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lavoro pubblicato domenica 10 gennaio 2010
ultima lettura lunedì 4 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

NELLE NOTTI DI LUNA PIENA

di akire. Letto 811 volte. Dallo scaffale Fantasia

Si erano seduti al tavolo uno di fronte all'altra come due vecchi amici, o come due avversari prima del duello. Sebastian le stava spiegando la sua s...

Si erano seduti al tavolo uno di fronte all'altra come due vecchi amici, o come due avversari prima del duello. Sebastian le stava spiegando la sua situazione.

"E così tu vivi praticamente braccato dal tuo vecchio clan?" disse lei alla fine.

"A conti fatti, così stanno le cose" rispose lui. Gli faceva un effetto strano parlarne con qualcuno. Strano, ma anche..liberatorio. Come dividere un peso enorme troppo a lungo portato sulle sue spalle.

"E..da quanto va avanti questa storia?" domandò Norrie.

"Da un mese, più o meno" disse Sebastian. "Prima mi ero allontanato di mia volontà, per chiarire un po' di dubbi con me stesso; quando sono tornato tra loro, avevo già scelto di andarmene per sempre, per i motivi che tu sai. E loro..beh, non l'hanno presa bene" concluse.

L'eufemismo dell'anno, pensò lei ma evitò di aggiungere altro. Si alzò in piedi. "Allora, puoi restare per questa notte e per tutta la giornata di domani. Nessuno sa che sei qui, e io farò in modo che la cosa rimanga tra me e te; ma domani al tramonto o a qualunque ora ti svegli ti voglio fuori di qui. Sono stata chiara?".

"Chiarissima" rispose lui mimando il saluto militare.

Norrie non gli diede spago. "Di là c'è lo stanzino, somiglia a una bara in verticale ed oltretutto è vuoto, quindi ti dovrebbe andare bene. Io me ne torno a casa".

Si girò e aprì la porta per andarsene, ma lui la fermò sull'uscio. "Norrie?"

"Cosa c'è?".

Anche lui si era alzato in piedi, e in quel momento le sembrava tanto il suo vampiro familiare che avrebbe voluto piantarlo lì e scappare via. Invece rimase. "Che devi dirmi, Sebastian?".

"Volevo semplicemente ringraziarti, e..i tuoi disegni". Indicò i fogli sparsi sul tavolo. "Sono davvero molto belli".

Lei fece cenno con la testa. "Ora devo andarmene" disse, e si chiuse la porta alle spalle.

Il giorno dopo aprì il negozio prima di sua madre, evento raro. Entrò e notò subito uno scaffale pieno di creme idratanti che sembrava esploso, lanciando quella roba dappertutto.

L'ira è davvero una brutta bestia, pensò intanto che contemplava quel disastro. Era sempre così, in quelle situazioni: i poteri di una strega sono legati a doppio filo alle sue emozioni, e la rabbia della notte prima l'aveva involontariamente portata a combinare quello sfacelo.

Si mise al centro della stanza e sollevò le mani, poi le stese su quel caos: obbedendo alla sua volontà ogni cosa tornò al suo posto, le creme tornarono nei loro vaset ti che si ricomposero, e poi si allinearono sullo scaffale che tornò a essere appeso al muro. Si guardò intorno con un'ombra di soddisfazione: la magia a volte si rive lava molto utile.

Rimase lì per un po', poi andò in laboratorio per completare delle cose. Dopo qualche minuto sentì sua madre entrare e girare il cartello d'entrata, poi la raggiunse e si mise a rovistare ai fornelli.

"Oggi ti sei svegliata presto" notò.

"Eh già". Norrie s'appoggiò allo schienale della sedia con un accenno di sorriso. "Ho finalmente recuperato le ore di sonno".

"Quindi non hai fatto quel sogno" osservò Rachele.

La figlia scosse la testa. "Eh no no no".

"Sai, penso che tutto si spieghi con la tua magia. In questi ultimi tempi non ti sei dedicata molto ai tuoi poteri, giusto? Beh, magari questo era un segnale. Insom ma, facevi quel sogno con uno scopo ben preciso".

"Può darsi, o può darsi di no. Ma che importa, ormai? Sento di essermi lasciata alle spalle tutto, finalmente. Arrivano clienti" disse anticipando di qualche secondo la campanella che trillò.

Per tutto il resto della giornata Norrie sorrise e chiaccherò amabilmente, mostrando una serenità d'animo che lei per prima non sapeva come spiegarsi, soprattutto se ripensava agli eventi recenti. Servì clienti e riordinò spostandosi in continuazione dal laboratorio al bancone e cassa, e senza neanche accorgersene facendo ogni volta attenzione per evitare di passare vicino allo sgabuzzino.

Era tardi quando decisero che per quel giorno si erano strapazzate anche troppo. Rachele si mise la giacca. "Devo fare una consegna per una cliente" disse. "Chiu di tu qui?".

"Si, ci penso io" rispose Norrie. "Ci vediamo a casa".

"Va bene, allora a più tardi" disse la madre, e uscì.

Norrie attese finchè l'eco dei suoi passi si spense in lontananza, poi andò allo sgabuzzino che aveva evitato con cura per tutto il giorno. Fissò il legno scuro del pannello della porta chiedendosi che spettacolo le si sarebbe presentato davanti se solo avesse osato..

Meglio lasciar perdere, pensò. Stavolta rischierei davvero di non dormire più. Si girò e si sedette per terra vicino al suo trono, in attesa.

Dopo un po' il ‘coperchio' si mosse, e una mano bianca e appuntita sbucò da dentro. Poi Sebastian scivolò fuori con la sua solita eleganza, spolverandosi i vestiti.

"Ben svegliato!" lo apostrofò lei.

Lui la vide la sotto e le sorrise. Ma perché le sorrideva sempre? La raggiunse e si sedette accanto a lei.

"Allora" esordì Norrie. "Come hai dormito? Era comodo lo sgabuzzino?".

"Adeguato" rispose Sebastian. "Scusa se te lo dico, ma direi di aver dormito meglio".

"Ah beh, nessuna offesa".

"Del resto, sono stato anche peggio" aggiunse lui, più a se stesso che a lei.

Fecero passare un momento di silenzio, che Norrie decise di rompere per prima. "Parlando sul serio, cosa conti di fare adesso?".

Lui ci pensò sopra. "Anzitutto, trovarmi un rifugio. Un posto dove stare, almeno per qualche tempo. E poi studiare un nuovo piano d'azione. Si, insomma, quello che faccio sempre".

"E sono stati i tuoi brillanti piani d'azione ti hanno portato a intrufolarti nel mio negozio?".

"Beh, quello è stato un piccolo imprevisto. Capitano anche ai migliori, sai".

Norrie alzò gli occhi al cielo, e decise di lasciar perdere. "Quindi vai via?"

"Si". Si alzò e le tese una mano perché si rialzasse a sua volta. La scrutò stringendo gli occhi e sorridendo malizioso. "Sai, se non fosse stato per il tuo numero col coltello di ieri giurerei che tu vuoi vedermi restare".

"Se non conoscessi la tua natura avrei provato a pugnalarti, ieri" replicò lei punta sul vivo. "Fila via".

Lui rise. Aveva un suono meraviglioso, la sua risata. Così..armonico, un po' come il suono di una cascata. Perché lo trovava così piacevole?

Le cinse le spalle e avvicinò il viso al suo. "Grazie di tutto" mormorò delicatamente al suo orecchio. Poi si allontanò e in un attimo svanì, lasciandola tutta sola.



Commenti

pubblicato il 11/01/2010 13.49.59
fiordiloto, ha scritto: Bellissimo! mi piace un sacco questa Norrie! Decisa e spiritosa! Molto piacevole questa lettura. Aspetto il seguito =)

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