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lavoro pubblicato venerdì 1 gennaio 2010
ultima lettura sabato 20 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

NELLE NOTTI DI LUNA PIENA

di akire. Letto 809 volte. Dallo scaffale Fantasia

Era una bella giornata di sole con qualche solitaria nuvola, spauracchio del temporale che si era scatenato la notte prima. A lei piacevano i tempor...

Era una bella giornata di sole con qualche solitaria nuvola, spauracchio del temporale che si era scatenato la notte prima. A lei piacevano i temporali: vedeva nel rombo dei tuoni, dei lampi incessanti la volontà ancestrale della natura che rivendicava il suo antico dominio. Era rimasta sdraiata sul suo letto tutta la notte, lasciandosi cullare dal suono ritmico della pioggia che cadeva.

Ma di certo non le piaceva il tempo in quel momento: i raggi del sole che rischiaravano le tenebre e facevano brillare le superfici bagnate dalla pioggia erano troppo radiosi per il suo stato d'animo; inoltre, non erano l'ideale per la sua pelle bianchissima.

Camminava con le mani infilate nelle tasche e gli occhi puntati sul marciapiede, attenta ad evitare le pozzanghere. Con sua madre e una zia ora in giro per l'Europa abitavano in una casa spaziosa al di fuori del centro abitato, isolata nel verde. E quindi perfetta per loro. Nessuno voleva abitarci perché molti anni prima un uomo, un forestiero aveva ucciso a sangue freddo la famiglia che l'abitava: padre, madre e figlioletta furono ritrovati a pezzi sparsi qua e là nel salone, e l'assassino non fu mai preso. Ma la gente mormorava che loro non se n'erano mai andati, in un modo o nell'altro, e Norrie provava a immaginare le loro facce se avessero saputo che avevano ragione: i loro fantasmi erano rimasti nella casa. Nulla di tragico o di spaventoso, niente poltergeist che scagliavano le cose, era bastata una chiacchierata per convincerli a varcare le soglie dell'aldilà. Poveri fantasmi innocenti, bisognosi di una guida e, in questo, non c'era niente di meglio di due streghe potenti come loro.

Tirò fuori le chiavi e fece per entrare quanto un grosso gatto nero balzò fuori dal nascondiglio dove si era nascosto e le si strofinò su una gamba. Era davvero un bel gattone, con il pelo folto e lucido e gli occhi d'argento che scrutavano il prossimo e, come disse una volta la zia, alla gente bastava vederlo per capire che loro erano streghe. Era un po' il loro spirito famigliare, e Norrie l'aveva battezzato Cagliostro.

Si chinò e lo prese in braccio, spingendo le porta con un piede. Una volta dentro il micione si arrampicò sulla sua spalla intanto che lei si liberava della giacca e la appendeva all'ingresso. Salirono insieme le scale che portavano alla sua stanza, l'ultima in fondo al corridoio. Entrarono. Cagliostro scese dalla sua spalla e si acciambellò su uno dei cuscini sparsi sul letto per mettersi a dormire, sua attività prediletta. Norrie si sfilò lo zaino e si sedette davanti allo specchio esaminandosi con aria critica.

Non era una ragazza brutta, e di questo se ne rendeva conto: aveva fatto girare un po' di teste al loro arrivo in città, e così era stato quando era andata a studiare all'accademia delle belle arti -sapendo bene che non aveva attirato l'interesse solo di ragazzi. Osservò la sua pelle candida, retaggio delle sue origini polacche, gli occhi azzurri dal taglio inusuale e gli zigomi alti; osservò il naso diritto, non troppo accentuato, la bocca e il mento regolari che concludevano la sua faccia. Il resto, lo conosceva da sé: stava sull'altezza di un metro e settantaquattro-cinque centimetri, era magra, sinceramente troppo e come sua madre si faceva crescere i capelli castani lunghi sulla schiena. A tutto ciò lei aveva aggiunto due gioielli con cui aveva intrecciato due ciocche di capelli ai lati dei viso, due monili fatti d'argento e acquamarina, un dono della nonna, e con incise sopra le rune che significavano ‘calma e tranquillità'.

Calma e tranquillità. Proprio ciò di cui aveva bisogno in quel momento. Si tolse gli stivali e si lasciò cadere sul letto, vicino a Cagliostro che continuava a ronfare. Fissò il soffitto azzurrino come le pareti della sua camera, che aveva dipinto da sola. Tutto era azzurro o blu, nella sua vita: il colore dei suoi occhi, i vestiti che indossava, i gioielli che teneva nel cassetto del comò e che sceglieva a seconda delle occasioni. Era la sua salutare ossessione, altro dono della nonna; come sua madre che prediligeva il verde in tutte le sue sfumature e sua zia, che impazziva per il rosso.

Si girò sul fianco destro e si raggomitolò come un gatto, tirandosi il piumone fin sopra la testa. Chiuse gli occhi immaginando qualcosa di rilassante come un cielo stellato, il rumore del mare o..

Si addormentò.

Non sapeva dove si trovava, non riusciva a scorgere niente oltre la nebbia che circondava ogni cosa. Provò a camminare in linea retta e si accorse che il pavimento sotto di lei era soffice e cedevole, come se fosse fatto di nuvole. Alzò gli occhi e il cielo le sembrò così vicino, tanto che le sembrava di poter allungare le braccia e raccogliere una stella. La luna piena era splendida come sempre, ma non l'aveva mai vista così da vicino e..

Aiuto, pensò tra se. Che succede? Dove mi trovo? Sono morta e nessuno me l'ha detto? E se non sono morta che ci faccio qui dovunque sono..?

Qualcosa nel nulla si mosse, distraendola dai suoi pensieri. Era davanti, molto davanti a lei o forse no, non riusciva a orientarsi con tutta quella nebbia.

Un altro rumore, seguito da un altro ancora, ritmico. Ecco, dei passi. Stavano venendo verso di lei? Non lo sapeva ma si mise a correre sperando di incontrare qualcuno, uno qualunque che la aiutasse a uscire da lì.

Stava correndo quando sentì all'improvviso una presenza davanti a lei, e due mani la presero per gli avambracci costringendola a fermarsi. Ma chi era? E perché non riusciva a vedere niente, dannazione?!

Quasi come se l'avesse ascoltata la nebbia si diradò quel tanto che bastava a scorgere la figura che continuava a tenerla ferma. Non riusciva a vederlo in faccia ma capì che era un ragazzo, o forse un uomo comparso dal nulla in quella foschia.

Norrie aprì la bocca per parlargli ma in quel momento lui la lasciò andare e la spinse all'indietro. Le nuvole svanirono, o si sciolsero e lei si ritrovò a precipitare in picchiata per il mondo reale, troppo lontana dalla magia della luna per salvarsi, e urlando e urlando scivolò sempre più giù.



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