivere una via di mezzo tra un sogno ed un incubo, ed il terrore che per qualche inspiegabile motivo invece fosse tutto, drammaticamente vero. Fu colto dall’istinto irrefrenabile d’accendere la luce, ma prevalse sul resto la necessità di verificare prima e meglio con le dita… esigenza figlia del terrore di scoprire una verità che in quel momento scacciava via dalla mente, come un pensiero nefasto.

Decise di sedersi sull’asse del water; questo gli avrebbe consentito d’allargare le gambe del tanto necessario ad indagare con maggiore perizia sul suo – a quanto pare nuovo ed imprevisto – status fisico. Con maggiore decisione esplorò la zona incriminata sino a venir folgorato da una seconda, orribile rivelazione. Sotto le sue dita, e con un piacere mai nemmeno immaginato prima, si dischiuse qualcosa che aveva decisamente la consistenza, la forma, il tepore e persino la dolce scioglievolezza della…

Si ritrasse prima d’assegnarle qualunque nome, con brividi omicidi che gli salivano a frotte dietro la schiena. Non era solo la sensazionalità della rivelazione a farlo sentire così atterrito, quanto una ancor più sconvolgente percezione: aveva sì provato un piacere inimmaginabile nel toccarsi, ma non riusciva a comprendere se fosse il piacere tipico dell’uomo che accarezzi una donna, o di una donna che accarezzi se stessa. E questo dubbio rappresentava un tarlo lancinante, che lo metteva in crisi come uomo, quale realmente si sentiva: quasi potesse pensare da maschio provando tuttavia sensazioni da femmina, quasi le sue dita fossero quelle di Mauro, ma il resto del corpo quello d’una non meglio identificata Maura. Portò le dita alle labbra, e sebbene un po’ troppo istintivo, gli parve assai naturale saggiarne il sapore… provò un fremito inspiegabile nel riconoscerlo come quasi familiare, ma non certo suo. Ed ancora una volta, non seppe distinguere se quel piacere così nitido fosse maschile o femminile.

Gocce di sudore freddo cominciarono ad imperlargli la fronte ed il viso. Ristette col cuore in tumulto per qualche secondo, dapprima le mani sulle cosce, lisce come mai avrebbe potuto immaginare; poi - quasi terrorizzato dalla scoperta - portò simultaneamente i palmi in avanti, come a convincere se stesso che fosse arrivato il momento di riflettere per bene e con calma su quanto stesse capitando.

Allora – ripetè sottovoce a se stesso, col respiro affannato. Fuori sono una donna. Ho la cosina al posto del coso, ho le gambe lisce, il piede di almeno cinque numeri più piccolo, perché balla nelle mie Scholl’s 44, e stanotte la vescica mi si è riempita un po’ troppo in fretta (oddio, ma che accidenti mi metto a pensare!); da uomo non mi sarebbe mai successo. Nel toccarmi provo un’eccitazione fisiologica tipicamente femminile, o almeno così credo; ma mentalmente, l’avverto assai più da uomo, e questa discordanza per me è straziante. Assodati gli effetti, restava da comprenderne la causa. Quale terribile origine scatenante, avrebbe mai potuto produrre in un sano ed etero quarantenne un’alterazione così prepotente del dimorfismo sessuale? Cercò di regalarsi la calma necessaria a riflettere, e con atteggiamento volutamente minimalista passò in rassegna la serata precedente: una cena come tante nella solita trattoria, poi un film senza pretese alla tele, la luce spenta, le sue avances verso Mariella respinte con una delle scuse più pittoresche mai ascoltate in vita sua (ho l’alito cattivo e mi sento a disagio)… un breve battibecco della serie ogni scusa è buona per negarti vs se non lo facciamo almeno due volte alla settimana non sei contento, tutto nella norma, insomma ma… no, un momento… quella frase di Mariella di fronte alle sue lamentele gli esplose nella mente come una rivelazione:

...dovresti proprio esser donna almeno per un giorno, per sapere cosa si provi in momenti come questi…

Folgorato dalla scoperta, che al momento sembrava l’unica causa avente un minimo sentore di credibilità, Mauro si sollevò – irrazionalmente, appena rinfrancato - e decise che fosse arrivato il momento d’osservarsi allo specchio. Prima però, preso da un pudore che non aveva nulla di maschile, decise di sfilare i boxer e lavarsi.

Il contatto con l’acqua calda ed il detergente per igiene intima gli apparve totalmente diverso non solo da quanto fosse abituato a percepire come uomo, ma dalla più fervida e lontana immaginazione maschile su come potesse risultare quella operazione per una signora. Si ritrovò a pensare quanto fosse più piacevole e coinvolgente persino lavarsi, come femmina: la cosina aveva una consistenza morbida, arrendevole (non seppe bene perché ma gli venne in mente questo aggettivo); lavarsi, raggiungendo le zone più nascoste della sua femminilità, era infinitamente più gradevole e sensuale per Maura di quanto mai lo fosse stato per Mauro; ed ora, con orrore, e sia pure per un solo momento, lui si sentì un po’ più l’una che l’altro. Come uomo lavarsi gli era sempre risultato un gesto frettoloso e routinario; come donna gli appariva un momento coccoloso, e perché no, quasi eccitante. Ma forse quell’eccitante era sfuggito unicamente alla sua componente ancora maschile.

Si sollevò, dopo essersi asciugato per bene, e mentre portava quasi tremante il dito verso l’interruttore, ristette qualche altro istante.

Il seno!

Non ci aveva ancora pensato. Se aveva le gambe depilate, il piede piccolo, e la cosina al posto del coso, di certo la sorte doveva averla dotata anche d’un busto da donna; ma sino a quel momento, l’idea di controllare non lo aveva nemmeno lontanamente sfiorato. Decise comunque che non fosse il caso d'indugiare oltre, ed accese la lampada sul grande specchio del lavabo, per verificare. Non seppe distinguere se il ritardo nel mettere a fuoco la propria immagine avesse origine dal tempo necessario a riabituarsi dal buio alla luce artificiale, o non conseguisse al terrore di scoprirsi troppo diverso.

Sollevò lentamente gli occhi, portando lo sguardo dalle mattonelle screziate del bagno e dai piedi verso il catino ovale del lavabo, si soffermò qualche istante sul miscelatore a leva unica del rubinetto, infine prese il coraggio a due mani ed osservò la sua figura riflessa nello specchio per intero.

Un misto di sconcerto, disperazione, ma anche qualche sentore di stupore e di spavalda curiosità gli avvolsero la mente, come sottili lame di ghiaccio. I capelli erano lunghi come quelli di Mauro, ma il viso – totalmente glabro, e pur conservando la fisionomia dell’uomo in cui si riconosceva – aveva tratti più delicati e dolci, tipicamente femminili. Dimostrava una quindicina d'anni in meno, più o meno l'età di Mariella, e le gambe erano lunghe ed affusolate, ma non particolarmente muscolose, come quelle che pure ricordava d’avere. All’incrocio delle cosce, il pube sfrontato e perfetto era indiscutibilmente femminile; i fianchi, morbidi e dolcemente tondeggianti, come solo quelli d'una donna possono essere. Lo stupì molto la mancanza di qualunque tipo di ulteriore peluria, sia alla vista che al tatto; e sì che sapeva benissimo com’era, ed era sempre stato.

La t-shirt bianca copriva appena l’ombelico, in quanto prepotentemente tirata all’insù – nonostante d’almeno due taglie più grande – da un seno ancora a malapena coperto, ma all’apparenza importante, prorompente e soprattutto sodo. Da uomo pensò wow sarà almeno una quarta; ma una parte della sua incipiente femminilità ammoni ma quale wow d'Egitto, sapessi che rogna portarsi dietro due pere come queste…

Accese il caldobagno a manetta, perché situazione e clima gli accapponavano la pelle, ed infine con un gesto deciso sfilò la maglietta e si osservò completamente nudo allo specchio.

La curva mediterranea - pur senza eccessive abbondanze - dei fianchi, digradava dolcemente all’insù, dove le anche riprendevano armoniosamente ad allargarsi verso le spalle. I due seni erano grandi e ben divisi, e restituivano allo sguardo un aspetto materno ed invitante. Le grandi areole rosa, appena distinguibili dal colore della pelle – da uomo erano sempre state una sua terribile debolezza – guardavano delicatamente all’esterno, come due grandi occhi languidi; ed al centro d’esse, il bottoncino delizioso dei capezzoli era appena accennato, complice una lievissima variazione cromatica che li stagliava nitidamente sullo sfondo.

Mauro provò una sensazione impercettibile a metà strada tra eccitazione e turbamento, ed ancora una volta - con grande scompiglio interiore - non seppe riconoscere quanto in quella scoperta ci fosse di donna che si compiaccia della propria bellezza, e quanto invece di uomo che ammiri un bel corpo femminile senza veli.

Su tutto prevalse infine un’inattesa crisi di pianto, indice d’una fragilità che di maschile - in quel momento - aveva davvero assai poco.

Cosa mi succede e perché, chi sono io adesso, e cosa sarò domani? Ma è tutto vero maledizione…? dove, in cosa e quanto ho sbagliato per meritarmi tutto questo? Cercò di riprender coraggio e tranquillizzarsi, ripensando a quell’almeno per un giorno di Mariella: forse era solo una condizione transitoria, e nel giro di poche ore sarebbe tornato integralmente uomo. Nemmeno volle porsi il problema di come affrontare dal giorno dopo un mondo spietato, che avrebbe fatto di lui un fenomeno da baraccone, uno scherzo della natura per intenderci; o di come avrebbe fatto, sentendosi fondamentalmente e profondamente ancora maschio, ad abituarsi all’idea d’un corpo inequivocabilmente femminile.

Portò istintivamente le mani al viso, e scoprì d’avere le unghie lunghe e ben curate; il destino dunque non gli aveva risparmiato nemmeno questo. Le lasciò quindi scivolare verso i grandi seni, gesto che da uomo aveva tanto amato, avendo sempre ritenuto il seno l’elemento fondamentale e più essenziale della femminilità; ma era stranissimo, quasi impossibile descrivere l’effetto provato nell’accarezzare se stesso.

O se stessa?

La terribile crisi d'identità fu appena mitigata da quel nuovo contatto, caldo e coinvolgente. Riscoprì, come sempre aveva sostenuto, come non esistesse nulla di più morbido e gradevole al tatto; e non era solo questione di pelle, ma di consistenza, di cedevolezza, d'incantevole morbidezza. Rammentò a se stesso le parole che spesso aveva ripetuto a Mariella: quando ho il tuo seno tra le dita, è come se ti tenessi tutta nel palmo della mano. Riprovava la stessa sensazione in quel momento, ma era dura da accettare; poi – e per un attimo rimase sconcertato dal compiacimento di quella conclusione – il suo seno era più grande e sodo di quello di Mary. Ma che accidenti gli era venuto in mente? Era sul serio ammattito, a pensare una cosa del genere?

Coi polpastrelli accarezzò dolcemente le areole, curioso di scoprire l’effetto che gli avrebbe fatto; il contatto era infinitamente più piacevole di quanto mai avesse provato da uomo sul suo corpo da uomo. Scoprì con quale rapidità forma e consistenza dei capezzoli potessero mutare, ed infine si ritrovò a stringere tra pollice ed indice un turgore sorprendente.

Ma non era quella turgidità la sola conseguenza della sua preoccupata e preoccupante esplorazione: qualcosa stava cambiando anche . Non sapeva bene come decodificare questo nuovo stupore: una via di mezzo tra abbandono e desiderio di lasciarsi andare, ma molto più sfumata e meno prepotente di quella che avrebbe certamente provato al maschile; e poi… avvertì nitidamente che anche gli umori – da uomo non aveva certo mai avvertito quel tipo di percezione – stavano cominciando a farsi rapidamente strada tra le pieghe della sua carne; in altre parole, anche se non osava nemmeno pronunciare sottovoce la frase, si sentiva sì, insomma… bagnata.

C’era qualcosa di inspiegabile ma nel contempo piacevole in quel che gli accadeva; e si scoprì fortunato a poter provare un’esperienza che nessun uomo, nemmeno operato o trasformato dai chirurghi più acclamati, avesse mai vissuto prima. Dischiuse le cosce e con una mano decise d’esplorarsi più a fondo... il suo sguardo curioso non contemplò nulla di diverso da quanto avesse sempre ammirato - sempre con gran tenerezza - nelle donne che aveva avuto prima d’allora; ma sapere che quella fosse una parte del suo nuovo corpo, faceva una bella differenza.

Scoprì con stupore come ogni più piccolo contatto lo facesse sobbalzare, incalzando un’eccitazione sconosciuta e mai nemmeno immaginata: per esser un uomo che si osservasse da donna, realizzò d’esser fatta molto bene , e chiunque fosse stato il reale responsabile di quell’assurda mutazione, doveva essersi messo proprio d’impegno.

Consapevole che forse non sarebbero esistiti altri momenti possibili se non proprio quello contingente della scoperta, Mauro decise allora di farlo. Non aveva certo l’esperienza d’una femmina che pratichi l’autoerotismo, ma – e qui si compiacque ancora, ma stavolta da maschio - qualche donna l’aveva pur fatta godere…

Si rese conto ben presto, tuttavia, di quanto non fosse tanto fondamentale la frenesia o la pressione che ad un uomo – abituato al suo corpo – appaiano spontanee, quanto il ritmo e la cedevole consistenza delle parti accarezzate. Realizzò di come ogni contatto in ciascuna delle zone che le sue dita pur riconoscevano, gli procurasse un piacere intenso e diffuso, ma totalmente diverso da quello sempre provato da maschio. Da Mauro realizzò quanto il godimento maschile fosse più localizzato e circoscritto, e soprattutto causato da un unico tipo di movimento in un’unica direzione; da Maura - almeno fisicamente - scoprì la forza dei verbi indugiare, massaggiare, roteare, stuzzicare, tamburellare… per un istante gli passò per la mente anche il verbo penetrare, ma la residua parte maschile di sé lo cacciò via. Come una bestemmia.

Si ritrovò ad ansimare e piangere nello stesso momento, laddove la seconda reazione fu conseguenza della prima: la voce che gemeva, sia pure soffocata, era quella d'una donna, e questa ennesima scoperta, sia pure in un momento così intenso, gli provocò lacrime calde ed irrefrenabili. Tuttavia volle arrivare fino in fondo… con due dita si divaricò nel modo più naturale che riuscì a concepire, e con quelle dell’altra mano sollevò la piccola piega che nascondeva l’ultimo baluardo ancora sconosciuto del suo nuovo corpo, cominciando ad accarezzarlo dolcemente.

Che sensazioni, che scoperte straordinarie. Tutto era talmente diverso da quanto avesse sempre provato, talmente lontano da quanto avesse sempre immaginato... Il culmine giunse prepotente e spavaldo, in un crescendo rossiniano, e non assomigliava neanche lontanamente ed in alcun modo a qualcosa di maschile o pseudotale. Era un avvampare esteso, dilatato, avvolgente. Era come se l’intero suo corpo, col corredo d’ogni neurone della sua mente, stessero godendo, e non solo una parte circoscritta di sé. Intensità e durata di quel momento d’estasi gli sconvolsero ogni convinzione accumulata sino a quell’istante sul come si svolgesse e quanto a lungo perdurasse, in una donna; e forse – dovette a malincuore ammetterlo – tutto sommato, se proprio avesse dovuto restar femmina per un giorno, non sarebbe affatto stato tempo gettato via.

Quel che non riusciva a spiegarsi – ma certamente in quel momento prevalse il suo ego maschile – era per quale motivo ci si potesse negare con tanta frequenza al proprio compagno. Certamente la strada verso quella comprensione avrebbe richiesto una migrazione – psichica, oltre che fisica - assai più netta e definitiva…

Per qualche istante fu tentato di verificare una sua ricorrente convinzione, suffragata da quanto avesse sempre letto ed appurato con alcune delle sue compagne: quella secondo cui una donna possa provare piacere a ripetizione, e senza particolari tempi di recupero. Poi ristette, un po’ nel dubbio di star domandando troppo a se stesso, un po’ perché si sentiva effettivamente appagato e persino un po’ indolenzito, (quante volte Mariella gliel’aveva ripetuto, e lui non le aveva mai creduto…). Forse s'era spinto già sin troppo oltre per quella notte, ed occorreva meditare con più serenità sull’accaduto, ma soprattutto sul da farsi.

Si lavò nuovamente, come a cancellare ogni traccia dell’accaduto, indossò nuovamente la shirt sui seni che avevano ripreso una (deliziosa) apparenza di normalità, non prima d'aver sfilato da un cassetto del bagno un paio di culottes rosa di Mary… volle convincersi d’averlo fatto perché nei boxer ci sarebbe stato troppo abbondante, ma in realtà ancora una volta aveva preso il sopravvento l’impalpabile morbosità di sentirsi tanto diverso. Indossò quell'indumento che gli aveva sempre fatto un effetto devastante addosso alla sua compagna, addirittura si sfilò nuovamente la shirt per riammirarsi allo specchio con le mani incrociate dietro il capo... da uomo dovette ammettere che sì, era proprio una gran…

…si fermò un attimo prima di pensarlo sul serio, perché per la prima volta anche la sua parte femminile pensò la stessa cosa. Ma con intenti, motivazioni e genesi ben differenti.

Era davvero troppo, per quelle due sole ultime ore. Erano le 4 e 35 del mattino e decise di cercare un minimo di concentrazione a letto. Non ritenne fosse il caso di svegliare Mariella, che certamente avrebbe dormito sino a tardi e mai si sarebbe sognata – nottetempo – d'andarlo a cercare (altra cosa che - da uomo - gli era sempre mancata da morire). Indossò nuovamente la maglia. Spense il caldobagno, poi la luce. Raggiunse rapidamente il bordo del letto, non senza prima aver dato una solenne ginocchiata contro un cassetto – non s’era ancora abituato a distanze e dimensioni del suo nuovo, e sperava temporaneo corpo – e la cosa gli indusse una lacrima di dolore. Piuttosto femminile.

Mariella continuava a ronfare, aveva il respiro pesante, forse s’era presa il sesto raffreddore invernale. Nel coprirsi, Mauro provò a rimettere a fuoco la situazione, domandando a se stesso il da farsi. Con un gesto che gli era abituale, incrociò nuovamente le mani dietro la nuca, tra capo e cuscino. Ma era disabituato all’idea d’avere un… davanzale così abbondante, e per di più non aveva messo alcun reggiseno: il piumone gli premeva perciò dolcemente tramite la maglia sui capezzoli, provocandogli uno strano e mai provato turbamento. Allora si dispose su un lato, immediatamente alle spalle di Mariella, anch’essa profondamente addormentata sullo stesso fianco. E’ pur sempre la mia donna – pensò – e la parte maschile di me, in attesa di eventi, adesso è nuovamente curiosa di ricordare cosa sia capace di provare nel risentire il tepore di una donna… donna per intero, intendo.

Il gesto fu avvolgente, come sempre aveva fatto, spesso sentendosene rifiutato; ma la circostanza non consentiva ulteriori titubanze. Oltretutto Mariella – ironia della sorte, o della provocazione, a seconda dei punti di vista – dormiva per abitudine completamente nuda. Curando di non urtarla altrove per non svegliarla, lasciò scivolare dolcemente la mano nell’incavo tra le cosce appena socchiuse.

Qualcosa di familiare, effettivamente, si ritrovò tra le dita. Ma non era esattamente quel che s'aspettava…



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