ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 26 dicembre 2009
ultima lettura lunedì 26 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Primi giorni in una citta' a me ignota

di carlo72. Letto 1136 volte. Dallo scaffale Viaggi

a nottata non e' tranquilla né piacevole. Verso le tre sento delle urla che provengono dalla cucina. Mi pare di riconoscere la voce di Manuela, una delle coinquiline, frammista a quella di uno sconosciuto.

14 ottobre 2008. Appena arrivato a londra! È la mia terza volta in 4 mesi... Ora attendo che mi venga assegnata la stanza e di potermi cambare! Mi hanno parcheggiato in un piccolo ristorante in attesa del ragazzo che mi deve portare in appartamento. Il ristorante è gestito da italiani, un po' romani un po' del sud...si sforzano di essere gentili ed ospitali, ma io capisco che ci sono dei problemi e penso di avere una delle mie solite faccie che dicono tutto.

Entrato in camera mia ora: è peggio di quanto potessi pensare!! La porta non si chiude, quando non ci sono devo usare un lucchetto! La gente che ci vive mi pare strana. Una mi racconta che son tre giorni che non dorme perchè l'avevano cacciata di casa e non sapeva dove andare. Passava la notte nei locali e dormiva dove capitava. Un'altra va blaterando che se ne è andata dall'Italia perché non ce la faceva più a vivere con la madre alcolizzata e mentre mi dice questo si scola due lattine di guinnes a stomaco vuoto... Forse anche lei ha qualche problema con l'alcool mi vien da pensare. DIO non mi sento parte di questo sottomondo di sfigati che tirano a campare alla meno peggio! E invece ci sono dentro anche io fino al collo! Ho nausea e mi vien da piangere! Quando finirà tutto questo?

Cosciuti altri tre inquilini, e siamo già a sei me compreso, ma l'agenzia mi aveva assicurato che non saremmo stati piu' di quattro! Di questi tre due sono italiani, Francesco e Silvia, uno invece è albanese', Agri. Vivono tutti e tre in una stanza: i due maschi dividono il letto matrimoniale, la ragazza si è accaparrata il letto singolo! Silvia a Francesco mi sembrano quelli piu' normali anche se, per accettare di vivere in questa topaia con quel che pagano, devono avere qualche rotella fuori posto o forse sono solamente troppo giovani! Agri non lo capisco. Si vede che è un ragazzo di strada. Prima di arrivare a Londra si è introdotto clandestinamente duer volte in Italia, poi si è rotto il cazzo di venir risbattuto in Albania e se ne è venuto a Londra. Qua, mi ha detto, basta che lavori e nessuno ti rompe le palle. Parla tanto Agri e sembra avere una risposta per tutto. La sua filosofia di vita è molto semplice: ci vogliono i soldi per mangiare...quindi ogni mezzo è lecito per ottenerli. Anche far prostituire la propria donna. Tanto se si usa il preservativo non è che si faccia l'amore per davvero e quindi non c'è tradimento. Mi sforzo ma non riesco ad essere proprio d'accordo con lui.

Accenno ad un sorriso, ma mi esce male. Intanto Gaia, la ragazza che si è fatta tre giorni per strada prima di trovare la nuova accomodation, è scesa a comprare un po' di booze ed è tornata con vodka e rebull: a Londra mischiarli ora va per la maggiore. Beviamo. Ho già capito come finirà la serata. Voglio conoscere meglio i miei, non per molto spero, nuovi coinquilini. Quindi faccio delle domande a Gaia. Così scopro che ha 27 anni, è laureata in storia, con una tesi su kennedy, e che sta a Londra da marzo. Da marzo ad oggi ha cambiato tante case e tanti lavori. Ma sempre nel distretto di Shoredict. Ama troppo questa zona per via dei bei locali. Poco importa che per vivere in case che ricordano i lagher nazisti, debba pagare dai 100 ai 120 pounds la settimana. Se c'è l'alcool va tutto bene. L'ultima sistemazione che ha trovato prima di questa, era perfetta mi dice. Il proprietario, un vecchio vedovo, affitta 4 stanze di casa sua a stranieri in modo da tirare su un po' di soldi. Un posto letto in una doppia costa solo 90 pounds la settimana. Ma Gaia non pagava nulla perché si era offerta di fare le pulizie di casa. L'orario era: dalle 9 am alle 12 am ogni giorno. Però il vecchietto era paranoico. Se la notte vedeva qualcosa sporco pretendeva che Gaia si mettesse a pulire. Nel pomeriggio idem. Gaia gliel'ha fatto notare una sera. Lui ha detto che non c'erano problemi ma lei se ne doveva andare in quello stesso momento. Così si è ritrovata in un attimo fuori di casa con valigia alla mano. E senza soldi. E senza un lavoro visto che nel pomeriggio l'avevano appena licenziata dal pub dove lavorava. Un altro dei suoi problemi, mi dice, è che non riesce a tenersi un lavoro. Ne trova tanti ma li perde tutti in breve tempo. O se ne va lei, perché il posto non le piace, o la mandano. Non ha mai capito il perché!

Meglio andare a dormire, penso! Domani mi attende una giornataccia. Saluto e me ne vado fra l'indifferenza generale. Salgo le scale ed entro in camera mia. Desolazione. Sconforto. C'e' un letto, una sedia sbocconcellata e una specie di ordinette in legno tutta aperta, che traballa se la tocco. E i vestiti dove li metto?

La finestra sta sopra al letto. Ha un buco e dagli infissi entra il vento. Mi spoglio e mi butto sotto le coperte. Spengo la luce. Sorpresa! Il soffitto è pieno di tante stelline fluorescenti. Mi sembra di guardare il cielo stellato. Il mio cuore sorride per un attimo. Mi abbandono al sonno.

La notte scorre tranquilla, illuminata dai lampioni la cui luce fa capolino nella mia stanza senza serrande, ravvivata dal brusio della gente per strada che fa baldoria.

Alle 8.00 am mi sveglio. Ho fretta di alzarmi e andare in giro. Mi precipito in bagno che sta al primo piano, io sto invece al secondo. Il bagno fa schifo. La tazza del waiter è semovente, la vasca per la doccia è arrugginita. Il pavimento sfasciato. Mi lavo con il dubbio che mi stja sporcando ancora di piu'. Uso in abbondanza il doccia schiuma finche' non sento la mia pelle profumare. Poi mi vesto, mangio una banana e scappo fuori. Voglio cercare un internet café e contattare altre agenzie. Al lavoro penserò dopo.

Piove. Non forte. L'aria è umida. Le strade son piene di gente indaffarata. Osservo i negozi che incontro camminando. Son carini. Pieni di cose strampalate ma simpatiche. Mi innamoro di una giacca di pelle nera. Appena posso me la compro, penso. Trovo un internet point che mi ispira. Mi ci fiondo. Pago per un'ora e mi metto alla ricerca! Ci rimango tutta la mattinata a scrivere mail e a prendere numeri di telefono. Quando ritorno a casa ho qualche problema ad entrare. Siccome la porta di casa non si chiude ci hanno messo davanti un'inferriata. Bene, penso! Ma l'inferriata e' vecchia e si incastra. Per aprirla bisogna prenderla a calci e io non lo sapevo. A forza di smanettare faccio casino e un'altro dei miei coinquilini si preoccupa. Scende le scale e mi spiega come fare. Un calcio bem assestato e l'inferriata si apre. Ho imparato una cosa nuova. Salgo in cucina e mi metto a fumare mentre Angelo fa colazione. Con lui il cerchio si quadra. E' l'ultimo coinquilino che mi mancava di conoscere. Ieri sera non c'era perché ha lavorato fino alle due di notte. Aveva il doppio turno al ristorante. E' un ragazzo a posto! Sveglio, simpatico. E' arrivato da poco ma entro due settimane se ne va'. Già trovato altra sistemazione. Mi dice che quando ha messo piede in casa dieci giorni prima, si è spaventato. La cucina era lorda con i piatti per terra e i rifiuti ovunque. Non c'era detersivo né una scopa. Ora al cofronto tutto è pulito, mi dice! Mi spiega che c'è anche un altro bagno ma è inutilizzabile. Il waiter è intasato e c'é una mega cagata che galleggia nella tazza. lo devono riparare' prima o poi.

L'agenzia che ci ha affittato la casa e', come gia' spiegato, gestita da italiani. Mi vergogno di essere italiano! Vado a parlare con loro perché voglio che riparino la porta della mia camera. In ufficio trovo solo una ragazzina di 22 anni. Quella che ieri mi ha offerto il caffé appena arrivato per tenermi buono. E' carina ma con qualche chilo in piu'. Ha gli occhi furbi e i capelli lunghi. Mi accoglie con un sorriso che subito ritira quando sente il tono della mia voce. Secondo lei non devo essere arrabbiato se la porta di camera mia è sfasciata. Ora che glielo ho detto domani me la fanno riparare subito. Le faccio notare che non dovrei essere io a dirlo ma loro a preoccuparsi di sistemare la camera prima dell'arrivo di un nuovo inquilino. Mi sbatte la porta in faccia. Con una spallata la riapro. Mi sforzo di essere piu' gentile e le chiedo quando pensano di riparare la caldaia perché la notte fa freddo. Ora anche lei è piu' gentile. Mi spiega che chiamare l'idraulico costa. Per questo non lo hanno ancora fatto. Magari è una sciocchezza e non vogliono spendere soldi inutilmente. Se io me ne intendo posso provare a metterci le mani. Se la sistemo mi danno qualcosa per il disturbo. Mi pare di parlare con una cerebrolesa e invece è solo una gran furba. respiro a pieni polmoni per calmarmi e avverto l'odore felino che emana. La sbatterei sulla scrivania e me la scoperei al momento. Ma sono un uomo civilizzato. Reprimo i miei istinti ed insisto per l'idraulico. Domani dovrebbe arrivare anche lui.

Mi sento spezzato. Non provo sentimenti se non una rabbia sorda. Che cova dentro. Che si fa grande. Che mi inghiotte. Guardo la mia immagine riflessa allo specchio. Chi sono? Non lo so. Mi limito a sopravvivere. Il freddo mi invade. Forse aspetto solo che la morte venga e mi porti via. Forse nel buio della morte tutto trova un significato. E magari la mia rabbia si può acquietare lì. Eppure sento che devo lottare. Per uscir fuori da questo lago di negativita in cui mi sto affogando. Esco dalla mia camera e vado nella living room. C'e' uno nuovo. E' un imboscato. L'agenzia non sa del suo arrivo. Dormira' con Angelo fino a che non se ne va, poi prenderà il suo posto. Ha 24 anni, laureato in ingegneria, non parla una parola di inglese. Vuole imparare la lingua per cercare lavoro all'estero. E' timido, con gli occhi spaesati e un'arruffata di capelli ricci in testa. Fa quasi tenerezza. Mentre parliamo, sentiamo un rumore vicino al frigorifero. E' un topo che si sta arrampicando sul tubo dell'acqua per sparire dietro ai fornelli della cucina. Giorgio, così si chiama, fa una faccia stranita, con la bocca aperta a metà ed un punto interrogativo stampato sulla fronte aggrottata. Gli dico di non farci caso. A Londra i topi sono di casa, figuriamoci in una topaia come questa. Per terra ci sono briciole di pane tostato, qualcuno ha dimenticato un mars mangiucchiato sulla poltrona e nel lavello c'è una pentola mezza piena di spaghetti con bacon. E' normale che i mices si siano affezzionati alla nostra casa. Eppure stamattina avevo dato una spazzata, di cui non e' rimasta traccia. Per ammazzare il tempo facciamo un sudokou in due e ci scoliamo due lattine di birra. E fumiamo un numero imprecisato di sigarette.

Arriva Gaia con Eva, un'amica irlandese. Eva e' una quasi figa. Capelli nero corvino lunghi e lisci le cadono fino al sedere, occhi di un azzurro intenso sono contornati da un bel volto ovale, regolare. La carnagione è bianchissima e contrasta magnificamente con i capelli. Il corpo e' snello, ma con le forme al posto giusto. Unico neo negativo: le labbra. Sono grandi e rese abnormi da un rossetto rosso acceso che ne deforma l'espressione. Quasi a sottolneare un impulso irrefrenabile ad abbruttirsi. Finalmente posso parlare un po' di inglese. Sono contento. A volte basta poco per essere felici. Ha le idee confuse Eva. E' arrivata a Londra un mese fa'. Voleva starci qualche giorno ma poi ha deciso di fermarsi. Passa le sue giornate a cercare una sistemazione migliore. Però non sa ancora se vuole vivere a Londra. Ogni tanto dice "I'm confused", per giustificare il non senso delle sue contraddizioni. Eppure non pare stupida. Dopo mezz'ora di conversazione tira fuori dalla borsa sdrucita nera una bottiglia di vodka. Gaia prende dal frigo la redbull e si ricomincia a bere. Eva offre una tazzata a tutti. Questa, ci dice, e' la sua terza bottiglia di vodka della giornata. Io alla secoda tazzata mi sento leggero...Eva pare imperturbabile. Gli occhi però le sono diventati lattiginosi. Mi spiega che viene da Dublino, dove ha smesso di frequentare l'università perché la trova noiosa. E' alla ricerca di un senso da dare alla sua vita. Siccome non lo trova, si sbatte un po' qua e un po' la. Con Gaia si sono conosciute una settimana fa' in un locale e sono diventate grandi amiche mi dice. Ma hanno qualche problema nel comunicare. Gaia capisce sì e no la metà di quel che lei dice ed Eva non sa una parola di italiano. La soltudine però e' un collante piu valido delle parole in una città con piu' di dieci milioni di abitanti. E' un urgenza che ti permette di sperimentare l'amicizia al grado zero di comunicazione verbale. Eva mi sorride. Forse le piaccio. Le sfioro la mano. Non dice nulla. Ora ci provo. Cazzo squilla il telefono. E' il numero di mia madre. Non posso attaccare. Se non rispondo, si preoccupa. Mi alzo e me ne torno in camera mia. Parlo per un quarto d'ora con lei e decido di tacere alcune cose. Sennò mi muore di colpo. Pero' le chiarisco che prima di cercare un lavoro voglio cambiare casa. La sua voce è lontana. Attraverso di essa avverto le migliaia di km che ci separano. La sento poco tranquilla per me. Provo a tranquilizzarla ma non ci riesco. Ogni parola mi muore in gola. Grado di comunicazione zero.

Quando ritorno nella living room Eva non c'e' piu'. Gaia l'ha portata lontano. Per le strade di shoredict. Attraverso mille tentazioni. Berranno fino al mattino e domattina non si ricordera' di aver provato piacere al tocco della mia mano. Meglio dormirci su. Quando dormo la mia rabbia si acquieta e la mia testa smette di pensare. I sogni non li ricordo, pertanto anche se sono brutti me ne frega nulla.

La nottata non e' tranquilla né piacevole. Verso le tre sento delle urla che provengono dalla cucina. Mi pare di riconoscere la voce di Manuela, una delle coinquiline, frammista a quella di uno sconosciuto. Forse e' un suo amico o forse sta litigando con uno dei suoi amanti. Meglio che vada a vedere, penso. Mi infilo i pantaloni della tuta e scendo mezzo addormentato. La scena che vedo non mi piace per niente. Manuela è prona sul tavolo. Un negro la tiene per il collo e le urla in slang qualcosa che non capisco. Deve essere un drogato che è entrato dalla porta, ancora rotta, di casa. Quando mi vede, lascia Manuela e tira fuori dalla tasca dei pantaloni un coltello a scatto. Le recide la camicia, poi butta per terra quel che trova sul tavolo: un bicchiere e un posacenere pieno di cicche. Si impossessa dei pochi spiccioli che trova in una angolo della credenza. Poi riprende Manuela e le palpa il culo per vedee se nelle tasche di dietro ha il portafogli. Le trova solo il cellulare. Non sa che farsene e lo scaraventa fuori dalla finestra. Ora è il mio turno. Mi punta il coltello alla gola. Soffoco. Vedo nero. Per un attimo sono tentato di reagire, così mi pianta il coltello in gola e la facciamo finita. Ma sono paralizzato. Sento il mio respiro pesante. Palpa pure il mio culo. Si incazza perché anche con me non trova nulla. Entra nella camra tripla e spacca tutto quel che può. Poi scende le scale e se ne va imprecando. Pensava di racattare i soldi per una dose. Gli e' andata male.



Commenti

pubblicato il 27/12/2009 1.47.53
ulisse45, ha scritto: Scrivi delle cose interessanti. Il tuo modo di esporre, incalzante, coinvolge il lettore, e questo è, secondo me, il punto più alto in tuo favore. Ulisse45.
pubblicato il 27/12/2009 10.30.20
carlo72, ha scritto: Grazie per il commento Ulisse...Buon natale
pubblicato il 27/12/2009 16.44.34
fiordiloto, ha scritto: Hai un modo semplice e diretto di esprimere le emozion. Mi piace molto! =)
pubblicato il 27/12/2009 21.36.50
carlo72, ha scritto: grazie fiordiloto

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: