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lavoro pubblicato martedì 12 gennaio 2010
ultima lettura sabato 18 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

NELLE NOTTI DI LUNA PIENA

di akire. Letto 907 volte. Dallo scaffale Fantasia

Zampettare lieve sulla grondaia, un rumore leggero e quasi impalpabile. Norrie tese l'orecchio e vide Cagliostro giocare a rincorrere le ombre nel c...

Zampettare lieve sulla grondaia, un rumore leggero e quasi impalpabile. Norrie tese l'orecchio e vide Cagliostro giocare a rincorrere le ombre nel cuore della notte. Anche in quella notte senza luna quando il cielo sembrava troppo buio, e troppo vuoto.

Seduta alla scrivania stringeva tra i denti una matita intanto che la mente vagava distratta. A un certo punto sbuffò, e si arrese riaprendo il cassetto e prendendo per l'ennesima volta in mano il ritratto. Il suo vampiro familiare la guardava e sorrideva in un modo che le faceva venir voglia di prenderlo a schiaffi.

O di baciarlo.

Ma che vado a pensare? si chiese. Io ho chiuso con l'amore. Completamente. E non ho nessuna intenzione di tornare con il cuore a pezzi.

Ributtò il disegno nel cassetto e lo chiuse sbattendolo. Poi ci ripensò e lo tirò fuori, poggiandolo sulla scrivania.

Erano passati due giorni dal loro ultimo incontro, e lei ovviamente continuava a pensare a lui. A quest'ora si era sicuramente trovato un suo covo, probabilmente ai margini del paese; e anche se Norrie aveva i mezzi per farlo non voleva davvero scoprire dove fosse.

Sospirò e si abbandonò allo schienale della sedia, riflettendo. Stavano succedendo cose impensabili e anche inspiegabili, forse più grandi di lei e Sebastian. E se così era doveva parlarne con qualcuno, metterlo a parte del suo segreto.

Si certo ma chi? Non le aveva in mente nessuno con cui potesse parlare di quella storia, soprattutto per via di Sebastian il vampiro. Guardò ancora la sua immagine. La osservò per un po', e poi capì cosa doveva fare. Alzandosi e portando con sé il ritratto doveva per prima cosa fare una prova di sincerità.

Sua madre era di sotto a leggere comodamente distesa sul divano. Indossava una veste da camera e portava quel giorno orecchini di giada. La sentì arrivare ma non si girò, lasciando che fosse la figlia a iniziare.

Norrie si sedette davanti a lei sulla poltrona imbottita. Rachele alzò la testa per poterla guardare in faccia. Mise via il libro.

"Mamma, dovrei parlarti". Ecco, ci siamo.

"Parlarmi di cosa? Il tuo incubo? O c'è qualcos'altro?".

L'incubo ricorrente, già. Da quando aveva incontrato il suo protagonista in carne ed ossa Norrie aveva completamente smesso di sognare: chiudeva gli occhi e un attimo dopo li riapriva, fresca e riposata.

"Si, e anche no, insomma non so bene" rispose. Fece un bel respiro.

"Cosa stai tentando di dirmi, Norrie?".

Sua madre la guardava con un velo di preoccupazione negli occhi. Ah, ci mancava solo che si preoccupasse per lei. Ancora. "Tu sai che nel sogno c'era sempre una persona, una sola" disse. Rachele annuì. "Qualche giorno fa ho..fatto un incantesimo. Per avere delle risposte. E le ho ottenute". Le porse il ritratto.

La madre lo prese in mano guardando prima lei, poi spostando gli occhi sul foglio e concentrandosi su quello. Fece passare qualche minuto, poi allungò il braccio per restituirglielo. "E' davvero ben fatto, nel tuo stile. E il ragazzo raffigurato è..quello che penso?".

"E' quello che pensi, mamma. Un vampiro". Parola magica. "Che facciamo?".

Rachele non rispose subito; prima si alzò e si diresse in cucina da dove continuò a parlarle. "I nostri rapporti con queste creature non sono eccelsi, se non del tutto inesistenti. Da sempre ci teniamo lontano da loro e se lo facciamo, un buon motivo sicuramente c'è".

Norrie non aprì bocca.

La madre continuò a parlare. "Noi preserviamo il nostro segreto, e loro fanno lo stesso. E ciò impedisce uno scontro aperto, e la possibilità di avere altri nemici. Dobbiamo già difenderci da ben altri pericoli, come tu ben sai".

Norrie non disse niente. Lo sapeva, certo che lo sapeva, anche troppo. Ma non disse niente.

Rachele riemerse dalla cucina con un bicchiere di thè freddo in mano. "Detto ciò.. Sebastian può venire a trovarci quando vuole, se lo desidera. Ma noi preserviamo la nostra magia, mia cara. Non mettiamolo a parte, almeno per il momento. Lasciamo passare un po' di tempo per conoscerlo meglio. E un'altra cosa" aggiunse bevendo un sorso del suo thè. "Può anche fermarsi per il giorno, se ne ha bisogno Questa casa è grande, e starà sicuramente meglio qui che in uno sgabuzzino".

Rallentò e posteggiò la macchina all'ombra di una macchia di abeti, e scese. Scrutò il cielo all'imbrunire affollato di nuvole, e aprì l'ombrello. In lontananza si vedeva una villetta cadente, ormai in disuso da anni. Finora.

E' lì che si sarà nascosto, pensò Norrie. E' il posto perfetto. Non troppo lontano dal centro abitato, e neanche troppo vicino per destare sospetti.

S'incamminò, ombrello e tutto, in direzione della casa. Vide il portone d'ingresso ricoperto di graffiti quasi illeggibili e la stanza principale con i mobili in rovina e reduce di accampamenti vari, chiaro segno che le coppiette del posto venivano qui a infrattarsi. Un altro buon motivo per portarlo via di lì.

Deve ripararsi dai raggi del sole, quindi si sarà sistemato in cantina, pensò, e imboccò la rampa di scale che portavano al piano di sotto. Arrivata a metà strada si fermò percependo un grande riflusso di energia psichica. Ma era lui che..

Sebastian si materializzò ai piedi delle scale, lo sguardo perso nel vuoto. Poi la vide, e recuperò il suo solito aplomb. Si stagliava in tutta la sua altezza al di sopra di lui, e stringeva tra le mani il suo ombrello come una regina. Beh, almeno non glielo puntava contro.

La raggiunse in un battito di ciglia e si chinò grave su di lei. "Come sei arrivata qui?" sussurrò.

"Una serie di brillanti deduzioni" rispose Norrie allontanandosi di mezzo passo. Tra le altre cose quel tizio le metteva un po' di soggezione, ma solo un po'. "Tranquillo, non mi ha seguita nessuno".

Lui si raddrizzò calmandosi un poco. "Allora" disse poi "a che devo l'onore della tua visita?".

Norrie gli rispose reprimendo la voglia di picchiarlo. "Il sole è tramontato. Usciamo. Ho delle cose da dirti".

Si avviarono insieme al portone d'ingresso. Una volta fuori lei gli indicò il punto dove aveva parcheggiato. "Vedi laggiù? E' la mia macchina".

Sebastian guardò prima la macchina, poi lei. "Si, la vedo. Ma questo cosa c'entra con me?".

"C'entra eccome. Sono venuta a prenderti".

Lui sussultò. A prenderlo? E portarlo dove? Cosa aveva in mente ora quella strana ragazza? Perché strana era strana, non c'erano dubbi. Tanto per cominciare aveva incontrato un immortale e potenziale assassino e si era fidata di lui -anche se ammetteva che andava a suo vantaggio. E poi era riuscita quasi subito a scoprire il suo rifugio, e non aveva approfittato per distruggerlo o altro. E poi..

Norrie ignorò il suo tumulto interiore e aprì tranquillamente il suo ombrello, scrutando il cielo e prevedendo che ne avrebbe avuto per qualche altro giorno. Poi si girò verso di lui e lo mise sotto l'ombrello. "Ho parlato della tua situazione con mia madre, e -ehm- insieme abbiamo deciso di farti venire a casa nostra ogni volta che vuoi, o che ne hai bisogno. Certo sei libero di rifiutare la nostra proposta ma io fossi in te non disprezzerei la cosa".

Sebastian si tirò indietro esponendosi alla pioggia. "Perché dovrei dirti di si? Cosa c'è sotto?".

Norrie sorrise appena, per non umiliarlo. "Mio caro Signore delle Tenebre" esordì facendogli alzare gli occhi al cielo "sei in un posto che non conosci, con un clan di vampiri infuriati e pericolosi alle calcagna. In altre parole, sei con il Tuo regale sedere sulla graticola. Devi capire che in tale situazione devi accettare tutto l'aiuto possibile, e che tre cervelli sono meglio di uno. Inoltre" aggiunse facendo un gesto verso la casa "qui vengono a stare le coppiette che vivono nei dintorni, e non so chi altro. Quanto ti conviene abitare un posto frequentato dagli umani, Altezza?".

Lui strinse gli occhi. "So controllarmi" rispose asciutto.

Lei recuperò un tono serio. "Per quanto ancora, Sebastian?" gli chiese. Tese la mano sfidando la pioggia, e bagnandosi la manica del maglione. "Fai la cosa giusta" gli suggerì.

L'orgoglioso vampiro chinò la testa, poi la tirò su. Prese delicatamente la sua mano e la strinse, come a suggellare un patto. "E va bene. Ma non approfitterò della vostra gentilezza, lo giuro".

Norrie lo prese a braccetto e gli mise di nuovo sopra l'ombrello. "Mi sembra giusto" rispose.

Camminarono a braccetto verso la macchina come due vecchi amici, riparandosi sotto la pioggia e continuando a discutere.



Commenti

pubblicato il 12/01/2010 11.53.51
fiordiloto, ha scritto: Molto ben scritto e convincente! Mi sto davvero appassionando ai tuoi personaggi, sai? Un caro saluto e...al prossimo! =)

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