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lavoro pubblicato mercoledì 6 gennaio 2010
ultima lettura domenica 10 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Amici fino alla fine

di HankBlackWood. Letto 634 volte. Dallo scaffale Fantasia

I rumori della battaglia erano ormai all'acme della loro intensità: anche se nessuno ci faceva mai caso, erano i goblin fra i guerrieri che pi&...

I rumori della battaglia erano ormai all'acme della loro intensità: anche se nessuno ci faceva mai caso, erano i goblin fra i guerrieri che più utilizzavano urla di guerra in combattimento, sincronizzando gli attacchi selvaggi e le sanguinose scorribande che le truppe eseguivano all'udire del grave suono del corno e del vibrare del tamburo.
I nani del 5° Reggimento della Guarnigione di Confine erano accorsi da poco più di qualche decina
di minuti, ma già contavano numerose perdite nelle loro fila: i goblin vendevano cara la loro
verde pelle.
Shru'g si sentiva lievemente disorientato, mentre il rumore di spade e il sibilare delle frecce
gli impediva sempre più di seguire i suoi commilitoni nell'assalto al quale stavano partecipando.
Era iniziato tutto poco dopo il tramonto, come i capi delle milizie naniche avevano previsto.

Shru'g schivò d'istinto una freccia che si dirigeva verso il suo petto: un rapido scatto ed essa si conficcò in un tronco rinsecchito di un vecchio albero poco dietro di lui. La piana salmastra dove stavano combattendo era costellata di questi vecchi tronchi: era un posto davvero inospitale, con pantani paludosi e malsani.
Col calar della sera vortici pigri di sinistra foschia si innalzavano lentamente dalle pozze fangose, mentre rumorosi nugoli di moscerini iniziavano la loro frenetica danza sotto il pallido bagliore della luna nuova. Questo era il paesaggio dei circa quaranta chilometri quadrati che si estendevano ad oriente del Lungifluvio, il fiume che tagliava la parte nordoccidentale del territorio dell'altopiano di Furk-Badar.
Fino a pochi mesi or sono questa zona orientale del Lungifluvio era di scarso interesse per qualsiasi razza, poiché il centro abitato più vicino era a circa 15 giorni di viaggio a cavallo e l'interesse
tattico delle lande era davvero basso.
Ma Shru'g sapeva che tutto era cambiato quando iniziarono a correre delle voci su alcune miniere, nelle quali un gruppo di esploratori si era imbattuto in un'importante scoperta. Alcuni affermarono che era stato ritrovato un tesoro di un vecchio drago, altri invece parlavano circa un'ancestrale città sotterranea e non mancava chi invece asseriva che fosse stata trovata una piccola vena di mithril. Fu quel che fu, i nani furono i primi a dirigersi nell'altopiano di Furk-Badar e si sentirono in diritto di pretendere il possesso di quelle terre di nessuno che erano state, decine di secoli prima, territorio di un'estinta tribù di selvaggi orchetti. Il forte, velocemente costruito dai fieri ed ingegnosi nani Barbadiferro nei pressi di alcune cave abbandonate, in brevissimo tempo subì assalti di diverse tribù di orchetti e di goblin, assalti che ormai erano scagliati puntualmente ogni settimana. Inizialmente venivano respinti con facilità, col passare dei mesi però era diventato sempre più difficile per gli assediati sia ricevere rinforzi sia recuperare approvvigionamenti sul luogo, giacché lì nemmeno l'acqua potabile era disponibile. La situazione si era molto complicata.

Shru'g sentiva il suo respiro farsi sempre più irregolare: stava procedendo velocemente lungo il campo di battaglia ed il terreno, coperto da piccoli massi che rallentavano la corsa, era davvero scomodo da percorrere. Inciampò e cadde, finendo con la faccia nella polvere. Tumtum... tumtum... tumtum... i tamburi risuonavano nell'aria opaca della sera.
Grugnì qualcosa che nemmeno lui comprese bene, poi si rialzò in fretta serrò di nuovo i ranghi e continuò a procedere nella marcia fianco a fianco con i commilitoni. Era a qualche centinaia di metri dal forte e non si sentiva molto sicuro... il suo compito non gli piaceva molto, anche perché gli ordini da eseguire non erano quello che lui sapeva fare meglio... ma in certi momenti i capi sacrificano la qualità per la quantità e questo lui lo sapeva bene.

Sguainò la sua spada bastarda e guardò le macchie del sangue di due nemici cui lui, poco prima, aveva risolto il problema di respirare ancora l'aria malsana di quelle lande scure. Ora era a circa quaranta passi da un piccolo gruppo di agguerriti rivali, che stava combattendo con un certo numero di suoi commilitoni che ben resistevano agli attacchi: il pallore della luna brillava sulle loro lame. Si diresse, insieme con gli altri che erano con lui, verso di loro urlando la sua rabbia e roteando la spada. Si fermò solo perché il deflagrare della saetta magica che esplose su quel gruppo di combattenti gli accecò la vista e gli intontì la coscienza: sentiva la testa pulsare, lui odiava la magia. Dopo qualche secondo riaprì gli occhi e, fra le mille piccole stelline che gli ballavano impazzite dovunque posasse lo sguardo, intravide quel che rimaneva dei suoi compagni e dei suoi nemici: alcuni si muovevano e si lamentavano per il dolore... altri non lo avrebbero mai più fatto. Rabbrividì. Era stato lo sciamano goblin, Shru'g non aveva dubbio. Tumtum... tumtum... tumtum... i tamburi goblin continuavano la loro malevola sinfonia di guerra.
Gettò lo sguardo alle sue palle e vide quella creatura dalla pelle verde ed il naso adunco che agitava lentamente un bastone rinsecchito con il cranio di una fiera impalata ad un'estremità: lo osservò mentre recitava alcune parole che non poté sentire a causa della distanza, il ghigno della malvagità gli ornava il volto. Un improvviso fulgore si accese nelle orbite vuote del cranio della bestia tenuta impalata dallo sciamano: un bagliore giallo fu ben visibile a lui come a tutti gli astanti. Ancora una volta una saetta magica partì dal bastone di quell'essere, che sembrava stesse a momenti per soccombere sotto il peso delle pelli d'animale malamente confezionate che lo coprivano. Shru'g si girò di scatto di nuovo in avanti quando il fragore della saetta si sprigionò, liberando la sua potenza su un gruppo di nemici che stavano combattendo contro alcuni membri del gruppo con il quale avanzava: quei poveracci, defilati e distanti, avevano protetto fino a qualche istante prima il lato destro del suo plotone. Disorientato, capì che quello sciamano liberava la sua mistica potenza senza distinguere chi fosse dei suoi o chi, invece, contro di lui.
Si girò di fianco e guardò gli occhi attoniti del suo compagno, che aveva dipinta sul volto la stessa conclusione a cui lui era giunto. Quel maledetto goblin usava la magia... e se gli fosse capitata l'occasione anche Shru'g sarebbe finito carbonizzato sotto i colpi di quel mezzo traditore. Inspirò profondamente: l'acre odore della morte si mischiava al forte miasma di pantano paludoso. Urlò la sua rabbia, mista sempre più alla paura di una morte prematura. Roteò la sua spada bastarda e puntò verso un nemico che era rimasto stordito al suolo e si stava riprendendo: affondò l'elsa fin dentro il petto, spaccandogli facilmente l'armatura. Shru'g rimase piacevolmente sorpreso per quanto quella spada fosse così efficace, lui che adorava i pugnali! Estrasse con forza la lama dal corpo esanime del suo nemico, che con un gorgoglio inconsulto aveva salutato per sempre la vita; Shru'g si chinò su di lui e gli girò il volto alla luce dalla luna: gli occhi di quel nano erano rimasti sprangati dal terrore. Ghignò a quella visione e poi velocemente si sfilò un coltello dalla cintura. Tagliò la lingua alla sua vittima e poi gli sputò in bocca.
"Maledettissimo nano dalla barba rossa!" pensò. Si girò e affrettando il passo si rimise in linea con i suoi commilitoni che avevano ripreso l'avanzata: dovevano proteggere quel maledetto sciamano e portarlo fin sotto le mura del forte. Ruttò con disappunto quando ripetè a se stesso le esatte parole del suo comandante "Chiunque parteciperà alla vittoria e proteggerà lo sciamano, sceglierà egli stesso una dimora nei territori che saranno conquistati, senza aspettare che gli venga assegnata!". Gettò uno sguardo in avanti e vide un gruppo di nani che brandendo le loro asce si lanciavano all'attacco, la disperazione nella voce. Ghignò pensando alla fine che quei pazzi avrebbero fatto da li a pochi istanti; infatti, dopo qualche secondo un altro dardo incandescente si gettò su quel gruppo di disperati, riducendoli a poco più che un mucchio di carne bruciata.
"Stiamo andando benone!" gli disse Hartius, il compagno al suo fianco.
"Dobbiamo solo tenere gli occhi bene aperti: quel vecchio pazzo non ci penserebbe due volte a farci saltare in aria con i nani!" gli rispose Shru'g.
"Tu non fare l'eroe e tieniti il più vicino possibile a me: le lune che vedrai saranno ancora molte" borbottò Hartius, con lieve disappunto.
Shru'g ruttò il suo assenso, facendo un cenno con il capo.
Continuarono a marciare, protetti dalle saette magiche che lo sciamano faceva partire alle loro spalle: Shru'g contò più di trentacinque nani caduti per mano di quel vecchio goblin ed un'altra metà finita dalle spade e dalle frecce dei suoi compagni. Si girò gettando un distratto sguardo su Hartius e ne invidiò l'espressione del viso che aveva acquistato più sicurezza rispetto a qualche minuto prima. Era stato il suo compagno di fosso, fino a quando non furono chiamati dai capi della guerra ed accorpati nel plotone di protezione degli sciamani. Shru'g era stato sempre un assassino, sapeva muoversi nell'ombra e non gli piaceva rimanere al centro della scena: era quel classico traditore che arriva in piena notte ai piedi del letto e che senza scrupoli uccide nel sonno le sue vittime, per poi dileguarsi. Fece un espressione di disappunto sentendo la spessa armatura di cuoio e ferro che aveva indossato costringergli il petto. Avrebbe anche voluto gettare via il suo elmo a calotta ma, già privo dello scudo, non avrebbe avuto molte possibilità contro le asce naniche. Sputò al suolo con disprezzo quando l'acuto suono di un corno rispose al grave rullio dei tamburi goblin. Ora si iniziava ad intravedere il forte: già le mura di cinta ardevano in più punti, questa volta i nani avrebbero dovuto cedere il passo.
"Hey, Shru'g!" sussurrò Hartius "ci stiamo avvicinando al forte dei maledetti nani. Mi raccomando ora ci assaliranno in molti, vorranno fare fuori il vecchio bavoso dietro di noi: dobbiamo proteggerlo, capito?" guardò Shru'g, che si aggiustò uno dei due anelli di bronzo che aveva infilato in una narice. "Mi stai ascoltando occhio sbilenco?" lo incalzò Hartius, brandendo minacciosamente la sua spada.
"Si, Alito-puzzo-di-fogna. Certo che ti ascolto!" ringhiò Shru'g, dandogli una lieve spinta che fece traballare Hartius. Quest'ultimo stava per rispondere all'oltraggio, il viso contratto e schiumante per la rabbia.
"Maledetti idioti dai denti marci!" tuonò una voce dal centro del plotone di protezione "Se sopravvivremo a tutto questo farò io stesso rapporto alle autorità competenti per il vostro com..." la voce del capo si interruppe quando un corto dardo da balestra gli penetrò in un occhio, facendolo rovinare la suolo.
"Imboscata!" urlò un grosso goblin che si trovava al fianco del cadavere del capo. A quel punto due larghe botole mimetizzate nel terreno si aprirono: gruppi di nani irruppero tra le fila goblin.
Colpi d'ascia tranciarono le carni dei goblin che sbigottiti e storditi dall'effetto sorpresa si sparpagliarono in fuga per qualche metro. Anche Shru'g stava per scappare, ma Hartius lo prese per i legacci dell'elmo soffocandolo per un istante e lo fece cadere a terra, la nuca contro il terreno. Hartius trascinò il commilitone per qualche metro dietro la linea dove erano stati attaccati, quindi lo rimise in piedi frenando la collera con queste parole: "E' un imboscata compagno, non dobbiamo disperderci! Da soli siamo più vulnerabili...e poi non dimenticare quello che hai detto tu stesso!" si girò ed indicò con un artiglio dall'unghia nera lo sciamano che, protetto da un nutrito gruppetto di goblin, aveva nuovamente iniziato ad agitare il suo teschio impalato. Shru'g sbollì la sua rabbia e subito si diresse sgambettando verso lo sciamano, Hartius cercava di tenergli testa.
A qualche passo di distanza, i due goblin si fermarono atterriti: lo sciamano aveva appena finito di pronunciare una antica formula ed una sinistra nube viola si sprigionò dagli occhi del teschio. Sospinta da un vento innaturale, la foschia magica si diresse verso di loro.
"Quel maledetto vecchio ci vuole uccidere!" urlò furibondo Shru'g.
"Corri, bestia! Corri!" rispose Hartius.
La nube purpurea acquistò sempre più velocità e li investì in pieno, superandoli senza provocare danni. Shru'g, continuando a correre, chiuse gli occhi e li riaprì solo quando urtò contro la corazza di ferro di un altro suo commilitone. Era salvo, come lui anche Hartius. Sorpreso di respirare ancora, si girò verso il punto in cui erano stati assaliti e vide incalzare i duelli: nani e goblin si stavano ammazzando senza tanti complimenti. Ma qualcosa era cambiato e Hartius lo fece notare a Shru'g: tutti i nemici nani erano avvolti da una piccola spira di nebbiolina viola luminescente, in tal modo era molto più semplice combattere contro il nemico approfittando della fioca luce lunare. Lo sciamano sorrise la sua malvagità e poi alzò il bastone brandendolo con entrambe le mani: ancora una volta pronunciò una formula magica ed una saetta luminescente partì dal teschio della bestia, dirigendosi verso un nano che stava per sopraffare un soldato goblin. L'esplosione non fu molto forte, come quelle precedenti, ma fu bastevole per stecchire carbonizzato il nano. Anche il goblin cadde al suolo, ma dopo qualche secondo si rialzò scotendo la testa, per poi partire di nuovo all'attacco al fianco di un gruppo che stava sopraffacendo alcuni nemici. Il piccolo numero di goblin che circondavano lo sciamano esultò di gioia riempiendo l'aria di gravi suoni gutturali.
"Allora, forza figli di un elementale di sterco di lupo!" ringhiò uno dei goblin, i pugni sui fianchi "tu... tu, voi due e voi tre altri lì in fondo: con me a sostenere gli altri che respingono i nani. I restanti facciano quadrato attorno allo sciamano". Shru'g doveva andare, Hartius invece era stato scelto come difensore dello sciamano.
Il nuovo capitano goblin emise un grido di battaglia, un misto fra il richiamo di civetta ed il ruggito di leone di montagna, poi corse all'attacco roteando una sciabola d'acciaio dalla lama luccicante. Anche Shru'g fece per muoversi, ma ad un tratto si sentì strattonato ad un braccio: Hartius lo aveva fermato.
"Prendi questo, puzzolente compagno" e così dicendo gli porse un piccolo osso levigato, lavorato in modo da avere una piccola concavità all'interno "Se sei in pericolo mortale, soffiaci dentro ed io ti troverò!" Shru'g prese il piccolo osso e se lo mise attorno alla gola come pendente, poi senza alcun cenno di ringraziamento corse verso gli altri che erano avanti di circa otto passi.
Corse, così come le corte gambe di un goblin lo permettevano. Tutto attorno a lui era in fermento: dovunque spaziasse con lo sguardo, goblin e nani erano in pieno combattimento e nessuno si risparmiava... ognuno sprezzante della vita stessa. Di tanto in tanto il bagliore delle saette magiche degli sciamani goblin illuminava lo scuro paesaggio con così tanta potenza da illuminare a giorno una gran parte del campo di battaglia. Sentiva il rumore del suo respiro, irregolare per l'affanno delle troppe corse che aveva dovuto affrontare in così breve tempo. Sentiva anche lo sferragliare dei pezzi di ferro del corpetto che indossava: faceva troppo rumore ed a lui questo non andava giù. Appoggiò la mano su di un vecchio tronco, affondando le unghie nella corteccia rinsecchita della pianta, riprendendo un po' di fiato.
"Devo riposarmi per qualche istante" pensò in preda all'ira "quei maledetti corrono in mezzo alla battaglia, roteando le spade ed ululando!" sputò al suolo, con vivo disprezzo "Io non sono adatto a questo tipo di cose e guardare un nano di faccia mi riempie di disgusto" alzò lo sguardo e vide che, mentre i colpi magici dello sciamano portavano lo scompiglio fra le fila nemiche, già i suoi compagni si erano avventati su diversi guerrieri nanici.
"Io non sono un traditore, ma di certo non mi va di rischiare la mia pelle in modo così avventato!"
Pensato ciò, si sfilò velocemente il corpetto rimanendo solo con un piccolo pettorale di cuoio come protezione; posò al suolo la spada bastarda e si sfilò dalla cintura il pugnale più affilato. Ghignò di malevola consapevolezza e iniziò ad attuare quello che aveva deciso poco prima. Si mosse fra le ombre degli alberi secchi e senza vita, strisciando talvolta al suolo tra i cadaveri di goblin e nani fino ad arrivare presso un coppia di nani che si muovevano al limite del teatro dell'assalto che aveva visto la morte del capo-plotone dei goblin. Shru'g era eccitato, strinse gli artigli attorno all'elsa del suo pugnale e si mosse: silenzioso come un infida vipera riuscì ad arrivare alle spalle dei nani che parlottavano fra di loro, mentre la battaglia sembrava aver calato d'intensità.
"Gotri, ti ripeto: siamo vittima di un maleficio!" riuscì a sentire dai nani che si esprimevano in lingua comune "Queste arcane nebulose purpuree che ci circondano sono opera dello sciamano! Nessuno dei nauseabondi goblin ne è provvisto, solo i nostri!"
"Per tutti i picconi spezzati, Ipter! D'accordo ed allora!?"
"Lanciamo i sacchi esplosivi su quel gruppo di pelleverde che circonda lo sciamano: eliminandolo la sua magia certamente finirà con lui!" ribatté uno dei due nani.
Ma il nano Gotri ricevette dal compagno come risposta un acuto grido di dolore, che lo fece voltare per assistere alla fuoriuscita di un imponente fiotto di sangue dal suo ventre, proprio al di sotto del corpetto.
"Maledizione, che diavolo ti succede Gotri?!" e si chinò sul compagno cercando di fermare l'emorragia ma senza badare ai boccheggi dell'amico. Ipter cercava di premere la ferita e di chiedere aiuto: era spaventato e non capiva ancora cosa era accaduto al suo commilitone. Sentì un forte bruciore sotto la gola e subito quando cercò di gridare aiuto senti la bocca riempirglisi di sangue. Ipter, la gola tagliata, rovinò su Gotri che si agitava ancora al suolo mentre premeva le mani sul suo ventre dilaniato da fianco a fianco. Dalle ombre emerse Shru'g, che ghignando finì i due nani, senza risparmiare loro il rituale del taglio della lingua.
"Ne ho fatti fuori due!" pensò ripieno di superba fierezza "Shru'g sei il migliore assassino in circolazione!" si disse. Iniziò a frugare i cadaveri e notò un sacco che pesantemente era gettato al suolo ai piedi dei due acerrimi nemici. Quando lo aprì, notò le strane sfere che erano in esse contenute: ne prese una, soppesandola con una mano la osservò ben bene, la annusò ed infine la leccò.
"Zolfo?!" pensò "Ma non solo: anche altra polvere... non capisco... " Cercò di aprirla, ma non vi riuscì. Erano grandi poco più di un pugno, sfere di rame con una strana cordicella corta che fuoriusciva dalla superficie. Il sacco ne conteneva almeno una decina: appese una sfera alla cintura e si chinò. Shru'g voleva controllare le altre, quando la lama dell'ascia lo stordì non tanto per il dolore, quanto per la forza d'urto che lo scaraventò al suolo. Battè violentemente la testa contro il terreno: si sentiva come in un sogno, girò il capo ed osservò, senza reagire, le mani di un nano che gli serravano con violenza il collo. La spalla sinistra gli bruciava come morsa da un serpente dal veleno mortifero e la testa gli pulsava; il nano che lo aveva colpito, attirato li dalle urla di Gotri quando era stato sventrato, gli si era seduto sul petto e cercava di strozzarlo, avendo perso l'ascia dopo il vigoroso colpo che aveva scagliato contro la spalla di quel orribile pelleverde.
"Ti faccio fuori a mani nude meschino goblin puzzolente!" ringhiò rabbioso il nano, mentre scuoteva il goblin inerme "Non serve la mia ascia per ammazzarti! Non avrete mai il forte: qui i padroni siamo noi!" il nano continuava ad inveire contro Shru'g, che cercava di fare qualcosa per salvarsi. Ad un tratto si ricordò del fischietto d'osso che gli aveva regalato Hartius; con fatica si liberò il braccio destro dal peso del corpo del nano che continuava a scuoterlo ed ad ordinargli di morire. Portò la mano destra alla collana con i pendenti e velocemente mosse gli artigli alla ricerca di quell'ossicino cavo: quando lo tastò, con un impeto di forza lo strappò dalla collana e se lo portò alle labbra. Dovette provare più di una volta a soffiarci dentro, visto che ora il nano aveva iniziato a colpirgli il viso con il pugno di una mano, mentre con l'altra ancora gli stringeva il collo. Finalmente trovò la forza per suonare quel fischietto, emettendo un acuto sibilo del quale quel maledetto nano aggressore pare non avvedersene. Per alcuni istanti Shru'g fu convinto di soccombere sotto gli incessanti colpi del nano: non distingueva più il tonfo sordo dei pugni sulla sua testa dal grave vibrare dei tamburi da guerra. Ad un tratto però vide un bagliore illuminare la sagoma del suo nemico... una, due, tre volte. Il nano si alzò e con un lamento arretrò di cinque passi per poi crollare morto al suolo, ucciso dalle saette magiche. Shru'g alzò la testa, il sangue gli offuscava la vista, e vide correre verso di lui una sagoma: non riuscì a distinguere se fosse nano o goblin ed, esausto per le ferite, decise di aspettare la sua fine, poggiando il capo al suolo e respirando a fatica. Si portò la mano destra sulla spalla ferita: era davvero un grosso taglio, forse nemmeno gli unguenti curativi lo avrebbero salvato se non gli fosse arrivato presto soccorso.
Si lamentava molto per il dolore e quando sentì i passi che gli si fermarono di fianco, alzò speranzoso gli occhi: vide la tarchiata sagoma di un nano, il sorriso della vendetta dipinto sul barbuto viso. Shru'g strinse gli occhi ed emise un lamento simile ad un pianto; il nano si inginocchiò al suo fianco e gli sibilò delle parole, usando il linguaggio comune:
"Cosa c'è pelleverde, non vuoi morire ?" emise una risatina di soddisfazione vedendo Shru'g tremare per la paura "Non preoccuparti sarò clemente: ti prometto che ti spiccherò la testa con un solo colpo della mia bipenne!"
Il nano impugnò l'ascia con le due mani e si preparò a colpire. Per alcuni istanti, Shru'g si alienò da quello che gli stava accadendo: sentiva solo il suo respiro affannoso, il rullio costante e grave dei tamburi dei suoi simili e l'odore dello zolfo che riempiva l'aria.
L'esplosione fu forte, fragorosa e per un momento i guerrieri circostanti la zona si fermarono per capire che fosse successo. Shru'g vide il nano morto al suo fianco, il viso una maschera di sangue trucidata dalle schegge della sfera esplosiva; non si sentiva più la coscia sinistra e quando alzò la testa vide cosa gli era successo. Capì che la sfera che aveva appeso alla cintura era esplosa: non aveva più l'arto sinistro, ormai solo un mucchio di brandelli di carne sparsi sul campo. Il dolore si impossessò di lui e le sue sofferenze diventarono atroci: schegge di metallo gli avevano penetrato le carni, la coscia sinistra era saltata via, ma in tutto questo sembrava che la ferita alla spalla lo avesse per qualche istante risparmiato.
Questa volte chiuse gli occhi, respirando lento ed aspettando la morte: da un momento all'altro la Triste Mietitrice lo avrebbe preso per mano e portato nei luoghi dove riposavano i goblin morti sui campi da guerra. Si sentiva sempre più stanco ed intorpidito, sentiva i rumori della battaglia sempre più lontani, sempre più ovattati... anche i tamburi goblin, sempre meno gravi... credeva di essere già morto quando si sentì scuotere, prima piano poi più vigorosamente. Sentì qualcuno che da lontano lo chiamava.
"Shru'g, Shru'g!" una voce quasi familiare. Aprì gli occhi: era Hartius venuto a salvarlo.
"Compagno... sto morendo aiutami!"
"Shru'g, sei ancora vivo!" lo stupore negli occhi di Hartius.
"Portami dai chierici orcheschi, al campo base! Loro mi salveranno!" Shru'g tossì per il dolore e sentì le schegge metalliche torturagli il torace.
"Certo compagno, adesso ti aiuto..." rispose con sguardo imperturbato Hartius.
"Grazie ... grazie mio puzzolente amico di fosso."
Hartius impugnò la sua spada e portò le mani davanti al viso, la punta dell'arma girata verso il suolo.
"Gli ordini sono di proteggere lo sciamano." disse solennemente Hartius, che guardò il compagno svenuto al suolo "Non sono tollerate insubordinazioni!" calò la lama con tutta la forza.
Il sangue di Shru'g gli schizzò sull'armatura.
Hartius si riprese il fischietto d'osso e staccò la collana con le lingue di nano; si alzò ed urlando il grido da guerra goblin si diresse verso il forte dei nani, ora preda delle fiamme.

Mi farebbe piacere leggere i vostri consigli, o le vostre critiche! Grazie, Simone.



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