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lavoro pubblicato mercoledì 13 gennaio 2010
ultima lettura lunedì 20 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

NELLE NOTTI DI LUNA PIENA

di akire. Letto 953 volte. Dallo scaffale Fantasia

Undicesimo capitolo. Sapete, andando avanti con la saga i capitoli si fanno sempre più lunghi..lo prendo come un buon segno.

Per le settimane a seguire Sebastian divenne un assiduo frequentatore di casa Witterzmann. A Rachele piaceva quel ragazzo, che ogni tanto parlava come se vivesse in un altro secolo, e Norrie..beh, Norrie pensava a lui e al sogno che lo vedeva protagonista, e l'unica spiegazione che riusciva a darsi era che aveva ‘anticipato' gli eventi in corso; questo però non la convinceva, non del tutto.

Le due però tenevano sempre a mente la sua natura, come se non bastassero le volte in cui non si faceva vedere e sapevano che era per i boschi a caccia di selvaggina. E tenevano sempre a mente la loro natura, il loro prezioso segreto: e Sebastian finora non aveva avuto il minimo sospetto che era diventato amico di due streghe.

L'unica nota stonata in questo quadretto era Cagliostro, a cui Sebastian proprio non piaceva: ogni volta che lo sentiva arrivare, infatti, sgattaiolava al piano di sopra o nella serra, e rimaneva lì mugolando e sbuffando finchè lo sgradito vampiro non si decideva ad andarsene. Secondo lui era normale, dato che gli animali sono più istintivi degli uomini, e sono molto più abili nel riconoscere ed evitare il pericolo; Norrie invece, che lo conosceva bene, ci vedeva di mezzo la gelosia.

Avevano discusso, pianificato, fatto ipotesi e obiezioni per fermare i vampiri in caccia; lui le aveva parlato di loro e spiegato quanto era improbabile che riuscissero a eliminarli. Lei aveva replicato che tutti hanno un punto debole, e che se non fossero riusciti da soli si sarebbero rivolti ad altri: le conoscenze non le mancavano, e la determinazione neanche.

"Tu non li conosci" aveva ribattuto lui. "Loro sono un clan, si guardano le spalle a vicenda. Cosa possiamo fare noi?".

"Io so solo una cosa" aveva risposto lei. "Non voglio vederti fare il latitante per il resto della tua vita, che penso non sarà di lunga durata".

"E allora che pensi di fare? Affrontarli a viso aperto, insieme a tua madre? No, Norrie, questo non accadrà mai, perché io non lo permetterò. E' la mia battaglia questa, lo capisci? Non voglio coinvolgere né te, né Rachele, né nessun altro. Non voglio avervi sulla coscienza per il resto dell'eternità".

"Senti, mi rendo conto che ti preoccupi per noi, ma non siamo ancora alla battaglia finale! E loro non ti hanno ancora trovato, il che ci da ancora un po' di tempo".

Sebastian s'era alzato in piedi per guardare fuori dalla finestra. "Io sto gia mettendo a repentaglio la vostra vita" mormorò. S'era girato verso di lei. "Se venissero a sapere che mi state aiutando loro vi..".

Norrie non lo fece finire. "Non arriveranno mai a tanto, perché li sconfiggeremo prima, stanne certo".

Avevano ripreso l'argomento più volte ma nulla, non era mai riuscito a smuoverla dalla sua decisione.

"Stanotte è il plenilunio" disse sua madre.

Erano in negozio, una al bancone e l'altra alla cassa, come sempre. Rachele stava pulendo il ripiano quando aveva aperto bocca, ricordandole la più desiderata ricorrenza mensile che conoscessero. Come se ce ne fosse bisogno.

Ogni strega, buona o cattiva che sia, raggiunge il culmine dei suoi poteri quando la luna è piena: infatti, in queste notti speciali può fare cose che normalmente non fa, come volare o trasformarsi in qualsiasi cosa voglia. Ella diventa un sola cosa con la natura che la circonda, e la trascendente felicità che ciò comporta la spinge a dimenticare, almeno per un po', anche le più dolorose ferite inflitte.

Quella notte le due streghe avrebbero di certo festeggiato, vampiri o no.

"Non preoccuparti per Sebastian" disse Norrie appoggiandosi al ripiano con i gomiti. "Stanotte andrà a caccia, me l'ha detto ieri. Non ci scoprirà mai".

"Uh, certo. Però..".

Norrie si tirò in piedi e socchiuse gli occhi. "Però cosa?".

La madre posò lo straccio e si voltò verso di lei. "Ecco, vedi, non voglio assolutamente criticarti o altro mia cara, proprio no. Ma tu e Sebastian..beh, credo che voi siate diventati..intimi. Forse troppo" aggiunse alla fine.

"Intimi? Come sarebbe a dire? Pensi davvero che possa esserci del tenero tra noi? Mamma, ma lui è un..". Non finì la frase.

Rachele sospirò e congiunse le mani come stesse pregando. "Norrie, io mi preoccupo per te. Tu come me, come tua zia, tendi sempre a innamorarti della persona sbagliata. No aspetta" disse quando la figlia fece per andarsene. "Fammi finire, ti prego. Voglio solo che tu stia attenta, che non ti lasci dominare dai sentimenti, di qualunque natura siano. Perché non voglio vederti soffrire ancora, proprio non voglio. Non lo sopporterei, e neanche tu".

Norrie la guardò. Una madre vuole sempre proteggere i suoi figli, anche quando diventano grandi e grossi. Ma in quel momento non era questo il pensiero domi-nante nella sua mente.

Prese lo zaino. "Io vado a casa" annunciò.

"Norrie, ascolta..".

La figlia si voltò. "Vado a casa, ti va bene o hai da ridire anche su questo?". E prima che Rachele potesse ribattere uscì dal negozio sbattendo pesantemente la porta d'ingresso.

Era seduta sul tetto osservando il tramonto con in braccio Cagliostro. Sebastian si sarebbe svegliato tra poco per andare a direttamente a sfamarsi, e sua madre doveva ancora rientrare. Era da sola in casa, o per meglio dire fuori casa.

Ripensò alla discussione con sua madre in negozio, quella mattina. Col senno di poi si rendeva conto d'aver un po' esagerato; ma lei si era sentita, e si sentiva ancora adesso, come un fragile vaso di vetro frantumato in mille pezzi che a fatica si ricompone, e che non può né vuole sentire niente che gli ricordi quanto si sia stato terribilmente facile cadere, e spezzarsi.

Sua madre lo sapeva benissimo, lei aveva visto e sentito tutto e nonostante ciò le aveva riportato alla mente il passato, pur di tentare di difenderla. E con che risultato? Soltanto un silenzio pieno di parole non dette, e di lacrime non versate.

Era appollaiata la sopra da un po' e quando tornò alla realtà vide che il sole era tramontato del tutto, e che sua madre era tornata. La luna brillava dal suo manto di nuvole. Era giunto il momento.

Lentamente si alzò in piedi con tutta la sua grazia, e alzò il viso, le braccia al cielo per rendere grazie. Camminò in punta di piedi fino al cornicione, e saltò librandosi nel cielo.

In vita sua non ricordava di essere stata più felice che in quei momenti di pura euforia. Volava in alto nel cielo e oh, come sembrava diversa ogni cosa da lassù. Le case sembravano giocattoli, gli alberi maestosi delle piccole piante e le persone, gli uomini, sembravano così piccoli, quasi fossero miniature. Volava con i capelli sciolti e svolazzanti, invisibile ai mortali; e l'iride dei suoi occhi, che in quel momento non vedeva, brillava del viola, il colore della magia, come succede sempre a una strega quando ricorre ai suoi poteri.

Con le braccia spalancate volava dritta davanti a se, poi girò a sinistra e poi ancora, facendosi un po' trascinare dalle correnti. Disegnava capriole nel cielo ridendo deliziata, come se invece che sospesa nell'aria si trovasse a nuotare nel mare, come quando era piccola.

Il mare..l'acqua.

L'acqua era stata così importante per lei quand'era piccola, e quella notte voleva, in un certo senso, tornare a casa. Vide in lontananza il lago, e decise di fermarsi. Atterrò delicatamente, sfiorando con le punte dei piedi la sua superficie immobile poi decise di tuffarsi, lasciandosi andare. Galleggiò, nuotò nelle sue profondità vedendo la vita pulsare e sentendosi un tutt'uno con essa, con il mondo intero. Schizzava da una sponda all'altra notando deliziata le sue gambe che si erano trasformate in una coda, come quella delle sirene. Si specchiò nell'acqua e vide i monili che portavano le mitiche creature ora sul suo volto, sul suo corpo. Ma non le importava davvero di questo; si rituffò in acqua e si scoprì capace di parlare con gli abitanti, di raccontarsi a vicenda bellissime storie.

Riemerse dall'acqua salutando i suoi nuovi amici, stanca ma felice. La luna era arrivata al punto più alto del cielo, per poi iniziare la sua discesa.

Tornerò domani, e domani ancora! promise ai suoi piccoli amici, e un po' a malincuore s'incamminò per tornare a casa.

Il bosco era silenzioso. Troppo, troppo silenzioso. Norrie aguzzò i sensi e capì subito cosa non andava: presenze estranee e pericolose si aggiravano ai margini della foresta, bisbigliando tra loro e nascondendosi. Non poteva essere Sebastian, non erano questi i territori dove andava a caccia. E poi erano più di uno.

Erano un clan.

Avanzò silenziosa e guidata dall'istinto finchè non li intravide, seduti in cerchio a parlare tra loro; e si trattenne dal seguire l'impulso di uscire allo scoperto come una furia e di cacciarli via a pedate.

Ah, non sarebbe una mossa saggia, proprio no.

Decise quindi di diventare invisibile ai loro sensi e così fece, avvicinandosi più che poté per origliare i loro discorsi: tutto ciò che riusciva a sapere poteva andare sicuramente utile ai loro piani per distruggerli. Si mise dietro a un cespuglio -la prudenza non era mai troppa- e aguzzò le orecchie, in attesa.



Commenti

pubblicato il 13/01/2010 19.14.36
fiordiloto, ha scritto: Sempre più lunghi e sempre più intessanti, direi! Aspetto il prossimo! =)

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